Il matrimonio civile unisce la coppia ma la rende incompleta

Il matrimonio civile unisce la coppia ma la rende incompleta

Da

 Rosalia Gigliano

Una delle preoccupazioni che sorgono a molte coppie, che non hanno scelto il rito religioso, è proprio quello di sentire un senso di inadeguatezza

matrimonio

Ha maggior validità il rito civile o quello religioso? Nel caso del solo matrimonio civile, cosa manca effettivamente alla coppia? Un sacerdote chiarisce le idee.

Matrimonio civile e non religioso?

Sposarsi solo con il rito civile ha meno valore di quello religioso? Perché, dopo questo tipo di matrimonio, alcune coppie si sentono “mancare di qualcosa”? Una fedele ha chiesto consiglio a Padre Angelo: “Sono una donna di 30 anni cresciuta con la classica educazione cattolica di facciata, nel senso che, come accade spesso, ho fatto tutti i sacramenti fino alla Cresima perché andavano fatti […] Negli anni ho avuto un rapporto di tira e molla con la fede, ma senza essere mai realmente convinta né in un senso né nell’altro” – inizia a spiegare la donna.

Da qualche mese, infatti, sto però attraversando un periodo particolare, e penso che la leva sia stata il mio matrimonio avvenuto, per coerenza solo civile: mio marito è entrato nella mia vita in un momento particolare […] mi ha fatto di nuovo credere nell’amore, e non ho mai avuto alcun dubbio sui miei sentimenti per lui e su quanto mi sia sentita fortunata (o forse benedetta?) per l’averlo incontrato.

Ecco, nonostante questo mi sono ritrovata ad affrontare il periodo immediatamente precedente e subito successivo al matrimonio con grossa difficoltà, grossi dubbi, addirittura voglia di fuggire. Calmate le acque mi sono resa conto, però, di qual è il problema, e cioè che nella nostra unione manca qualcosa, ossia il consolidamento davanti a Dio.

Sto avendo anche difficoltà a vivere l’intimità con lui, perché sento che non è una situazione regolare, e la vivo doppiamente male perché ho la consapevolezza che potremmo tranquillamente risolverla” – continua la donna.

“Sento di dover intraprendere un cammino spirituale. E se dovessi sposarmi anche in chiesa?”

Mio marito tra l’altro è agnostico (come lo ero anch’io fino a poco tempo fa), e pur avendo profondo rispetto per la fede altrui non ha vissuto la mia stessa crisi spirituale. Ecco, io sento di dover intraprendere in primis un percorso spirituale personale, ma per un percorso finalizzato a un autentico.

Immagino che sia imprescindibile la condivisione spirituale nella coppia. Pregherò affinché anche per lui la fede si manifesti e gli dia la forza di intraprendere questo percorso, ma qualora non fosse possibile si può ricorrere a un rito misto?” – spiega la donna.

Padre Angelo cerca di darla una risposta quanto più completa possibile: “Eri all’inizio di un rapporto ritrovato con Dio. E ritrovato subito dopo aver contratto un matrimonio civile. Dici che senti che manca ancora qualcosa al tuo matrimonio. È vero, manca quella benedizione che rende immortale a tutti gli effetti la vostra donazione vicendevole.

Certamente vi è donazione fra voi. C’è il desiderio da parte vostra che questa donazione sia immortale. Ma l’immortalità effettiva, e non soltanto auspicata, può venire solo da Colui che è il Signore della vita. Quando ti sarai sposata col matrimonio sacramento sentirai che le cose stanno diversamente. Vi sentirete una cosa sola in Dio immortale ed eterno”.

Padre Angelo cita, anche, Tertulliano

Il sacerdote, continua, citando anche uno scrittore cristiano del II sec. D.C, Tertulliano: “Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre celeste ratifica? Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un unico desiderio, in un’unica osservanza, in un unico servizio!

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Entrambi sono figli dello stesso Padre, servi dello stesso Signore; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi, sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito”.

Padre Angelo: “Il valore del matrimonio sacramento”

Un pensiero, quello di un matrimonio anche religioso, del tutto approvato anche dal sacerdote: “Fai bene a pensare al matrimonio sacramento con tuo marito. Penso che sia tuo desiderio e sia desiderio anche di tuo marito sentire quelle parole divine che hanno il potere di rendervi una cosa sola, indistruttibile: “E ciò che Dio ha unito l’uomo non lo divida”. Uniti per sempre! Una cosa sola per sempre: nella preghiera, nell’offerta, nel servizio di Dio!”.

Padre Angelo continua la sua risposta, citando anche citando San Paolo, “Il servizio di Dio si esprime nella dedizione vicendevole, nella preghiera comune e talvolta anche nella sopportazione reciproca che Dio stesso ripaga per tutte e due con una ricompensa eterna: “Le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi”.

Fai bene ad aspirare a quella perfetta unione nella quale non vi sarà alcuna divisione tanto nello spirito quanto nella carne e vi sentirete tutti e due sono figli dello stesso Padre e servi dello stesso Signore.

Sì, prega perché il Signore ti conceda presto di poter vivere una simile unione con tuo marito. Chiedi a Maria che intervenga per te davanti a Gesù come è intervenuta un giorno a Cana di Galilea. Quando è la Madonna che chiede la grazia è certa” – conclude Padre Angelo.

Fonte: amicidomenicani.it

ROSALIA GIGLIANO

La fede nuziale nasconde un tesoro che pochi conoscono

La fede nuziale nasconde un tesoro che pochi conoscono

Da

 Rosalia Gigliano

L’anello simbolo dell’unione sponsale racchiude in sé un valore grandissimo, grazie a Papa Giovanni XXIII, che i coniugi sono invitati a scoprire.

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Marito e moglie hanno il compito di riscoprire quel SI detto davanti a Dio ogni giorno della loro vita, a partire proprio dallo sguardo alla loro fede nuziale. Una storia particolare ci spiega il perché.

Il valore della fede nuziale

Una storia molto particolare è quella che stiamo per raccontarvi e ci fa comprendere come, al di là del puro e semplice oggetto quale è, la fede nuziale è qualcosa di molto molto più grande. Il suo valore è immenso, perché sancisce l’unione dei coniugi davanti a Dio.

Più che una storia, è un dramma teatrale, pubblicato su una rivista polacca da un autore poco conosciuto in quel settore, ma che noi, qualche anno più avanti, avremmo conosciuto come Karol Wojtyla, o meglio ancora Giovanni Paolo II.

Giovanni Paolo II ce lo insegna attraverso un’opera teatrale

Ha come titolo “La bottega dell’orefice” e racconta alcune storie sul matrimonio e su come è possibile meditare su di esso. L’orefice che vi lavora all’interno, è la voce della Divina Provvidenza che interviene a svelare le coscienze dei protagonisti, che cerca di indirizzarli sulla retta via e tornare sui propri passi, quelli del matrimonio. L’attenzione che il futuro Pontefice pone a questi dialoghi e a queste storie, ci fa capire come gli sposi siano sempre stati al centro di tutto il suo ministero.

Una di queste storie è quella di Anna che, nel suo dialogo con l’orefice appunto, dichiara di essere stanca del proprio matrimonio: “Una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all’orefice, mi sono detta – si potrebbe vendere, perchè no, la mia fede (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui. Forse mi tradiva – non so, perchè anche io non mi occupavo più della sua vita. Mi era diventato indifferente” – racconta il dialogo.

La giovane Anna e il valore della sua fede nuziale

Anna pensava in un tradimento possibile del marito: “[…] L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…. poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro. Suo marito deve essere vivo – in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola – pesano solo tutte e due insieme”.

Una risposta che la donna, di certo, non s’aspettava. Una fede che Anna voleva dar via perché per lei non aveva più peso. Ma che l’orefice, invece, le aveva fatto capire che, da sola, non valeva nulla, ma insieme a quella del marito, valeva molto di più.

Giovanni Paolo II, scrivendo ciò, ha posto al sua attenzione proprio a quel “cerchietto di metallo”: non è un semplice oggetto, ma un qualcosa che vale molto di più, un legame indissolubile con l’altra persona.

La preghiera di Giovanni XXIII

Sarà anche Giovanni XXIII, uno dei predecessori di Wojtyla, a porre l’attenzione sulla fede nuziale: “E’ necessario che gli sposi scoprano ogni giorno il significato della fede nuziale che portano al dito, lo bacino ogni giorno promettendosi entrambi il rispetto, l’onestà dei costumi, la santa pazienza del perdonarsi nelle piccole mancanze” – diceva. Quasi come fosse una sorta di piccola indulgenza da praticare e recitare sempre.

Fonte: aleteia

Qual è il vero significato della fede nuziale per la Chiesa?

Qual è il vero significato della fede nuziale per la Chiesa?

Da

 Rosalia Gigliano

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Quando pensiamo alla fede nuziale, erroneamente la identifichiamo come “il semplice anello” del matrimonio, mentre è molto di più.

fedi nuziali
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La fede al dito è simbolo, sì, del matrimonio, ma è anche segno di un legame che è stato sancito davanti a Dio. Ma l’avanzare della cultura laica sta svilendo il valore di questo simbolo.

Matrimonio vs fede nuziale

In un mondo dove la parola “matrimonio” fa paura quasi come “virus”, i simboli e i segni di un legame indissolubile e promesso davanti al Signore, sono l’unica àncora di salvezza che ci è rimasta. E uno di questi è la fede. Sì, l’anello nuziale che da molti viene svilito.

Il matrimonio religioso ha il suo valore e la sua importanza. C’è chi si sposa solo civilmente e con pochi amici e parenti perché vuole un momento più intimo e proprio, ma non si rende conto che, spesso, manca di qualcosa. Manca quel SI bello, concreto e benedetto da Dio, attraverso le mani del sacerdote. Cristo è lì a imprimere il suo sigillo ad una coppia che si promette amore e che, come scritto nella Scrittura, “nessuno oserà dividere ciò che Dio ha unito”.

Perchè, per molti, la fede al dito ha poco valore?

Ma, vuoi o non vuoi, insieme agli sposi, l’altro protagonista è lui: l’anello. Il matrimonio celebrato in chiesa ha, sempre, un qualcosa in più. Davanti a Dio, gli sposi affermano il loro SI, si donano la fede nuziale come segno che, da lì a quel momento, nessuno più li dividerà.

L’anello: per molti un semplice “cerchietto al dito”. Ma è proprio la sua forma circolare a darle il suo completo e pieno significato: dove c’è l’inizio c’è la fine, nulla potrà romperlo. In molti non credono più o hanno, addirittura, paura del matrimonio in chiesa. Lo vedono come un qualcosa di antico e di trapassato.

L’anello donato fra gli sposi: segno dell’amore davanti a Dio

E invece non è così: dire il proprio SI davanti a Dio e sigillarlo con lo scambio delle fedi nuziali davanti a chi ci conosce e davanti al ministro di Dio, è segno che i due sposi si impegnano ad amarsi e a rispettarsi reciprocamente, “finchè morte non li separi”. E l’anello è il simbolo di quell’unione, benedetta anche dal cielo.

ROSALIA GIGLIANO

2 Febbraio Presentazione di Gesù al tempio

2 Febbraio Presentazione di Gesù al tempio

Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio (dal vangelo di Luca 2,22-39) che avvenne secondo le usanze dell’epoca previste dalla legge giudaica per i primogeniti maschi. Viene popolarmente chiamata festa della  Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele ricordando il Cristo (ovvero il messia “unto” dal signore per essere luce che illumina le genti), così come il bambino Gesù venne definito dal vecchio Simeone, saggio e profeta.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
Celebrazioni legate alla luce in questo periodo dell’anno esistevano feste e celebrazioni in alcune tradizioni religiose precristiane. Alcuni studiosi rilevano come la Candelora cristiana possa essere stata introdotta in sostituzione di una festività preesistente; vista la coincidenza del periodo dell’anno con il periodo di 40 giorni dopo la nascita di Gesù.
Nell’antica Roma era usanza nel periodo della februatio, la purificazione della città, che le donne girassero per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce. Ben presto, però, prevalsero i significati legati all’aspetto luminoso dell’imminente primavera, in corrispondenza con i riti propiziatori agresti per l’inaugurazione del nuovo anno agricolo. I Lupercali o Lupercalia si festeggiavano alle Idi di febbraio, il 15; per i Romani ultimo mese dell’anno. Servivano a purificarsi prima dell’avvento dell’anno nuovo, propiziandone la fertilità. La cerimonia era legata alla famosa Lupa che allattò Romolo e Remo.
Ancora oggi si usa il detto :“Nella Festa della Candelora dall’inverno semo fora”.

Come spiegare la Candelora ai bambini del catechismo?

E’ il giorno in cui si benedicono le candele e i ceri nelle chiese, simbolo di Cristo e “luce per illuminare le genti“, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Dal punto di vista simbolico, questa celebrazione indica il passaggio dall’oscurità e dal buio alla luce alla rinascita e, dunque, a una nuova stagione che coincide con la primavera.

Presentazione del Signore 
Nel vangelo di Luca leggiamo: «Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore..» (Lc 2,22). La festa che celebriamo quest’oggi è dunque la “presentazione del Signore”, anche se la fede popolare la chiama da tempo “candelora”.

L’episodio è inoltre talmente importante da far parte dei misteri gioiosi del Rosario, preghiera che, come sappiamo, ha riassunto in passato i momenti cruciali della vita di Gesù, offrendoli alla meditazione della gente semplice, illetterata.

Perché dovremmo festeggiare il fatto che Gesù bambino viene presentato al tempio?
L’evangelista, anzitutto, mette insieme due cerimonie: la purificazione della madre, quaranta giorni dopo il parto, e la consacrazione del figlio primogenito, da offrire al Signore (o, più precisamente, da “riscattare” ad un prezzo, nel caso di Gesù, una coppia di tortore). Questa duplice motivazione è ben sottolineata dal cambio di nome che ha subito tale festività: se per lungo tempo la si è definita “Purificazione della SS. Vergine Maria”, la riforma liturgica del 1960 le ha restituito l’antico nome di “Presentazione del Signore”.

Ma quando nasce come vera e propria festa nella Chiesa?
La prima testimonianza ci parla del IV secolo, a Gerusalemme. In seguito l’imperatore Giustiniano decretò il 2 febbraio come giorno festivo in tutto l’impero d’Oriente, mentre Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo: papa Sergio I istituì la più antica processione penitenziale romana, che partiva dalla chiesa di S.Adriano al Foro, e si concludeva a S.Maria Maggiore.

Perché la gente continua tuttavia a chiamarla “candelora”?
Per via del rito della benedizione delle candele, durante la processione in chiesa, rito che risale intorno all’anno Mille e che si ispira alle parole di Simeone: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32).

Già, Simeone ed Anna, qual è il ruolo dei due anziani in questa scena?
Simeone, tenuto in vita dalla speranza di incontrare il Messia, corona il suo “sogno”: prende in braccio il piccolo e, sconvolto, proclama che a quel punto può morire in pace, alla sua vita non può chiedere di più!
Anna, da parte sua – una profetessa rimasta vedova giovanissima e non più risposatasi – è il prototipo delle vecchiette che si incontrano nelle Messe feriali, la cui fede viene talvolta giudicata con troppa superficialità: un esempio di fede semplice e robusta, sicuramente non dominata dalle mode del tempo, di cui spesso siamo schiavi un po’ tutti..

C’è qualcosa che accomuna i due anziani, oltre all’età? Cos’hanno visto di speciale in quel bambino? Cosa cercavano?
Entrambi hanno saputo cogliere l’essenziale. La legge ebraica esigeva la presenza di almeno due testimoni per instaurare una causa.. ecco che due testimoni, Simeone ed Anna, riconoscono l’inizio di un tempo nuovo. Grazie a loro due tutto ci è chiaro fin dall’inizio: Gesù è il Messia promesso da Dio e venuto ad illuminare tutti i popoli.

Peccato non avere più tra noi due personaggi così bravi ad indicarci la luce..
Nient’affatto! La Chiesa, oggi, celebra anche – e non a caso – la Giornata della vita consacrata: questo Vangelo «costituisce un’icona – dice papa Francesco – della donazione della propria vita da parte di coloro che, per un dono di Dio, assumono i tratti di Gesù vergine, povero e obbediente..». E aggiunge: «Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambiti di vita.. Ogni persona consacrata è un dono per il popolo di Dio in cammino».

Illuminati da tali guide, ringraziamo allora il Signore con le parole di San Sofronio: «Nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola.. le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo.. nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio».

2 Febbraio Festa della Giornata Mondiale della vita consacrata. In questo giorno, ricco di storia e di molteplici significati, che ricorre la Giornata mondiale della Vita Consacrata voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1997.

In questa occasione la Chiesa celebra il “sì” dei consacrati e delle consacrate alla chiamata di Dio. Nella “icona evangelica” della presentazione di Gesù, Simeone rende grazie a Dio perché finalmente può stringere tra le braccia il Messia atteso. Così in questa Giornata si vuole rendere grazie a Dio per la presenza della Vita Consacrata dentro la Chiesa che ricorda a tutti i battezzati la bellezza della vocazione cristiana che a ciascuno chiede di testimoniare nella vita la luce di Gesù e del Vangelo.

La Sacra Famiglia

La Sacra Famiglia

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Nella data odierna festeggiamo la festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La liturgia della Parola ci offre diversi spunti per riflettere su una delle realtà cardini per ciascuno di noi: la famiglia. Il Vangelo di Luca ci propone il momento nel quale Gesù, restando a Gerusalemme, rimane a parlare con i dottori del tempio che lo udivano «pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte».

Il primo dettaglio sul quale è bene soffermarsi è che i genitori di Gesù rispettavano le tradizioni legate alla loro fede in relazione alla festa di Pasqua. La Sacra Famiglia, quindi, ci insegna innanzitutto l’importanza dei genitori nell’introduzione alla pratica religiosa per i propri figli. Un aspetto che potrebbe sembrare scontato ma che è sempre più difficile si realizzi oggi, mentre viviamo un momento nel quale vi è la tentazione di demandare l’educazione alla fede ai catechisti, agli animatori o, nel migliore dei casi, ai nonni. Maria e Giuseppe ci mostrano l’importanza di non tirarsi indietro, di vivere la fede prima ancora che annunciarla, perché non vi è testimonianza credibile senza un reale coinvolgimento personale. La famiglia è quindi la piccola Chiesa domestica nella quale muoviamo i primi passi nella fede, nella quale scopriamo di avere un Padre che ci accomuna tutti nella figliolanza, nella quale si cammina assieme, sostenendosi ed educandosi a pregare uno per l’altro.

Nella Sacra Famiglia, come in ognuna delle nostre famiglie, trova spazio l’incomprensione: neppure Maria e Giuseppe riescono fin da subito a comprendere l’atteggiamento di Gesù, è necessario compiere un cammino, lasciarsi illuminare da Dio per riconoscere il Suo progetto e accoglierlo. Non è però l’incomprensione ad allontanare, quando ognuno conosce il proprio ruolo e lo rispetta. Volgiamo lo sguardo verso la seconda lettura di san Paolo che può illuminarci riguardo a questo aspetto: «Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino». C’è un’armonia che è possibile custodire all’interno della famiglia, se e solo se il modello d’amore che la abita e la orienta è l’Amore mostrato da Gesù per l’uomo: cioè la carità. Ogni tanto dovremmo rileggere con calma l’inizio di questo passo tratto dalla lettera ai Colossesi e verificare quanto il nostro essere si accorda ai sentimenti indicati da san Paolo e quanto si distanzia. Custodiamo questa check-list per scorgere i cambiamenti da attuare nella nostra vita, così da seguire i cartelli che, svolta dopo svolta, ci permettono di avvicinare il nostro stile a quello testimoniato da Gesù.

Chiediamo alla Sacra Famiglia di educarci all’amore rispettoso, alla cura disinteressata, all’ascolto gratuito, alla presenza costante, alla fede vissuta, perché non tutti saremo madri e padri, ma tutti rimarremo sempre figli, amati e desiderati dal Padre, riuniti tutti nell’unica famiglia che è la Chiesa.

Pietro Guzzetti

La festa della Sacra Famiglia fu introdotta nella liturgia cattolica solo localmente nel XVII secolo. Nel 1895 la data fissata per tale festa fu la terza domenica dopo l’Epifania, fu soltanto nel 1921 che grazie a papa Benedetto XV la celebrazione fu estesa a tutta la Chiesa. Giovanni XXIII modificò ulteriormente la data spostandola alla prima domenica dopo l’epifania. La riforma liturgica del Concilio Vaticano II infine la festa la Sacra Famiglia la prima domenica dopo Natale e quando il Natale cade di domenica, viene spostata al 30 dicembre.

Il suo significato è molto importante in quanto dopo aver visto la Sacra Famiglia dare alla luce e accudire il neonato Gesù a Nazareth, in questa festività la si può ammirare e ricordare nella vita di tutti i giorni, mentre vede crescere il Cristo. L’eccezionalità di tale famiglia risiede soprattutto nel fatto che i gesti quotidiani che in qualsiasi focolare domestico erano e sono ancora oggi svolti, coincidono allo stesso tempo con il pregare, amare, adorare il proprio Dio, comunicando con suo figlio incarnato in terra. Accudendo Gesù, lavandolo e giocando insieme a lui la Madonna e San Giuseppe mettevano in pratica i dovuti atti di culto, rappresentando il punto d’inizio per ogni famiglia cristiana, del tempo e odierna, che viveva ogni istante della giornata come un sacramento.

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

autore: Bartolomé Esteban Murillo anno: 1675-1682 titolo: Due Trinità luogo: National Gallery, Londra

La festa della Sacra Famiglia fu introdotta nella liturgia cattolica solo localmente nel XVII secolo. Nel 1895 la data fissata per tale festa fu la terza domenica dopo l’Epifania, fu soltanto nel 1921 che grazie a papa Benedetto XV la celebrazione fu estesa a tutta la Chiesa. Giovanni XXIII modificò ulteriormente la data spostandola alla prima domenica dopo l’epifania. La riforma liturgica del Concilio Vaticano II infine la festa la Sacra Famiglia la prima domenica dopo Natale e quando il Natale cade di domenica, viene spostata al 30 dicembre.

Il suo significato è molto importante in quanto dopo aver visto la Sacra Famiglia dare alla luce e accudire il neonato Gesù a Nazareth, in questa festività la si può ammirare e ricordare nella vita di tutti i giorni, mentre vede crescere il Cristo. L’eccezionalità di tale famiglia risiede soprattutto nel fatto che i gesti quotidiani che in qualsiasi focolare domestico erano e sono ancora oggi svolti, coincidono allo stesso tempo con il pregare, amare, adorare il proprio Dio, comunicando con suo figlio incarnato in terra. Accudendo Gesù, lavandolo e giocando insieme a lui la Madonna e San Giuseppe mettevano in pratica i dovuti atti di culto, rappresentando il punto d’inizio per ogni famiglia cristiana, del tempo e odierna, che viveva ogni istante della giornata come un sacramento.

La festa ha come obiettivo quello di conferire un esempio a tutte le famiglie cristiane, che avrebbero potuto guardare con orgoglio al nucleo familiare che fu di Cristo il quale, nonostante le particolari condizioni note, era caratterizzato da tutte le normali problematiche che chiunque si trova ad affrontare. Maria seguì lo sposalizio con Giuseppe, seguendo la legge ebraica, ma soprattutto il grande piano del suo Dio, conservando però la propria verginità. In seguito alla Visitazione a Sant’Elisabetta iniziò a sentire i chiari segni di una gravidanza, giungendo infine a dare alla luce il Figlio del Signore. Prima dell’età adulta raggiunta da Gesù, la Madonna viene citata in alcuni Vangeli per un episodio accaduto durante l’adolescenza di Cristo (al tempo dodicenne), che si intrattenne al tempio con i dottori, mentre i suoi genitori penavano ormai da tre giorni nel cercarlo senza sosta.

Papa Francesco sul Natale

Papa Francesco sul Natale

Le più belle frasi

Il Natale si avvicina. Ognuno si prepara a suo modo per questa festa importante e preziosa per ogni cristiano. Scopriamo le più belle frasi di Papa Francesco dedicate al Natale e ispiriamoci ad esse.

Perché abbiamo voluto raccogliere le più belle frasi di Papa Francesco in vista del Natale? Come ogni anno l’atmosfera natalizia inizia a farsi sentire molto prima dell’arrivo delle Feste. Soprattutto per i credenti, è importante cominciare presto a rivolgere la mente e il cuore a questa celebrazione che ci ricorda la nascita di Gesù Cristo, e con essa il rinnovarsi dell’Alleanza tra Cielo e Terra. Il tempo dell’Avvento serve proprio a questo, a prepararsi al Natale. La prima domenica di Avvento (quest’anno cade il 1 dicembre) coincide con l’inizio del nuovo Anno liturgico, e ad essa ne seguono altre quattro, caratterizzate da celebrazioni e preghiere particolari.

L’Avvento è un tempo di attesa della venuta di Dio, di conversione, perché con il rinnovarsi della nascita di Gesù il Regno dei Cieli è più vicino, e di speranza nella salvezza eterna promessa.

Dio dunque viene verso di noi, e a noi sta andare verso di lui, con un cammino spirituale fatto di preghiera, misericordia e predisposizione verso il prossimo.

Papa Francesco ci invita a ricordare proprio questo, ricordando l’importanza dell’impegno personale in preparazione al Natale e alla necessità della misericordia per testimoniare questo impegno.

Per il Santo Pontefice pochi momenti dell’anno liturgico sono significativi per un cristiano come il Natale. Esso rappresenta un’occasione di avvicinamento e incontro con Dio, e come tale va vissuto con gioia, ma anche consapevolezza.

Ogni anno, il Papa pronuncia una speciale omelia durante la Messa della Notte di Natale. Il tema cambia di anno in anno, e il Pontefice si sofferma sulla solidarietà verso i meno fortunati, sulla speranza, sull’accoglienza a chi viene da lontano, ma lo spirito generale resta quello di rimarcare la gioia che la venuta di Gesù Bambino rappresenta per tutti noi.

Da tutti questi discorsi sono state estrapolate delle frasi, che sono divenute veri e proprio slogan d’amore e speranza. Abbiamo voluto raccoglierne alcuni, per voi e perché possiate riportarli ai vostri parenti e amici, magari come auguri di Natale, o solo per prepararsi insieme all’atmosfera di questa festa preziosa e unica.

Sulla nascita o sacrificio di Gesù

Abbiamo voluto suddividere le più belle frasi di Papa Francesco sul Natale in diversi gruppi. Il protagonista delle affermazioni del Pontefice è molto spesso GesùBambino santo che nasce in questa notte magica per riportare la speranza a tutti gli uomini, Salvatore che raccoglie i peccati del mondo per liberare l’umanità, Dio che dona se stesso per la nostra salvezza eterna.

Il Papa ci invita a camminare verso Dio, mentre Lui avanza verso di noi, in modo che l’attesa del Natale non sia solo un restare fermi passivamente aspettando di essere salvati, ma un vero cammino di fede e di impegno personale. Non basta poi assistere al Natale, ma bisogna entrarvi, divenirne parte integrante, comprendendo il vero significato, che può insegnarci a essere uomini migliori e a rendere migliore in nostro mondo. Il Papa condanna la guerra, l’egoismo, perfino l’eccessiva mondanità, che rischia di farci perdere di vista ciò che davvero conta in questo periodo dell’anno e in ogni giorno. Rivendica anche l’importanza dell’umiltà: Maria e Giuseppe erano persone umili, e così lo erano i pastori che per primi adorarono e riconobbero Gesù. La Natività diventa in questo senso l’emblema di una riconoscimento nato dall’amore di persone semplici, e proprio per questo più disposte ad amare e credere, ma anche un invito a permette a Gesù di rinascere dentro di noi, per renderci strumenti di misericordia e veicoli del suo amore.

Ecco le più belle frasi di Papa Francesco sulla venuta di Gesù e sul suo sacrificio:

In Gesù, assaporeremo lo spirito vero del Natale: la bellezza di essere amati da Dio.

A Natale Dio ci dona tutto Sé stesso donando il suo Figlio, l’Unico, che è tutta la sua gioia.

l mondo ha bisogno di tenerezzabontà e mansuetudine.

Il Natale è la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi.

Avviciniamoci a Dio che si fa vicino, fermiamoci a guardare il presepe, immaginiamo la nascita di Gesù: la luce e la pace, la somma povertà e il rifiuto. Entriamo nel vero Natale con i pastori, portiamo a Gesù quello che siamo, le nostre emarginazioni, le nostre ferite non guarite, i nostri peccati.

Che lo Spirito Santo illumini oggi i nostri cuori, perché possiamo riconoscere nel Bambino Gesù, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, la salvezza donata da Dio a ognuno di noi, a ogni uomo e a tutti i popoli della terra.

Come i pastori, accorsi per primi alla grotta, restiamo stupiti davanti al segno che Dio ci ha dato: «Un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). In silenzio, ci inginocchiamo, e adoriamo.

Con la nascita di Gesù è nata una promessa nuova, è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato.

Dove nasce Dio, nasce la speranza: Lui porta la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c’è più posto per l’odio e per la guerra.

Il dono prezioso del Natale è la pace, e Cristo è la nostra vera pace. E Cristo bussa ai nostri cuori per donarci la pace, la pace dell’anima. Apriamo le porte a Cristo!

Liberiamo il Natale dalla mondanità che l’ha preso in ostaggio! Lo spirito vero del Natale è la bellezza di essere amati da Dio.

Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi, in mezzo ai nostri limiti e ai nostri peccati, per donarci l’amore della Santissima Trinità. E come uomo ci ha mostrato la «via» dell’amore, cioè il servizio, fatto con umiltà, fino a dare la vita.

Guardando il Bambino nel presepe, Bambino di pace, pensiamo ai bambini che sono le vittime più fragili delle guerre, ma pensiamo anche agli anziani, alle donne maltrattate, ai malati… Le guerre spezzano e feriscono tante vite!

Il Divino Bambino, Re della pace, faccia tacere le armi e sorgere un’alba nuova di fraternità, benedicendo gli sforzi di quanti si adoperano per favorire percorsi di riconciliazione a livello politico e sociale.

Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, è nato per noi. È nato a Betlemme da una vergine, realizzando le antiche profezie. La vergine si chiama Maria, il suo sposo Giuseppe. Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono. Così lo Spirito Santo ha illuminato i pastori di Betlemme, che sono accorsi alla grotta e hanno adorato il Bambino.

Gesù viene a nascere ancora nella vita di ciascuno di noi e, attraverso di noi, continua ad essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi.

In questo Bambino, Dio ci invita a farci carico della speranza. Ci invita a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione che nasce dal trovare tante porte chiuse. In questo Bambino, Dio ci rende protagonisti della sua ospitalità.

Sull’amore di una madre

Papa Francesco dimostra da sempre grande considerazione per le donne e le madri, per la loro volontà, per il loro coraggio, per il loro amore. Quale occasione migliore del Natale per rivendicare la purezza e la forza di questo amore? Il Papa cita spesso Maria Vergine, madre di Gesù, che da sempre si pone come ‘ambasciatrice’ tra Terra e Cielo, proprio in virtù di quel legame indissolubile e speciale che la unisce a Dio attraverso Suo Figlio. Maria che ha donato se stessa solo per amore, per fede, che ha creduto e atteso, e sofferto in nome di un bene ineffabile. Ecco allora che Maria diventa un tramite, ma anche e soprattutto un modello cristiano di donna e madre, una fonte di ispirazione inestimabile a cui guardare. Il Papa ricorda anche sempre come la Chiesa sia madre amorevole e attenta per tutti i suoi fedeli.

Nel mistero del Natale, accanto a Maria c’è la silenziosa presenza di san Giuseppe, come viene raffigurata in ogni presepe. L’esempio di Maria e di Giuseppe è per tutti noi un invito ad accogliere con totale apertura d’animo Gesù, che per amore si è fatto nostro fratello. Egli viene a portare al mondo il dono della pace.

Ci affidiamo all’intercessione della nostra Madre e di san Giuseppe, per vivere un Natale veramente cristiano, liberi da ogni mondanità, pronti ad accogliere il Salvatore, il Dio-con-noi.

Una mamma genera alla vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Così è la Chiesa: ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. 

Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito» (Lc 2,7). Maria ci ha dato la Luce. Tutto, in quella notte, diventava fonte di speranza.

Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere.

La Vergine Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo. Affidiamo a Lei l’attesa di salvezza e di pace di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. “La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia.

La Vergine Maria è il modello della donna secondo il Vangelo e secondo il cuore di Dio, di cui la Chiesa e le nostre società hanno bisogno. Ella sia per voi sorgente di incoraggiamento e di ispirazione.

Per crescere nella tenerezza, nella carità rispettosa e delicata, noi abbiamo un modello cristiano a cui dirigere con sicurezza lo sguardo. È la Madre di Gesù e Madre nostra, attenta alla voce di Dio e ai bisogni e difficoltà dei suoi figli.

La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa è come Maria: la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ONG, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo.