Per i “Lettori” della Parola

Per i “Lettori” della Parola

IL NUOVO LIBRO PER IL MINISTERO DELLA PAROLA NELLA LITURGIA

IL LIBRO CHE TRASFORMERÀ PER SEMPRE IL TUO MODO DI PROCLAMARE LA PAROLA DI DIO

LA BOCCA DI DIO

Manuale per catechisti animatori, lettori e ministri istituiti della Parola, operatori pastorali, laici impegnati nella proclamazione della Parola e liturgisti.

L’OPINIONE DEI LETTORI

Questo libro mi ha aperto gli occhi sull’importanza del ministero del Lettore aiutandomi con consigli pratici nella preparazione della Parola di Dio!

— PAOLO R.

“FINALMENTE! Un manuale pratico, scritto in linguaggio semplice ma basato sulle Sacre Scritture da una vera esperta della voce e dellacomunicazione con oltre  25 anni di esperienza.

— SARA P.

Grazie di cuore perché oltre alla testa ci hai messo il cuore e Dio te ne renderà merito per questo aiuto a chi svolge questo servizio nella Chiesa!

— VALENTINA V.

A 25€ + spedizione (33€ se preferisci in contrassegno)

Attraverso questo libro ti porterò in un viaggio nella Voce da quella di Dio alla funzione della Tua voce che Proclama…

E, passando attraverso l’approfondimento delle varie componenti della vocalità arriveremo fin nella “Regia di controllo” della Tua voce…

Qui potrai capire come gestire tutte le componenti vocali ed espressive della tua voce. E come applicarle al servizio della Parola in modo che questo incarico possa essere qualcosa di cui andar fieri e che riesca a dare frutti in chi ti ascolta.

Vedi, questo risultato sarà per me molto importante e gratificante. Infatti, in questo libro NON ti insegnerò come impadronirti freddamente di tecniche da sfoggiare in pubblico…

In questo libro imparerai ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia per riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza.

Questo atteggiamento professionale ed impegnato consentirà a migliaia di persone di assorbire  pienamente le Parole della Scrittura e metterle in pratica in modo serio.

 

In questo modo contribuirai ad una Missione importante della Chiesa  ed eticamente contribuirai ad apportare valori nella vita degli altri!

A 25€ + spedizione (33€ se preferisci in contrassegno)

MANUALE in 40 capitoli per  comprendere il Ministero del Lettore

le RADICI FONDANTI e Teologichepresenti nelle Sacre Scritture

APPROFONDIMENTI e METODI per una Comprensione della Parola di Dio

TECNICHE Per MIGLIORARE le proprie capacità naturali di Lettori

20  ESEMPI PRATICI di lettura con suggerimenti per come proclamarli

INSERIMENTO nel Team degli ALLIEVI con collegamenti in diretta mensili

Possibilità di VERIFICA con invio di Test Registrati per consigli di perfezionamento

 CERTIFICAZIONE del LIVELLO RAGGIUNTO con ATTESTATO di Partecipazione

QUESTO LIBRO NON E’ PER TUTTI

Infatti, questo libro è stato scritto solo per quelle persone che si vogliono impegnare seriamente.

Vuoi sapere se tu sei uno di quelli che ne fa parte?

È molto semplice riconoscerlo…

La “piccolo gruppo” è composto da persone che scelgono di non vivacchiare alla giornata ma si adoperano con convinzione per un miglioramento progressivo.

Sono persone mosse dal fuoco della FEDE e dalla forte consapevolezza di rispondere ad una “chiamata” di Dio e della Chiesa. Persone che hanno già deciso di impiegare il proprio tempo per coltivare se stesse, crescere e migliorare continuamente…

È un movimento di persone composto da migliaia di uomini e donne che, in silenzio, si impegnano per un servizio importante ed essenziale di evangelizzazione.

Se ti sei rispecchiato in qualche modo in queste frasi allora bene…

Questo libro è DEDICATO A TE!

Mi sono adoperata con grande impegno  per fare in modo che sia un potente strumento di trasformazione… se messo nelle mani della persona giusta!

Quindi, se hai a cuore questa missione della Chiesa, ordina immediatamente questo libro e credimi, non c’è nessuna possibilità che tu possa pentirtene.

Ottieni LA BOCCA DI DIO

  –  Sei un Lettore incaricato ma pensi che la tua voce sia monotona, senza forza e autorità.

Se questo sei tu… imparerai i principi di come esercitarti con la lettura ad alta voce e trasformare il messaggio della Parola in idee per il nostro Spirito, fino ad avere una reale “immersione con il cuore” che apre ad una comprensione più elevata e spirituale della volontà di Dio per noi.

 

  –  Sei un catechista ma hai paura di parlare in pubblico e vai nel panico al terrore di fare brutte figure.

Se questo sei tu… Capirai che i problemi si verificano solo se lasci che la tua paura di domini e ti controlli. Prova a immaginare la tua paura come “eccitazione” invece che come ansia. Domandati: Sono entusiasta di andare all’ambone a proclamare la Parola di Dio? Se riesci a premere questo interruttore, e “buttarti” la paura passerà da “ostacolo” al tuo lavoro a una “risorsa” potente per fare quello che devi fare.

 

  – Ti senti impacciato con il tuo corpo, goffo e non sai dove mettere le mani.

Se questo sei tu… Ricorda che il grande testimone di Dio, Mosè, è chiamato per una missione personalmente da Lui e così per quello che è, nella sua unicità e concretezza esistenziale: ed era balbuziente e impacciato nella parola.

 

  –  Sperimenti nervosismo, timidezza, mancanza di fiducia nelle tue capacità vocali.

Se questo sei tu… Non preoccuparti! C’è un capitolo dedicato proprio a te! Smetterai di “mangiarti le parole”, riconoscendo che queste  barriere interne, provengono da certi complessi che ci trasciniamo dietro dall’infanzia. Un semplice consiglio potrebbe essere quello di prendere una sedia e mettersi seduti per qualche minuto, in una stanza silenziosa, e….

 

  –  Pensi di essere inadeguato perché non hai cultura teologica o per dei difetti di pronuncia.

Se questo sei tu… Grazie alle informazioni contenute in questo libro sarai aiutato ad essere come uno specchio, attraverso il quale i messaggi illuminanti di Dio possono riflettersi, liberi da distorsioni o da ostacoli. Potrai così presentare la Parola in un modo come “parlato”, cioè come se le “parole” arrivassero direttamente dalla bocca di Gesù o di Dio o dei suoi profeti. Con la formazione riuscirai a trasmettere la piena comprensione del messaggio e comunicare il fervore provato quando si vede che l’ispirazione è appoggiata dallo Spirito Santo.

Questo libro contiene aiuti per superare ogni barriera, accompagnarti con una formazione biblica, liturgica, spirituale e tecnica verso  la tua realizzazione personale.

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6 – La cura della Parola passa attraverso la cura della Persona

6 – La cura della Parola passa attraverso la cura della Persona

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

 

La voce è qualcosa di molto importante, specialmente, per esempio, per chi svolge un servizio come lettore. Per questa mansione assegnata bisogna davvero prendere maggiormente coscienza che dal modo con cui si usa la voce e la si articola, la si espone, dipende la reale efficacia del messaggio.

Pertanto, l’uso corretto della fonetica, della dizione, l’interpretazione, ecc., sono di assoluta importanza, perché avvalorano ancora di più l’enorme dono che si ha a disposizione.

Vorrei soffermarmi ancora sulla grande importanza che la Parola occupa nelle Sacre Scritture.

Bisogna prendere consapevolezza di cosa stiamo leggendo, di cosa stiamo spiegando, e situarci anche fisicamente nel racconto che abbiamo sotto gli occhi. Prendiamoci, esempio, un momento di pausa prima di proclamarlo, perché dobbiamo arrivare ad una conoscenza non solo intellettuale del testo: bisogna approfondire, cioè, vivere, quello che stiamo dicendo, altrimenti non possiamo utilizzare neanche la voce in maniera consona; e al contrario, analizzando anche com’è la nostra voce, il timbro, la modalità, il tono, noi possiamo apprendere la conoscenza persino di noi stessi, riappropriarci anche della nostra persona, conoscerci più a fondo.

Non è esagerato questo discorso, e se pensiamo di conoscere molto bene la nostra personalità, dovremmo anche riflettere sul fatto che la nostra interiorità, è soggetta a profondi cambiamenti, nel tempo, e questo influenza tantissimo anche il nostro modo esteriore di parlare. Col trascorrere degli anni, attraverso le situazioni che mutano, anche il nostro carattere, la nostra personalità è soggetta a cambiamenti, per cui quando diciamo che Dio parla oggi e la Parola raggiunge oggi la tua vita, diciamo allo stesso tempo che anche il modo di formulare un discorso esternamente è soggetto a trasformazioni col trascorrere degli anni.

La voce, infatti, non è un qualcosa di esterno a noi, come siamo abituati a credere, ma qualcosa di interno che ci appartiene, che è legato al nostro stesso essere, per cui, la voce non può essere scissa dalla nostra individualità, nel momento in cui apriamo la bocca per parlare!

La persona, infatti, la creatura umana è da sempre al centro dell’amore di Dio. Ricordate il Salmo 8,5?

….Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?”.

Così dice il bellissimo Salmo e così l’uomo deve prendersi cura di se stesso, risplendere come un vaso bellissimo, un contenitore prezioso dove si possa incarnare la divinità di Dio, dal momento che è Lui stesso a prendersene cura.

Se osserviamo tutta la creazione, la natura, gli alberi, i fiori, il cielo, gli animali, tutto risplende di questa bellezza che è in continua evoluzione verso un miglioramento, in crescendo.

Per questo anche il messaggero di Dio ha il dovere di evolversi, cercando di cogliere il meglio anche nella bellezza della propria persona senza denaturalizzarla, rispettando sicuramente i propri limiti fisici ma cercando di mettersi al posto di chi ha bisogno di recepire il messaggio di Dio che viene travasato anche da una certa estetica migliorata.

Così come non si può pretendere di apparire in un social o da qualche altra parte in pubblico se uno trascura anche la propria forma fisica, il proprio aspetto (nei limiti ovviamente della propria persona).

Per quanto riguarda l’aspetto della dizione, dell’articolazione, del tono, delle pause, delle nozioni scientifiche di quelle che sono le regole anche della pronuncia, bisognerebbe comprendere che se qualche lettore o catechista ha dei difetti inerenti a questo dovrebbe fare primariamente anche un corso a parte per migliorare, soprattutto, la pronuncia, se ci sono difetti particolari.

Bisognerebbe approcciarsi ad un vero e proprio metodo di dizione, di public speaking, per addentrarsi ancora più profondamente in quelle che sono le regole della pronuncia, per perfezionare la propria espressione per consentire al messaggio di arrivare in modo comprensibile alle platee, al popolo, al pubblico, all’ascoltatore.

Ritornando allo studio della Parola, ripetiamo che la parola di Dio è viva e può dare la vita a chi la ascolta.

 

E tu, vuoi essere un annunciatore “morto”?

E come la annunci? Accontentandoti dei tuoi difetti di pronuncia senza correggerli? Non pensi, invece, che occorre bellezza, perfezione, studio, contemplazione del mistero, affinché questa Parola possa essere degna di essere annunciata?

Ricordiamoci che, siccome noi veicoliamo il messaggio, anche la nostra persona non può essere diversa da quello che diciamo, sia interiormente, che esternamente, che esteticamente!

Come il Padre risuscita i morti e dà la Vita” dice Giovanni al capitolo 5,21,… “così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” e prosegue Giovanni in 11,43 quando chiama il morto dal sepolcro Detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori!“.

Quando questa Parola viene predicata mediante la voce del predicatore, essa dona, a chi la ascolta esteriormente, la virtù di operare interiormente, per cui i morti riacquistano la vita e rinascono nella gioia di Abramo. Questa Parola è dunque viva nel cuore del Padre, viva sulla bocca del predicatore, viva nel cuore di chi crede e di chi ama e, siccome questa Parola è viva, non c’è dubbio che sia anche efficace.

E tu, sei efficace come questa Parola?

Sei bello come questa Parola? È importante, quindi, leggere con professionalità la parola di Dio.

A tutti gli operatori pastorali urge una vera scuola di dizione per utilizzare al meglio la voce ed entrare nelle profondità della comunicazione, per potersi degnamente esprimere senza quei difetti di pronuncia che potrebbero ostacolare e distrarre l’ascolto.

Finora hai pensato fosse già abbastanza essere lettore per proclamare un salmo, una lettura, fare catechesi e non hai mai approfondito la ricchezza della voce, non hai mai curato la sua modulazione, le varie tonalità dalle variegate espressioni, non ti sei mai accorto dei difetti che hai quando annunci la parola dall’ambone o di come arriva all’orecchio dell’uditore.

Ti sei mai registrato per sentire la tua voce?

Hai fatto mai nei tuoi confronti un’umile autocritica degli errori di pronuncia? Come puoi pretendere, poi, che l’altro ti ascolti, che non si annoi e che quel messaggio arrivi al suo cuore in modo efficace?

Scopri, dunque, la bellezza della tua voce, valorizzala, valuta l’importanza che essa ricopre, soprattutto se svolgi un servizio al pubblico, se sei un catechista, se vuoi essere un animatore o un liturgista che si fa ascoltare per l’autorevolezza con cui annuncia la parola di Dio!

Bisogna uscire dal vecchio concetto che Dio non guarda a queste cose, che noi siamo soltanto degli umili servi inutili! Vero, che siamo dei servi inutili, ma ricoperti di dignità a cui il Signore ha fatto enormi doni.

Proprio perché siamo dei servi inutili, non bisogna arroccarsi su noi stessi, ma avere il coraggio di sfruttare questi talenti, per cui è nostro dovere servire la parola di Dio nel migliore dei modi.

Il non cimentarsi nel miglioramento personale di questo mezzo di comunicazione che è la voce, potrebbe essere semplicemente una scusa per non metterti in crisi, per non evolversi e forse Dio non si compiacerebbe fino in fondo del nostro servizio.

Il Carisma della Parola si esplicita anche nel dono delle guarigioni, soprattutto quando in essa viene sviluppato quel sentimento di tenerezza, di incoraggiamento, di compartecipazione, che non può far altro che donare amore a quelli che si aspettano anche di essere “guariti” dal dono della Parola.

Se non esprimiamo la parte vitale che è il cuore e l’anima, otterremo l’effetto sonoro di una lettera proclamata senza sentimento, senza polso, inanimata; dobbiamo riscoprire quel soffio leggero dello Spirito che attraversa la Parola, la bagna, la irrora di humus, di vento, di pioggia, che è capace di irrigare il secco terreno del nostro cuore, facendo rinascere il giardino verde della speranza in chi desidera trovare un anelito di vita.

Come un tenero germoglio che sboccia a primavera, questo vento leggero contiene una forza di vita tale da raggiungere chi l’ascolta e lo risuscita a vita nuova.

Che cos’è la predicazione, dunque, se non la missione di resuscitare dalla disperazione ontica gli esseri umani che si trovano nella morte? Anche le ossa aride di Ezechiele 37,1-5 riprendono vita quando lo Spirito le raggiunge …

La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: Profetizza su queste ossa e annuncia loro: «Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete».”

Riassumendo, quindi, un pò in breve, i principali aspetti della proclamazione della lettura, della parola di Dio, possiamo concludere che:

1 ) È importante un certo “fervore” nel pronunciare la Parola, dal momento che pronunciare la parola di Dio significa esprimere l’intensità, l’espressione dei nostri sentimenti, l’ardore, l’animazione, lo zelo, la sincerità, ma anche la tenerezza del momento, poiché leggendo in tale modo, dimostriamo un desiderio compassionevole nel conoscere i bisogni anche dell’altro che ascolta, soddisfacendo il suo desiderio di sentire la tenerezza di Dio, attraverso la consegna della sua Parola.

2) È necessario fortemente “sentire” anche noi stessi quando leggiamo, perché, connettendoci con la nostra interiorità, si conferisce valore a ciò che leggiamo, a ciò che trasmettiamo, lo facciamo nostro, lo incarniamo, diamo credibilità a Dio stesso, diciamo Amen, “è vero che Dio ha detto così”, lasciando agli altri la certezza che stiamo parlando di un Dio accessibile, vicino e non lontano dai sentimenti e dalle vicissitudini dell’uomo.

Bisogna prendere coscienza di ciò e lavorare molto sul tipo di espressione, sul tipo di tono che usiamo nel proclamare le letture con la nostra voce.

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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5 – La Parola nel timbro e nella voce. L’estetica e la bellezza della Parola

5 – La Parola nel timbro e nella voce. L’estetica e la bellezza della Parola

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

 

Dio quando riprese Giobbe (Giobbe 40,9) gli disseHai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con voce pari alla sua?.

Dunque, che Dio abbia un timbro di voce, ce lo descrive in termini molto chiari; talvolta egli parla anche con una voce non tonante e attira non solo con la vista l’attenzione di Mosè davanti al roveto ardente nel libro dell’Esodo, ma gli offre anche un segnale di reciprocità, un incarico importante facendogli capire che è stato ritenuto degno di una grande missione verso il suo popolo, molto oltre le proprie capacità: egli si sente chiamato per nome, cioè veduto per quello che era, amato così come era nella sua unicità e concretezza esistenziale.

In Isaia 1,18 Su, venite e discutiamo, cerca una relazione con l’uomo e non c’è da meravigliarsi se nella cultura ebraica gli si attribuisce una voce per comunicare, rispondendo alle preghiere o indicando i comportamenti più idonei.

Il linguaggio della Bibbia ricorre continuamente ad antropomorfismi, attribuendo a Dio un volto, occhi, braccia, mani, come anche sentimenti e comportamenti tipicamente umani, pur rifiutando decisamente qualsiasi rappresentazione di divinità sotto forma di statue o disegni.

Man mano, dunque, impariamo a conoscere sempre più da vicino la figura di Dio dell’Antico Testamento e la sua venuta nel Nuovo Testamento, attraverso suo figlio Gesù Cristo, possiamo avvertire una certa urgenza ed esigenza di riconsiderare la nostra vocazione di battezzati sotto una nuova luce, cercando di essere esigenti anche con noi stessi, per far risplendere al meglio la lampada della Parola, attraverso il compito che ci viene assegnato, quali suoi trasmettitori.

Anche la nostra persona gioca un ruolo centrale. Interiorizziamo meglio, dunque, e con energia chi siamo, riscoprendo la nostra originalità, il nostro talento, perfezionandolo, riportandolo alla luce, come quell’uomo saggio che “trae dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove” (Mt 13,52)

Ed egli disse loro: Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

I discepoli preparati da Gesù, possono essere confrontati con i docenti ebrei della legge che sono in grado di istruire gli altri. I discepoli sono stati istruiti circa il regno dei cieli per essere scribi, e insegnanti del regno dei cieli.

I discepoli di Gesù, come gli scribi, hanno una missione da svolgere: conoscere la verità di Dio e insegnarla agli altri.

È colui o colei che conosce, crede all’insegnamento di Gesù e lo divulga; quindi, il cristiano, non si risparmia nel portare la parola di Dio alle persone, anzi, lo scriba cristiano, dopo aver approfondito la parola, è pronto a insegnare agli altri, essendo in grado di utilizzare il Nuovo Testamento e il Vecchio Testamento (cose vecchie e cose nuove) trasmettendo alle persone chiarezza del messaggio del Regno nella sua predicazione.

Avendo compreso l’insegnamento di Gesù, i discepoli possono operare come scribi: Gesù ha fatto loro comprendere i misteri del regno dei cieli, quindi sono diventati gli scribi della Chiesa e sono inviati in missione per insegnare ad altri credenti queste verità.

È come uno scriba che è addestrato, sia per conoscere, sia per trasmettere le verità del regno dei cieli. Egli è attento alla parola del Signore, è capace di proclamarla, insegnarla, ed essere come un padrone di casa che deve far parte dei suoi tesori anche agli altri, non tenendo queste ricchezze per sé stesso.

Deve tirare fuori questo tesoro, istruire gli altri, avendo una grande responsabilità nell’evangelizzazione, nell’insegnamento e nella proclamazione della Parola che deve essere, per questo, valorizzata al massimo.

Essere catechista, essere annunciatore, essere proclamatore della parola di Dio, significa anche prendersi cura di se stessi, per quanto possibile, per riportare la bellezza di Dio nel mondo.

Non basta essere pieni di contenuti ma poi avere una forma di esposizione sbagliata o poco idonea quando ci si presenta davanti all’Assemblea!

Presentarsi ad annunciare questa Parola con difetti di pronuncia plateali, con un’estetica inappropriata, come abbiamo già detto, con mancanza di autorevolezza e senza le varie competenze non può essere utile alla missione.

La voce, preparata adeguatamente sarà un canale di trasmissione per la Parola che vuole incarnarsi in chi ascolta attraverso i predicatori.

La bellezza deve sempre trasparire nella liturgia. La bellezza è sorella della semplicità. È stato affermato che “la bellezza salverà il mondo”. Essa salverà anche la nostra liturgia.

Tutto nelle celebrazioni della Parola deve avvenire in una cornice di bellezza. Per questo occorre un Evangeliario degno della parola di Dio; un ambone adeguato che sia “mensa” della Parola, e la cui bellezza sia in armonia con quella dell’altare; una processione che va dall’altare all’ambone con ceri, incenso, canto dell’Alleluia per accompagnare questa manifestazione di gloria e di bellezza.

L’equilibrio della bellezza deve fare attenzione che non emerga un estetismo vuoto di senso che finisca nel ritualismo. Questo può accadere se il coro si diletta con un proprio canto complicato che l’Assemblea non conosce; o siamo in uno spazio architettonico bello e moderno ma che non ha previsto nella sua struttura un ambone importante adeguato e funzionale al proprio altare; o se il celebrante è rivestito di abiti magniloquenti al limite del ridicolo, ecc.

Purtroppo una mentalità moderna utilitarista ha invaso anche la liturgia: la fretta e l’efficienza è spesso componente dominante, mentre la gioia è rara, il sorriso è scomparso.

Le messe domenicali, invece di diffondere la gioia di incontrare il Cristo risorto, evidenziano spesso dei cristiani che stanno compiendo una “cosa utile”, cristiani che stanno assolvendo un precetto e non che stanno ricevendo un dono gratuito per una vera esperienza di vita. Sembra più che si stia assolvendo ad un precetto che poi “pretenda” un contraccambio, che ci fa acquistare un diritto a ricevere qualcosa di “dovuto” da Dio.

Tutto viene eseguito ottemperando perfettamente le rigide normative dei riti, ma una cosa sola manca: la gioia della fede, la meraviglia davanti alla bellezza di Dio, la gratitudine per i “doni” di Dio.

Ma se la Chiesa è missionaria ed evangelizzatrice ci sono miliardi di persone intorno a noi che ci osservano ricercando la bellezza dell’ AMORE e dell’UNITA’, mentre, a volte, si continua tranquillamente a vivere un certo clima di torpore liturgico e biblico, come se non ci fosse nessuna urgenza da affrontare.

Miliardi di fratelli e di sorelle ci chiedono: “Dov’è la gioia? Dov’è la bellezza di Dio sulla terra? Dove sono le danze le chitarre e la felicità?”.

Ci chiedono di conoscere questo Dio che affermiamo sia il più meraviglioso del mondo, la rivelazione da annunciare a tutti, la liturgia più spirituale da celebrare.

Ritornando al concetto di “voce”, proprio per non dimenticarci l’importanza dei doni ricevuti e da dove hanno origine, alcune parole ci parlano di un suono simile al tuono, quando Dio parla con la sua voce maestosa: essa ha un timbro chiaramente tuonante.

Ecco perché quando Gesù disse:

Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”.

Era la voce di Dio Padre ma le persone che erano presenti dicevano che era stato un tuono!

Rispose Gesù:.. “Questa voce non è venuta per me, ma per voi” (Giovanni 12,28-30).

Questo è un aspetto molto delicato ma su cui bisogna ritornare per confutare un’interpretazione errata. Siccome noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, il nostro compito principale è riflettere Dio, esprimere, cioè, le doti, le qualità, i talenti di cui ci ha fatto dono e, quindi, è molto importante cogliere questo aspetto individuale della nostra personalità, della nostra espressione, della nostra comunicazione verbale; perché, se Dio, che è la vita stessa, si separa dal suo riflesso, e cioè dall’uomo, non si rifletterebbe in noi neanche questa immagine divina che lui ci ha donato; è importante rispecchiare questa divinità nella nostra umanità, questa incidenza divina e umana, senza però togliere o senza oscurare quello che è la centralità della parola di Dio che viene proclamata.

 

Bisogna essere piuttosto esigenti nel proclamare la parola di Dio in modo che gli ascoltatori possano comprendere bene il messaggio che vogliamo far giungere.

Una buona articolazione distinta, l’enfasi del discorso, le pause, il tono, devono essere possibilmente conformi a ciò che si vuole esprimere.

Spesso succede che alcune persone trovano confuso il linguaggio che viene veicolato, ma, esercitandoci a leggere con comprensione, noi doniamo un grande atto di carità e svolgiamo un vero servizio, aiutando a togliere quel mistero dalla parola di Dio e a renderlo comprensibile, pulito, chiaro, perché si trasformi anche in una guida pratica anche per la vita, pur conservando intatta la sacralità contenuta nelle Scritture.

Bisognerebbe lavorare seriamente allo studio della proclamazione della Parola sviluppando anche altre forme sensoriali, stabilendo, per esempio, un contatto visivo con l’ascoltatore e cercando, nello scambio verbale, altre modalità.

Per esempio: sarebbe opportuno ripartire, molto umilmente, anche dal proprio aspetto esteriore, ed esaminarsi, per verificare, anche a livello posturale, come la propria figura risulta all’esterno.

Guardarsi allo specchio, mettersi davanti a qualcosa che ci rimandi l’impressione che diamo all’esterno e concentrarsi, perché no, anche su come poter migliorare il proprio aspetto per consentire al nostro servizio di essere svolto con più professionalità.

Come poter esaltare anche gli aspetti della nostra estetica migliorando in una piccola misura, la decenza esteriore, per poter rendere la parola di Dio un qualcosa di molto bello, appetibile anche esteticamente e visivamente, è un piccolo consiglio che sorge spontaneo.

Non solo intellettualmente, ma anche qualitativamente, si può avere un piccolo vantaggio da questa umile forma di autoanalisi personale, per rendere efficace, visibile in maniera ancora più forte, che il regno di Dio è in mezzo a noi, che Gesù è vivo nella nostra persona, primariamente, e che può essere trasmesso agli altri.

Parleremo in seguito anche di argomenti che riguardano i sensi, proprio per far comprendere ancora di più come la parola orale trasmessa, catechetica o proclamata deve essere accompagnata da una nuova rivoluzione anche personale; proprio perché Dio si è incarnato nell’uomo, dobbiamo armonizzare tutte le nostre componenti corporali, estetiche, olfattive, visive, uditive non solo intellettive per rendere davvero gloria al servizio che svolgiamo.

Quanto grande è la forza, la sapienza racchiusa nella potenza di Dio!

Se pensiamo che questa Parola, fin dal principio coeterna col Padre, a suo tempo fu rivelata agli apostoli e, per mezzo di essi, fu annunziata ed accolta con umile fede dai popoli credenti, cosa accade se consideriamo che la stessa Parola del Padre si fa Parola nella predicazione e Parola nel cuore? Succede che scatta immediatamente lo stupore nel considerare come questa parola di Dio è dunque viva, reale, operante, addirittura, dal momento che ad essa, il Padre ha dato il potere di “avere la vita in se stessa”, né più né meno come il Padre “ha la vita in se stesso”!

Se solo ci fermassimo a questo concetto, rifletteremmo quale importanza assume la voce rispetto al ruolo che ha di comunicare!

La parola viva, bisogna “necessariamente” renderla viva, dunque, non morta!

Quando la si annuncia, quando parliamo in mezzo alle assemblee, quando chi è predisposto al sacro ufficio, all’impegnativo compito di usare una voce, una pronuncia perfetta, avulsa anche da difetti riguardanti la dizione, quando si riesce a far uso delle tonalità vocali, dei colori, delle espressioni, di tutte quelle tecniche con cui si declamano letture, salmi, catechesi in gruppi, assemblee, ecc, compresa la postura e una discreta visibilità, possiamo dire di essere abbastanza soddisfatti per svolgere il nostro compito di annunciatori.

Nel passo del Vangelo di Marco 16,15-18 è chiaro il comando di Gesù di predicare il Vangelo…

E disse loro: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Da questo capiamo che proclamare la parola di Dio è una cosa molto seria e il lettore deve fare in modo che gli ascoltatori possano comprendere bene un messaggio così importante e decisivo per la vita delle persone.

Leggendo con carisma e piena comprensione, aiutiamo a sciogliere il mistero a volte enigmatico contenuto nella parola di Dio e a renderlo una guida pratica per la vita.

Grazie allo Spirito Santo, con la parola di Dio, non dobbiamo soltanto attenerci alla forma esteriore, ma esternare dalle nostre espressioni, per esempio, la tenerezza, che incoraggia, che fortifica e regala l’ardente amore di Dio per le sue creature.

La parte vitale è il cuore, ricordiamoci: l’anima è l’amore!

Senza questo, la “lettera” non è che un cadavere senza polso, freddo e inanimato: dobbiamo riscoprire la vitalità e la dinamicità dello Spirito che, attraverso la Parola, raggiunge chi ascolta e, quando la Parola raggiunge le persone, l’onnipotenza di Dio viene rivelata.

L’istituzione della Chiesa offre la prova della sua utilità verso il bene comune attraverso la mensa della Parola, oltre che dell’Eucarestia, offrendo la possibilità di elevare gli animi, di risvegliare dalla comprensione dormiente delle sole cose materiali, aiutare il popolo di Dio attraverso la presenza dello Spirito: guarendo, edificando, incoraggiando e anche cambiando le persone.

Lascia che tutti ascoltino, dunque, in modo colloquiale, con enfasi, con inflessioni di voce opportune, pause e toni di voce controllati, le parole che proclami, e che articoli in modo chiaro e comprensibile!

La parola di Dio è sacra: mostra rispetto per essa, cerca di essere fedele alla parola di Dio, leggi con ispirazione, leggi artisticamente, favorisci la volontà degli ascoltatori di confrontarsi con nuove idee e nuovi modi di guardare anche alle loro vecchie idee.

Leggi a beneficio dell’umanità e non di te stesso, libera la verità, predica sinceramente la parola di Dio e leggi con fervore, con sentimento intenso ed espressione intensa, con entusiasmo, vivacità, vitalità.

Leggi con amore, cuore e anima, con compassione, leggi con calore, tenerezza, pietà, simpatia; sii paziente, dai incoraggiamento, attingi anche ai tuoi sentimenti, alla tua scintilla Divina, alla tua personalità, senza essere invadente, e che la tua lettura sia infiammata dell’amore di Dio, vibrante, entusiasta, fervente e avvolgente, senza perdere la tua autorevolezza, con tutti i toni della voce, le modulazioni, la respirazione giusta, con gli stati d’animo, la precisione e i sentimenti più opportuni.

Metti in relazione i passaggi con l’argomento delle tue letture, racconta storie in modo interessante se devi fare catechesi, mantieni costante l’attenzione degli ascoltatori, leggi in modo anche divertente, per quanto ti è consentito, in modo che gli uditori siano spinti a seguire attentamente la tua predicazione; dai varietà alla lettura, abbandona le tue inibizioni, non avere paura delle critiche e di essere giudicato per il tuo aspetto, per le tue origini, per la tua provenienza, per il tuo stato sociale, economico, culturale, abbandona le tue frustrazioni, sentiti libero di usare soprattutto il contatto visivo naturale e il linguaggio del corpo.

Questi argomenti meriterebbero un esposizione molto più ampia, potremmo, in parte, anche trattarli in seguito, perché il contatto visivo, per esempio, guardare negli occhi mentre si parla, è importante, non tanto per ipnotizzare chi ti ascolta, ma per renderlo partecipe.

Anche il corpo ha la sua parte di esposizione: mentre si proclama la Parola o si legge, certamente se sei dietro un ambone, dietro un leggio, è la Parola che deve risaltare e, mentre la leggi, non ci si può mettere a fare nessun tipo di spettacolo, ma molte volte, anche la gestualità delle mani, in maniera quasi naturale e appropriata, l’espressione della linea degli occhi, delle sopracciglia, della bocca,sono elementi davvero significativi al fine di realizzare una vera lettura espressiva.

Il lettore dovrebbe elevare spiritualmente l’ascoltatore, aiutandolo verso una nuova idea di comprensione della Parola e ampliare così la loro mente. E questo, non spinto dall’amore per la popolarità personale, ma per stimolare un lavoro di crescita cristiana.

La verità dovrebbe sprigionarsi dal pulpito, e non essere strozzata con timidezza in un recinto personale.

Questo è il privilegio speciale che viene conferito dal ministero dato al Lettore!

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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4 – Principi base per il Lettore della Parola. Profilassi e Deontologia – Terza Parte

4 – Principi base per il Lettore della Parola. Profilassi e Deontologia – Terza Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

 

Il ministro non è un leader che cattura consensi per farsi il suo gruppo. È uomo di pace, di comunione e di profondo spirito ecclesiale.

Per esprimere in pienezza questa sua funzione il Lettore deve convincersi che il cristianesimo non si riduce ad un insieme di pratiche religiose, ma deve essere un fatto che coinvolge l’esistenza personale trasformata dalla fede vissuta perché l’esistenza è alimentata dalla parola di Dio; il cristianesimo non è una filosofia che ci vuole insegnare a vivere una vita diversa, ma arriva per vivere la nostra vita in un “altro modo”.

Occorre pensare a una formazione del lettore intelligente perché la celebrazione della parola di Dio è un gesto liturgico che ha una sua profonda importanza teologica ed ecclesiale; e il lettore svolge un compito fondamentale che comporta una selezione dei candidati e una “formazione continua”.

Si è creata una confusione di significati sulla parola “leggere” ritenendo che non fosse necessaria alcuna competenza specifica, né che ci si debba preparare, per leggere durante una celebrazione liturgica.

Ma la parola “leggere” indica due azioni molto diverse: leggere per sé e leggere pubblicamente, per gli altri. Nella prima azione si può anche non usare la voce, mentre per la seconda la voce è indispensabile.

E così si verifica quello che già abbiamo detto: le persone vengono incaricate di leggere alcuni secondi prima della celebrazione; lettori che, arrivano all’ambone, e vedono per la prima volta il brano da leggere; lettori che leggono distrattamente; letture importanti affidate a bambini che non possono comprenderle a fondo e nemmeno trasmetterne il contenuto, e tante altre simili disfunzioni.

Questo comporta che la parola di Dio non “arriva” all’Assemblea e la liturgia della Parola così diventa inutile. E di conseguenza anche l’omelia perde parte della sua efficacia, poiché è impossibile, spiegare ed attualizzare letture che non sono state ben ascoltate e non sono state capite.


Che cosa si può fare per cercare di risolvere problemi così importanti? Anzitutto far sì che i lettori si rendano conto che il lasciarsi andare all’impreparazione, all’improvvisazione, alla trascuratezza equivale a “prendere in giro” Dio e l’Assemblea.

Che un tale modo di comportarsi, umanamente parlando, non è serio e, cristianamente, è irriguardoso sia verso la parola di Dio, sia verso i fratelli nella fede.

L’aver preso coscienza di quanto siano importanti le leggi della comunicazione per la lettura in pubblico comporta poi che il lettore si sforzi di acquisire un’adeguata competenza tecnica, allo scopo d’imparare ad usare correttamente la propria voce e quindi consentire e favorire la trasmissione del messaggio che è chiamato ad annunciare attraverso la comunicazione orale, cioè la parola di Dio. Quindi la tecnica usata, cioè il modo di leggere, d’interpretare il testo non è un di più, un lusso: è invece la prima condizione perché sia suscitato un minimo interesse di ascolto.

Il lettore è chiamato a svolgere un compito “delicato” che sconsiglia l’improvvisazione dilagante nell’assegnare un tale ministero. Dal lettore ci si deve attendere “qualcosa di più” della semplice “lettura” di un testo biblico, che ormai anche un bambino saprebbe fare egregiamente.

Ma dev’essere in grado di esercitare con sicurezza, competenza e con stile tutta una serie di strumenti tecniche e carismi, per fare in modo che la Parola proclamata penetri con efficacia nel cuore dell’Assemblea.

Con la sua voce il lettore deve comunicare la convinzione che quello che si ascolta è “la parola di Dio”, non una parola qualsiasi ascoltata per abitudine o per conformismo. È una Parola trascendente che trasmette un messaggio di salvezza che si manifesta su un piano superiore all’ambiguità delle parole umane.

Gli obiettivi che devono definire un progetto di formazione per l’esercizio del ministero del lettore sono due:

  • dev’essere stimolato a una vita cristiana più impegnata e coerente,

  • deve apprendere certe nozioni tecniche essenziali per un servizio efficace.

Questi due obiettivi possono essere applicati in un percorso formativo che segue queste quattro direzioni:

  1. LA FORMAZIONE SPIRITUALE. Un qualsiasi incarico all’interno di una liturgia non può essere inteso come un fatto operativo e funzionale, ma presuppone una adesione consapevole di chi si rende disponibile, oltre che a svolgere un certo servizio, anche a fare un’esperienza di fede.

    Ogni ministero presuppone di vivere una concreta ed intensa esperienza di fede, uno sperimentato amore, al servizio nella comunità cristiana, la decisione dedicare tempo al servizio scelto, e l’impegno ad apprendere le competenze necessarie se non si hanno già e, la volontà convinta di vivere la spiritualità che quel ministero presuppone.

    Ogni ministero non può essere considerato solo come “prestazione” rituale, una specie di manovalanza volontaria solo operativa, ma costituisce un dono reale che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa e comporta una grazia invocata dall’intercessione della Chiesa.

    Un ministero che non è alimentato da una vita di fede pian piano finisce per essere una semplice prestazione rituale. Per questo è fondamentale che la formazione spirituale del lettore non può essere delegata alla istintiva auto formazione delle singole persone. Ogni ministero presuppone una spiritualità ecclesiale, aiutata e sostenuta nel suo cammino.

  2. LA FORMAZIONE BIBLICA. Per svolgere bene il compito del lettore certo non si richiede una perfetta padronanza dei testi biblici, ma almeno un amore alla parola di Dio e, una frequentazione assidua della Scrittura. Questo avviene attraverso lo studio e la meditazione personale della parola di Dio, in modo che lo spirito del lettore sia costantemente orientato verso la Parola che proclama nella liturgia.

    Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi”.

    La formazione biblica del lettore, dev’essere finalizzata anche in senso ministeriale per conoscere sempre meglio la parola di Dio e proclamarla con maggiore efficacia:

    La formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell’annunzio rivelato alla luce della fede”.

  3. LA FORMAZIONE LITURGICA. Il lettore si pone al servizio di una struttura rituale che egli deve conoscere e animare; anche se il fascino della Bibbia può essere proposto anche in gruppi, fuori della liturgia. Perciò il lettore deve conoscere e rispettare la struttura rituale della liturgia della Parola, per consentire che questa emerga e interpelli l’Assemblea e che renda possibile l’accoglienza del suo messaggio e la conversione della vita.

    L’OLM è sempre preciso ed esigente nell’indicare le mete di un cammino di formazione liturgica dei fedeli: “La formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della liturgia della Parola e le motivazioni del nesso fra la liturgia della Parola e la liturgia Eucaristica”.

    Quindi non ci si può improvvisare lettori e chiedere al primo che capita di svolgere questo servizio.

    La consapevolezza di dover essere strumenti dell’annuncio della parola di Dio a un’assemblea riunita dovrebbe rendere i lettori e i principali operatori pastorali più attenti all’importanza di una seria formazione liturgica di chi è chiamato a proclamare la Parola nell’ambito della liturgia.

  4. LA FORMAZIONE TECNICA. Un ultimo importante aspetto della formazione è quello riguardante le tecniche della comunicazione umana. I testi sacri che il lettore proclama, sono dei messaggi da “comunicare” a un gruppo di persone. Per tale compito bisogna conoscere e rispettare le tecniche della comunicazione orale.

 

La proclamazione della parola di Dio può essere definita come una vera e propria arte, diversa dall’oratoria o dalla declamazione teatrale.

 

 

Anche se le tecniche fondamentali sono simili, l’approccio espressivo dev’essere diverso. Il lettore non deve porre in evidenza se stesso, ma il testo biblico.

 

  1. Egli è uno strumento: non legge un testo “qualsiasi” ma proclama l’evento della salvezza. Il carattere pubblico della lettura esige, che siano rispettate alcune regole fondamentali: non si può leggere davanti agli altri come si fa per proprio conto, quando si legge un libro o un giornale; non si parla in pubblico come quando si conversa fra amici o ci si trova al bar.

    La lettura dei testi liturgici è una proclamazione che avviene nel contesto di una celebrazione che ha un carattere sacramentale e attualizzante, ed in presenza di un’assemblea di fedeli molto eterogenea.

Andiamo ora verso la conclusione riportando ancora alcune citazioni ufficiali che ci aiutano, se ancora ce ne fosse bisogno, a capire il perché di questo compito fondamentale nella liturgia.

  • Perché... “è Cristo che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (Sacrosanctum Concilium, Concilio Ecumenico Vaticano II)

  • La tradizione cristiana affidava volentieri questo ministero ai fedeli che avevano confessato la fede durante le persecuzioni. Cipriano di Cartagine (m. 258) spiega: “Alla voce che ha dato a Dio prova di epica testimonianza null’altro è più appropriato che risuonare nelle solenni proclamazioni della parola di Dio… che leggere il Vangelo: è giusto che dal patibolo passi all’ambone” (da Lucien Deiss, Celebrare la Parola, Ed. Paoline, 1992).

  • Con le letture si offre ai fedeli la mensa della parola di Dio e si aprono loro i tesori della Bibbia. Poiché secondo la tradizione l’ufficio di proclamare le letture non spetta al presidente ma ad uno dei ministri, conviene che, d’ordinario, il diacono, o, in sua assenza, un altro sacerdote legga il Vangelo; un lettore invece legga le altre letture” (Principi e norme per l’uso del messale romano).

Concludiamo adesso questa serie di riflessioni con una bellissima poesia dedicata allo Spirito, visto che nel Nuovo Testamento si troverà molte volte la parola Spirito Santo, una presenza davvero consolante e fondamentale che ci aiuta a trovare coraggio e forza per dare significazione a ciò che ci proponiamo di fare in questo particolare percorso dedicato alla parola di Dio.

O Spirito Santo, la cui voce ascolto nel vento e il cui respiro fa vivere il mondo, ascoltami, sono uno dei tuoi tanti figli e vengo a te: sono piccolo e debole, ho bisogno della tua forza e della tua sapienza… lasciami camminare tra le cose belle e fà che i miei occhi possano ammirare il tramonto rosso e d’oro, fa che le mie mani possano rispettare ciò che hai creato e le mie orecchie sentire chiaramente il suono della tua voce!”

 

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
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Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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27 Marzo – Caterina Canto di Luce

27 Marzo – Caterina Canto di Luce

La Quaresima del 97

Tratto da una esperienza veraRacconto autobiografico

Marilena AUDIOVOCE

La Quaresima del 97 Caterina ed Elena-Due Indissolubili Amori 27 Marzo

Dedicato a Donna Elena Mia Madre 27 Marzo

“Un’apoteosi, il periodo in cui nacquero i miei bambini: difficile immaginare una conversione simile!
E se vi dicessi che, nonostante questo, la sofferenza venne a
bussare alla nostra porta, lasciandoci ugualmente felici?!
Perché la fede, non è quando va tutto liscio e non ti accade
niente di brutto per strada.
Non è un talismano, un portafortuna che tieni in tasca affinché gli
avvenimenti tristi della vita non ti sfiorino, lasciando che la
malaugurata sorte segni solo altre persone!
Definirla sciagura sembra, in verità, un appellativo forte, ma in
realtà, tale, posso chiamare il tragico evento che segnò, per la
mia famiglia, una tappa molto dolorosa: morì la nostra quinta
figlia, Caterina, e un fiocco nero sostituì quello che poteva essere
un bellissimo color rosa sul mio portone.
Il nome che avevo scelto per lei mi piaceva tantissimo, sapeva di
cielo..
Infatti, venendo al mondo con una serie di problematiche fisiche,
non sopravvisse a lungo… aveva deciso di non vivere, o meglio,
qualcuno, nella sua sapienza divina, aveva stabilito per lei tale
sorte, purtroppo!
Che mistero la vita… non lo avrei mai immaginato.. nel giro di
soli due giorni volò in Paradiso.
Il tempo di uscire dall’ospedale per farle un degno funerale, il
nome di battesimo impartito in fretta in una fredda stanza
d’ospedale, ruppe l’incanto che stavamo vivendo, come
un’ennesima grazia del cielo.
Non sapevo ciò che il domani mi riservava…
Un giorno, di ritorno dal ginecologo, mi fu diagnosticato un
leggero calo di peso della nascitura… la mia bambina, dopo nove
mesi scarsi di gestazione, ebbe giusto il tempo di regalarmi uno
tra i più teneri vagiti della storia, che, poi, si partì da me,
lasciandomi esterrefatta nella sala parto, mentre l’ostetrica
cercava di condurla immediatamente in rianimazione per salvarle
la vita…
Attaccata ai fili, in quell’incubatrice, respirava a malapena, mentre
scorgevo dei bellissimi capelli neri che le infoltivano il piccolo
viso…
Cercavo di osservarla il più a lungo possibile per fissare alla
memoria il corpicino avvolto in quell’involucro di plastica a forma
di botola, avendo già intuito, dai farfugliamenti concitati dei dottori,
che scarse sarebbero state le speranze di sopravvivenza.
Attorniati dai nostri amici, qualche giorno dopo, io e mio marito
avemmo la forza di pronunciare qualche parola di conforto,
durante la funzione religiosa, come piccoli testimoni nella fede, di
un evento che aveva permesso questa grande prova dolorosa.
Mentre una lapide bianca, adornata dal volto di un angelo, veniva
apposta per sigillare il loculo dove giaceva la piccola salma, mi
ricordai, stranamente, che Caterina era nata nello stesso giorno
in cui ricorreva il compleanno di mia madre!
Che coincidenza!
“La morte è vinta dal Risorto”, c’era scritto sulla tomba… Non
riuscivo a versare una lacrima, un silenzio pesante
accompagnava, a passo lento, il funerale verso il piccolo cimitero.
Entrambi, io e lui, percepivamo nel cuore che lei non era morta,
anzi…
Caterina, come fosse rimasta lì, quasi a consolarci, sembrava
riempire della sua presenza le nostre anime afflitte, di
un’impercettibile, strana gioia, paragonabile ad una sordida
mestizia, dall’amaro profumo di mirra.
Le lacrime, allora, cominciarono a scendere, ma non per la
desolazione, bensì perché avevo avvertito qualcosa di bello
attraversami l’anima… sì, di bello..
Di certo, la consapevolezza che tutto non era stato invano
mettere al mondo una vita… lei, Caterina, sarebbe stata, per
sempre, l’angelo più luminoso della famiglia, colei che avrebbe
aiutato i fratelli e la sorella, in ogni momento di pericolo, avrebbe
sostenuto tutti, col suo vegliare costantemente, nelle traversie e
nelle necessità della vita.
Certamente io avevo bisogno di lei, in quel momento, più che mai,
ma altrettanto, il cielo desiderava la sua presenza, per meglio
accorgersi ciò di cui, in terra, ci sarebbe stato sicuramente
bisogno!
Sentivo risuonare in me questa speranza, e i nostri cuori, fiaccati
un po’ dal dolore, non si sentivano assaliti dalla disperazione,
anzi.. avvertivamo una strana forza che ci sosteneva, mentre
dalle nostre labbra saliva, impercettibile, solo una preghiera: sia
fatta, Signore, la tua volontà!
Scendere all’improvviso dalla vetta della felicità su cui avevamo
piazzato le nostre tende, ci sembrò un’impresa assai ardua: non
seppi spiegarmi perché Dio ci avesse messo così alla prova, in
un primo momento.
Non sapemmo decifrare un simile avvenimento, ma, poco dopo, il
sereno ricominciò a colorare le nostre vite e, assieme
all’ immancabile vuoto che lasciava, pensammo che Caterina non
se ne sarebbe mai andata, sarebbe stata sempre presente, molto
più che se fosse stata viva!
Era, ormai, un angelo custode perfetto, pronto a offrire le nostre
preghiere al Signore, come incenso della sera, quelle nostre e dei nostri figli”.

Se desiderate continuare ad ascoltare gli altri capitoli potete indirizzarvi a questo <<< LINK>>> per l’audiolibro. Grazie

Questo è un estratto del libro Ho ritrovato la voce di Marilena Marino
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Idea Progettazione Articolo Voce Podcast Voce canto di Marilena Marino Vocedivina.it


4 – Principi base per il Lettore della Parola. Profilassi e Deontologia – Seconda Parte

4 – Principi base per il Lettore della Parola. Profilassi e Deontologia – Seconda Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

 

Non farciamo la parola di Dio con inutili sentimenti pietistici ammantati di religiosità soporifera, dal momento che la vera umiltà consiste molte volte nell’essere veritieri e sagaci anche nei rapporti col Signore e se proprio dobbiamo onore a Dio, dobbiamo pensare a rispolverare la dignità dell’essere cristiani, manifestandola nella lieta consapevolezza che Lui ci ha anche eletti per svolgere questo servizio e non nasconderci dietro la maschera della finta paura.

La grande lode consiste, dunque, nel rendere visibili, senza paura, i doni e i talenti a vantaggio di tutti e non solo a vantaggio personale.

Altre volte si può essere sopraffatti anche dalla certezza di essere già lettori esperti e che niente di nuovo abbiamo da imparare: ci si prende anche troppo sul serio, ed è vero che il compito che ci aspetta è importante, ma tradiamo all’esterno molte volte un atteggiamento severo e aspro, come di rimprovero, diventiamo perentori, rigidi anche nell’espressione, dando la sensazione agli altri di essere senza gioia o, al contario, assumiamo posture spettacolari, troppo sceniche, esprimendo talvolta mimiche eccessivamente drammatiche, lasciando agli altri la sensazione di ascoltare letture asciutte, senza vita, senza nessun sentimento o espressione, causando così perdite di concentrazione, mancanza di freschezza e ispirazione.

Queste sono tutte problematiche, atteggiamenti, sentimenti e barriere nocive che ci impediscono di essere fedeli trasmettitori o lettori o annunciatori o catechisti della parola di Dio.

È importante far risaltare dal cuore la parte vitale, l’anima, la nostra essenza: senza questa, la lettera è morta, è un cadavere, uno scheletro, un qualcosa di freddo, inanimato che rimbalza senza effetto.

La voce è un amplificatore delle nostre emozioni e quindi dobbiamo cercare di non mettere maschere quando siamo incaricati di parlare, o di leggere, soprattutto quando ci troviamo davanti agli altri che, ascoltando quello che leggiamo, avranno subito una valutazione immediata di quello che anche noi siamo interiormente, mentre proclamiamo la parola di Dio.

Certamente non è un lavoro semplice da fare con noi stessi, al nostro interno, ma, se almeno siamo consapevoli di tutto questo processo, faremo più caso al modo di esporci al pubblico.

Un consiglio sano sarebbe di combattere con sincerità e genuinità alcuni atteggiamenti estremi: o tanta gioia, o tanta tristezza, o poca enfasi o troppa pomposità nel leggere, cercando di togliere qualsiasi senso personale e individualistico.

Dovremmo cercare di mantenere fuori dalla nostra lettura il senso personale che non vuol dire essere senza carattere o nemmeno tenere la nostra individualità completamente fuori dalla nostra lettura.

Non è così. Certamente l’individualità e il senso personale non devono essere troppo accentuati quando si legge la Parola, ma la propria essenza è molto importante, perché sono riflessi del dono di Dio che è unico nel nostro riguardo, dal momento che siamo tutti esseri speciali e caratteristici.

Ognuno è unico, porta dentro e fuori stampati dei segni originali, quella scintilla divina originaria che l’Eterno ha regalato a ciascuno e che bisogna lasciar emergere, proprio per quella bellissima incidenza di divino e umano di cui abbiamo parlato.

Riprendo un pò i principali aspetti della lettura per quanto riguarda la proclamazione e vorrei indicare anche alcune linee guida per chi svolge il compito di catechista; possiamo dire che è importante il fervore nel pronunciare la parola, dal momento che pronunciare la parola di Dio significa esprimere l’intensità, l’espressione dei nostri sentimenti, l’ardore, l’animazione, lo zelo, la sincerità, ma anche la tenerezza.

Leggendo con delicatezza, quando occorre, noi dimostriamo un desiderio compassionevole nel conoscere i bisogni anche dell’Assemblea che ascolta, soddisfacendo il suo bisogno di sentire la tenerezza, la compassione, sentire-con, di Dio attraverso la consegna della sua Parola; è necessario fortemente sentire anche noi stessi, entrare in empatia col nostro essere.

Quando trasmettiamo qualcosa, quando, in questo caso, parliamo, ci connettiamo con la nostra interiorità, non siamo estranei da essa, ma diamo valore a ciò che leggiamo, a ciò che trasmettiamo, lo facciamo nostro, incarniamo uno stato emotivo, lo assumiamo, affinché questa parola, attraverso la nostra lettura, aggiunga valore, ricchezza e, soprattutto, accoglienza, credibilità, lasciando agli altri la sensazione che stiamo parlando di un Dio accessibile, vicino allo stesso ascoltatore, non lontano dai sentimenti e dalle vicissitudini dell’uomo.

Questa forma di autocoscienza è importantissima perché diventa una modalità reale in cui si fa presente Dio, quindi bisogna molto lavorare sul tipo di espressione, sul tipo di tono che usiamo nel proclamare le letture.

Ci intratteniamo, adesso, su questi piccoli passi tratti dalla Sacra Scrittura, proprio per far comprendere quanto sia vitale scrutarli affinché gli altri possano comprendere bene il loro contenuto.

In Atti 8,26-31, abbiamo già visto un dialogo tra un angelo del Signore che parla a Filippo e la sua relazione con l’eunuco. In quel passo abbiamo compreso come sia necessario tramandare la parola di Dio e istruire gli altri attraverso un mandato che si estende a chi ha il compito di illuminare le persone a proposito dei misteri divini.

Ma se dobbiamo “illuminare” gli altri perché allora molte volte non ci ascoltiamo abbastanza per sentire che, mentre parliamo, ci sono dei grandi errori di pronuncia e di dizione che andrebbero affrontati in separata sede. E perché non ci ascoltiamo abbastanza?

Riflettiamoci un poco su questo atteggiamento istintivo.

Bisogna sfatare il pregiudizio di credere che, dal momento che si pronuncia la parola di Dio e siccome il Signore ha scelto soltanto dei pescatori, dei poveri uomini non molto istruiti per essere testimoni e annunciatori nel mondo, non abbiamo bisogno di progredire in quella che possiamo chiamare anche l’estetica della parola, la cura, la bellezza, se così possiamo definirla.

Essa ci rimanda inevitabilmente all’importanza di dover abbellire la Parola con suoni vocalici appropriati, e perché no, alla doverosa necessità di impreziosire con le giuste regole di dizione, di grammatica, qualunque passo che leggiamo, che sia Vangelo, salmo, versetti , antifone nelle liturgie delle ore, preghiere, o catechesi varie.

Se prendessimo la sana abitudine di registrarci, anche con i semplici strumenti tecnologici a disposizione, scopriremmo, con piccole dosi di autocritica sincera, che la nostra voce e il nostro modo di leggere va incontro a parecchi difetti: di pronuncia, di dizione, di intonazione vocale e così via… è anche normale questo e non dobbiamo colpevolizzarci o sorprenderci più di tanto, perché manca proprio questa educazione dell’orecchio che non si ascolta abbastanza mentre la bocca parla.

Più avanti tratteremo in questo libro, in alcuni punti precisi, di come sia necessario registrarsi e ascoltare la propria voce mentre si declama una lettura; approfondiremo meglio alcuni aspetti nevralgici in merito, suggerendo anche piccoli consigli per migliorare la pronuncia e la lettura espressiva della parola.

Occorre anche chiedersi: pensi di essere convincente nel trasmettere la giusta autorevolezza a questa Parola o sei convinto che essendo una persona con tanti difetti, non c’è bisogno di impegnarsi più di tanto?

Parlo anche a livello fisico, estetico; non sto parlando di essere vincitori di concorsi di bellezza o fitness, ma di sviluppare la consapevolezza che si può migliorare anche esternamente; è di fondamentale importanza, perché molti pensano che la Parola enunciata all’esterno sia un qualcosa che è dissociato dal modo di apparire della persona che legge.

Mi spiego meglio. Viviamo in tempi in cui la società è in continua evoluzione anche dal punto di vista mediatico e non possiamo negare che molti catechisti, liturgisti, o chi parla in pubblico e fa catechesi, eccetera, ricorrono ai media e ai tanti mezzi di comunicazione che assicurano una certa visibilità.

 

E non si può fare a meno di notare, proprio perché stiamo anche tanto tempo a guardare in rete i contenuti che vengono realizzati, che occorre mostrare, per quanto possibile, anche una certa estetica gradevole, non solo alle orecchie, ma anche alla vista.

Occorre una certa responsabilità e anche una una certa modalità di proporsi esteticamente all’altro, al pubblico, un’eleganza e un porsi davanti alle persone in modo dignitoso anche nel vestirsi, di presentarsi con un aspetto ben curato, per quanto possibile, come dire che “Anche l’occhio vuole la sua parte”, non solo l’orecchio!

Possiamo e dobbiamo migliorare, sempre, anche esteticamente la nostra persona, proprio perché siamo chiamati a trasformarci in creature armoniche che si mettono in sintonia con tutta la persona mentre proclamano la parola di Dio, e non parti slegate di corpo e mente divisi in se stessi, che mentre dicono una cosa ne dimostrano un’altra. Far presente in pubblico una certa bellezza, non solo nella pronuncia abbellita e migliorata grammaticalmente ma anche esteticamente.

C’è necessità di curare la nostra persona?

Bene, lo faccio per amore a Cristo e al compito che devo svolgere, c’è bisogno di mettere anche una montatura di occhiali diversa, migliorare il nostro aspetto in piccola parte, esempio, perché noto che rende meglio e sono anche più gradevole? Perfetto, ci provo!

I capelli, i denti, il sorriso, il modo di pettinarsi, di portare i capelli, vestirsi,ecc… come se per amore a Cristo, cambio addirittura fuori, oltre che dentro, facendo un regalo non solo alla mia persona che si sente anche megliore, oltretutto, più in sintonia anche con se stessa, ma anche al pubblico dei fedeli, che a maggior ragione hanno un certo diritto di vedere, oltre che sentire, la bellezza della Resurrezione, che per prima si manifesta in te che in quel preciso momento ti mostri agli altri.

Mi sforzo, insomma, in tutto ciò che mi è permesso alle mie possibilità di fare, anche se sono consapevole di non essere affatto superman o qualcuno legato a degli esagerati estetici ritocchi, ma, almeno, ci voglio provare, perché mi rendo conto che, in minima parte e per quanto possibile, questo migliora in tutto il compito che mi spetta di annunciatore della parola di Dio.

Romani 8,28-30:

Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati”.

Questi sono pensieri che potresti avere…

Ah, ma tanto fa lo stesso, se non mi vesto in maniera decente, perché tanto l’importante è Dio… è Lui che deve apparire, non io, quando parlo in pubblico, è sempre Lui il protagonista, non io, fa lo stesso se … non mi pettino, vado sgualcito, se non cerco di curarmi anche nei miei atteggiamenti, tanto l’importante è Dio che opera nelle persone e non sono io il protagonista… che importa, e poi sono debole, non ce la faccio a migliorarmi!”.

Attenzione, invece, a questo tipo di risposte. Vero che è Dio che opera nella gente e trasforma i cuori, vero che l’efficacia della sua Parola produce i suoi effetti e resta incisiva se non viene rivestita da orpelli umani e che Dio ci ama così come siamo, non guarda tanto al nostro aspetto esteriore, ma guarda al cuore.

Ma altrettanto vero è il concetto che Dio desidera raggiungere le persone anche attraverso la tua persona che, necessariamente, può essere soggetta a cambiamento e deve apparire bella in tutto, in tutta la sua professionalità ed eccellenza, è un servizio completo sotto tutti i punti di vista, proprio perché si parla di Dio e non di un essere qualunque!

Ricordandoti di questa elezione da parte di Dio nei tuoi confronti, cerca di rispolverare la dignità di cui ti ha rivestito e di non rendere vana la Sua chiamata nei tuoi confronti nell’esercitare un ministero così importante, ma sforzati di essere una persona completa e tendere alla perfezione!

Devi sempre cercare di metterti in discussione, lettore o catechista, chiunque tu sia che annunci la sua Parola, di guardarti dentro e fuori, di riflettere continuamente, di migliorarti per amore verso te stesso e verso le altre persone.

Se continui ad essere uno strumento stonato, che intona una melodia che non rispecchia la sinfonia meravigliosa che Dio ha creato, non stai dando valore alla tua missione; bisognerebbe sentirsi sempre all’altezza del compito che ti è stato assegnato, anche se la debolezza umana è quel contenitore fragile che la grazia di Dio riempie continuamente senza mai stancarsi per consentirti di procedere spedito nel tuo compito.

Per quanto riguarda la missione che si deve svolgere, ricordiamo il grande testimone di Dio, Mosè, che si sente chiamato per nome da Lui, come a dire che viene visto per quello che è, nella sua unicità e concretezza esistenziale; egli si mostra balbuziente e impacciato nella parola (Esodo 4,10-13):

Mosè disse al Signore: Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono stato né ieri né ieri l’altro e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua”.

Viene in soccorso a questa incombenza Dio stesso che gli risponde:

Il Signore replicò: Chi ha dato una bocca all’uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore? Ora va’! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire. Mosè disse: Perdona, Signore, manda chi vuoi mandare!”.

Un altro fedele aiuto di Mosè, Aronne, sarà la sua bocca per pronunciare i messaggi dell’Altissimo e per andare dal faraone d’Egitto (Esodo 7,1-2).

Il Signore disse a Mosè: Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dalla sua terra”.

Ancora in Esodo 3,6 il Signore risponde a Mosè quando lui si avvicina per guardare un roveto che brucia e non si consuma e Dio lo chiama dicendo: E disse: Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe.

La voce che lo chiama viene dal fuoco, ma notiamo come tutti i sensi vengono coinvolti nel racconto, non soltanto la voce, ma anche la vista, l’udito, i sensi. Ma anche di questo aspetto parleremo in seguito, in questo libro.

In definitiva la riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha ridato valore e credibilità alla liturgia della Parola. Ma nel contempo si assiste spesso a un fenomeno di “spontaneismo” e di “auto promozione” ai ministeri che ha generato una repentina esplosione di lettori.

Cioè si è consentito a tutti i “fedeli volenterosi” di assumere il ministero della proclamazione della parola di Dio. Una elargizione di ministeri vissuta un pò nella più ingenua improvvisazione, come se la parola di Dio possa essere proclamata facilmente da tutti come fosse un incarico che magicamente trasformava le persone anche senza un’adeguata selezione e formazione.

Certo, questa non è una denuncia di chissà cosa è avvenuto, è stato per certi versi anche una buona cosa accogliere molte persone ispirate a partecipare attivamente alle liturgie, ma diciamo solo che questo fenomeno degli ultimi anni meriterebbe una qualche rettifica organizzativa.

La proclamazione della parola di Dio non può essere vissuta come un’occasione in più per fare spazio ad un certo spontaneo attivismo celebrativo, che spinge chiunque ad assumere ruoli e funzioni nell’ambito della liturgia.

I ministeri non possono essere delle gratificazioni ecclesiali da conferire a persone benemerite, ma a quanti già di fatto hanno dato e danno prova di disponibilità al servizio.

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
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