Beata Vergine Rosario

Beata Vergine Rosario

“Beata Vergine Rosario: la preghiera che illumina il cammino della fede.”

INTRODUZIONE
La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il titolo “Beata Vergine del Rosario” si riferisce specificamente alla devozione al Rosario, una preghiera che commemora i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa devozione è stata promossa in particolare dall’Ordine domenicano, che ha attribuito alla Vergine Maria la vittoria nella battaglia di Lepanto nel 1571. La Beata Vergine del Rosario è considerata una protettrice e un’intercessora potente per i fedeli che si rivolgono a lei con fede e devozione.

La storia del Rosario e la sua importanza nella devozione mariana

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che ha una lunga storia e una profonda importanza nella devozione mariana. Questa preghiera è centrata sulla meditazione dei misteri della vita di Gesù e della Beata Vergine Maria, e viene recitata utilizzando una serie di grani o perle che rappresentano le Ave Maria e i Padre Nostro.

La storia del Rosario risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera come un’arma spirituale contro l’eresia e come mezzo per la conversione dei peccatori. San Domenico obbedì alla richiesta della Madonna e iniziò a predicare il Rosario in tutta Europa.

Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici. Papa Pio V, nel 1571, attribuì la vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto alla recita del Rosario da parte dei fedeli. Questa vittoria fu considerata un segno della potenza e dell’intercessione della Vergine Maria, e il Papa istituì la festa di Nostra Signora della Vittoria, che in seguito fu rinominata Nostra Signora del Rosario.

Nel corso dei secoli successivi, il Rosario continuò a diffondersi e ad essere amato dai fedeli cattolici. Papa Giovanni Paolo II, nel suo pontificato, ha sottolineato l’importanza del Rosario come preghiera per la pace e per la famiglia. Ha anche introdotto i misteri luminosi, che si concentrano sulla vita pubblica di Gesù, per arricchire la meditazione durante la recita del Rosario.

La devozione al Rosario è profondamente radicata nella spiritualità cattolica. Questa preghiera offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. Attraverso la recita del Rosario, i fedeli possono riflettere sui misteri della fede e sperimentare la presenza di Dio nella loro vita.

Il Rosario è anche una preghiera che unisce i fedeli in comunione. Quando i cattolici recitano il Rosario insieme, si crea un senso di unità e di preghiera comune. Questa preghiera può essere recitata in famiglia, in parrocchia o in gruppi di preghiera, creando un legame spirituale tra i partecipanti.

La recita del Rosario può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana. Può essere un’occasione per staccarsi dal trambusto del mondo e per concentrarsi sulla presenza di Dio. Molti fedeli trovano conforto e consolazione nella recita del Rosario, e lo considerano un modo per trovare pace interiore e forza spirituale.

In conclusione, il Rosario è una preghiera amata e importante nella tradizione cattolica. La sua storia risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera. Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici, ed è considerato un mezzo per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. La recita del Rosario offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. È una preghiera che unisce i fedeli in comunione e può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana.

Come pregare il Rosario correttamente e i suoi benefici spirituali

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che si rivolge alla Beata Vergine Maria. Questa preghiera ha una lunga storia e una profonda spiritualità, ed è considerata un potente strumento per la meditazione e la contemplazione dei misteri della vita di Gesù.

Pregare il Rosario correttamente richiede una certa pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Iniziamo con il segno della croce e la recita del Credo. Questo ci aiuta a concentrarci e ad aprire il nostro cuore alla presenza di Dio. Poi recitiamo un Padre Nostro, tre Ave Maria e un Gloria al Padre. Questa sequenza viene ripetuta cinque volte, corrispondendo ai cinque misteri del Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi e luminosi.

I misteri gaudiosi ci invitano a meditare sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio. Questi misteri ci ricordano la gioia che possiamo trovare nella presenza di Dio nella nostra vita quotidiana.

I misteri dolorosi ci portano a riflettere sulla sofferenza di Gesù durante la sua passione e morte. Questi misteri ci invitano a unirci spiritualmente a Gesù nel suo dolore e a contemplare il suo amore infinito per noi. Ci ricordano anche che la sofferenza può avere un significato più profondo e può portarci più vicini a Dio.

I misteri gloriosi ci conducono alla risurrezione di Gesù e alla sua gloria. Questi misteri ci ricordano che la morte non ha l’ultima parola e che la speranza e la gioia possono sorgere anche dalle situazioni più difficili. Ci invitano a confidare nella promessa di Dio di una vita eterna con lui.

I misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002 e si concentrano sulla vita pubblica di Gesù. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla sua predicazione, i suoi miracoli e l’istituzione dell’Eucaristia. Ci aiutano a comprendere meglio il significato della nostra fede e ci incoraggiano a vivere in modo più autentico il Vangelo.

Pregare il Rosario regolarmente può portare molti benefici spirituali. Innanzitutto, ci aiuta a concentrarci e a trovare un momento di pace e silenzio interiore. La ripetizione delle preghiere ci aiuta a entrare in uno stato di meditazione e a lasciarci guidare dalla presenza di Dio.

Inoltre, il Rosario ci aiuta a riflettere sui misteri della vita di Gesù e a imparare da lui. Ci invita a contemplare il suo amore, la sua misericordia e la sua saggezza. Ci aiuta anche a riflettere sulla nostra vita e a chiedere a Dio di guidarci nel nostro cammino spirituale.

Infine, pregare il Rosario ci unisce alla comunità dei fedeli in tutto il mondo che pregano questa antica preghiera. Ci collega alla tradizione della Chiesa e ci ricorda che non siamo soli nella nostra fede.

In conclusione, pregare il Rosario correttamente richiede pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Questa preghiera ci invita a meditare e contemplare i misteri della vita di Gesù e ci porta molti benefici spirituali. Ci aiuta a trovare pace e silenzio interiore, a imparare da Gesù e a unirci alla comunità dei fedeli in tutto il mondo. Quindi, se stai cercando un modo per approfondire la tua vita spirituale, il Rosario potrebbe essere un’ottima scelta.

Le apparizioni mariane legate al Rosario e i messaggi della Beata Vergine Maria

La devozione al Rosario è una pratica molto diffusa nella Chiesa cattolica, e molte sono le apparizioni mariane che sono state legate a questa preghiera. Tra queste, una delle più famose è l’apparizione della Beata Vergine Maria a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo, nel 1917.

Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto ai pastorelli di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Ha anche rivelato loro tre segreti, di cui il terzo è stato reso pubblico solo nel 2000. Questo segreto riguardava la persecuzione della Chiesa e il tentativo di assassinio del Papa.

Ma Fatima non è l’unica apparizione mariana legata al Rosario. Ci sono molte altre apparizioni in tutto il mondo in cui la Madonna ha incoraggiato la preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione.

Ad esempio, a Lourdes, in Francia, la Beata Vergine Maria è apparsa a una giovane ragazza di nome Bernadette Soubirous nel 1858. Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto a Bernadette di pregare il Rosario e di fare penitenza per i peccatori. Ha anche rivelato a Bernadette di bere da una sorgente che avrebbe avuto proprietà curative. Questa sorgente è diventata famosa per le sue presunte proprietà miracolose e migliaia di pellegrini visitano Lourdes ogni anno per cercare guarigione e conforto spirituale.

Un’altra apparizione mariana legata al Rosario è avvenuta a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina, nel 1981. La Madonna è apparsa a sei giovani e ha chiesto loro di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Queste apparizioni sono ancora in corso e attirano migliaia di pellegrini ogni anno.

I messaggi della Beata Vergine Maria durante queste apparizioni sono spesso incentrati sulla preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La Madonna incoraggia i fedeli a pregare il Rosario quotidianamente e a meditare sui misteri della vita di Gesù e di Maria.

La preghiera del Rosario è una pratica molto antica nella Chiesa cattolica. Si basa sulla recita di una serie di preghiere, tra cui il Padre Nostro e l’Ave Maria, mentre si meditano i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questi misteri includono la nascita di Gesù, la sua morte in croce e la sua risurrezione.

La preghiera del Rosario è considerata una preghiera potente perché unisce la preghiera vocale con la meditazione sui misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa combinazione di preghiera e meditazione aiuta i fedeli a concentrarsi sulla presenza di Dio nelle loro vite e a chiedere la sua grazia e protezione.

In conclusione, le apparizioni mariane legate al Rosario sono un segno dell’amore e della misericordia di Dio per l’umanità. La Beata Vergine Maria ci invita a pregare il Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La preghiera del Rosario ci aiuta a concentrarci sulla presenza di Dio nelle nostre vite e a chiedere la sua grazia e protezione. Quindi, prendiamo l’esempio dei pastorelli di Fatima, di Bernadette a Lourdes e dei giovani a Medjugorje e dedichiamo del tempo ogni giorno per pregare il Rosario.

Il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come meditarli durante la preghiera

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che coinvolge la recitazione di una serie di Ave Maria e Padre Nostro. Ma cosa rende il Rosario così speciale? Qual è il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come possiamo meditarli durante la preghiera? Scopriamolo insieme.

I Misteri del Rosario sono divisi in quattro gruppi: i Misteri gaudiosi, i Misteri dolorosi, i Misteri gloriosi e i Misteri luminosi. Ogni gruppo rappresenta un momento significativo nella vita di Gesù e di Maria. I Misteri gaudiosi ci invitano a riflettere sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio.

I Misteri dolorosi ci portano a meditare sulla sofferenza di Gesù durante la sua Passione. Questi misteri includono l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, la flagellazione, la coronazione di spine, la via crucis e la crocifissione. Meditando su questi misteri, possiamo riflettere sul grande amore di Gesù per noi e sulla sua volontà di sacrificarsi per la nostra salvezza.

I Misteri gloriosi ci conducono alla gioia della Risurrezione di Gesù e dell’Ascensione al cielo. Questi misteri includono la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione, la discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione di Maria al cielo e l’incoronazione di Maria come Regina del cielo e della terra. Meditando su questi misteri, possiamo rallegrarci per la vittoria di Gesù sulla morte e sulla promessa della vita eterna.

Infine, i Misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla vita pubblica di Gesù, compresi il suo battesimo nel fiume Giordano, il suo primo miracolo alle nozze di Cana, l’annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione e l’Istituzione dell’Eucaristia. Meditando su questi misteri, possiamo approfondire la nostra comprensione del ministero di Gesù e della sua presenza reale nell’Eucaristia.

Durante la preghiera del Rosario, è importante non limitarsi a recitare le preghiere meccanicamente, ma cercare di meditare sui Misteri. Ci sono diverse tecniche che possono aiutarci in questo processo. Ad esempio, possiamo immaginare le scene dei Misteri nella nostra mente, cercando di visualizzare i dettagli e di immergerci nella storia. Possiamo anche riflettere sul significato spirituale di ogni Mistero e su come possiamo applicarlo alle nostre vite.

Le frasi di transizione sono un ottimo modo per guidare il lettore attraverso l’articolo. Ad esempio, possiamo utilizzare espressioni come “inoltre”, “in aggiunta a ciò”, “inoltre”, “in conclusione” per collegare le diverse sezioni dell’articolo. Questo aiuta a mantenere il flusso del testo e a rendere l’articolo più coerente.

In conclusione, i Misteri del Rosario hanno un significato simbolico profondo e meditarli durante la preghiera può arricchire la nostra esperienza spirituale. Ogni gruppo di Misteri ci invita a riflettere su un aspetto diverso della vita di Gesù e di Maria, e ci offre l’opportunità di approfondire la nostra fede e la nostra relazione con Dio. Quindi, la prossima volta che pregherai il Rosario, prenditi il tempo per meditare sui Misteri e lascia che la loro bellezza e profondità ti guidino nella preghiera.

Conclusione

La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il Rosario è una preghiera che si recita meditando sui misteri della vita di Gesù e della Vergine Maria. La devozione al Rosario è diffusa in tutto il mondo e molti credenti trovano conforto e ispirazione attraverso questa pratica spirituale. La Beata Vergine del Rosario è considerata un modello di fede e di devozione per i fedeli cattolici.

La Madonna del Rosario è festeggiata il 7 ottobre. Nata dal ricordo di una vittoria militare cristiana, questa festa divenne un momento fondamentale nel culto della Vergine e nella pratica del Rosario

Ottobre è il mese del Rosario, ed è impossibile parlarne senza soffermarci sulla figura della Madonna, che di questa devozione molto amata è simbolo e ispiratrice. Infatti fu lei stessa a consegnare nel 1208 il primo Rosario a San Domenico da Guzman, padre fondatore dei frati domenicani, indicandolo come l’arma più efficace contro le eresie e come strumento di fede e conversione non violenta. La Madonna del Rosario è diventata nel tempo una delle raffigurazioni più ricorrenti di Maria Vergine, soprattutto dopo la Controriforma. L’apparizione a San Domenico ha dato anche origine al culto della Madonna del Rosario, ricordata dalla Chiesa il 7 ottobre, giorno in cui, nel 1571, ebbe luogo la Battaglia di Lepanto, in cui la flotta della Lega Santa sconfisse quella dell’Impero ottomano.

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Anche l’iconografia della Beata Vergine Maria del Rosario è inconfondibile: ammantata da una luminosa veste azzurra, con una corona del Rosario tra le mani, spesso con il Bambino tra le braccia, Maria è affiancata da San Domenico di Guzman e Santa Caterina da Siena.

Uno dei principali centri del culto della Madonna del Rosario è il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, dove ogni anno milioni di devoti da ogni parte del mondo si recano in pellegrinaggio per pregare la Madonna e invocare il suo intervento per una grazia. La prima pietra del Santuario venne posta l’8 maggio del 1876, e in quell’occasione viene recitata la supplica scritta da Bartolo Longo come atto d’amore e devozione per la Madonna del Rosario di Pompei. La stessa supplica viene recitata anche il 7 ottobre, giorno della festa della Madonna del Rosario.

La Madonna di Pompei

Il beato Bartolo Longo non fu solo l’autore della supplica alla Madonna di Pompei, ma anche un grande propagatore della devozione del Rosario. Pugliese di origine, visse nella seconda metà dell’800 e per molto tempo lavorò come avvocato, portando avanti idee anticlericali e la passione per lo spiritismo. Solo in un secondo tempo abbracciò la fede e aderì al Terzo Ordine di San Domenico. Sposò la contessa Marianna Farnararo De Fusco, ricchissima vedova della quale era divenuto amministratore dei beni e precettore per i figli. Mentre esplorava dei possedimenti che la moglie aveva presso Pompei udì una voce misteriosa che gli intimava di diffondere il Rosario, per ottenere la Salvezza. Ispirato da quella voce, Longo iniziò a predicare la devozione al Santo Rosario della Madonna di Pompei. Fu sempre lui a recuperare il quadro della Madonna del Rosario di Luca Giordano, che gli venne donato da suor Maria Concetta de Litala e al quale vennero attribuiti molti miracoli e un grande potere taumaturgico. Questo gli permise di raccogliere il denaro necessario per erigere il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Ben tre papi moderni si sono recati al Santuario di Pompei: Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Le reliquie del Beato Carlo Acutis

Le reliquie del Beato Carlo Acutis

Le reliquie del Beato Carlo Acutis esposte in maniera permanente nella chiesa della Madonna del Fuoco.

Il giovane, nato nel 1991, è morto nel 2006 per una leucemia fulminante ed è diventato Beato nel 2020. La reliquia è già stata donata alla parrocchia

La storia di Carlo Acutis, morto nel 2006 di leucemia è il primo millenial proclamato beato

Dal 12 luglio, al termine della messa presieduta alle 18.30 dall’arcivescovo di Pescara-Penne Tommaso Valentinetti, una reliquia dei capelli del Beato Carlo Acutis verrà esposta in maniera permanente nella chiesa della Madonna del Fuoco, in via Stradonetto.

Lo riporta LaPorzione.it, spiegando che l’iniziativa è stata promossa dal parroco don Carmine Di Marco: «La nostra è una comunità dove c’è una bella e intesa attività giovanile – spiega – Vedendo anche un po’ di giovani in difficoltà per un fatto che era accaduto in parrocchia e andando a fare un pellegrinaggio ad Assisi, ho visto lo stupore di tanti giovani di fronte alla tomba del Beato Carlo Acutis. Contemporaneamente stava nascendo un gruppo di adorazione eucaristica e allora ho fatto la richiesta per poter avere una reliquia, così da poter creare un angolo di preghiera per i giovani».

Carlo Acutis, nato nel 1991, è morto nel 2006 per una leucemia fulminante ed è diventato Beato nel 2020. La reliquia è stata già donata alla parrocchia della Madonna del fuoco che la esporrà, in un reliquiario, alla venerazione di tutti i fedeli: «L’auspicio – osserva don Carmine – è che questo possa essere un modo per incontrarsi e, attraverso questo giovane, incontrarsi veramente con Dio potendo trasmettere lo stesso amore che il Beato Carlo Acutis aveva per l’Eucaristia. Che possa attirare tante persone ed essere soprattutto un punto di riferimento per i giovani».


Carlo Acutis
 nacque a Londra (Gran Bretagna) il 3 maggio 1991, da genitori italiani, Carlo e Antonia Salzano, che si trovavano nella City per motivi di lavoro. Venne battezzato il 18 maggio nella chiesa di “Our Lady of Dolours” a Londra. Nel settembre 1991, la famiglia rientrò a Milano. All’età di quattro anni, i genitori lo iscrissero alla scuola materna, che frequentò con grande entusiasmo. Giunto il momento della scuola obbligatoria, venne iscritto all’istituto San Carlo di Milano, una scuola privata molto conosciuta. Dopo tre mesi, venne trasferito alle scuole elementari presso l’istituto Tommaseo delle Suore Marcelline, perché era più vicino alla sua abitazione. Il 16 giugno 1998, ricevette la prima Comunione, in anticipo rispetto all’età consueta, grazie a uno speciale permesso del direttore spirituale, don Ilio Carrai, e dell’Arcivescovo Pasquale Macchi. La celebrazione avvenne nel Monastero delle monache di clausura delle Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus a Bemaga di Perego (Lecco). Il Sacramento della Cresima, il 24 maggio 2003, gli venne amministrato nella chiesa di Santa Maria Segreta, da Monsignor Luigi Testore, già segretario del Cardinale Carlo Maria Martini e Parroco di San Marco in Milano.

A quattordici anni, passò al Liceo classico presso l’istituto Leone XIII di Milano, diretto dai Padri Gesuiti, dove sviluppò pienamente la sua personalità. Con uno studente di ingegneria informatica iniziò a curare e a occuparsi del sito internet della parrocchia milanese di Santa Maria Segreta. Nonostante gli studi fossero particolarmente impegnativi, decise spontaneamente di dedicare parte del suo tempo anche alla preparazione dei bambini per la Cresima, insegnando il Catechismo nella Parrocchia di Santa Maria Segreta. Quello stesso anno progettò il nuovo sito internet per il volontariato dell’istituto Leone XIII e promosse e coordinò la realizzazione degli spot sempre per il volontariato di molte classi nell’ambito di un concorso nazionale. Trascorse tutta l’estate del 2006 a ideare il sito per questo progetto. Organizzò anche il sito internet della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum.

Una delle particolarità di Carlo era di amar trascorrere la maggior parte delle sue vacanze ad Assisi in una casa di famiglia. Qui oltre a divertirsi con gli amici, imparò a conoscere San Francesco. Da lui apprese il rispetto per il creato e la dedizione ai più poveri. Infatti, l’esempio del Serafico e di Sant’Antonio di Padova nel compiere gesti di carità nei confronti dei poveri furono per Carlo un invito a fare altrettanto. Si impegnò così in una gara di carità a favore dei bisognosi, dei senzatetto, degli extracomunitari, che aiutava anche con i soldi risparmiati dalla sua paghetta settimanale.

Vista la grande devozione che Carlo nutriva per la Madonna, recitava quotidianamente il Rosario. Si consacrò più volte a Maria per rinnovarle il proprio affetto e per impetrare il suo sostegno. Progettò anche uno schema del Rosario che poi riprodusse con il suo computer. Dobbiamo riconoscere che nella vita spirituale di Carlo furono sempre presenti i Novissimi. Questa sua forte consapevolezza della realtà della vita eterna fu causa di ostacoli da parte di alcuni suoi amici.

Nell’ottobre 2006 si ammalò di leucemia di tipo M3 considerata la forma più aggressiva, in un primo tempo scambiata per influenza. In un primo momento, venne ricoverato alla Clinica De Marchi di Milano, poi visto l’aggravarsi della situazione, fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza, dove c’è un centro specializzato per il tipo di leucemia che lo aveva colpito. Pochi giorni prima del ricovero, offrì la sua vita al Signore per il Papa, per la Chiesa, per andare dritto in Paradiso.

In quell’ospedale, un sacerdote gli amministrò il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Alcune tra le infermiere ed i medici che hanno seguito Carlo in quei momenti, lo ricordano con grande affetto ed edificazione. La morte cerebrale avvenne l’11 ottobre 2006, il suo cuore smise di battere alle ore 6:45 del 12 ottobre. La notizia della sua morte si diffuse subito grazie ai suoi compagni di classe. Riportata la salma a casa, fu un continuo afflusso di persone che andarono a dargli l’ultimo saluto. I funerali vennero celebrati nella chiesa di Santa Maria Segreta, il 14 ottobre 2006. La salma di Carlo venne sepolta nella tomba di famiglia a Ternengo (Biella), poi nel febbraio 2007 i suoi resti mortali vennero traslati nel cimitero comunale di Assisi per soddisfare il suo desiderio di rimanere nella città di San Francesco. Dalla morte, la sua fama di santità e di segni non ha fatto altro che aumentare in ogni Continente.

Il 5-6 aprile 2019 i resti mortali di Carlo sono stati traslati nel Santuario della Spogliazione, chiesa di Santa Maria Maggiore, di Assisi.

Inchiesta Diocesana

L’Inchiesta Diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Milano (Italia), dal 12 ottobre 2013 al 24 novembre 2016, in sessantacinque Sessioni, durante le quali furono raccolte le prove documentali e vennero escussi cinquantasette testi, di cui sei ex officio.

La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 26 maggio 2017.

Congresso Peculiare dei Consultori Teologi

Si svolse il 17 aprile 2018, presieduto dal Promotore della Fede, con la partecipazione dei Consultori prescritti, i quali sottolinearono che la breve esistenza terrena di Carloo fu lineare, trasparente, aperta a Dio e al prossimo. Lasciatosi plasmare dalla Grazia, divenne un esempio luminoso della gioia che si irradia dall’incontro con Gesù. Questa familiarità sta alla base del suo cammino di perfezione ed è fondamentale per comprendere la sua spiritualità, centrata sull’Eucaristia e sulla devozione alla Vergine Maria.

Per i Teologi risulta evidente l’ardore con il quale egli praticò le virtù e l’impegno con cui invitava gli altri, a cominciare dai familiari, a fare altrettanto. Durante la breve malattia si registrò il culmine del suo percorso spirituale. La sua compostezza, l’inalterata serenità nonostante le sofferenze, colpirono profondamente chi ebbe modo di stargli accanto.

Al termine del dibattito, i Consultori si espressero unanimemente con voto affermativo a favore del grado eroico delle virtù, della fama di santità e di Carlo.

Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi

Si riunì il 3 luglio 2018. L’Ecc.mo Ponente, dopo avere tratteggiato la storia della Causa e la figura di Carlo, ne sottolineò l’ardore con il quale, giovane di età ma maturo nelle vie del Signore, praticò tutte le virtù, impegnandosi anche a esortare i suoi compagni a fare altrettanto. Fu un innamorato di Dio e, in particolare, dell’Eucaristia, che definiva autostrada per il cielo. Coltivò un amore filiale per la Vergine Maria e considerava il Rosario un appuntamento importante della giornata. Testimoniò il Signore Gesù a molti che l’hanno avvicinato e conosciuto.

Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che aveva concluso constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa

In vista della beatificazione

In vista della sua beatificazione, la Postulazione ha presentato la presunta guarigione miracolosa di un bambino. L’evento accadde il 12 ottobre 2013 a Campo Grande, in Brasile. Il piccolo, sin dalla nascita, avvenuta nel 2010, soffriva di importanti disturbi all’apparato digerente. Nel 2012 un esame clinico evidenziò una rara anomalia anatomica congenita del pancreas. A causa di questa patologia, la vita del bambino era caratterizzata da scarsa crescita e difficoltà nell’alimentazione. Più volte fu ricoverato per disidratazione e per processi infiammatori. Solo un intervento chirurgico avrebbe potuto eliminare il problema.

L’intervento però non fu mai effettuato, poiché nel 2013, dopo che il piccolo infermo ebbe toccato una reliquia di Carlo Acutis, si registrò un sorprendente viraggio e la ripresa della normale crescita staturo-ponderale. Esami clinici, eseguiti negli anni successivi, rilevarono che il pancreas non presentava più il problema anatomico iniziale, senza che fosse stato praticato alcun intervento chirurgico, come sarebbe stato necessario per eliminare i disturbi funzionali. L’iniziativa dell’invocazione era stata presa dal parroco di S. Sebastiano in Campo Grande e dai genitori del bambino. In occasione dell’anniversario della morte di Carlo, il parroco aveva organizzato la celebrazione di una Messa. Intanto, la mamma dell’infermo aveva iniziato una novena per chiedere la guarigione del figlio. Oltre ai familiari, molti conoscenti e parrocchiani si unirono alle invocazioni rivolte a Carlo. La preghiera fu antecedente, corale, univoca, fatta in un contesto di fede che ha visto coinvolta un’intera comunità parrocchiale. La guarigione del bambino avvenne durante la Santa Messa, subito dopo il bacio della reliquia.

Appare evidente la concomitanza cronologica e il nesso tra l’invocazione a Carlo e la guarigione del fanciullo, che in seguito ha goduto di buona salute ed è stato in grado di gestire una normale vita relazionale.

https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html

Santa Monica

Santa Monica

La vita di Santa Monica, madre di Sant’Agostino

LA CONOSCI? 27 Agosto 2019 - Breve storia su Santa Monica, Madre di Sant'Agostino

“S. Monica: l’amore materno che ispira la fede di Sant’Agostino.”

Introduzione

Santa Monica è stata una figura importante nella storia del cristianesimo, particolarmente nota per essere la madre di Sant’Agostino d’Ippona. Nata nel 331 d.C. a Tagaste, in Nord Africa, Santa Monica è venerata come una santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. La sua vita è stata caratterizzata da una profonda fede e da una dedizione alla preghiera, nonostante le difficoltà che ha affrontato nella sua famiglia. Santa Monica è considerata un esempio di perseveranza e di amore materno, ed è spesso invocata come patrona delle madri e delle donne che pregano per i loro figli.

S. Monica madre s agostino
Santa Monica è conosciuta principalmente come la madre di Sant’Agostino, uno dei più importanti teologi e filosofi della Chiesa cattolica. La sua vita è stata caratterizzata da una profonda devozione religiosa e da una determinazione incrollabile nel perseguire la salvezza del figlio.

Nata nel 331 d.C. a Tagaste, in Nord Africa, Monica crebbe in una famiglia cristiana. Fin da giovane, dimostrò una grande pietà e una fervente fede in Dio. Si sposò con Patrizio, un uomo di buona famiglia, ma nonostante la sua posizione sociale, il marito si rivelò un uomo violento e immorale. Nonostante le difficoltà del matrimonio, Monica rimase fedele al suo impegno matrimoniale e cercò di influenzare positivamente suo marito attraverso la sua fede.

La loro unione fu benedetta con tre figli: Agostino, Navigio e Perpetua. Tuttavia, la gioia di Monica per la maternità fu offuscata dalla preoccupazione per l’anima di Agostino. Fin da giovane, Agostino dimostrò una grande intelligenza e un’insaziabile sete di conoscenza. Tuttavia, si allontanò dalla fede cristiana e si avvicinò alle dottrine del manicheismo, una setta eretica dell’epoca.

Monica non si arrese di fronte a questa sfida e si dedicò con ancora più fervore alla preghiera e alla penitenza per la conversione di suo figlio. Ogni giorno, implorava Dio di aprire gli occhi di Agostino e di condurlo sulla strada della verità. La sua fede e la sua perseveranza furono ricompensate quando Agostino, dopo anni di ricerca spirituale, si convertì al cristianesimo.

La conversione di Agostino fu un momento di grande gioia per Monica, ma la sua missione non era ancora completa. Dopo la morte di suo marito, Monica e Agostino si recarono a Roma, dove Monica si dedicò alla preghiera e all’adorazione di Dio. Tuttavia, la sua vita fu segnata da una grande tristezza quando Agostino decise di trasferirsi a Milano.

A Milano, Monica si unì a una comunità di donne devote e continuò a pregare per la conversione di suo figlio. La sua devozione e la sua preghiera costante attirarono l’attenzione di Ambrogio, il vescovo di Milano, che divenne un amico e un consigliere spirituale per Monica. Ambrogio incoraggiò Monica a non perdere la speranza e a continuare a pregare per la salvezza di Agostino.

Le preghiere di Monica furono finalmente esaudite quando Agostino si convertì definitivamente al cristianesimo nel 386 d.C. Questo fu un momento di grande gioia per Monica, che aveva dedicato gran parte della sua vita alla conversione di suo figlio. Poco dopo, Monica si ammalò e morì nel 387 d.C., ma la sua influenza sulla vita di Agostino e sulla Chiesa cattolica sarebbe durata per sempre.

Santa Monica è considerata un esempio di fede, perseveranza e amore materno. La sua vita è un monito per tutti i genitori che si trovano ad affrontare sfide nella crescita spirituale dei propri figli. La sua devozione e la sua preghiera costante sono un esempio di come la fede possa trasformare le vite delle persone e portare alla conversione.

La vita di Santa Monica è un esempio di come l’amore di una madre possa influenzare positivamente la vita di un figlio. La sua dedizione e la sua fede in Dio sono un esempio per tutti noi di come affrontare le difficoltà e perseverare nella preghiera. Santa Monica è una figura venerata nella Chiesa cattolica e la sua vita continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo.

L’influenza di Santa Monica sulla conversione di Sant’Agostino

Santa Monica è conosciuta principalmente come la madre di Sant’Agostino, uno dei più importanti teologi e filosofi della Chiesa cattolica. La sua influenza sulla conversione di Sant’Agostino è stata fondamentale e ha avuto un impatto duraturo sulla sua vita e sul suo lavoro.

Santa Monica nacque nel 331 d.C. a Tagaste, in Nord Africa, da una famiglia cristiana. Fin da giovane, dimostrò una profonda devozione religiosa e una forte fede in Dio. Si sposò con Patrizio, un uomo pagano, e insieme ebbero tre figli: Navigio, Perpetua e Agostino.

La vita di Santa Monica non fu priva di difficoltà. Suo marito era noto per il suo carattere irascibile e la sua infedeltà, il che portò a molte tensioni familiari. Tuttavia, Santa Monica rimase fedele al suo matrimonio e si dedicò alla preghiera e alla penitenza per la conversione di suo marito.

La sua preoccupazione principale, tuttavia, era la conversione di suo figlio Agostino. Fin da giovane, Agostino dimostrò un’intelligenza straordinaria e una grande curiosità intellettuale. Tuttavia, si allontanò dalla fede cristiana e si avvicinò al manicheismo, una setta eretica che negava la bontà del mondo materiale.

Santa Monica non si arrese mai nella sua lotta per la conversione di suo figlio. Pregava incessantemente per lui e cercava di convincerlo a tornare alla fede cristiana. Nonostante le continue delusioni e le sfide che doveva affrontare, Santa Monica non si scoraggiò mai e continuò a sperare nella conversione di Agostino.

La svolta nella vita di Agostino avvenne quando si trasferì a Milano per insegnare retorica. Qui, venne influenzato dalle prediche di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, che lo aiutarono a riconsiderare la sua fede e a cercare la verità. Santa Monica fu estremamente felice di questa notizia e continuò a pregare con ancora più fervore per la conversione di suo figlio.

La conversione di Agostino avvenne nel 386 d.C., quando si trovava in un giardino a Milano. Mentre era immerso in profonde riflessioni sulla sua vita e sulla sua fede, sentì una voce che gli diceva: “Prendi e leggi”. Prese in mano una copia delle Epistole di San Paolo e lesse un passaggio che gli aprì gli occhi sulla verità del Vangelo.

La conversione di Agostino fu un momento di grande gioia per Santa Monica. Finalmente, dopo anni di preghiere e sacrifici, suo figlio era tornato alla fede cristiana. Santa Monica morì pochi mesi dopo la conversione di Agostino, ma il suo influsso sulla sua vita e sul suo lavoro fu duraturo.

Sant’Agostino divenne uno dei più grandi teologi della Chiesa cattolica e scrisse opere che influenzarono profondamente il pensiero cristiano. La sua conversione e la sua fede furono fortemente influenzate dalla devozione e dalla preghiera incessante di sua madre.

In conclusione, Santa Monica giocò un ruolo fondamentale nella conversione di Sant’Agostino. La sua devozione, la sua preghiera costante e la sua speranza incrollabile furono un faro di luce nella vita di suo figlio. La sua influenza sulla vita e sul lavoro di Sant’Agostino è ancora evidente oggi e la sua storia è un esempio di fede e perseveranza per tutti noi.

Le virtù e la spiritualità di Santa Monica

Santa Monica è una figura di grande importanza nella storia del cristianesimo. Madre di Sant’Agostino, uno dei più influenti teologi e filosofi della Chiesa cattolica, Santa Monica è ammirata per le sue virtù e la sua profonda spiritualità.

Una delle virtù più evidenti di Santa Monica era la sua pazienza. Nonostante le difficoltà che affrontava nella sua vita, come il matrimonio infelice e le preoccupazioni per il figlio ribelle, Santa Monica rimase sempre calma e paziente. Questa virtù le permise di affrontare le avversità con serenità e di mantenere la sua fede in Dio nonostante le difficoltà.

La fede era un elemento centrale nella vita di Santa Monica. Era una donna profondamente religiosa e dedicava molto tempo alla preghiera e alla meditazione. La sua fede in Dio era così forte che non si scoraggiava mai, anche quando sembrava che le sue preghiere non venissero ascoltate. Santa Monica credeva fermamente che Dio avrebbe guidato suo figlio sulla strada della redenzione e non smise mai di pregare per lui.

Oltre alla pazienza e alla fede, Santa Monica era anche una donna di grande umiltà. Nonostante la sua posizione sociale elevata, non si vantava mai delle sue virtù o dei suoi successi. Al contrario, si considerava una peccatrice e si umiliava di fronte a Dio. Questa umiltà le permise di accettare le difficoltà della vita con gratitudine e di essere aperta alla volontà di Dio.

La carità era un’altra virtù che Santa Monica praticava costantemente. Era sempre pronta ad aiutare coloro che erano in difficoltà, sia materialmente che spiritualmente. Santa Monica era conosciuta per la sua generosità e la sua capacità di ascoltare gli altri senza giudicare. Era una donna compassionevole che si preoccupava sinceramente del benessere degli altri.

La spiritualità di Santa Monica era profonda e autentica. La sua relazione con Dio era intima e personale. Trascorreva lunghe ore in preghiera e meditazione, cercando di avvicinarsi sempre di più a Dio. La sua spiritualità era basata sulla fede, ma anche sulla ricerca della verità e della saggezza. Santa Monica era una donna di grande intelligenza e curiosità, e cercava sempre di approfondire la sua conoscenza di Dio e della sua volontà.

La vita di Santa Monica è un esempio di virtù e spiritualità per tutti i cristiani. La sua pazienza, la sua fede, la sua umiltà, la sua carità e la sua profonda spiritualità sono qualità che tutti dovremmo cercare di coltivare nelle nostre vite. Santa Monica ci insegna che la virtù e la spiritualità non sono qualcosa di astratto o inaccessibile, ma qualcosa che può essere vissuto e praticato nella vita di tutti i giorni.

In conclusione, Santa Monica è una figura di grande importanza nella storia del cristianesimo. Le sue virtù e la sua spiritualità sono un esempio per tutti noi. La sua pazienza, la sua fede, la sua umiltà, la sua carità e la sua profonda spiritualità sono qualità che tutti dovremmo cercare di coltivare nelle nostre vite. Santa Monica ci insegna che la virtù e la spiritualità sono qualcosa di concreto e praticabile, e che possono portare gioia e pace nella nostra vita.

L’eredità di Santa Monica nella Chiesa cattolica

Santa Monica è una figura di grande importanza nella Chiesa cattolica, soprattutto per il suo ruolo di madre di Sant’Agostino. La sua eredità si estende ben oltre il suo ruolo di madre, influenzando profondamente la spiritualità e la devozione dei fedeli cattolici in tutto il mondo.

Nata nel 331 d.C. a Tagaste, nell’attuale Algeria, Santa Monica è conosciuta per la sua fede incondizionata e la sua perseveranza nella preghiera per la conversione di suo figlio Agostino. Nonostante le sfide e le delusioni che ha affrontato nella sua vita, Santa Monica ha continuato a pregare instancabilmente per la salvezza di suo figlio.

La sua devozione e la sua fiducia in Dio sono diventate un esempio per i cattolici di tutto il mondo. Santa Monica ci insegna che la preghiera costante e la fiducia in Dio possono portare alla conversione e alla salvezza delle anime. La sua storia è un incoraggiamento per coloro che si trovano ad affrontare difficoltà nella loro vita e nella loro fede.

Dopo anni di preghiere e sacrifici, Santa Monica ha finalmente visto la conversione di suo figlio Agostino. Questo evento ha avuto un impatto significativo sulla Chiesa cattolica, poiché Agostino è diventato uno dei più grandi teologi e filosofi della storia. Le opere di Sant’Agostino, come “Le Confessioni” e “La Città di Dio”, hanno influenzato profondamente la teologia e la spiritualità cattolica.

L’eredità di Santa Monica nella Chiesa cattolica si manifesta anche attraverso la sua devozione alla preghiera e alla penitenza. Santa Monica ha trascorso gran parte della sua vita in preghiera, supplicando Dio per la conversione di suo figlio e per la salvezza delle anime. La sua vita è un esempio di come la preghiera costante e la penitenza possano portare alla grazia di Dio e alla trasformazione delle persone.

La figura di Santa Monica è celebrata nella Chiesa cattolica il 27 agosto, giorno in cui si ricorda la sua vita e il suo esempio di fede. In questa giornata, i fedeli sono incoraggiati a pregare per la conversione dei loro cari e per la salvezza delle anime. La festa di Santa Monica è un momento di riflessione e di rinnovamento della fede, in cui i cattolici sono chiamati a seguire il suo esempio di devozione e fiducia in Dio.

L’eredità di Santa Monica nella Chiesa cattolica si riflette anche nella sua influenza sulla spiritualità femminile. Santa Monica è considerata un modello di madre e di donna virtuosa, che ha dedicato la sua vita alla preghiera e alla cura della sua famiglia. Le donne cattoliche sono ispirate dalla sua devozione e dalla sua forza interiore, che le spinge a perseguire la santità nella loro vita quotidiana.

In conclusione, Santa Monica è una figura di grande importanza nella Chiesa cattolica. La sua eredità si estende ben oltre il suo ruolo di madre di Sant’Agostino, influenzando la spiritualità e la devozione dei fedeli cattolici in tutto il mondo. La sua storia ci insegna l’importanza della preghiera costante, della fiducia in Dio e della perseveranza nella fede. La festa di Santa Monica è un momento di riflessione e di rinnovamento della fede, in cui i cattolici sono chiamati a seguire il suo esempio di devozione e fiducia in Dio.

Conclusione

Santa Monica è stata la madre di Sant’Agostino, uno dei più importanti teologi e filosofi cristiani. È venerata come santa nella Chiesa cattolica e nella Chiesa ortodossa. La sua vita è stata caratterizzata dalla sua fede in Dio e dal suo impegno a pregare per la conversione di suo figlio. Santa Monica è un esempio di perseveranza nella preghiera e di amore materno.

Primo Maggio-Festa del Lavoro

Primo Maggio-Festa del Lavoro

PRIMO MAGGIO: SANT’ESCRIVÀ E IL LAVORO DA SANTIFICARE

Un’occasione per rileggere le parole del santo Josemaría Escrivá, de Balaguer fondatore dell’Opus Dei, canonizzato nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II.

Come santificare il lavoro quotidiano.

“Se mi dicono che Tizio è un buon cristiano,  ma un cattivo calzolaio, che me ne faccio? Se non si sforza di imparare bene il suo mestiere, o di esercitarlo con cura, non potrà santificarlo né offrirlo al Signore; perché la santificazione del lavoro quotidiano è il cardine della vera spiritualità per tutti noi che — immersi nelle realtà terrene — siamo decisi a coltivare un intimo rapporto con Dio”.

 Raccontava così Josemaría Escrivá, de Balaguer fondatore dell’Opus Dei  canonizzato nel 2002 da papa Giovanni Paolo II. A molti il primo maggio festa del lavoro viene in mente tutta la sua predicazione sul lavoro e la santificazione del lavoro. Non a caso l’Opus Dei contribuisce affinchè “persone di tutte le razze e condizioni, cerchino di amare e servire Dio e gli altri attraverso il loro lavoro”. Sono numerosissimi gli insegnamenti sul lavoro del santo che affermava “Chi pensasse che la vita soprannaturale si edifica volgendo le spalle al lavoro, non comprenderebbe la nostra vocazione; per noi infatti il lavoro è il mezzo specifico di santificazione” .
Scegliere tra le sue parole sull’impegno quotidiano di uomini e donne è un percorso difficile ma al contempo entusiasmante per lo sguardo nuovo e vivificante  che regalano sulle fatiche, le ripetitività, i fallimenti che ognuno vive nelle proprie giornata lavorative.   “Noi vediamo nel lavoro, nella nobile fatica creatrice degli uomini”, diceva, “non solo uno dei valori umani più elevati, lo strumento indispensabile per il progresso della società e il più equo assetto dei rapporti degli uomini, ma anche un segno dell’amore di Dio per le sue creature e dell’amore degli uomini fra di loro e per Dio: un mezzo di perfezione, un cammino di santità.”

Ma vi proponiamo altri pensieri per imparare ad  alzare lo sguardo dal livello orizzontale della vita di tutti i giorni e coniugarla con il Bene che aiuta ad impegnarsi con occhi nuovi. Un compito difficile, forse irraggiungibile, ma che dà nuovo senso alla vita:

È tempo che i cristiani dicano ben forte che il lavoro è un dono di Dio e che non ha alcun senso dividere gli uomini in categorie diverse secondo il tipo di lavoro; è testimonianza della dignità dell’uomo. (E’ Gesù che passa n.47). 

 • Davanti a Dio, nessuna occupazione è di per sé grande o piccola. Ogni cosa acquista il valore dell’Amore con cui viene realizzata. (Solco, n.487).

    Siamo venuti a richiamare di nuovo l’attenzione sull’esempio di Gesù che visse trent’anni a Nazaret lavorando, svolgendo un mestiere. Nelle mani di Gesù il lavoro, un lavoro professionale simile a quello di milioni di uomini in tutto il mondo, si converte in impresa divina, in attività redentrice, in cammino di salvezza. (Colloqui con Monsignor Josemaría Escrivà de Balaguer, n.55). 

 Lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. Dio vi chiama per servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un’università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro. (Omelia: Amare il mondo appassionatamente).

 Fate tutto per Amore. – Così non ci sono cose piccole: tutto è grande. – La perseveranza nelle piccole cose, per Amore, è eroismo. (Cammino, n.813).

  Insisto: nella semplicità del tuo lavoro ordinario, nei particolari monotoni di ogni giorno, devi scoprire il segreto – nascosto per tanti – della grandezza e della novità: l’Amore. (Solco, n.489).

    Non possiamo offrire al Signore cose che, pur con le povere limitazioni umane, non siano perfette, senza macchia, compiute con attenzione anche nei minimi particolari: Dio non accetta le raffazzonature. Non offrirete nulla con qualche difetto, ammonisce la Sacra Scrittura, perché non sarebbe gradito [Lv 22, 20], Pertanto, il lavoro di ciascuno, il lavoro che impiega le nostre giornate e le nostre energie, dev’essere un’offerta degna per il Creatore, operatio Dei, lavoro di Dio e per Dio: in una parola, dov’essere un’opera completa, impeccabile. (Amici di Dio n.55)

Vivi la tua vita ordinaria, lavora dove già sei, adempi i doveri del tuo stato, e compi fino in fondo gli obblighi corrispondenti alla tua professione o al tuo mestiere, maturando, migliorando ogni giorno. Sii leale, comprensivo con gli altri, esigente verso te stesso. Sii mortificato e allegro. Sarà questo il tuo apostolato. E senza che tu ne comprenda il perché, data la tua pochezza, le persone del tuo ambiente ti cercheranno e converseranno con te in modo naturale, semplice — all’uscita dal lavoro, in una riunione di famiglia, nell’autobus, passeggiando, o non importa dove —: parlerete delle inquietudini che si trovano nel cuore di tutti, anche se a volte alcuni non vogliono rendersene conto. Le capiranno meglio quando cominceranno a cercare Dio davvero. (Amici di Dio n.273).     Tutto ciò in cui interveniamo noi, piccoli uomini – perfino la santità – è un tessuto di piccole cose, le quali – secondo la rettitudine d’intenzione – possono formare un arazzo splendido d’eroismo o di bassezza, di virtù o di peccato. I poemi epici riferiscono sempre avventure straordinarie, mescolate tuttavia a particolari di vita domestica dell’eroe. – Possa tu sempre tenere in gran conto – linea retta! – le piccole cose.(Cammino, n.826).

   Pensate che con il vostro lavoro professionale svolto con senso di responsabilità, oltre a sostenervi economicamente, prestate un servizio direttissimo allo sviluppo della società, alleggerite i pesi degli altri e mantenete tante opere assistenziali — locali e universali — a beneficio delle persone e dei popoli meno fortunati. (Amici di Dio n.120). • Quando avrai terminato il tuo lavoro, fa’ quello del tuo fratello, aiutandolo, per Cristo, con tale spontanea delicatezza che egli non avverta neppure che stai facendo più di quanto devi secondo giustizia. – Questa sì che è fine virtù di un figlio di Dio. (Cammino, n.440).

COME POSSIAMO SANTIFICARE IL LAVORO E SANTIFICARCI NEL LAVORO?

Opus Dei: Come possiamo santificare il lavoro e santificarci nel lavoro?
https://www.famigliacristiana.it/articolo/un-lavoro-da-santificare.aspx
Il Poema delle 4 Notti

Il Poema delle 4 Notti

La notte della Pasqua i cristiani la celebrano attorno alla mensa dell’agnello, mangiano il pane della vita e devono il calice della salvezza, nutriti quindi del corpo e del sangue di Cristo.
Pane azzimo dell’ostia e calice del vino sono nel segno della continuità dell’eucarestia con il banchetto pasquale ebraico pur nella novità della presenza reale del Signore Gesù.
Perciò la liturgia della Veglia pasquale canta così: “Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti del Cristo dall’oscurità del peccato e della corruzione del mondo, li consacra all’amore del padre e li unisce alla comunione dei santi.. Questa è la notte in cui Cristo , spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro.

Nel dialogo tra padre e figlio (Es.13,14) seduti intorno alla mensa del Pessach risuona una domanda : “ Perché questa notte è diversa da tutte le altre notti ?”
Perché si fa memoria della schiavitù di Egitto , ci si dispone a gustare il sapore della libertà bevendo alle quattro coppe della salvezza.

Quattro, come le tipologie di figli, e di benedizioni, identificate dal midrash e che rappresentano la varietà di posizioni raggiunta nel tempo dalle generazioni, alla quale il genitore deve adeguatamente rispondere: il saggio, il malvagio, il semplice, colui che non sa porre domande. Il figlio saggio, che non esclude se stesso dall’obbligo di eseguire i comandamenti di Dio e che riconosce le sue radici; il malvagio, che considera quei “riti” irrilevanti per lui, autoescludendosi dalla comunità (secondo l’Haggadah è l’unico non meritevole della liberazione dalla schiavitù, l’unico che sarebbe stato lasciato in Egitto); il semplice, il quale domanda “che significato ha tutto questo?”, merita una risposta altrettanto semplice, lineare, elementare sulle ragioni dell’Esodo; infine il figlio che non sa porre domande: è disinteressato, non ribelle, e quindi — a differenza del malvagio — secondo la Torah è meritevole lo stesso della ritrovata libertà anche solo per la semplice appartenenza (non rinnegata) al popolo ebraico.

La notte di Pessach è la notte che rivela le innumerevoli meraviglie di salvezza che l’altissimo ha operato: quattro, dalle quali derivano tutte le altre e tutte e quattro si sono compiute nella notte e nel buio del cuore, la luce è venuta a salvarci.
Il racconto delle quattro notti è riferito nella tradizione ebraica in rapporto alla benedizione ( o qiddush) delle quattro coppe in un antico documento che ne parla ed è il TARGUM ONKELOS a Es. 12,42.”In realtà quattro notti sono scritte nel libro del memoriale. LA PRIMA NOTTE fu quando il Signore si manifestò nel mondo per crearlo: il mondo era deserto vuoto e la tenebra si estendeva sulla superficie nell’abisso ma il Verbo del Signore era la luce e illuminava. Ed egli la chiamò notte prima (QIDDUSH della prima coppa) .

LA SECONDA NOTTE fu quando il Signore si manifestò ad Abramo dell’età di cento anni,mentre Sara sua moglie ne aveva novanta,affinché si compisse ciò che dice la scrittura : certo Abramo genera all’età di cento anni e Sara partorisce all’età di novant’anni. Isacco aveva trentasette anni quando fu offerto sull’altare. I cieli si abbassarono e discesero e Isacco ne contemplò la perfezione e i suoi occhi rimasero abbagliati per le loro perfezioni. Ed egli la chiamò : notte seconda (QIDDUSH della seconda coppa).
LA TERZA NOTTE fu quando il Signore si manifestò contro gli egiziani durante la notte : la sua mano uccideva i primogeniti di Egitto e la sua destra proteggeva i primogeniti di Israele per compiere la parola della Scrittura : Israele è il mio primogenito (Es. 4,22) Ed egli la chiamò : la notte terza ( QIDDUSH della terza coppa).

LA QUARTA NOTTE sarà quando il mondo giungerà alla sua fine per essere redento. Le sbarre di ferro saranno spezzate e le generazioni degli empi saranno distrutte.E Mosè salirà dal deserto e il Re dall’alto: e il Verbo camminerà in mezzo a loro ed essi cammineranno insieme., E’ la notte di Pasqua nel nome del Signore ,notte predestinata e preparata per la redenzione di tutti i figli d’Israele in ogni generazione (QIDDUSH della quarta coppa).”

Far memoria di queste quattro notti aiuta ad entrare intensamente nella notte di Pasqua, culmine e fonte della salvezza nostra e di tutte le creature che sono al mondo. Come quattro tappe esse scandiscono il cammino, teso a fare sempre più di noi , per tanti aspetti figli della notte, i figli della luce redenti dall’Amore.

Giovane Jewish mentre mangia una matzah e una matzah ball soup

Perché questa notte è diversa dalle altre? Perché non mangiamo pane lievitato ma solo pane azzimo non lievitato? E perché erba amara al posto delle normali verdure? Festa della libertà ritrovata (dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto), festa della primavera (Torah e Talmud collocano l’avvenimento nella stagione dal clima migliore), Pesach — la Pasqua ebraica — è anche festa dei bambini. Le loro domande, durante le due cene del Seder (rito che apre gli otto giorni di celebrazione), sono frutto dello stupore di trovarsi davanti una tavola apparecchiata in modo differente, dopo che l’intera famiglia, per giorni, ha eliminato scrupolosamente dalla casa ogni forma di alimento lievitato. Le risposte le troveranno nell’Haggadah, la raccolta di interpretazioni rabbiniche narranti gli eventi che hanno portato all’Esodo, dalle dieci piaghe d’Egitto all’apertura del Mar Rosso guidati da Mosè, dalla manna scesa dal cielo ai dieci comandamenti. È infatti quasi sempre il più giovane, generalmente un bambino, a recitare e cantare i brani più significativi.

CANTO DEI BAMBINI NELLA VEGLIA DI PASQUA - Melodia ebraica

Nishtanah (Cosa differenzia questa sera dalle altre sere?), il testo con le tradizionali “quattro domande”. In quel preciso “ordine” (traduzione italiana del termine Seder), in quella sequenza di atti di intensa partecipazione, i più giovani scoprono le origini, una parte essenziale della loro storia.

Pesach, “passare oltre”, come fece il Signore (Esodo, 12, 13) vedendo il sangue d’agnello su stipiti e architravi delle case dei figli d’Israele — era stato Dio stesso a dire a Mosè e ad Aronne di segnare le porte in questo modo — la notte in cui colpì ogni primogenito nella terra d’Egitto. Ed è così che quel giorno, il quattordicesimo del mese di Nissan, è diventato per gli ebrei l’inizio, un “memoriale” (zikkaron), rito perenne da celebrare di generazione in generazione. Quest’anno, secondo il calendario ebraico, che è calcolato su base lunare, Pesach comincerà la sera del 27 marzo per concludersi il 4 aprile. La meticolosa preparazione al Seder è dunque già cominciata, preceduta dalla pulizia della casa, dalla quale deve scomparire qualsiasi residuo di lievito. Quella sera, la prima, sulla tavola imbandita compariranno piatti decorati dove non devono mancare — prodotti rigorosamente kasher — il pane non lievitato (matzot), a ricordare la precipitosa fuga dall’Egitto, un gambo di sedano, erba amara, il maror (i romani sono soliti mettere delle foglie di lattuga), a rappresentare la durezza della schiavitù, una zampa di capretto (a simboleggiare l’agnello sacrificato al posto dei primogeniti del popolo ebraico), un uovo sodo, per il lutto ma anche per la vita che ricomincia, il charoset, impasto che ricorda l’argilla per comporre i mattoni, e poi quattro bicchieri di vino.

Intorno alla tavola si riuniscono le famiglie, si invitano gli amici, anche gli ospiti di passaggio. Al termine, l’augurio “l’anno prossimo a Gerusalemme” con la speranza, anzi la certezza, di rivedersi al Pesach successivo. Dalla schiavitù alla libertà. Il testo dell’Haggadah è pieno di frasi che inducono a rinnovare questo passaggio. Una di esse si trova proprio all’inizio: «Chi ha fame venga e mangi, chi ha necessità venga e faccia Pesach (con noi)». La libertà, spiega il rabbino Giuseppe Momigliano su “Moked”, «non è un bene che si risolve nel privato, non ci autorizza a chiuderci in noi stessi; la celebrazione del Seder ci ricorda che libertà è anche “invitare a fare Pesach”, cioè condividere con chi è materialmente privo del necessario per la festa, e coinvolgere chi, per circostanze della vita, si trova in solitudine, fisica o esistenziale». Come l’arrivederci a Gerusalemme, Leshanà habbà beJerushalaim, che conclude la cerimonia, non è semplicemente un auspicio ma la promessa, il richiamo a una città, osserva ancora Momigliano, «luogo aperto e accessibile, di preghiera e di incontro per tutte le genti e per ogni fede».

L'ebraismo in breve spiegato ai bambini

Un breve video per aiutare anche i più piccoli ad incominciare a conoscere questa antica tradizione e a confrontarsi con culture diverse.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-03/quo-067/pesach-la-liberta-onorata.html

Idea Progettazione a cura di Marilena Marino Vocedivina.it

«Maschio e femmina li creò»

«Maschio e femmina li creò»

Quattro anni fa il Vaticano smontava la teoria del gender

Nel febbraio 2019, la Congregazione per l’educazione cattolica firmava un importante documento, intitolato «Maschio e femmina li creò», che in 57 punti mostrava il carattere innaturale, antiscientifico e perfino antiecologico dell’ideologia del gender.

Pochissimi ricordano che quattro anni fa, nel febbraio 2019, il Vaticano firmò un fondamentale documento (poi pubblicato nel giugno di quell’anno), di natura sia etica che pedagogica, intitolato con parole che per alcuni andrebbero espunte dal dizionario: «Maschio e femmina li creò». Il sottotitolo era: «Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione».

Il tono di fondo del testo è misurato e riflessivo, secondo la dinamica dialogica fatta propria dalla Chiesa di papa Francesco. E tuttavia il documento, firmato dal cardinal Giuseppe Versaldi a nome della Congregazione per l’educazione cattolica, faceva chiarezza su tante questioni importanti e decisive che oggi sono diventate ancor più impellenti e ineludibili.

Si pensi al mondo della scuola e alla pretesa del cambio di nome da parte dello studente che si auto-percepisce del sesso opposto, la cosiddetta carriera alias; si pensi alla stessa prassi medica che ormai ha sdoganato una serie di farmaci per correggere la natura umana. Gli ormoni che bloccano la differenziazione sessuale dei minorenni e le chirurgie alla Frankenstein, le quali, come se nulla fosse, asportano organi sani (ovaie, seni, testicoli, utero, etc.), se in contrasto con la “transizione di genere” desiderata. Ma anche lo Stato e la legge civile sono vittime del totalitarismo arcobaleno che si diffonde ovunque, non solo a Sanremo. «Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla differenza biologica fra maschio e femmina» (n. 22).

Il documento, in 29 pagine e 57 punti, mostra quanto c’è di innaturale, antiscientifico e se vogliamo antiecologico nelle ideologie del gender, in quanto esse vorrebbero dimostrare che l’identità sessuale, «ha più a che fare con una costruzione sociale che con un dato naturale o biologico» (n. 8). La storia insegna che i periodi di maggiore crisi etica coincidono con quelli di maggiori dubbi sulla validità delle acquisizioni scientifiche ed empiriche. Si vedano i deliri razziali nazisti, “scientificamente” fondati sulla misurazione dei crani di varie tribù. Oppure i deliri classisti sovietici, per cui perfino le teorie cosmologiche di Georges Lemaître e Albert Einstein andavano rigettate perché frutto di “scienza borghese”. Il gender, nel quadro dell’edonismo assoluto e del relativismo etico imperante, fa esattamente lo stesso. Azzera la biologia, la psicologia, l’anatomia, la genetica e le altre scienze. E se mi sento queer, o gender fluid, bisessuale o poliamoroso, affari miei. Anzi, si pretende che lo Stato assecondi le mie pulsioni.

Secondo il Vaticano, in una «crescente contrapposizione tra natura e cultura», in cui per paradosso è la natura il nemico dei finti green, si legittima come normale una «dimensione fluida, flessibile, nomade» di sessualità. Senza nulla di stabile, neppure, ad esempio, i ruoli di padre e madre nella famiglia. Anzi essi sarebbero da rimuovere, perché frutto di pregiudizio sociale, moralismo cattolico, “Ur-fascismo” (Eco). In questa logica, si apre al “poliamore”, ovvero un’unione affettiva con «più di due individui» (n. 13). Progresso o ritorno alla tribù? Il matrimonio, su cui si fonda la famiglia che la nostra Costituzione definisce «società naturale», sarebbe un mero «retaggio della società patriarcale» (n. 14).

Andrebbe riletto e ristudiato con attenzione l’intero documento, qui ci limitiamo ad alcuni tratti salienti. Dopo la legittimazione dell’ideologia del gender da parte degli Stati e delle nazioni civili, che cosa resterebbe della missione educativa dei genitori e della scuola? Nulla di concreto. Solo la (sempre più insignificante) non discriminazione. Tranne, in verità, verso chi vuole la Tradizione, verso cui ogni tolleranza è bandita. Anche il particolare anti-materialismo (gnostico) dell’ideologia del gender è imbarazzante. Dire che il genere sessuale è svincolato dalla corporeità vuol dire che il corpo è “materia inerte”, manipolabile all’infinito. Anche per questo la filosofia del gender, se piace alla sinistra radicale e agli anarchici alla Cospito, garba anche alle lobby farmaceutiche, use alla manipolazione. Più si manipola e si trasforma, vendendo prodotti sempre più costosi, meglio è.

Papa Francesco, più citato che letto, insegna che «apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere se stessi» (citazione al n. 35). Frase che indica un concetto capitale. Altro che mutilare il corpo delle parti sgradite per sentirsi liberi. Non si può infine risanare e restaurare l’ambiente naturale, senza risanare in parallelo la società degli umani. E non si può risanare la società, senza promuovere la famiglia secondo natura. L’unica istituzione perenne, universale, educativa, che richiede in modo equo e paritario, l’impegno duraturo di un uomo (XY) e di una donna (XX).

O con la scienza, la natura e il Vangelo o con i capricci di un mondo senza Dio. Tertium, purtroppo o per fortuna, non datur.
 di Fabrizio Cannone https://lanuovabq.it/it/quattro-anni-fa-il-vaticano-smontava-la-teoria-del-gender

Documento vaticano sul gender: sì al dialogo sugli studi, no all’ideologia

Uno strumento per affrontare il dibattito sulla sessualità umana e le sfide che emergono dall’ideologia gender, in un tempo di emergenza educativa. Questo vuol essere il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, e dell’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario del Dicastero

Debora Donnini – Città del Vaticano

L’obiettivo del documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è di sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare “con metodo” le questioni oggi più dibattute sulla sessualità umana, alla luce del più ampio orizzonte dell’educazione all’amore. In particolare è diretto alle comunità educative delle scuole cattoliche e a quanti, animati da una visione cristiana, operano nelle altre scuole, a genitori, alunni, personale ma anche a vescovi, a sacerdoti e religiosi, a movimenti ecclesiali e associazioni di fedeli. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha preparato il testo, parla di “un’emergenza educativa”, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità davanti alla sfida che emerge da “varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la reciprocità e le differenze tra uomo e donna, “considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. L’identità verrebbe, quindi, consegnata ad “un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. Si parla di “disorientamento antropologico” che caratterizza il clima culturale del nostro tempo, contribuendo anche a destrutturare la famiglia. Un’ideologia che, tra l’altro, “induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina”, si evidenzia citando Amoris laetitia. Questo il contesto in cui si colloca il Documento che vuole promuovere, appunto, una “metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre”. Un testo che si ispira al documento “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” del 1983 ed è anche arricchito da citazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II, ma anche del Concilio Vaticano II, della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri documenti.

Dialogo con ascolto, ragionamento e proposta

Nell’intraprendere la via del dialogo sulla questione del gender nell’educazione, il Documento opera una distinzione fra “l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane”, notando che l’ideologia “pretende, come riscontra Papa Francesco, di ‘rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili’ ma cerca ‘di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini’ e quindi preclude l’incontro”, mentre non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna. Il Documento specifica quindi che “è in relazione con queste ricerche che è possibile aprirsi all’ascolto, al ragionamento e alla proposta”.

Nel breve excursus storico sull’avvento delle concezioni gender nel XX secolo, si rileva come all’inizio degli anni ’90 si sia arrivati perfino a “teorizzare una radicale separazione fra genere (gender) e sex (sesso), con la priorità del primo sul secondo. Tale traguardo viene visto come una tappa importante dell’evoluzione dell’umanità, nella quale ‘si prospetta una società senza differenze di sesso’”. E in “una crescente contrapposizione fra natura e cultura”, le proposte gender confluiscono nel “queer”, cioè in una “dimensione fluida”, “al punto da sostenere la completa emancipazione dell’individuo da ogni definizione sessuale data a priori, con la conseguente scomparsa di classificazioni considerate rigide”.

Punti di incontro e criticità

Quindi, il Documento individua “alcuni possibili punti di incontro per crescere nella comprensione reciproca” nel quadro delle ricerche sul gender. Si apprezza l’esigenza di educare i bambini a rispettare ogni persona nella sua peculiare e differente condizione in modo che “nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), possa diventare oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”. Si sottolinea che un altro punto di crescita nella comprensione antropologica sono “i valori della femminilità, che sono stati evidenziati nella riflessione sul gender”. Si rileva l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specie a vantaggio dei più deboli: le donne realizzano “una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società”.

In merito alle criticità che si presentano nella vita reale, si evidenzia che le teorie gender – specialmente le più radicali – portano ad un allontanamento dalla natura: “identità sessuale e famiglia” divengono fondate su “una malintesa libertà del sentire e del volere”. Il Documento si sofferma, poi, sugli argomenti razionali che chiariscono la centralità del corpo come “elemento integrante dell’identità personale e dei rapporti familiari”: “il corpo è soggettività che comunica l’identità dell’essere”. Il dimorfismo sessuale, cioè la differenza sessuale fra uomo e donna, è infatti comprovato dalle scienze, ad esempio dai cromosomi. Si rileva anche “il processo di identificazione è ostacolato dalla costruzione fittizia di un ‘genere neutro’ o ‘terzo genere’”. Ci si richiama poi ad alcuni esempi di analisi filosofica. La formazione dell’identità si basa proprio sull’alterità: nel confronto con il “tu”, si riconosce il proprio “io”. Ad assicurare la procreazione è proprio la complementarietà fisiologica, basata sulla differenza sessuale, mentre il ricorso a tecnologie riproduttive può consentire la generazione ma comporta “manipolazioni di embrioni umani”, mercificazione del corpo umano, riduzione del bambino a “oggetto di una tecnologia scientifica”. Ricordata anche l’importante prospettiva di un dialogo fra fede e ragione.

Proporre l’antropologia cristiana

Il terzo punto è l’offerta della proposta che nasce dall’antropologia cristiana. Il primo passo consiste nel riconoscere che l’uomo possiede una natura che non può manipolare a piacere. Questo è il fulcro dell’ecologia integrale dell’uomo. Si ricorda, quindi il “maschio e femmina li creò” della Genesi e che la natura umana è da comprendere alla luce dell’unità di anima e corpo, in cui si integra la dimensione orizzontale della comunione interpersonale e quella verticale della comunione con Dio. In merito all’educazione si sottolinea, quindi, che il diritto-dovere educativo della famiglia non può essere totalmente delegato né usurpato da altri, che il bambino ha diritto a crescere con una mamma e un papà e che proprio all’interno della famiglia possa essere educato a riconoscere la bellezza della differenza sessuale. Da parte sua la scuola è chiamata a interagire con la famiglia in modo sussidiario e a dialogare rispettandone la cultura. In questo processo educativo, centrale è a anche ricostruire un’alleanza fra scuola, famiglia e società, che possono articolare “percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità finalizzati al rispetto del corpo altrui”, per accompagnare i ragazzi in maniera sana e responsabile. In questo senso si mette in luce l’importanza che i docenti cattolici ricevano una preparazione adeguata sui diversi aspetti della questione del gender e siano informati sulle leggi in vigore e in discussione nei propri Paesi.

Via del dialogo percorso per trasformare incomprensioni in risorse

Nelle conclusioni si ribadisce che “la via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il percorso più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano” mentre “l’approccio ideologizzato alle delicate questioni del genere, pur dichiarando il rispetto delle diversità, rischia di considerare le differenze stesse in modo statico, lasciandole isolate e impermeabili l’una dall’altra”. Si ricorda anche che lo Stato democratico non può ridurre la proposta educativa a pensiero unico, sottolineando la legittima aspirazione delle scuole cattoliche a mantenere la propria visione della sessualità umana. Infine, si ricorda anche, per i centri educativi cattolici, l’importanza di “un percorso di accompagnamento discreto e riservato”, con cui si vada incontro anche “a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa”. La scuola deve, quindi, proporsi come un ambiente di fiducia, “specialmente in quei casi che necessitano tempo e discernimento” e creare “le condizioni per un ascolto paziente e comprensivo, lungi da ingiuste discriminazioni”. 

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