Strumenti per la Consegna: 13 – La Narrazione e il Gioco di Ruolo

Strumenti per la Consegna: 13 – La Narrazione e il Gioco di Ruolo

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

La modalità con cui Gesù cercava di trasmettere la sua guida spirituale era affidata molto alla capacità di raccontare storie attraverso le parabole per raggiungere il pensiero di chi ascoltava in un modo semplice, pratico ed efficace.

Le parabole, o la modalità di raccontare storie, è una tecnica di narrazione efficace che cattura l’attenzione di tutte le persone, dai bambini agli adulti, quindi anche leggendo e impostando un tono o una cadenza del tipo c‘era una volta” questa modalità catalizza sicuramente l’attenzione di tutti.

Quando raccontiamo delle favole di buonanotte ai bambini stiamo cercando di aiutarli a prendere sonno; quando invece leggiamo storie ispirate da Dio, il nostro obiettivo sarà quello di stimolare al massimo il coinvolgimento dell’Assemblea che ci ascolta.

La narrazione orale ha radici ben profonde. Nella storia dell’uomo già dalle prime civiltà tutte le informazioni fondamentali, importanti anche per la sopravvivenza, così come altre storie epiche di quel popolo, sono state trasmesse di generazione in generazione attraverso storie narrate oralmente.

Quindi, potrebbe essere questo il motivo per cui questa forma di narrazione è quasi geneticamente rimasta in profondità nella nostra connotazione umana.

Forse è proprio per questo che istintivamente le persone prestano più attenzione alle storie narrate che a dei concetti teorici.

Per capire come impostare questa modalità di raccontare storie, basta pensare a come viene detta una favola ad un bambino: in genere si inizia con il fatidico “C’era una volta” cercando di impostare un tono, un ritmo particolare che suggeriscono un senso di avventura, di eccitazione; tutto creato facilmente con quelle paroline magiche che attirano e che catturano l’attenzione.

In seguito l’ascolto viene continuamente rilanciato con dei cambiamenti di voce per descrivere i vari personaggi e le varie situazioni: le variazioni di ritmo per sottolineare le azioni che avvengono, utilizzando anche qualche pausa, per dare tempo al bambino di pensare, di assorbire e gustare quello che abbiamo letto.

Tutto questo atteggiamento attira l’attenzione del bambino; questa “narrazione” solo per la modalità di come viene interpretata e presentata, lo mette in allarme e gli suggerisce che sta per ascoltare qualcosa di straordinariamente interessante.

Quindi la formula per mantenere l’attenzione di chi ascolta passa attraverso:

la “narrazione” usando variazioni di volume, di ritmo e di intonazioni;

– l’uso intelligente di pause per anticipare gli accadimenti e dare tempo alla riflessione;

– la capacità di creare ambienti e atmosfere diverse riempiti con stati d’animo particolari che rappresentano, con diverse impostazioni di voce, i diversi personaggi della storia.

– la modalità di raccontarla come se ci fossero più persone in azione; in pratica, cambiando “ruolo” all’interno di ogni narrazione e impersonando, cioè dando personalità concreta, ad esempio: al narratore o ad altri personaggi o all’eroe della storia.

Questi cambi di ruolo all’interno di una storia semplice, o complessa che sia, possono aiutare chi ti ascolta a comprendere meglio il carattere dei personaggi che agiscono nella storia narrata.

Ma attenzione, non stiamo dicendo che il nostro obiettivo è quello di rappresentare una storia della Bibbia in un modo “drammaturgico”!

Questa modalità “teatrale” confonde chi ti ascolta e sposta l’attenzione sull’ego personale del lettore e la sua capacità di recitazione.

La rappresentazione dei diversi ruoli che agiscono, nel racconto o nella storia, devono essere presentati sempre in modo naturale; che non vuol dire improvvisare in modo “superficiale”, perché anche in questo caso ogni narrazione va studiata prima.

Per prepararla bisogna individuare chi sono i personaggi che agiscono, che cosa stanno facendo, dove si svolge questa azione e in che ora del giorno sta accadendo questo, qual è il loro stato d’animo, che relazione c’è con il tema principale della lettura, perché quelle persone sono lì, quali sono i loro ruoli e perché dovrebbero essere importanti per chi ascolta.

La comprensione delle cose elencate prima, può suggerire al lettore di immedesimarsi meglio nei sentimenti e negli stati d’animo che la parola di Dio cerca di descrivere. La lettura, organizzata in questo modo, avrà il potere di comunicare a chi ascolta emozioni e sentimenti reali, lontani certamente da una finzione artificiale.

Quindi l’obiettivo non è quello di “recitare” bene ma raggiungere una consegna chiara e comprensibile del messaggio. Non si tratta di ricercare voci per caratterizzare e “spettacolizzare” le parti dei personaggi, ma presentare voci con sottili differenze per dare un significato diverso ai vari soggetti della storia, modificando “moderatamente” intonazione, voce, tono, volume, ritmo, pause ed enfasi.

Questo aiuterà chi ascolta a distinguere i vari ruoli che agiscono nella storia.

Facciamo un esempio con il capitolo 24 della 1Samuele:

In questa lettura agiscono diverse persone… il narratore, Saul, Davide, i soldati di Saul e quelli di Davide per cui a volte riesce difficile seguire gli interventi dei vari personaggi, per cui, utilizzando varie sfumature interpretative l’ascoltatore potrà seguire meglio l’azione che si svolge, al differenza di una lettura fredda secca priva di coinvolgimento emotivo.

Santa Monica

1 Davide da quel luogo salì ad abitare nei luoghi impervi di Engàddi. 2 Quando Saul tornò dall’azione contro i Filistei, gli riferirono: «Ecco, Davide è nel deserto di Engàddi». 3 Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. 4 Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. 5 Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: «Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi»». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere.  6 Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. 7 Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». 8 Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via. 9 Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.  10 Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: «Ecco, Davide cerca il tuo male»? 11 Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: «Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore». 12 Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. 13 Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. 14 Come dice il proverbio antico: «Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te». 15 Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. 16 Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano». 17 Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse.  18 Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. 19 Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. 20 Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi.  21 Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele. 22 Ma tu giurami ora per il Signore che non eliminerai dopo di me la mia discendenza e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio padre». 23 Davide giurò a Saul. Saul tornò a casa, mentre Davide con i suoi uomini salì al rifugio.


Analizziamo le varie parti:

Versetto 1: il narratore localizza dove avviene la scena. Quindi con una voce rilassata carica di aspettative la storia quasi come una “favola di mezzanotte” o un racconto epico.

Versetto 2: i soldati di Saul parlano con voce decisa ma anticipano la trappola che cercano di suggerire a Saul.

Versetto 3: il narratore racconta tutti i movimenti complessi che accadono, grandi spostamenti di truppe a caccia di Davide.

Versetto 4: il narratore racconta come Saul si mette in pericolo da solo. Qui il lettore deve andare più lento per far comprendere quale è la situazione di pericolo in cui per imprudenza Saul si è cacciato.

Versetto 5: gli uomini di David riconoscono che quello che sta succedendo è un evento favorevole permesso dal Signore.

Versetto 6: descrizione del pentimento di Davide, il lettore deve impostare un tono compassionevole di conversione.

Versetto 7: Davide proclama ai suoi soldati di non voler uccidere Saul per motivi Spirituali, qui un tono affermativo come un proclama chiaro, letto lentamente ma in modo inequivocabile.

Versetto 8: il narratore ordina ai suoi uomini con voce risoluta di non uccidere Saul; i soldati saranno rimasti perplessi da quell’ordine.

Versetto 9: Davide esce e cerca di parlare con il Re Saul da lontano, inginocchiato, per cui il tono è implorante; e la voce è come di uno che parla da molto lontano ad un altro.

Versetto 10: Davide cerca di presentare l’opera che Dio ha voluto compiere per tutti e due. Un atteggiamento di convinzione razionale ed evidente dell’accaduto.

Versetto 11-12-13: Davide racconta l’accaduto ma sempre con tono implorante ed umile, ma anche con stupore e meraviglia di quello che è successo ed è grato a Dio perché ha rivolto a lui la benedizione.

Versetto 14: Davide cita un Proverbio della Legge. Quindi il tono del lettore deve essere diverso più ufficiale di fronte ad una parola che è la Legge per gli ebrei.

Versetto 15-16: Davide sempre più umiliato ricerca la pietà del padre, ultime esortazioni disperate.

Versetto 17: Saul con meraviglia riconosce il figlio e grida ad alta voce e piange riconoscendo la contorta situazione in cui è caduto.

Versetto 18-19-20-21-22: Saul riconosce il suo peccato e capisce con estremo dolore che il Signore lo sta abbandonando e che il “suo favore” è passato dalla parte di Davide, rilancia così una richiesta di perdono e misericordia a Davide implorando suo figlio come al nuovo Re. Spesso abbiamo sentito proclamare questo dialogo intenso e sofferto tra padre e figlio in un modo neutro, freddo, senza la profonda sofferenza interiore che la lettura cerca di raccontare.

Versetto 23: Il narratore conclude lentamente e con voce normale, precisando gli spostamenti dei due gruppi.

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Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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Strumenti per la Consegna: 12 – Enfasi e Varietà

Strumenti per la Consegna: 12 – Enfasi e Varietà

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

La varietà di una qualsiasi comunicazione parlata è quella che non ci fa perdere l’interesse ad ascoltare, mentre una lettura monotona diventa senza novità se è prevedibile e noiosa.

 

Tutte le persone reagiscono in modo attivo e favorevole ad una comunicazione articolata e variata nella sua espressione: è una reazione istintiva, perché quando non sai e non è prevedibile quello che succede dopo ogni frase, allora la mente è più attenta a recepire qualsiasi cosa sta succedendo.

Per questa reazione umana ogni lettore dovrebbe essere così intelligente da comunicare attraverso questa strategia. Tutto questo certamente, non per un utilitarismo personale, ma perché l’Assemblea sia attenta a interpretare il messaggio di Dio in modo più profondo.

Nel ciclo delle letture liturgiche ricorrono spesso alcune parole ripetute nei tempi forti o nel ciclo triennale; questo non vuol dire che la stessa lettura a distanza di un anno o più anni debba essere letta nella stessa maniera.

Ogni volta se il lettore è creativo e se lui stesso, attraverso una crescita spirituale, troverà nuovi modi per presentare questa lettura in forme diverse, detesterà una migliore ricezione da parte dell’ascoltatore.

Sappiamo che la parola di Dio è sempre nuova e non cade sulla terra senza che lo Spirito la irrighi; il lettore quindi deve sforzarsi consapevolmente di capire i nuovi contesti con nuove intuizioni: il brano si propone anche in rapporto al contesto del periodo storico in cui viene proclamato, in maniera che anche questa consegna porti frutto e nuove ispirazioni all’Assemblea che ascolta.

Questa varietà può essere innescata nella parola con lo strumento dell’enfasi.

L’enfasi è una figura retorica di tipo sintattico che consiste nell’accentuare mediante una determinata costruzione una parola o una frase, in modo da sottolinearne il significato e le implicazioni connesse.

L’enfasi è infatti un modo per attirare l’attenzione su specifiche parole frasi o idee.

Sappiamo bene che il senso della frase cambia a seconda di dove noi mettiamo l’accento principale. In base a dove cade questo accento, essa viene pronunciata un pò più forte, un pò più lenta e magari con una intonazione più alta.

Prendiamo una frase con cinque parole ad esempio:

Lunedì Pietro consegna il pacco ad Andrea”.

Ora pronunciamo la stessa frase ripetendola per cinque volte e mettendo l’accento la prima volta sulla prima parola, poi sulla seconda, ecc. Vedremo che il senso della frase cambierà per 5 volte in questo modo:

  1. Viene caricato il senso temporale preciso …il Lunedì… perché forse è la cosa più importante da comunicare, cioè il giorno in cui avverrà la consegna.

  2. Qui viene enfatizzato …Pietro… e cioè la persona unica, precisa, incaricata, che deve compiere assolutamente questa azione.

  3. Ora la cosa più importante è la …consegna… che avverrà. Questo pacco così necessario passerà finalmente da una persona ad un’altra, ma non è così essenziale: quando e chi lo farà.

  4. Il …pacco… adesso sembra che è la cosa più importante; non so, forse un pacco che contiene qualcosa di prezioso, per cui nel messaggio si capisce che bisogna fare attenzione a questo pacco.

  5. Enfatizzando l’ultima parola è come se comunichiamo a qualcuno che sta lontano, ma che è molto più vicino ad Andrea, che l’azione descritta finirà nelle mani di …Andrea…

È curioso vedere che per ognuna delle 5 enfatizzazioni possiamo ipotizzare tutta una serie di frasi e motivazioni non scritte. Ma la posizione di quell’accentuazione riesce a stimolare la nostra immaginazione e la mente va subito alla ricerca del perché quella particolare parola è stata enfatizzata e di conseguenza è diventata una PAROLA CHIAVE per l’interpretazione di tutto il messaggio.

Possiamo quindi definire L‘ENFASI come una modalità (o figura retorica) che consiste nel porre in rilievo un termine o un’espressione o una frase grazie a una “sottolineatura” che può avvenire in modo verbale (con parole), o in modo paraverbale (tono, ritmo, volume, timbro, intonazione, inflessione), ma anche non verbale (postura, gestualità, mimica facciale, ossia con il “linguaggio del corpo”).

Questa funzione che richiama l’attenzione su parole e idee che definiamo parole chiave si può attuare anche attraverso varie strategie:

  • uso delle parentesi che evidenziano qualcosa di fondamentale

  • o altre forme grafiche come il grassetto o la sottolineatura,

  • oppure usando un Volume più alto nel pronunciare certe parole

  • o rallentando e pronunciando più lentamente certe parole

  • o con un ritmo più lento in prossimità della particolare parola chiave

  • o con tonalità particolari diverse dalla modalità normale della lettura

  • con pause più lunghe posizionate prima o dopo una determinata parola

  • ma anche con altri modi non verbali cioè con il linguaggio del corpo, la sua postura, il contatto visivo

  • il lettore potrebbe anche cambiare l’enfatizzazione che lo scrittore ha stabilito, ad esempio in grassetto, sminuendolo questa ed enfatizzando invece un’altra parola particolare della frase.

Santa Monica

L’enfasi può essere considerata una tecnica “dell’insistenza”, giacché viene utilizzata dall’emittente del messaggio per attirare o ravvivare l’attenzione del ricevente e per rafforzare l’idea che si vuole esprimere.

Ci sono molti motivi per enfatizzare il testo che viene letto; ma in ogni caso questo artificio deve sembrare “naturale” senza esagerazioni. Ed ora possiamo elencare una serie di “motivazioni” che possono giustificare l’uso dell’enfasi in determinate parti delle frasi. L’ENFASI deve avere una precisa motivazione, va usata nei punti giusti e per delle ragioni concrete e motivate; non può essere usata a caso banalmente solo per stupire chi ascolta.

  • Chi ascolta, non può certamente vedere la punteggiatura del brano e le lettere Maiuscole o Minuscole; a volte nei brani possiamo incontrare parole che si presentano con iniziale “minuscola” anche se sono determinanti e anche “chiavi” del discorso. Il lettore deve capire il contesto e se necessario enfatizzare anche alcune parole che sono scritte con il minuscolo.

  • Le parole che sono delle evidenti “Parole Chiave” devono essere enfatizzate per aiutare l’ascoltatore a centrare l’obiettivo del messaggio.

  • Le parole fra parentesi, trattini o virgolette, a volte sono aggiunte come clausole subordinate. Solo il Lettore dopo aver analizzato il testo e compreso il contesto può decidere se sottolinearle con enfasi.

  • Concetti nuovi o altri già sentiti: la prima volta che si presenta una idea nuova va certamente enfatizzata per cercare di imprimere il concetto nella coscienza di chi ascolta. La seconda volta che viene toccata la stessa idea è meglio di no perché ormai ha il sapore di una cosa già sentita e quasi “vecchia”.

  • Parti del testo che hanno un sapore “insolito”, “intrigante”, vanno enfatizzate perché catturano l’interesse con il sapore del mistero o della sorpresa.

  • Parole che proiettano al trascendente. Certe parole ci spingono per il loro contenuto verso qualcosa di superiore alla materia come per esempio: sconfinato, infinito, moltitudine, tutto, espansione, aumento, ampliamento e altre del genere. Queste parole con questo potere di elevazione dello spirito possono essere leggermente enfatizzate allungandole un pò o con un tono più carico per aiutare chi ascolta ad elevare il pensiero verso il trascendente.

  • Altre parole possono suggerire forza e potere come: comandare, impossibile, deve, insistere, assolutamente ecc. L’enfasi potrebbe essere immessa con un ritmo lento con un contatto visivo all’Assemblea e separando le sillabe, come questo esempio: AS-SO-LU-TA-MEN-TE!

  • Ci sono anche alcune frasi molto “Forti”, come perle di saggezza o idee radicali che accendono lo spirito personale. Qui il Lettore può trasmettere il suo apprezzamento testimoniato con la propria vita, e il desiderio di condividere l’efficacia di queste frasi importanti con l’Assemblea; oppure presentarle con cordialità, importanza, o in un tono lento e paziente.

  • Testi che presentano conclusioni logiche e ragionamenti efficaci. Un testo che presenta un ragionamento logico in genere contiene parole tipo: perché, quindi, se, allora, quando ecc. Enfatizzando queste frasi o parole si ottiene l’effetto di smuovere e costringere l’ascoltatore a porsi questi interrogativi e accendere la propria mente per darsi risposte logiche.

Un altro esercizio interessante per giungere ad una lettura naturale ma con profonda comprensione, è quella di trasformare la lettura biblica in una modalità chiara ed attuale, così da riproclamare la lettura originale con una enfasi generata da una interpetazione più vissuta e personale.

Abbiamo già detto che i testi sacri sono frutto di traduzioni molteplici di scritti originari fatti millenni prima e quindi con un linguaggio un pò arcaico e innaturale. A volte non riusciamo a trasmettere il senso della lettura poiché le terminologie e la costruzione della frase possono essere un pò “spigolose”.

Una tecnica per esercitarsi è questa:

Riscrivi il testo traducendolo in un linguaggio attuale, in un modo semplice e colloquiale come potresti dirlo oggi ai tuoi amici.

Poi rileggi ad alta voce questa “traduzione” conversativa, adatta ai nostri giorni, che hai elaborato; leggendola ripetutamente annotati il tono della tua voce, il ritmo e il volume che usi, le enfatizzazioni che introduci e i punti in cui ti fermi o cambi velocità. Ripetendola così a voce alta ti permetterà di assorbire anche meglio il significato della Parola.

Infine ritorna al brano originale da leggere e proclamalo ad alta voce, ma immettendo l’enfasi, i ritmi e l’intonazione che avevi percepito nella seconda fase precedente. Ti accorgerai che il brano non ha più questo sapore arcaico e anche la lettura prende un fluire naturale e comprensibile.

Questo effetto automatico è dovuto all’impegno che hai messo per trasformare il brano con parole semplici e più attuali e questo ha prodotto una tua comprensione profonda del testo, che poi si riflette nell’interpretazione generale che darai alla lettura, una volta che ne avrai compreso seriamente il messaggio.

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Strumenti per la Consegna: 11 – Le Pause

Strumenti per la Consegna: 11 – Le Pause

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Sta’ in silenzio davanti al Signore, e spera in Lui!” (Salmo 37,7).

Questa è una indicazione divina che ci fa capire come spesso i silenzi sono più comunicativi di tante parole.

È un’esperienza che come credenti sperimenteremo prima o poi cioè di scoprire che Dio ci parla nel Silenzio.

Ma nel versante “laico” Cicerone sentenziava:

Vi è un’arte del silenzio che vale quanto l’eloquenza”.

Le pause possono dare significati diversi ad ogni testo o ad un discorso. Queste possono contenere un pensiero, un’emozione, una passione drammatica, psicologica, che risulteranno più significative di tante parole.

Il silenzio è come il rovescio del parlato, una sospensione per enfatizzare una frase, un concetto, il silenzio crea una “suspance”, o suggerisce un dubbio, o può essere usato come risposta, o come una strategia minacciosa, ironica, o allusiva.

Il silenzio può ostentare un totale disinteresse per l’altro; o significare una vera e propria “omissione” della parola, un espediente stilistico, che rende una lettura più affascinante e coinvolgente, poiché delega a chi ascolta l’azione di completare il testo, e renderlo più coinvolto nell’avvenimento.

Nelle dimensioni del sacro il silenzio celebra “il mistero”; in questi casi, nella ritualità in genere il silenzio è d’obbligo.

Ecco perché è fondamentale imparare non solo le regole del leggere ad alta voce o del parlare, ma soprattutto quelle del silenzio e del tacere.

Questo per capire che le Pause sono uno strumento importante di comunicazione; è come se in quei brevi attimi di silenzio lo Spirito di Dio entri nei nostri cuori più facilmente e il nostro orecchio in questi vuoti cerchi disperatamente la sua voce.

È come se la parola di Dio, in modo particolare durante le pause, accendesse il nostro cuore con un richiamo potente e una spinta ad entrare in comunione con Lui.

È importante che i Lettori sappiano dosare queste pause offrendo una opportunità di comunicazione con lo Spirito di Dio.

Ma anche nelle Pause è come se Dio stesso fa silenzio, perché vuole sentire la nostra voce che risponde con il sentimento che abbiamo per Lui. In quei momenti, avvertiamo profondamente il bisogno del Suo intervento, e il nostro spirito grida:

Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”.

I silenzi di Dio sono le sue risposte e sono piene di significati.


Per leggere bene bisogna fare le pause al momento giusto, nel modo giusto. Preparare una lettura significa studiarla
e per assurdo prima vanno individuate le pause che dovranno essere fatte, riconoscendo i momenti giusti e “posizionando” quelle lunghe e quelle brevi nei punti opportuni.

Le pause possono essere:

pause sintattiche che vengono stabilite in base alla sintassi della frase e quindi in base alla punteggiatura < , ; : . ! ? – ( ) “ “ > e sono più o meno lunghe in base al senso che vogliono esprimere. Possono esserci delle variazioni che dipendono dalla lettura e dall’interpretazione che vogliamo dare.

Santa Monica

Le pause espressive invece, non sono soggette a regole troppo rigide e precise ma il loro uso dipende dalla libera interpretazione del lettore. Questo non vuol dire che siano meno importanti, anzi molto spesso un bravo lettore riesce a dare una musicalità e attirare l’attenzione con il sapiente uso di queste pause espressive.

Questo è il senso delle Pause anche quelle brevissime durante una lettura; ma allora perché alcuni lettori leggono tutto d’un fiato, senza una pausa, come se avessero fretta di togliersi dall’impegno e sembra che non si accorgano della punteggiatura nel testo?

Nel versante opposto ci sono altri lettori che adorano le pause, ma più per un egocentrismo personale e le inseriscono anche nei momenti meno adatti senza una motivazione ragionata come fosse un “fronzolo” da aggiungere per dare varietà.

Insomma una lettura della parola di Dio, che sia efficace per chi ascolta non può essere una lettura senza le pause, oppure con troppe pause o con pause senza motivo o con pause nei posti sbagliati!

Perché una pausa o un silenzio siano eloquenti e siano un canale di comunicazione di Dio verso l’Assemblea, devono avere una motivazione, e una ragione chiara per essere inserite.

Ora è difficile dare delle regole precise, come una grammatica, nell’uso di questi silenzi; quello che possiamo fare è elencare una serie di motivazioni per poter riconoscere i più probabili momenti giusti in cui inserirli:

  • pause suggerite dalla punteggiatura

  • tra le varie parti di un elenco di nomi o cose per denotarne l’importanza

  • tra un paragrafo e l’altro

  • tra due sezioni di testo che si riferiscono a tempi diversi di una storia

  • prima e dopo le virgolette che aiutano a distinguere che il contenuto è una citazione o delle parole citate di un dialogo

  • dopo una frase di un testo complesso per dare tempo all’ascoltatore di rimeditare il concetto

  • anche dopo una frase un pò radicale e impegnativa che può turbare chi ascolta, per lasciargli tempo di superare le istintive barriere razionali e dando tempo allo Spirito di smuovere il loro cuore

  • dopo una lunga frase per dare spazio a chi ascolta di memorizzare e dare anche spazio a chi legge di ricaricare i polmoni

  • tra brani di passaggio caratterizzati da diversi stati d’animo per aiutare chi ascolta a sintonizzarsi con il cambio di scenario e al lettore di prepararsi ad un cambio di timbro, velocità o intonazione

  • quando stiamo per leggere qualcosa di importante o prezioso è opportuno fare una pausa che generi aspettativa in chi ascolta

  • quando c’è un passaggio da un tema principale ad un altro altrettanto importante, per dare tempo a chi ascolta di focalizzare il concetto precedente e prepararsi a quello diverso successivo

  • quando leggiamo dei dialoghi tra diversi personaggi per distinguere chiaramente quando il personaggio precedente finisce di parlare e dove poi inizia la risposta dell’altro personaggio, da tempo anche al lettore di rappresentare più chiaramente il ruolo del secondo personaggio

  • prima e dopo una parola chiave è utile fare una breve pausa esitante e una pausa piu secca dopo la parola chiave. Questo crea aspettativa prima, e dopo aiuta le persone a fissare il concetto appena esposto. Meglio se in queste pause non ti muovi per accrescere la sua forza

  • usale al posto delle parole di intercalare, quelle del tipo “mmh…”, “eeeh…”, “aaah…”, “ovvero…”, “come dire…”, “allora…”, ecc. Queste sillabe allungate non trasmettono nessuna informazione, ma disturbano l’attenzione; trasmettono l’impressione di essere incerti e non sapere cosa dire o che si sta prendento tempo per pensare. Quindi non riempire il tuo parlare con frasi “inutili”, ma fai una leggera pausa

  • inizia la lettura o il tuo discorso con una lunga pausa. Questo è un modo efficace per catturare l’attenzione e trasmettere fiducia. Chi ti ascolta smetterà di parlare con il vicino e sarà interessato a te e alla tua lettura.

Nel corso della pratica del ministero del lettorato potete annotare altre motivazioni se avete scoperto qualche “regola” utile per inserire delle giuste pause.

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Strumenti per la Consegna: 10 – Il Ritmo

Strumenti per la Consegna: 10 – Il Ritmo

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Il ritmo nella lettura è dato dal succedersi degli accenti della frase.

La differenza tra una lettura con la mente ed una ad alta voce, sta nel diverso rapporto tra il lettore e il testo. Nella lettura con il pensiero, virgole e punti sono considerati visivamente, esistono solo in un modo grafico e grammaticale.

Rivolgendosi all’Assemblea la punteggiatura potrebbe essere interpretata in diversi modi e, in base al contenuto del brano, un punto può generare una sospensione più o meno lunga o addirittura può essere ignorato nella velocità della proclamazione. Il lettore adotterà un processo di personalizzazione del testo per conferire alle parole una individuale spontaneità comunicativa.


Come la frase melodica musicale, anche la frase di un testo ha un ritmo che il lettore deve capire e saper rendere. Si tratta del modo in cui viene regolata la successione delle sillabe e delle parole.

La maggior parte dei lettori legge troppo in fretta: la velocità con cui si legge dev’essere più lenta che nella comune conversazione. Inoltre la velocità e il Ritmo collegato devono variare secondo il genere letterario del testo che si legge (la poesia, ad esempio, un salmo, si legge più lentamente che: brani di battaglie dell’antico testamento).

Il lettore deve preoccuparsi di lasciare sempre il tempo adeguato alle parole non soltanto di essere pronunciate, ma soprattutto di essere capite da chi ascolta. Chi ascolta ha un ritmo diverso di comprensione rispetto a chi parla, sicuramente dipendente dalla complessità del testo che viene presentato. La regola generale è: una andatura che possiamo descrivere come “adagio” ma che tiene conto del “senso” del testo.

Va evitata una lettura a strappi, caratterizzata da pause troppo frequenti; il ritmo della frase dev’essere sempre scorrevole e uniforme.

Il ritmo può essere lento, incerto, incalzante, tormentato, eccetera eccetera. Con il ritmo il lettore può rimodellare la punteggiatura; e chi ascolta troverà più piacevole e musicale se questo ritmo, all’interno del brano, sarà più coerente al contenuto letto.

Una scena movimentata richiederà un ritmo di lettura sostenuto; un brano descrittivo suggerirà una lettura lenta per dar modo al lettore di vedere mentalmente i particolari descritti e “colorarli” attraverso la maniera impostata per leggerli; i punti fermi e ancor più i punti e a capo rallenteranno la lettura.

Ad esempio la frase: “Sbrigati, il taxi sta partendo!” dovrà essere pronunciata con un tono di voce alto ma con un ritmo veloce.

Un brano concitato deve far fluire le parole come un fiume in piena; quindi con pochissime pause, ma solo una sequenza di parole, idee, concetti, incalzanti con delle brevissime soste solo per riprendere il fiato.

Il ritmo nella lettura può essere immesso istintivamente dal lettore o frutto di uno studio che si è fatto in precedenza per l’interpretazione di quel brano.

Considerate la capacità di attrazione dell’intensità che può avere una pausa messa al momento giusto in una lettura; una pausa anche lunga, se interviene in un susseguirsi di parole, ha una capacità comunicativa che sorprende l’Assemblea e che, per un attimo, rimane col fiato sospeso e si domanda interiormente: “e ora? Che succede dopo?”, “perché questa sospensione?”.

Quando il lettore prepara il testo deve approfondire il contenuto in modo da scegliere la modalità ritmica di lettura: neutra, accelerata o rallentata o determinare i punti dove inserire delle pause.

Queste pause potrebbero essere annotate graficamente nel testo con una o due o tre barre diagonali che denotino visivamente la lunghezza più o meno intensa delle pause stabilite. Certo non ci sono regole o una grammatica assoluta per queste annotazioni personali ma ogni lettore ha la sua sensibilità per inserire questi segni nel posto giusto.

Ci sono diverse persone che tendono a leggere molto più lentamente o molto più rapidamente di come parlano durante una conversazione normale; altri leggono ad un ritmo normale ma senza nessuna variazione, senza rallentare o accelerare, producendo una lettura monoritmica che è molto innaturale, noiosa e fa crollare l’attenzione.


Così come nelle nostre normali conversazioni con familiari amici, cambiamo spesso il ritmo del parlare; allo stesso modo è assolutamente indicato ed efficace variare il nostro ritmo di lettura quando proclamiamo la Parola.

Ora una serie di indicazioni e di motivazioni quando è opportuno o incontriamo motivi validi per cambiare ritmo accelerando o rallentando la lettura:

  • ritmo più lento quando leggiamo un elenco di cose

  • ritmo più lento se vengono precisati una serie di punti importanti

  • ritmo più lento se incontriamo parole poco usate o leggiamo una lettura con concetti complessi

  • ritmo più lento quando si declamano delle frasi conclusive

  • ritmo più veloce o più lento per adattarsi all’umore della situazione gioiosa o un pò triste

  • ritmo più veloce se viene descritta una situazione di urgenza o di pericolo

  • ritmo più veloce davanti a una lettura di semplice comprensione

  • ritmo più veloce se viene descritta una situazione di eccitazione

  • ritmo più veloce quando si presenta o si inizia una lettura con un nuovo argomento

Santa Monica

Per concludere una esercitazione sul RITMO della lettura.

Leggi questo brano ed esercitati ad usare Ritmi diversi di lettura: 1Re 18,1-40:

(L’incontro di Elia con Abdia e Acab)

Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell’anno terzo: «Va’ a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra». Elia andò a presentarsi ad Acab.

A Samaria c’era una grande carestia. Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua.

Acab disse ad Abdia: «Va’ nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame». Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un’altra da solo.

Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: «Sei proprio tu il mio signore Elia?». Gli rispose: «Lo sono; va’ a dire al tuo signore: «C’è qui Elia»». Quello disse: «Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire?

Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: «Non c’è!», egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. Ora tu dici: «Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia!».

Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza.

Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? E ora tu comandi: «Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia»? Egli mi ucciderà». Elia rispose: «Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui».

Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. Appena lo vide, Acab disse a Elia: «Sei tu colui che manda in rovina Israele?». Egli rispose: «Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal.

Perciò fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele».

(Il sacrificio del Carmelo)

Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla.

Elia disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».

Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse.

Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto. Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue.

Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione. Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito. Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome».

Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: «Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero.

Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola.

Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto.

A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».

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Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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Strumenti per la Consegna: 9 – Altezza e Intonazione

Strumenti per la Consegna: 9 – Altezza e Intonazione

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Ora parliamo del tono o intonazione delle parole e della sua inflessione.

Questi sono degli ottimi strumenti per guidare i nostri ascoltatori a concentrarsi sulle frasi più importanti della Parola e attraverso queste particolari intonazioni trasmettere diversi stati d’animo, sensazioni ed atmosfere.

Il tono è un elemento misurabile; se prendiamo la tastiera di un pianoforte vedremo che a sinistra c’è una zona con una intonazione più bassa mentre sulla destra i tasti ci portano verso intonazioni e tonalità più acute fino al grido e allo stridio al limite delle possibilità vocali umane.

Queste componenti aggiungono espressione alla lettura e, in modo sempre sapiente ed equilibrato, secondo il nostro senso estetico, evitano la monotonia della lettura o del parlare in modo monocorde.

Dicevamo che il tono è misurabile; infatti misurando l’onda sonora emessa si può definire la frequenza precisa con l’unità di misura della frequenza acustica che è l’Hertz (Hz). Vedi questi valori per quantificare:

  • 20 Hz: frequenza minima udibile dall’uomo.

  • 25 e 150 Hz: le fusa dei gatti o anche da 1,5 a 6 kHz.

  • 261,626 Hz: la nota musicale DO centrale nel temperamento equabile.

  • 440 Hz: Il LA usato per accordare gli strumenti musicali (diapason).

  • 16 ÷ 24 kHz: limite superiore delle frequenze udibili dall’uomo.

Senza andare troppo sul tecnico possiamo facilmente assimilare questi valori alle note provenienti dai tasti di un pianoforte.

Quando parliamo e ci esprimiamo con la nostra voce, l’intonazione sale e scende senza che ce ne rendiamo conto, seguendo il nostro temperamento e piazzandosi in modo istintivo lungo una gamma di frequenze che è propria caratteristica di ogni persona.

L’applicazione dell’intonazione nel nostro parlare o nella lettura utilizzerà diverse modulazioni: o sulle frequenze alte o sulle frequenze basse, in rapporto al contesto del discorso o del brano letto, mediato dal gusto personale e da un uso proprio intelligente della voce nella comunicazione.

La gamma di intonazione che si usa per il canto è di circa due ottave ma per la normale voce parlata è di circa un’ottava e mezza.

Ogni persona ha una sua “istintiva” modulazione della tonalità parlata più o meno ricca e ricamata, e spontaneamente queste diverse intonazione ci aiutano ad esprimere i concetti nei nostri discorsi o a connotare emozioni e ambientazioni nei brani letti: ma tutto deve assumere un andamento spontaneo.

Le persone, in genere quando parlano, usano un tono più acuto quando sono eccitati, stressati, impazienti o arrabbiati; mentre usano un tono più più basso quando sono riservati o in un discorso serio o usano premura verso qualcuno.

La tonalità va distribuita in modo efficace ed armonico nel nostro parlare o nella lettura cercando con questo strumento di sottolineare e valorizzare ciò che è più interessante ed utile per il discorso o nel brano letto.

Bisogna fare attenzione a intendere che con “un’intonazione media”, intendiamo quella per noi più naturale e comoda; spesso, invece, si va a leggere in pubblico in un tono diverso da quello che per noi è abituale, con il risultato di apparire diversi da noi stessi, per chi ci conosce, innaturali e di affaticare la voce.

Va evitata assolutamente sia la cantilena, sia gli sbalzi eccessivi dai toni acuti a quelli gravi e viceversa.

Bisogna imparare ad usare nel modo corretto la “modulazione” della voce. Si faccia attenzione poi a lasciare l’intonazione “in sospeso” al termine di una prima parte della frase che è seguita da un’altra parte da essa dipendente, e di “chiudere”, invece, l’intonazione al termine di una parte compiuta della frase o al termine della frase stessa.


Le frasi “esclamative ed interrogative” richiedono l’uso di un’intonazione particolare. Evitare la cantilena nelle frasi interrogative o l’errore di fare cadere l’accento interrogativo solo sull’ultima parola, invece di estenderlo a tutta la frase di senso interrogativo.

Alcune volte il testo stesso contiene e suggerisce l’interrogazione (es.: “Che cosa mangeremo?”; “Quale merito ne avrete?”) in questo caso l’interpretazione sarà immediata. Altre volte invece sarà necessario farla sentire estesa in tutta la frase. L’intonazione interrogativa normalmente deve cadere sul verbo (es.: “Non sapete che siete tempio di Dio?”).

Ponete attenzione alle finali di ogni frase: non potete far “cadere”, o smorzare il tono della voce, ma la stessa intonazione va mantenuta e sostenuta fino al punto fermo e qui conclusa in modo determinato, deciso.

Così attenzione a considerare bene l’intonazione dell’inizio di frase. Dev’essere sempre più alta dell’intonazione con cui si è terminata la frase precedente, per connotare la ripresa del discorso e nello stesso tempo la separazione fra le due frasi.


Spesso si confonde il volume con l’intonazione, e senza rendersene conto, alzando l’intonazione si alza anche il volume e viceversa, mentre il livello della loro regolazione deve sempre essere mantenuto separato.


Per il Lettore nella Liturgia siccome sta valorizzando non il suo eloquio, ma le parole di un “altro”, sarà importante che consideri bene l’uso di questa particolarità vocale.


Una caratteristica più coordinata dell’intonazione è L’INFLESSIONE.

L’inflessione può essere definita come una “cadenza” del modo di parlare, o una modulazione composta dell’intonazione di una frase.

L’inflessione è l’impostazione ed il “cambio delle intonazioni” che si danno ad una frase completa. Alcuni tipi di inflessioni vengono usati per dare un carattere o procurare attenzione ad un’intera frase del discorso, ma anche per mettere meno in evidenza alcune frasi che non sono così importanti per la nostra lettura.

Possiamo elencare e descrivere alcuni tipi di inflessione:

DARE UNA INFLESSIONE NEUTRA cioè nessuna inflessione particolare:

In questo caso le parole sono pronunciate con un tono basso, in modo: sommesso, senza modulazione, piatto, uniforme quasi monotono, senza nessun cambiamento di tono.

Nel brano Giovanni 8,8-11, nel finale della donna adultera:

E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?. Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù disse: Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

La situazione intima e sommessa, il dialogo pacato e misericordioso, suggerisce di non fare nessuna inflessione ma con tono basso e volume basso pronunciare queste parole nella loro semplicità, dolcezza e bellezza straordinaria.

DARE UNA INFLESSIONE PIENA cioè iniziare la frase da un tono basso e poi in crescendo fino ad un picco nel punto focale del discorso, per poi richiudere l’inflessione ricadendo al tono basso di partenza.

Esempio Matteo 11, 28-30:

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

L’inflessione da dare in questo caso parte con un tono moderato ma in crescendo fino al centro della soluzione per l’uomo: “…troverete ristoro per la vita…”; per poi ridiscendere gradualmente al tono di partenza sulla frase finale del “giogo…”.

Santa Monica

DARE UNA INFLESSIONE INVERTITA cioè il contrario della precedente: iniziare la frase da un tono alto, ma poi in discesa fino ad una zona relativamente più bassa per poi risalire al tono più alto di partenza.

Esempio Luca 10, 25-28:

“Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Gesù gli disse: Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi? Costui rispose: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso. Gli disse: Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.

In questo caso, che spesso corrisponde a delle domande nei Vangeli, parte con un tono alto, una domanda chiesta con forza al Maestro; poi la risposta citando la Legge in tono più moderato, perché è una cosa che tutti sanno, è una citazione non è una cosa importante nuova… ma il finale è in crescendo fino al tono forte dove viene proclamata la “soluzione” alla domanda “…fai questo e vivrai!…” con tono alto, deciso, autorevole, definitivo.

DARE UNA INFLESSIONE IN CRESCENDO cioè iniziare la frase da un tono basso ma in crescendo continuo fino ad un massimo nel finale della frase.

Esempio Luca 11, 29-32:

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona”.

Questo brano è una ammonizione forte di Gesù che parte con un tono moderato ma in crescendo continuo progressivo fino alla tonalità forte che vuole richiamare alla conversione “…si alzeranno contro questa generazione…” come un grido per svegliare e ammonire le coscienze.

DARE UNA INFLESSIONE CALANTE cioè iniziare la frase da un tono alto ma diminuendo di continuo fino ad un minimo nel finale della frase.

Esempio Luca 11, 52-54:

Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito. Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca”.

Questo brano è sempre una ammonizione decisa di Gesù che parte con un tono alto accusatorio, gridato, ma il seguito è in una continua progressiva discesa di intonazione “…per sorprenderlo…” ecc… che richiama il contesto delle trame nascoste intessute alle spalle di Gesù.

Per centrare la giusta intonazione e il tipo di inflessione da usare, è importante considerare il contesto del dialogo specifico che avviene o il contesto generale della Lettura. Prima di affrontare una proclamazione pubblica è sempre bene aver chiaro dove si colloca quel testo: il periodo, la posizione geografica, la storia, ed altro… sono tutte indicazioni importanti per scegliere il giusto tono e l’inflessione da dare a quello che stiamo per leggere.

Per capire meglio l’importanza del contesto faremo un esempio con una frase unica che vedremo così come prenderà interpretazioni completamente diverse in rapporto alle situazioni in cui si colloca.

Useremo come test questa frase: …“Adesso Vieni a Tavola”…


Certo ogni persona può applicare un’intonazione e un’inflessione diversa, per ora faremo solo quattro esempi ma ci sono moltissime altre possibili variazioni.

1 – immagina un primo incontro galante con la fidanzata presso un ristorante di lusso, il tono sarà lento il volume basso e una inflessione calda e suadente per invitare la persona a sedere con tono accogliente.

2 – un’altra situazione familiare, può essere quella che potrebbe verificarsi con un parente che viene spesso a pranzo da te e mentre lui sta seduto a guardare la TV, lo inviti a sedersi, come al solito, al suo posto a tavola perché il pranzo è pronto; ma con un tono neutro, così come lo fai di routine tutti i giorni, in modo quasi indifferente. La voce sarà naturale con nessuna emozione e un tono relativamente basso e nessuna variazione di tono.

3 – ora pensa alla scena, dopo una discussione accesa con un figlio, che è stato sorpreso a fare qualcosa di gravemente sbagliato, e dopo che la discussione ha degenerato in un tono troppo acceso, vuoi interrompere il discorso che non sta prendendo una strada costruttiva, ma comunque vuoi rimarcare e mantenere la tua autorità di padre. La voce sarà un pò rapida, affermativa, brusca, un volume tendente all’alto, con una inflessione autoritaria e un tono forte come per un “ordine” quasi minaccioso.

4 – immagina una riunione di lavoro, con un collega che sta contrastando il tuo nuovo progetto, ma dopo 3 ore di riunione ancora non si è arrivati ad una conclusione concreta e è già ora della pausa pranzo da fare nel luogo di lavoro. Sei un pò disturbato dalla sua presenza, ma devi invitarlo a pranzo per forza, la tua voce sarà un pò bassa di volume e con una inflessione “scocciata” che tradisce la tua insofferenza imbarazzata, e così sei costretto tuo malgrado ad invitarlo a consumare il pranzo.

Esercizio con valori numerici

Anche se il nostro ruolo non è quello di essere degli attori, però ora possiamo fare un esercizio per cercare di usare attraverso la nostra voce delle intonazioni diverse che potremmo esprimere sempre con dei numeri.

L’esempio sotto riportato è una guida per l’esercitazione ma potete anche cambiare i valori, usando diversi livelli di intonazione, determinati dal gusto estetico personale: le possibilità sono certamente illimitate.

Per convenzione useremo il valore di 1 per l’intonazione più bassa; il valore di 9 per la l’intonazione più acuta; e il valore di 5 per una intonazione centrale normale e altri valori intermedi tra questi estremi.


Useremo sempre il brano precedente del Vangelo di Matteo, Capitolo 5 dal versetto 13 al 29.

Sotto alle parole segneremo dei numeri per indicare questa volta un valore che ci suggerisca la possibile INTONAZIONE da dare della voce; questi valori rappresentano dei suggerimenti per pronunciare le parole con un particolare tono più o meno grave o alta o media.

Dopo questo esercizio prendi un brano a tuo piacimento e prova a svolgere in autonomia questo compito studiando bene il testo ed attribuendo il valore che ti sembra più coerente con il contesto e cerchi di posizionarlo nella giusta corrispondenza delle parole.

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e

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molti sono quelli che entrano per essa;

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quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli

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che la trovano!

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Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.

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Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?

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Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;

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un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

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Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

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Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

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Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del

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Padre mio che è nei cieli.

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Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e

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cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?

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Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

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Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha

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costruito la sua casa sulla roccia.

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Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa

—-4———————-5————————-5—————————-6—————————–5—–

non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

——–6———-5————————————–

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha

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costruito la sua casa sulla sabbia.

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Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa

——-5——————–6————————5—————————–6——————————7—

cadde, e la sua rovina fu grande».

—6——————–5—————

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento:

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egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
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Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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Strumenti per la Consegna: 8 – Volume e Proiezione del Suono

Strumenti per la Consegna: 8 – Volume e Proiezione del Suono

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Nell’Assemblea liturgica tutti meritano di ascoltare la parola di Dio nel migliore dei modi. Per ottenere questo è necessario parlare ad alta voce e chiaramente in modo che le persone dell’ultima fila possano sentire e capire bene, considerando anche le persone più anziane con un udito meno sensibile.

Il volume è dato dall’ampiezza dell’onda sonora che imprimiamo con la nostra voce e che può essere modulato e variato per riflettere più precisamente il carattere dell’idea che viene letta.

Il volume dipende dalla potenza di fiato con cui carichiamo il suono che esce dalla nostra bocca; quanto più fiato impieghiamo quanto maggiore sarà il volume ottenuto.

Al contrario se smorziamo la forza di uscita del nostro fiato minore sarà la potenza del volume della nostra voce.

La lettura in pubblico richiede anche che si parli con un volume più alto di quello che si userebbe nella comune conversazione, anche in presenza di un microfono.

Di fronte ad un pubblico, bisogna sempre parlare rivolgendosi alle persone dell’uditorio che sono più lontane, sia per aumentare la “portata” della voce, sia per abbracciare con il nostro sguardo l’intera assemblea.

Quindi il lettore uscirà con un volume più debole in determinati passi più intimi e delicati del discorso e più forte e imperativo nei testi più aggressivi. Spetta al lettore con uno studio preventivo o attraverso la creatività personale di individuare il carattere del brano che leggerà e usare le giuste variazioni di volume.

A volte determinate “condizioni ambientali” richiedono di utilizzare un volume vocale più forte è impegnativo. Se lo spazio liturgico è munito di un adeguato sistema di amplificazione sonora la preoccupazione per il volume sonoro della propria voce è più agevolata; i microfoni e i sistemi di diffusione sonora possono aiutarci e se utilizzati bene possono dare man forte ad apportare importanti modifiche alla voce.

Quando il testo richiede di parlare molto forte ti consiglio di “allontanarti” un poco dal microfono ma quando invece c’è un brano che va presentato a bassa voce il consiglio è quello di avvicinarti al microfono.

Anche Gesù avrà usato un volume di voce molto potente quando rovesciò i tavoli dei cambiavalute nel tempio e forse arrivando pure a gridare; in altre situazioni Gesù “sussurra” con parole molto gentili e misericordiose qualcosa di personale agli apostoli.

Quindi un volume “debole” suggerisce il raccoglimento di un brano soffuso e delicato; un volume forte caratterizza un brano con parole scagliate come rimproveri o come decise affermazioni.

Quindi è importante usare il volume della voce nel modo più coerente; ma spesso questo viene utilizzato male o addirittura completamente dimenticato, conferendo alla lettura una modalità assolutamente monotona, debole, sciatta, senza espressione, senza emozione.

Un’altra componente per il volume della voce è la spinta del flusso d’aria tra le corde vocali. Il volume si ottiene anche attraverso la “direzione” che imprimiamo all’aria che esce dalla nostra bocca.

Importante ricordare che il suono si trasmette verso chi ascolta attraverso onde acustiche che mettono in vibrazione l’aria e, per fare un esempio che rende l’idea, le onde acustiche sono come quei cerchi concentrici che si creano quando gettiamo un sasso nell’acqua.

Cioè se leggiamo a testa bassa con la bocca che punta sul libro poggiato sull’ambone, la spinta dell’aria che esce dalla nostra bocca si infrange sull’ambone, sullo stesso libro e la potenza del volume di dimezza sensibilmente e sicuramente non arriva in fondo alla sala e facendo così forse nemmeno dirigiamo le nostre onde acustiche verso il microfono che ci sta davanti.

Diverso invece se la nostra bocca è diretta verso l’ultima fila dell’Assemblea e il microfono è ben direzionato in mezzo a questa traiettoria. L’Assemblea udrà la nostra voce certo dai diffusori acustici della chiesa, ma anche una parte del suono naturale della nostra voce arriverà direttamente agli ascoltatori specialmente quelli delle prime file di sedute.

Questo possiamo descriverlo come la Proiezione o

la “Spinta della nostra voce” verso chi ascolta.

Anche la respirazione va considerata!

Certo è un’azione che ormai facciamo involontariamente senza pensarci; ma dobbiamo considerare che ogni suono o parola che produciamo avviene esclusivamente nel momento della “espirazione” cioè quando spingiamo fuori l’aria dai polmoni.

È importante considerare che c’è un momento in cui: non possiamo parlare né emettere alcun suono, e questo è nella fase della “inspirazione”, cioè quando immettiamo l’aria nei polmoni. Nella fase successiva quando spingiamo fuori quest’aria allora facciamo vibrare le corde vocali e possiamo parlare, cantare, mugolare, piangere o emettere qualsiasi suono.

Questo per dire che è molto importante nelle pause della lettura ricaricare rapidamente e con molta forza l’aria dentro ai nostri polmoni per ottenere poi una voce con un volume più potente e una emissione dei suoni più duratura. Se non “inspiriamo” adeguatamente la nostra forza di voce sarà debole e poco efficace.

Il Lettore deve calcolare bene le “pause” e sfruttarle sapientemente per ricaricare continuamente l’aria nei polmoni ed avere una riserva pronta al momento di sostenere la voce con la forza sufficiente.

Ma come si fa a creare e controllare un forte flusso d’aria costante dalle profondità dei polmoni? Se hai preso qualche lezione con insegnanti di canto sicuramente avrai fatto qualche esercizio con il diaframma.

Santa Monica

Se ti eserciti a parlare con il diaframma prendi consapevolezza dell’importanza di questo muscolo e della sua funzione che, nell’inspirazione si contrae, facendo spazio all’aria nei polmoni e nell’espirazione, controllando la sua forza e la velocità di espansione, imprime la giusta spinta d’aria per formare e proiettare all’esterno i suoni delle parole.

Quindi nelle pause è importante prendere tanta aria, il più rapidamente possibile, evitando rumori strani dell’inalazione che potrebbero essere ripresi e amplificati dai microfoni. Per fare questo è importante tenere ben aperti i passaggi d’aria della bocca e del naso.

Anche la gola deve essere rilassata e ben aperta!

Una gola stretta potrebbe causare dei sibili fastidiosi durante l’inalazione e nel momento di parlare può produrre un suono opaco e nasale che poi uscendo molto dal naso non riesce a proiettarsi in direzione dell’Assemblea.


Per esercitarsi ed annotare queste variazioni di volume possiamo usare le abbreviazioni tipiche musicali; ma anche dei valori numerici da appuntare sotto le parole o le frasi da leggere.

Ecco una tabella esemplificativa:

Simbolo musicale

valore numerico

Livello di intensità

fff

9

più forte possibile

ff

8

fortissimo

f

7

forte

mf

5

mezzo forte

p

3

piano

pp

2

pianissimo

ppp

1

più piano possibile

crescendo <<

123

graduale aumento dell’intensità

diminuendo >>

321

graduale diminuzione dell’intensità

Segue ora un’esercitazione su un brano del Vangelo di Matteo, Capitolo 5 dal versetto 13 al 29.

Sotto alle parole annoteremo dei numeri per indicare il Volume della voce e questi saranno dei “suggerimenti” per pronunciare le parole con una certa intensità.

Successivamente, prendi un brano a tuo piacere e prova a rifare una esercitazione di questo tipo annotando i livelli di Volume che ti sembrano più adatti.

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e

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molti sono quelli che entrano per essa;

—-3———————————————

quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli

————3———————————-5————————————-7—————3——5——3———

che la trovano!

——————–

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.

———–8———————————3——————————2—————————7———–

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?

————-5—————————-(>>>3 2 1 )——————————————–5—-

Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;

—–3—————————————————–2—————————————————

un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

—–5————————6—————-3——————————-5———————3————

Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

———–7—————————————————–8——————–9——-

Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

————5——————————————

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del

7—————————-3———–6———-4———————————-3——————5——–

Padre mio che è nei cieli.

—-7——————–6—–

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e

—5——————————————7———-5———-3——————————————-5——

cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?

—————————-7—————–8—————–6————–5———–

Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

–3——————————5———————7————-8———–5———-4———————

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha

3———-5———6————–4——————–2———————-5————————————

costruito la sua casa sulla roccia.

——-7————————-8——

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa

—-2———————-3————————-5————————7——————————–3——

non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

——–5———————–4—————-5——

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha

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costruito la sua casa sulla sabbia.

—————-5—————–6——

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa

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cadde, e la sua rovina fu grande».

—5—————–6————7—–

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento:

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egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

2—————————————5—————–6——-4————————-

 

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Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
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Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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