Il Vangelo del cieco di Gerico

Il Vangelo del cieco di Gerico

Dal Vangelo secondo Luca

 

 

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

 

Parola del Signore

 

 

Chi è questo cieco, accovacciato nell’oscurità della propria vita, ai margini di una folla apparentemente lucida e dal cammino ben rischiarato, ma che impedisce il grido di cuore del non vedente troppo intempestivo?
Sono io, quando ho la coraggiosa ingenuità di interpellare Cristo, lui che giustamente non passa così vicino a me che per farsi fermare, e che non è importunato da nessun grido che viene dal cuore, soprattutto quello della non vedenza.
Io, ancora, quando riconosco che la semplice preghiera, fiduciosa e non affettata, è il collirio che mi restituisce la vista.
Io, infine, quando la mia lode si aggiunge a quella degli umili vedenti.

 

 

Commento su Lc 18, 35-43

 

 

«Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: “Passa Gesù, il Nazareno!”. Allora gridò dicendo: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Egli rispose: “Signore, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”. Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio».

 

 


Come vivere questa Parola?

Come è viva, limpida, e profonda la fede di questo anonimo cieco di cui ci parla Luca nel Vangelo di oggi! Egli se ne stava seduto lungo la strada che portava a Gerico a mendicare, quando dal tramestio della gente che accorreva, sente che “passa Gesù, il Nazareno“. Egli grida allora la sua preghiera accorata: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!“. È interessante annotare che il cieco non chiede subito il miracolo per riavere la vista, ma soltanto domanda che il Nazareno abbia pietà. È questa la preghiera più importante del cieco, tant’è vero che viene gridata una seconda volta, nonostante il rimprovero ricevuto dagli astanti “perché tacesse”. Solo in un secondo tempo, quando Gesù gli chiede esplicitamente: «Che cosa vuoi che io faccia per te?», egli risponde: «Signore, che io veda di nuovo!». Ciò vuol dire che la sua preghiera veniva dal profondo del suo cuore ed era colma di fede e di adesione totale al Maestro e non una richiesta egoistica di essere soltanto guarito dal suo male. E Gesù aveva intravisto in quel grido una fede umile e vera. Ecco perché il Signore, alla fine dell’incontro salvante con il cieco, gli dice espressamente: “La tua fede ti ha salvato”.
È bello sottolineare che questa preghiera del cieco è stata poi scelta dall’Oriente cristiano come la preghiera caratteristica della spiritualità orientale, e chiamata la “preghiera del cuore” o meglio, denominata dai questi Padri, la “preghiera monologica” (cioè la preghiera riassunta in una sola parola: Gesù), da ripetersi lungo la giornata insieme col respiro del corpo (cfr. I racconti del Pellegrino russo).

 

 


Signore, anch’io con il cieco anonimo ti grido la mia umile e accorata preghiera: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». E la ripeterò spesso lungo la giornata, quasi fosse il mio respiro.

 

Sant’Agata

Sant’Agata

Santa Agata, anche conosciuta come Sant’Agata di Catania, è una santa venerata dalla Chiesa cattolica. La sua storia risale al III secolo d.C. e si ritiene che sia nata a Catania, in Sicilia, intorno al 231 d.C. La sua vita è legata a un periodo di persecuzione dei cristiani sotto l’imperatore romano Decio.

La tradizione narra che Agata fosse una giovane donna di nobile famiglia e di straordinaria bellezza. Lei, però, aveva consacrato la sua vita a Dio e aveva fatto voto di castità. Questa decisione non fu ben accolta da Quintiano, il prefetto romano di Catania, che si invaghì di lei. Di fronte al suo rifiuto, Quintiano la sottopose a crudeli torture nel tentativo di farla desistere dalla sua fede cristiana e costringerla a sposarlo.

La leggenda narra che Agata fu sottoposta a varie forme di tortura, tra cui la privazione del cibo, il flagello, la bruciatura con ferri roventi e la mutilazione dei seni. Nonostante le atroci sofferenze inflittele, Agata rimase fedele alla sua fede e la leggenda vuole che durante il suo martirio subì anche miracolose guarigioni.

Il culmine del suo martirio avvenne con l’amputazione dei seni. La notte prima della sua esecuzione, secondo la tradizione, Agata ebbe una visione di san Pietro, che le promise la guarigione. Nella mattina successiva, durante il processo, le ferite di Agata furono miracolosamente guarite. Nonostante ciò, Agata fu condannata a morte per decapitazione.

Il culto di Santa Agata si diffuse rapidamente e il suo martirio divenne uno degli episodi più celebri della cristianità. La sua festa liturgica viene celebrata il 5 febbraio in onore del suo martirio. Santa Agata è venerata come patrona di Catania e delle vittime di violenze sessuali e malattie del seno. La sua figura è spesso rappresentata con un velo sulla testa e con una palma, simbolo del martirio.

s Agata de’ Goti

La spiritualità legata a Santa Agata è intrinsecamente collegata alla sua fede cristiana e al suo coraggio nel mantenere questa fede nonostante le terribili torture subite. La sua vita e il suo martirio sono spesso considerati un esempio di devozione, perseveranza e sacrificio per la fede cristiana. Ecco alcuni elementi chiave della spiritualità associata a Santa Agata:

  1. Fede e Devoto Amore per Cristo: Santa Agata ha dimostrato una profonda fede e un amore devoto per Cristo. La sua decisione di dedicare la sua vita a Dio, inclusa la scelta di mantenere la castità, riflette il suo impegno spirituale.
  2. Resistenza alle Tentazioni e alla Persecuzione: Agata è diventata un simbolo di resistenza alle tentazioni mondane e alla persecuzione religiosa. Nonostante le torture e le pressioni del prefetto Quintiano, lei rimase salda nella sua fede cristiana.
  3. Accettazione del Martirio: Santa Agata accettò il martirio con coraggio e rassegnazione. La sua storia sottolinea la forza interiore e la fiducia in Dio anche nelle situazioni più difficili. Il suo martirio è visto come un sacrificio offerto per amore di Cristo.
  4. Miracoli e Protezione Divina: La tradizione attribuisce a Santa Agata diversi miracoli, inclusa la guarigione miracolosa delle ferite inflitte durante le torture. Questi eventi sono interpretati come segni della protezione divina riservata a coloro che perseverano nella fede.
  5. Patronato e Intercessione: Santa Agata è considerata la patrona di Catania e delle vittime di violenze sessuali e malattie del seno. La sua vita e il suo martirio la rendono un’intercessore spirituale per coloro che soffrono a causa di malattie o violenze.
  6. Esempio di Santità: La vita di Santa Agata è spesso presentata come un esempio di santità e virtù cristiane. I credenti trovano ispirazione nella sua storia per affrontare le sfide della vita quotidiana con fede, speranza e amore.

In sintesi, la spiritualità di Santa Agata ruota attorno alla fede cristiana, alla resistenza alle avversità, al sacrificio per amore di Dio e alla fiducia nella protezione divina. La sua figura è celebrata e venerata come un modello di santità e dedizione spirituale.

Cristianesimo: origini, storia e caratteristiche

Cristianesimo: origini, storia e caratteristiche

Cristianesimo: origini, storia e caratteristicheA cura di Federico Goddi.

Origini e storia del cristianesimo, la religione rivelata da Gesù Cristo nata dal giudaismo nel primo secolo. Significato e protagonisti del cristianesimo.

Frase celebre‹‹Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia››. Dal Vangelo secondo Matteo, 7, 27-29 (La casa sulla roccia)

1Cristianesimo, storia di un culto rivoluzionario

Diffusione dei culti orientali. Nei primi due decenni dell’Impero romano si verificò un evento destinato a mutare le sorti dell’intera umanità: la nascita della religione cristiana. Prima di diffondersi e divenire un fenomeno religioso planetario, il cristianesimo aveva trovato spazio nel processo di diffusione dei culti orientali, come già accaduto per il culto del dio Mitra (divinità protettrice dei soldati), diffusosi in Occidente a partire dalla seconda metà del I secolo d.C.   

Culto del dio MitraIl culto mitraico aveva trovato fedeli soprattutto in ambiente militare, vista la grande mobilità imposta alla professione della armi.     

Nuovi caratteri religiosi.I legionari romani si spostavano nei domini dell’impero, riportando nell’Urbe dei caratteri religiosi nuovi, che in alcuni casi furono assimilati dalla società romana. Il successo dei culti venuti dall’esterno non è però spiegabile col solo processo di mobilità, che è infondo connaturato alla struttura di qualsiasi forma imperiale con ambizioni di lunga durata. 

Dettaglio di Gesù Cristo da un altare catalano frontale raffigurante l'Ascensione di Cristo

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La religione romana nel periodo di Augusto: ricerca

Crisi della religione romana. Ben più rilevante era la crisi del carattere pubblico della religione romana, non più adeguata al mutamento di una società che aspirava, per larghi strati, al coinvolgimento del singolo fedele nei culti misterici, portatori di un messaggio considerato rassicurante e consolatorio e capaci di veicolare un inedito rapporto tra condotta terrena e vita nell’aldilà: il destino della beatitudine passava attraverso i meriti della vita sulla terra.  

Culti misterici in Occidente Diffondendosi in Occidente, non fecero alcuna concorrenza ai culti tradizionali: gli uni non escludevano gli altri, perché tutti partecipavano alla comune sensibilità del politeismo. Ben diverso sarebbe stato il caso del cristianesimo, il cui rigido monoteismo fu ben presto avvertito come una minaccia eversiva che rifiutava il credo ufficiale. 

Destabilizzazione della Palestina La storia delle origini del cristianesimo è legata alle vicende della Palestina, una terra ricca ma martoriata dai continui conflitti. In quel piccolo territorio convivevano popoli diversi, ciascuno attaccato alle proprie tradizioni, ed i tentativi delle potenze straniere di assume il controllo di quel lembo di terra avevano sortito il risultato di destabilizzare la regione.  

Ellenizzazione della Palestina Con il dominio del regno di Siria, avviato nel 200 a. C, si intensificò il processo di ellenizzazione del Paese. Il modello di vita greco richiedeva enormi costi, che normalmente non erano alla portata delle risorse finanziarie delle comunità locali che subivano una pressione fiscale fortissima. 

Nascita dello Stato indipendente di Giudea La conseguenza della tassazione elevata fu un movimento di ribellione guidato da Giuda Maccabeo, che portò nel 168 a.C. alla creazione di uno Stato indipendente di Giudea. Il nuovo Stato “asmoneo” era governato da un sacerdote del Tempio di Gerusalemme, che avviò un processo di sradicamento della cultura ellenica e di abbattimento dei culti stranieri. Intere comunità furono convertite all’ebraismo, ma la persistenza dell’ellenizzazione arginò, almeno in parte, il processo nazionalistico. 

Tempio di Gerusalemme

Dominazione romana In seguito alla conquista romana della Siria (64 a. C), la Giudea vide restringersi i propri confini e finì nel gorgo della guerre civili e, come se non bastasse, sotto costante minaccia della potenza egiziana. A quel punto, i romani consegnarono il territorio ad Erode, uomo non lontano dai principi della romanizzazione. Erode, che governò dal 37 al 4 a. C, era il classico sovrano permeato dall’ellenismo, e dimostrò di rispettare il culto giudaico, costruendo un nuovo Tempio.  

Giudea: provincia dell’impero romano Alla morte del sovrano, la Giudea divenne una provincia dell’impero romano con a capo un prefetto. Un cambiamento notevole della forma statuale, che però non incise sulla vita del Sinedrio, massima assemblea religiosa per gli ebrei. Il governatore aveva facoltà di sceglie il sommo sacerdote e il popolo giudaico doveva garantire costanti testimonianze di leale sottomissione (sacrifici a favore dei romani), particolarmente umilianti per la più antica religione monoteistica.  

Dominazione romana In seguito alla conquista romana della Siria (64 a. C), la Giudea vide restringersi i propri confini e finì nel gorgo della guerre civili e, come se non bastasse, sotto costante minaccia della potenza egiziana. A quel punto, i romani consegnarono il territorio ad Erode, uomo non lontano dai principi della romanizzazione. Erode, che governò dal 37 al 4 a. C, era il classico sovrano permeato dall’ellenismo, e dimostrò di rispettare il culto giudaico, costruendo un nuovo Tempio.  

Giudea: provincia dell’impero romano Alla morte del sovrano, la Giudea divenne una provincia dell’impero romano con a capo un prefetto. Un cambiamento notevole della forma statuale, che però non incise sulla vita del Sinedrio, massima assemblea religiosa per gli ebrei. Il governatore aveva facoltà di sceglie il sommo sacerdote e il popolo giudaico doveva garantire costanti testimonianze di leale sottomissione (sacrifici a favore dei romani), particolarmente umilianti per la più antica religione monoteistica.  

Gesù, il sermone sul monte

Nascita di Gesù CristoIn quel contesto di costante ostilità al dominatore romano, iniziarono le predicazioni di Gesù Cristo, la cui cronologia di vita è al centro di aspri diatribe tra gli studiosi. Su periodo storico, disponiamo di poche fonti, ed alcune, come i Vangeli, che pur indagano molti aspetti di una realtà storica determinata, non possono essere annoverati come documenti storici in senso stretto. È ineludibile il carattere religioso dei Vangeli. In ogni caso, è ormai lecito affermare, anche tra gli storici, che Gesù nacque negli ultimi anni del regno di Erode

2Il cristianesimo e il verbo del Messia

Gesù Cristo davanti a Erode

Dominazione romana In seguito alla conquista romana della Siria (64 a. C), la Giudea vide restringersi i propri confini e finì nel gorgo della guerre civili e, come se non bastasse, sotto costante minaccia della potenza egiziana. A quel punto, i romani consegnarono il territorio ad Erode, uomo non lontano dai principi della romanizzazione. Erode, che governò dal 37 al 4 a. C, era il classico sovrano permeato dall’ellenismo, e dimostrò di rispettare il culto giudaico, costruendo un nuovo Tempio.  

Giudea: provincia dell’impero romano Alla morte del sovrano, la Giudea divenne una provincia dell’impero romano con a capo un prefetto. Un cambiamento notevole della forma statuale, che però non incise sulla vita del Sinedrio, massima assemblea religiosa per gli ebrei. Il governatore aveva facoltà di sceglie il sommo sacerdote e il popolo giudaico doveva garantire costanti testimonianze di leale sottomissione (sacrifici a favore dei romani), particolarmente umilianti per la più antica religione monoteistica.  

Prime predicazioni di Gesù CristoLa prima fase delle sue predicazioni si svolse in Galilea, dove reclutò i primi discepoli, rispondendo alle esigenze di salvezza degli stati più poveri della popolazione. In quella fase delle predicazioni, Gesù si attirò l’ostilità delle sette dei Farisei e i Sadducei. Il fatto che egli si rivolgesse in primo luogo ai poveri e ai diseredati diffuse, fin da subito, il timore di possibili agitazioni sociali.

Arresto, condanna al supplizio e morte sulla croceFu quindi per ragioni d’opportunismo politico che la classe dirigente giudaica trovò una convergenza d’interessi con governanti romani. Gesù fu arrestato e giudicato congiuntamente dal Sinedrio e dal prefetto Ponzio Pilato. Da un primo nucleo originario, attorno al messaggio di resurrezione di Gesù Cristocondannato al supplizio e morto sulla croce, si moltiplicarono le adesioni. La distinzione tra cristianesimo e le tante sètte giudaiche divenne netta.

San Paolo, padre della teologia cristianaA distinguere i cristiani dagli altri giudei, restava il fatto che questi ultimi non avevano riconosciuto in Cristo il Messia. Frattura che divenne insanabile con l’opera di San Paolo, considerato il padre della teologia cristiana.

La cittadinanza romana L’apostolo Paolo veniva da Tarso, una città portuale dell’Anatolia orientale, i suoi genitori erano ricchi commercianti che erano soliti fare affari con le legioni romane. Grazie ai buoni uffici ottenuti dalla ricca attività, Paolo era divenuto cittadino dell’impero, ottenendo la possibilità di formarsi in Legge ebraica a Gerusalemme, con l’obiettivo di diventare rabbino.

Conversione, predicazione e morte di San Paolo Secondo gli Atti degli Apostoli, la sua conversione fu improvvisa ed avvenne mentre si recava a Damasco per contrastare la sètta cristiana su ordine del Sinedrio. Dal 49 al 52 Paolo intraprese lunghi viaggi con lo scopo di convertire le genti al cristianesimo grazie alla sua fervida attività di missionario. Tornato a Gerusalemme, fu arrestato e condotto a Roma per essere processato. Assolto in una prima occasione, fu nuovamente processato per volere di Nerone, ed in quest’occasione condannato a morte e decapitato (65 d.C.). 

Conversione di San Paolo sulla via di Damasco di Caravaggio

San Paolo predica ad Atene

Strategia di San Paolo per conquistare i fedeli Le Lettere che Paolo inviava alle varie comunità cristiane, e che ancor oggi ispirano la riflessione dei teologi cristiani, attestano una profondità di riflessioni filosofiche ed una finezza politica non comuni. Sotto quest’ultimo punto di vista, Paolo aveva intuito che la strada giusta per allargare la famiglia dei cristiani era l’integrazione all’interno dello Stato, accettandone leggi sottomettendosi all’autorità romana.

Carattere universale della religione cristiana Inoltre, la diffusone del cristianesimo in tutto l’impero sarebbe stata facilitata dall’assenza di prescrizioni che rientravano nella tradizione giudaica. A differenza del giudaismo, che non era soltanto una religione ma rappresentava anche un popolo, convertirsi al cristianesimo non significava anche cambiare patria per entrare nel popolo eletto d’Israele. La religione cristiana aveva infatti un carattere universale

3L’organizzazione del cristianesimo e le persecuzioni dei romani

Il significato del battesimo: ricerca

Battesimo ed eucarestia Per entrare nella comunità cristiana era necessario aver ricevuto il battesimo. Originariamente, per ricevere il sacramento bastava dichiarare il proprio pentimento davanti a Cristo, ma successivamente il rito fu preceduto da un periodo di catechesi durante il quale i futuri fedeli ricevevano i principi fondamentali della religione cristiana. Soltanto i cristiani battezzati avevano accesso all’eucarestia, l’atto con cui il fedele entrava in rapporto con Cristo e la comunità dei fedeli, da qui il termine “comunione” che entrerà solo in seguito nel linguaggio comune. 

Battesimo di Cristo: dipinto di Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci

La comunità cristiana Dal IV secolo in poi, l’aumento dei fedeli impose alle comunità cristiane il delicato problema dell’organizzazione. Ciascuna comunità scelse un vescovo, da cui dipendevano diaconi con funzioni amministrative e presbiteri con compiti spirituali.

Il vescovo di Roma Il primato tra i vescovi spettava a quello di Roma, dipendente dal primato dell’apostolo Pietro. Questa posizione eminente del vescovo di Roma, attestata già dal II secolo, preparò la successiva supremazia del pontefice romano. In quella fase il vescovo di Roma non era ancora “papa”, ed aveva semplicemente più prestigio – ma non maggiore potere – rispetto agli altri vescovi. 

Sottomissione dei cristiani Nel periodo precedente le difficoltà era ben maggiori, tra la fine del II secolo e la metà del III sec. d. C, i cristiani dovevano infatti sottostare a sacrifici dovuti al “genio” dell’imperatore, per non rischiare di attirare ostilità con rifiuti che sarebbero stati interpretati come una dichiarazione di ostilità nei confronti del potere romano.

Tertulliano, autore dell’Apologetico La necessità di rispondere a simili accuse spinse molti autori cristiani di lingua greca e latina a redigere scritti apologetici. In questo senso, la figura di Tertulliano è emblematica. L’autore dell’Apologetico respinse le accuse di lesa maestà rivolte ai cristiani in maniera ben più efficace di autori come Clemente Alessandrino e Origene che tentarono invece di conciliare la tradizione letteraria greca con il credo cristiano, con l’obiettivo di renderlo accettabile per le élites romane. Appunti Tertulliano: opere apologetiche e antiereticali

Persecuzioni sotto il Regno di Domiziano Le fasce più elevate della popolazione erano le più ostili al credo considerato oltremodo pericoloso. I provvedimenti repressivi aumentarono durante il regno di Domiziano (81-96 d.C), che tentò di evitare la penetrazione di elementi cristiani nella corte imperiale

San Pietro Apostolo: dipinto di Meo di Guido da Siena

 

Le ostilità cessarono solo durante il regno di Traiano che avviò una politica moderata, scoraggiando denunce e delazioni nei confronti dei cristiani. Erano solo una tregua, le persecuzioni sarebbero tornate dalla metà del III secolo, sotto l’imperatore Decio, quando i cristiani affrontarono il martirio per le continue accuse di mancato sacrificio. Tuttavia, le persecuzioni non sortirono l’effetto desiderato, ed i supplizi subiti da alcuni non fecero che aumentare il numero di fedeli. 

Resistenza del cristianesimo delle origini Il cristianesimo delle origini non solo resistevama continuava a sfidare il potere sfruttando la profonda inquietudine di un’epoca in cui molti non riuscivano a dare una spiegazione razionale dell’improvvisa decadenza, come testimoniato da uno scritto del vescovo di Cartagine Cipriano dedicato ad un pagano: ‹‹Hai torto tu, nella tua stolta ignoranza del vero, di protestare che queste cose accadono perché noi non onoriamo gli dèi, accadono, perché voi non onorate Dio›› (Cipriano, A Demetriano, 3-5). 

2 Febbraio Presentazione di Gesù al tempio

2 Febbraio Presentazione di Gesù al tempio

Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio (dal vangelo di Luca 2,22-39) che avvenne secondo le usanze dell’epoca previste dalla legge giudaica per i primogeniti maschi. Viene popolarmente chiamata festa della  Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele ricordando il Cristo (ovvero il messia “unto” dal signore per essere luce che illumina le genti), così come il bambino Gesù venne definito dal vecchio Simeone, saggio e profeta.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
Celebrazioni legate alla luce in questo periodo dell’anno esistevano feste e celebrazioni in alcune tradizioni religiose precristiane. Alcuni studiosi rilevano come la Candelora cristiana possa essere stata introdotta in sostituzione di una festività preesistente; vista la coincidenza del periodo dell’anno con il periodo di 40 giorni dopo la nascita di Gesù.
Nell’antica Roma era usanza nel periodo della februatio, la purificazione della città, che le donne girassero per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce. Ben presto, però, prevalsero i significati legati all’aspetto luminoso dell’imminente primavera, in corrispondenza con i riti propiziatori agresti per l’inaugurazione del nuovo anno agricolo. I Lupercali o Lupercalia si festeggiavano alle Idi di febbraio, il 15; per i Romani ultimo mese dell’anno. Servivano a purificarsi prima dell’avvento dell’anno nuovo, propiziandone la fertilità. La cerimonia era legata alla famosa Lupa che allattò Romolo e Remo.
Ancora oggi si usa il detto :“Nella Festa della Candelora dall’inverno semo fora”.

Come spiegare la Candelora ai bambini del catechismo?

E’ il giorno in cui si benedicono le candele e i ceri nelle chiese, simbolo di Cristo e “luce per illuminare le genti“, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Dal punto di vista simbolico, questa celebrazione indica il passaggio dall’oscurità e dal buio alla luce alla rinascita e, dunque, a una nuova stagione che coincide con la primavera.

Presentazione del Signore 
Nel vangelo di Luca leggiamo: «Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore..» (Lc 2,22). La festa che celebriamo quest’oggi è dunque la “presentazione del Signore”, anche se la fede popolare la chiama da tempo “candelora”.

L’episodio è inoltre talmente importante da far parte dei misteri gioiosi del Rosario, preghiera che, come sappiamo, ha riassunto in passato i momenti cruciali della vita di Gesù, offrendoli alla meditazione della gente semplice, illetterata.

Perché dovremmo festeggiare il fatto che Gesù bambino viene presentato al tempio?
L’evangelista, anzitutto, mette insieme due cerimonie: la purificazione della madre, quaranta giorni dopo il parto, e la consacrazione del figlio primogenito, da offrire al Signore (o, più precisamente, da “riscattare” ad un prezzo, nel caso di Gesù, una coppia di tortore). Questa duplice motivazione è ben sottolineata dal cambio di nome che ha subito tale festività: se per lungo tempo la si è definita “Purificazione della SS. Vergine Maria”, la riforma liturgica del 1960 le ha restituito l’antico nome di “Presentazione del Signore”.

Ma quando nasce come vera e propria festa nella Chiesa?
La prima testimonianza ci parla del IV secolo, a Gerusalemme. In seguito l’imperatore Giustiniano decretò il 2 febbraio come giorno festivo in tutto l’impero d’Oriente, mentre Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo: papa Sergio I istituì la più antica processione penitenziale romana, che partiva dalla chiesa di S.Adriano al Foro, e si concludeva a S.Maria Maggiore.

Perché la gente continua tuttavia a chiamarla “candelora”?
Per via del rito della benedizione delle candele, durante la processione in chiesa, rito che risale intorno all’anno Mille e che si ispira alle parole di Simeone: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32).

Già, Simeone ed Anna, qual è il ruolo dei due anziani in questa scena?
Simeone, tenuto in vita dalla speranza di incontrare il Messia, corona il suo “sogno”: prende in braccio il piccolo e, sconvolto, proclama che a quel punto può morire in pace, alla sua vita non può chiedere di più!
Anna, da parte sua – una profetessa rimasta vedova giovanissima e non più risposatasi – è il prototipo delle vecchiette che si incontrano nelle Messe feriali, la cui fede viene talvolta giudicata con troppa superficialità: un esempio di fede semplice e robusta, sicuramente non dominata dalle mode del tempo, di cui spesso siamo schiavi un po’ tutti..

C’è qualcosa che accomuna i due anziani, oltre all’età? Cos’hanno visto di speciale in quel bambino? Cosa cercavano?
Entrambi hanno saputo cogliere l’essenziale. La legge ebraica esigeva la presenza di almeno due testimoni per instaurare una causa.. ecco che due testimoni, Simeone ed Anna, riconoscono l’inizio di un tempo nuovo. Grazie a loro due tutto ci è chiaro fin dall’inizio: Gesù è il Messia promesso da Dio e venuto ad illuminare tutti i popoli.

Peccato non avere più tra noi due personaggi così bravi ad indicarci la luce..
Nient’affatto! La Chiesa, oggi, celebra anche – e non a caso – la Giornata della vita consacrata: questo Vangelo «costituisce un’icona – dice papa Francesco – della donazione della propria vita da parte di coloro che, per un dono di Dio, assumono i tratti di Gesù vergine, povero e obbediente..». E aggiunge: «Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambiti di vita.. Ogni persona consacrata è un dono per il popolo di Dio in cammino».

Illuminati da tali guide, ringraziamo allora il Signore con le parole di San Sofronio: «Nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola.. le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo.. nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio».

2 Febbraio Festa della Giornata Mondiale della vita consacrata. In questo giorno, ricco di storia e di molteplici significati, che ricorre la Giornata mondiale della Vita Consacrata voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1997.

In questa occasione la Chiesa celebra il “sì” dei consacrati e delle consacrate alla chiamata di Dio. Nella “icona evangelica” della presentazione di Gesù, Simeone rende grazie a Dio perché finalmente può stringere tra le braccia il Messia atteso. Così in questa Giornata si vuole rendere grazie a Dio per la presenza della Vita Consacrata dentro la Chiesa che ricorda a tutti i battezzati la bellezza della vocazione cristiana che a ciascuno chiede di testimoniare nella vita la luce di Gesù e del Vangelo.

Il Papa: la Parola di Dio è per tutti

Il Papa: la Parola di Dio è per tutti

Nella Domenica della Parola di Dio, Francesco ricorda l’urgenza dell’annuncio, la necessità di professare “un Dio dal cuore largo”

Il Papa: la Parola di Dio è per tutti, la Chiesa non abbia il cuore stretto

“Gesù sconfina” per dirci che la misericordia di Dio è per tutti. Non dimentichiamo questo: la misericordia di Dio è per tutti e per ognuno di noi. ‘La misericordia di Dio è per me’, ognuno può dire questo”. Così il Papa, a braccio, ha spiegato che “la Parola di Dio è per tutti”: “È un dono rivolto a ciascuno e che perciò non possiamo mai restringerne il campo di azione perché essa, al di là di tutti i nostri calcoli, germoglia in modo spontaneo, imprevisto e imprevedibile, nei modi e nei tempi che lo Spirito Santo conosce”.


Nella Domenica della Parola di Dio, Francesco ricorda l’urgenza dell’annuncio, la necessità di professare “un Dio dal cuore largo”, di far salire sulla barca di Pietro chi si incontra perché questa è la Parola di Dio, “non è proselitismo”


“E se la salvezza è destinata a tutti, anche ai più lontani e perduti – ha spiegato Francesco nell’omelia della Messa celebrata domenica, nella basilica di San Pietro, per la quarta Domenica della Parola di Dio – allora l’annuncio della Parola deve diventare la principale urgenza della comunità ecclesiale, come fu per Gesù. Non ci succeda di professare un Dio dal cuore largo ed essere una Chiesa dal cuore stretto – questa sarebbe, mi permetto di dire, una maledizione –; non ci succeda di predicare la salvezza per tutti e rendere impraticabile la strada per accoglierla; non ci succeda di saperci chiamati a portare l’annuncio del Regno e trascurare la Parola, disperdendoci in tante attività secondarie, o tante discussioni secondarie”.

Impariamo da Gesù a mettere la Parola al centro, ad allargare i confini, ad aprirci alla gente”, l’invito: “Metti la tua vita sotto la Parola di Dio. Questa è la strada che ci indica la Chiesa: tutti, anche i Pastori della Chiesa, siamo sotto l’autorità della Parola di Dio. Non sotto i nostri gusti, le nostre tendenze o preferenze, ma sotto l’unica Parola di Dio che ci plasma, ci converte, ci chiede di essere uniti nell’unica Chiesa di Cristo”.

I cristiani, ha spiegato il Papa, sull’esempio di Gesù sono “esperti nel cercare gli altri”: “E questo non è proselitismo, perché quella che chiama è la Parola di Dio, non la nostra parola”, ha precisato. “Questa è la nostra missione”, ha concluso Francesco: “Diventare cercatori di chi è perduto, di chi è oppresso e sfiduciato, per portare loro non noi stessi, ma la consolazione della Parola, l’annuncio dirompente di Dio che trasforma la vita”.

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