Perche’ i francescani vestono di marrone

Perche’ i francescani vestono di marrone

All’inizio avevano solo il marrone: la stoffa non tinta era la più economica disponibile.

Vivere semplicemente

I frati francescani vivono la loro vita in solidarietà con i poveri, prendendo voti di povertà e vivendo con pochi beni. La Regola di San Francesco non prescrive alcun colore particolare all’ordine, ma invita i suoi membri a “indossare abiti umili”, a “vestirsi con abiti scadenti”. I francescani servono i poveri al loro livello e non aiuterebbe la loro missione essere ricoperti di abiti eleganti mentre servono gli indigenti.

I toni della terra riflettono il corpo terreno

Ogni ordine che fa voto di povertà lo fa per dimostrare che i beni non sono ciò che ci definisce e per seguire le parole di Cristo in Matteo 19:21:

Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Allora vieni e seguimi.”

Si menziona l’ammirazione del santo per l’allodola, suggerendo che il marrone riflette la vita terrena e le opere dell’ordine per alleviare la sofferenza terrena:

“Il suo piumaggio è terroso. Dà l’esempio alle religiose e ai religiosi affinché non debbano avere abiti eleganti e raffinati, ma piuttosto indossare colori spenti, come quelli della terra”.

Per saperne di più:
Cappuccino è stato ispirato dai frati cattolici del XVI secolo 

All’inizio il marrone era tutto ciò che avevano

San Francesco iniziò il suo ordine circa 809 anni fa, nel 1209. All’epoca le vesti dei confratelli venivano fornite dai contadini, che spesso non erano molto più ricchi dei francescani. Il colore più comune indossato dalla classe contadina dei secoli bui erano varie tonalità di grigio e marrone, a seconda della fonte di lana utilizzata. Il tessuto non tinto era il più economico disponibile. La veste indossata da San Francesco conservata presso la Basilica di Nostra Signora degli Angeli è grigia. I francescani, il cui abbigliamento doveva essere utile e duraturo, non si preoccupavano del colore, ma man mano che la loro influenza cresceva, il marrone divenne semplicemente “il loro colore”.

Il colore serviva anche ad un altro scopo. Quando iniziò l’ordine, i fratelli vivevano nel lebbrosario di Rivo Torto vicino ad Assisi e trascorrevano gran parte del loro tempo scalando la regione montuosa dell’Umbria per portare soccorso ai bisognosi. I frati dormivano spesso nella terra e il colore marrone era utile per aiutarli a sembrare ancora relativamente puliti.

I Frati Francescani del Rinnovamento, ramo più recente dei seguaci di Francesco, sono noti per il loro abito grigio.
MONACI TRAPPISTI

La cintura

Un altro tratto distintivo del loro abbigliamento francescano è il cingolo, una lunga corda con tre nodi legati che viene indossata intorno alla vita. Mentre il cingolo aiuta a tenere chiuse le vesti del sacco nelle giornate ventose, i tre nodi rappresentano Povertà, Castità e Obbedienza , i tre capisaldi dell’Ordine francescano.

La foresta

Mentre la maggior parte degli abiti francescani hanno un cappuccio attaccato, un ramo si distingue per i suoi lunghi cappucci, noti come capuches. I Francescani Cappuccini prendono il nome da questo tratto distintivo, e hanno a loro volta dato il nome alla scimmia cappuccina (che sembra indossare un cappuccio) e al cappuccino, la bevanda al caffè che riprende la colorazione dell’abito francescano.

Festa di San Francesco d’Assisi

Festa di San Francesco d’Assisi

Commento di Papa Francesco

Testo del Vangelo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Meditazione
Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ti attira a Lui. Francesco ha fatto questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano, pregando davanti al Crocifisso che io oggi potrò venerare. In quel crocifisso Gesù non appare morto, ma vivo! Il sangue scende dalle ferite delle mani, dei piedi e del costato, ma quel sangue esprime vita. Gesù non ha gli occhi chiusi, ma aperti, spalancati: uno sguardo che parla al cuore. E il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte. Chi si lascia guardare da Gesù crocifisso viene ri-creato, diventa una «nuova creatura». Da qui parte tutto: è l’esperienza della Grazia che trasforma, l’essere amati senza merito, pur essendo peccatori. Per questo Francesco può dire, come san Paolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14).
Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: insegnaci a rimanere davanti al Crocifisso, a lasciarci guardare da Lui, a lasciarci perdonare…

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria 
e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato si’…

Francesco inizia il Cantico così: “Altissimo, onnipotente, bon Signore… Laudato sì… cun tutte le tue creature” (FF, 1820). L’amore per tutta la creazione, per la sua armonia! Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e come Lui lo ha creato, senza sperimentare sul creato per distruggerlo; aiutarlo a crescere, a essere più bello e più simile a quello che Dio ha creato. E soprattutto san Francesco testimonia il rispetto per tutto, testimonia che l’uomo è chiamato a custodire l’uomo, che l’uomo sia al centro della creazione, al posto dove Dio – il Creatore – lo ha voluto. Non strumento degli idoli che noi creiamo! L’armonia e la pace! Francesco è stato uomo di armonia, uomo di pace…da questa città della pace, ripeto con la forza e la mitezza dell’Amore: rispettiamo la creazione! Non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione. 

Recita
Sabrina Boschetti

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale con chitarra di Gabriele Fabbri

Meditazione
Papa Francesco, brano tratto dall’omelia tenuta in Piazza San Francesco in Assisi il 4 ottobre 2013

Le reliquie del Beato Carlo Acutis

Le reliquie del Beato Carlo Acutis

Le reliquie del Beato Carlo Acutis esposte in maniera permanente nella chiesa della Madonna del Fuoco.

Il giovane, nato nel 1991, è morto nel 2006 per una leucemia fulminante ed è diventato Beato nel 2020. La reliquia è già stata donata alla parrocchia

La storia di Carlo Acutis, morto nel 2006 di leucemia è il primo millenial proclamato beato

Dal 12 luglio, al termine della messa presieduta alle 18.30 dall’arcivescovo di Pescara-Penne Tommaso Valentinetti, una reliquia dei capelli del Beato Carlo Acutis verrà esposta in maniera permanente nella chiesa della Madonna del Fuoco, in via Stradonetto.

Lo riporta LaPorzione.it, spiegando che l’iniziativa è stata promossa dal parroco don Carmine Di Marco: «La nostra è una comunità dove c’è una bella e intesa attività giovanile – spiega – Vedendo anche un po’ di giovani in difficoltà per un fatto che era accaduto in parrocchia e andando a fare un pellegrinaggio ad Assisi, ho visto lo stupore di tanti giovani di fronte alla tomba del Beato Carlo Acutis. Contemporaneamente stava nascendo un gruppo di adorazione eucaristica e allora ho fatto la richiesta per poter avere una reliquia, così da poter creare un angolo di preghiera per i giovani».

Carlo Acutis, nato nel 1991, è morto nel 2006 per una leucemia fulminante ed è diventato Beato nel 2020. La reliquia è stata già donata alla parrocchia della Madonna del fuoco che la esporrà, in un reliquiario, alla venerazione di tutti i fedeli: «L’auspicio – osserva don Carmine – è che questo possa essere un modo per incontrarsi e, attraverso questo giovane, incontrarsi veramente con Dio potendo trasmettere lo stesso amore che il Beato Carlo Acutis aveva per l’Eucaristia. Che possa attirare tante persone ed essere soprattutto un punto di riferimento per i giovani».


Carlo Acutis
 nacque a Londra (Gran Bretagna) il 3 maggio 1991, da genitori italiani, Carlo e Antonia Salzano, che si trovavano nella City per motivi di lavoro. Venne battezzato il 18 maggio nella chiesa di “Our Lady of Dolours” a Londra. Nel settembre 1991, la famiglia rientrò a Milano. All’età di quattro anni, i genitori lo iscrissero alla scuola materna, che frequentò con grande entusiasmo. Giunto il momento della scuola obbligatoria, venne iscritto all’istituto San Carlo di Milano, una scuola privata molto conosciuta. Dopo tre mesi, venne trasferito alle scuole elementari presso l’istituto Tommaseo delle Suore Marcelline, perché era più vicino alla sua abitazione. Il 16 giugno 1998, ricevette la prima Comunione, in anticipo rispetto all’età consueta, grazie a uno speciale permesso del direttore spirituale, don Ilio Carrai, e dell’Arcivescovo Pasquale Macchi. La celebrazione avvenne nel Monastero delle monache di clausura delle Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus a Bemaga di Perego (Lecco). Il Sacramento della Cresima, il 24 maggio 2003, gli venne amministrato nella chiesa di Santa Maria Segreta, da Monsignor Luigi Testore, già segretario del Cardinale Carlo Maria Martini e Parroco di San Marco in Milano.

A quattordici anni, passò al Liceo classico presso l’istituto Leone XIII di Milano, diretto dai Padri Gesuiti, dove sviluppò pienamente la sua personalità. Con uno studente di ingegneria informatica iniziò a curare e a occuparsi del sito internet della parrocchia milanese di Santa Maria Segreta. Nonostante gli studi fossero particolarmente impegnativi, decise spontaneamente di dedicare parte del suo tempo anche alla preparazione dei bambini per la Cresima, insegnando il Catechismo nella Parrocchia di Santa Maria Segreta. Quello stesso anno progettò il nuovo sito internet per il volontariato dell’istituto Leone XIII e promosse e coordinò la realizzazione degli spot sempre per il volontariato di molte classi nell’ambito di un concorso nazionale. Trascorse tutta l’estate del 2006 a ideare il sito per questo progetto. Organizzò anche il sito internet della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum.

Una delle particolarità di Carlo era di amar trascorrere la maggior parte delle sue vacanze ad Assisi in una casa di famiglia. Qui oltre a divertirsi con gli amici, imparò a conoscere San Francesco. Da lui apprese il rispetto per il creato e la dedizione ai più poveri. Infatti, l’esempio del Serafico e di Sant’Antonio di Padova nel compiere gesti di carità nei confronti dei poveri furono per Carlo un invito a fare altrettanto. Si impegnò così in una gara di carità a favore dei bisognosi, dei senzatetto, degli extracomunitari, che aiutava anche con i soldi risparmiati dalla sua paghetta settimanale.

Vista la grande devozione che Carlo nutriva per la Madonna, recitava quotidianamente il Rosario. Si consacrò più volte a Maria per rinnovarle il proprio affetto e per impetrare il suo sostegno. Progettò anche uno schema del Rosario che poi riprodusse con il suo computer. Dobbiamo riconoscere che nella vita spirituale di Carlo furono sempre presenti i Novissimi. Questa sua forte consapevolezza della realtà della vita eterna fu causa di ostacoli da parte di alcuni suoi amici.

Nell’ottobre 2006 si ammalò di leucemia di tipo M3 considerata la forma più aggressiva, in un primo tempo scambiata per influenza. In un primo momento, venne ricoverato alla Clinica De Marchi di Milano, poi visto l’aggravarsi della situazione, fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza, dove c’è un centro specializzato per il tipo di leucemia che lo aveva colpito. Pochi giorni prima del ricovero, offrì la sua vita al Signore per il Papa, per la Chiesa, per andare dritto in Paradiso.

In quell’ospedale, un sacerdote gli amministrò il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Alcune tra le infermiere ed i medici che hanno seguito Carlo in quei momenti, lo ricordano con grande affetto ed edificazione. La morte cerebrale avvenne l’11 ottobre 2006, il suo cuore smise di battere alle ore 6:45 del 12 ottobre. La notizia della sua morte si diffuse subito grazie ai suoi compagni di classe. Riportata la salma a casa, fu un continuo afflusso di persone che andarono a dargli l’ultimo saluto. I funerali vennero celebrati nella chiesa di Santa Maria Segreta, il 14 ottobre 2006. La salma di Carlo venne sepolta nella tomba di famiglia a Ternengo (Biella), poi nel febbraio 2007 i suoi resti mortali vennero traslati nel cimitero comunale di Assisi per soddisfare il suo desiderio di rimanere nella città di San Francesco. Dalla morte, la sua fama di santità e di segni non ha fatto altro che aumentare in ogni Continente.

Il 5-6 aprile 2019 i resti mortali di Carlo sono stati traslati nel Santuario della Spogliazione, chiesa di Santa Maria Maggiore, di Assisi.

Inchiesta Diocesana

L’Inchiesta Diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Milano (Italia), dal 12 ottobre 2013 al 24 novembre 2016, in sessantacinque Sessioni, durante le quali furono raccolte le prove documentali e vennero escussi cinquantasette testi, di cui sei ex officio.

La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 26 maggio 2017.

Congresso Peculiare dei Consultori Teologi

Si svolse il 17 aprile 2018, presieduto dal Promotore della Fede, con la partecipazione dei Consultori prescritti, i quali sottolinearono che la breve esistenza terrena di Carloo fu lineare, trasparente, aperta a Dio e al prossimo. Lasciatosi plasmare dalla Grazia, divenne un esempio luminoso della gioia che si irradia dall’incontro con Gesù. Questa familiarità sta alla base del suo cammino di perfezione ed è fondamentale per comprendere la sua spiritualità, centrata sull’Eucaristia e sulla devozione alla Vergine Maria.

Per i Teologi risulta evidente l’ardore con il quale egli praticò le virtù e l’impegno con cui invitava gli altri, a cominciare dai familiari, a fare altrettanto. Durante la breve malattia si registrò il culmine del suo percorso spirituale. La sua compostezza, l’inalterata serenità nonostante le sofferenze, colpirono profondamente chi ebbe modo di stargli accanto.

Al termine del dibattito, i Consultori si espressero unanimemente con voto affermativo a favore del grado eroico delle virtù, della fama di santità e di Carlo.

Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi

Si riunì il 3 luglio 2018. L’Ecc.mo Ponente, dopo avere tratteggiato la storia della Causa e la figura di Carlo, ne sottolineò l’ardore con il quale, giovane di età ma maturo nelle vie del Signore, praticò tutte le virtù, impegnandosi anche a esortare i suoi compagni a fare altrettanto. Fu un innamorato di Dio e, in particolare, dell’Eucaristia, che definiva autostrada per il cielo. Coltivò un amore filiale per la Vergine Maria e considerava il Rosario un appuntamento importante della giornata. Testimoniò il Signore Gesù a molti che l’hanno avvicinato e conosciuto.

Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che aveva concluso constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa

In vista della beatificazione

In vista della sua beatificazione, la Postulazione ha presentato la presunta guarigione miracolosa di un bambino. L’evento accadde il 12 ottobre 2013 a Campo Grande, in Brasile. Il piccolo, sin dalla nascita, avvenuta nel 2010, soffriva di importanti disturbi all’apparato digerente. Nel 2012 un esame clinico evidenziò una rara anomalia anatomica congenita del pancreas. A causa di questa patologia, la vita del bambino era caratterizzata da scarsa crescita e difficoltà nell’alimentazione. Più volte fu ricoverato per disidratazione e per processi infiammatori. Solo un intervento chirurgico avrebbe potuto eliminare il problema.

L’intervento però non fu mai effettuato, poiché nel 2013, dopo che il piccolo infermo ebbe toccato una reliquia di Carlo Acutis, si registrò un sorprendente viraggio e la ripresa della normale crescita staturo-ponderale. Esami clinici, eseguiti negli anni successivi, rilevarono che il pancreas non presentava più il problema anatomico iniziale, senza che fosse stato praticato alcun intervento chirurgico, come sarebbe stato necessario per eliminare i disturbi funzionali. L’iniziativa dell’invocazione era stata presa dal parroco di S. Sebastiano in Campo Grande e dai genitori del bambino. In occasione dell’anniversario della morte di Carlo, il parroco aveva organizzato la celebrazione di una Messa. Intanto, la mamma dell’infermo aveva iniziato una novena per chiedere la guarigione del figlio. Oltre ai familiari, molti conoscenti e parrocchiani si unirono alle invocazioni rivolte a Carlo. La preghiera fu antecedente, corale, univoca, fatta in un contesto di fede che ha visto coinvolta un’intera comunità parrocchiale. La guarigione del bambino avvenne durante la Santa Messa, subito dopo il bacio della reliquia.

Appare evidente la concomitanza cronologica e il nesso tra l’invocazione a Carlo e la guarigione del fanciullo, che in seguito ha goduto di buona salute ed è stato in grado di gestire una normale vita relazionale.

https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/carlo-acutis.html

L’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina.

L’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina.

Oggi la Croce porta l’Altissimo quale grappolo pieno di vita.

Questa festa di settembre porta come titolo nei libri liturgici di tradizione bizantina: “Universale Esaltazione della Croce Preziosa e Vivificante”, ed ha un’origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione edificata sulla tomba del Signore nel 335, ed anche con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell’imperatrice Elena e del vescovo Macario. La Croce ha un posto rilevante nella liturgia bizantina: tutti i mercoledì e venerdì dell’anno viene commemo­rata col canto di un tropario; inoltre si commemora anche la terza domenica di Quaresima. Nei testi liturgici bizantini la Croce viene sempre presentata come luogo di vittoria: di vittoria di Cristo sulla morte, di vittoria della vita sulla morte, luogo di morte della morte. La celebrazione liturgica del 27 settembre nella tradizione bizantina è preceduta da un giorno di prefesta il 26, in cui si celebra appunto la dedicazione della basilica della Risurrezione, e si prolunga con un’ottava fino al giorno 4 ottobre. I testi dell’ufficiatura di questa festa mettono ripetutamente in luce il parallelo tra l’albero del paradiso nel libro della Genesi e l’albero della Croce: “Croce venerabilissima che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risol­levi tutti coloro che, per l’inganno di quel frutto, erano stati scacciati ed erano precipitati nella morte…”; “nel paradiso un tempo un albero mi ha spogliato, perché facendomene gustare il frutto, il nemico ha introdotto la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, è stato piantato sulla terra, e tutto il mondo si è riempito di ogni gioia…”; “La croce che ha portato l’Al­tissimo, quale grappolo pieno di vita, si mostra oggi ele­vata da terra: per essa siamo stati tutti attratti a Dio, e la mor­te è stata del tutto inghiottita. O albero imma­co­lato, per il quale gustiamo il cibo im­mortale dell’Eden, dando gloria a Cristo!”. Uno dei tropari dell’ufficiatura vespertina, con delle immagini veramente toccanti e teologicamente profonde, riassume tutto il mistero della salvezza che ci viene dalla Croce di Cristo: “Venite, genti tutte, adoriamo il legno benedetto per il quale si è realizzata l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adesca­to dalla croce, e cade travolto in una funesta caduta… Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente, ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiu­sta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero, e con la passione dell’impas­si­bile di­strug­gere nell’al­bero le passioni del condannato”. Ancora in un altro dei tropari, l’incarnazione di Cristo, Dio nella carne, è presentata come l’esca che nella Croce attira e vince il nemico: “O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio che nella carne in te è stato confitto, e che dona la pace alle anime nostre”. Diversi dei testi liturgici fanno una lettura cristologica dei tanti passi dell’Antico Testamento che la tradizione dei Padri e delle liturgie cristiane di Oriente e di Occidente hanno letto ed interpretato come prefigurazioni del mistero della Croce del Signore: Giacobbe che benedice con le mani incrociate, il passaggio del Mare Rosso colpito dal legno di Mosè, le braccia di costui innalzate mentre il popolo lotta contro Amalek, il profeta Giona ancora che prega con le mani alzate nel ventre del mostro marino: “Tendendo le mani in alto e mettendo in rotta Amalek, Mosè ha prefigurato te, o Croce preziosa…”; “Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo cosí in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua Croce preziosa, o Cristo Dio”; “Tracciando una croce, Mosè, col bastone ver­ticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riuní su se stesso volgendolo contro i carri di faraone, di­segnando, orizzontalmente, l’arma invincibile”; “Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiara­mente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappre­sentò la risurrezione del Cristo Dio crocifisso nella carne che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo”. Alla fine dell’ufficiatura del mattutino, ha luogo il rito dell’esaltazione e la venerazione della santa Croce. Durante il canto della dossologia, il sacerdote prende dall’altare il vassoio che contiene la Croce preziosa collocata in mezzo a foglie di basilico, l’erba profumata che secondo la tradizione era l’unica a crescere sul Calvario e che attorniava alla Croce al momento del suo ritrovamento, colloca il vassoio sulla sua testa e in processione lo porta fino a davanti la porta centrale dell’iconostasi e nel bel mezzo della chiesa. Lì, dopo il canto del tropario: “Salva, Signore, il tuo popolo, e benedici la tua eredità…”, lo depone su un tavolino, fa tre prostrazioni fino a terra e, prendendo in mano la Croce con le foglie di basilico, guardando ad oriente, la innalza sopra il proprio capo, poi l’abbassa fino a terra ed infine traccia il segno di croce, mentre i fedeli cantano per cento volte l’invocazione “Kyrie eleison”. Questa grande benedizione il sacerdote la ripete in direzione ai quattro punti cardinali e quindi di nuovo verso l’oriente, intercalando ad ogni parte una piccola litania in cui si invoca la misericordia e la benedizione del Signore sulla Chiesa e sul mondo intero. Al termine il sacerdote innalza la croce e canta il tropario: “Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, dona, o Cristo Dio, la tua compassione, al popolo nuovo che porta il tuo nome…”, e con essa benedice il popolo segnando una croce. Poi, deposta la Croce di nuovo sul tavolino, canta il tropario: “Ado­riamo la tua croce, Sovrano, e glorifichiamo la tua santa risurrezione”, e tutto il popolo fedele passa a venerare la Croce e ricevendo delle foglie di basilico, a ricordare anche il buon profumo del Cristo risorto che i cristiani siamo chiamati a testimoniare nel mondo. Questa grande venerazione della Croce e la sua simbologia, riassume quindi i grandi temi teologici trovati nei testi della liturgia della festa: la Croce collocata nel bel mezzo della Chiesa come il nuovo albero nel bel mezzo del nuovo paradiso; la Croce come luogo da dove sgorga la salvezza e la vita per tutta la Chiesa. L’icona della festa presenta la figura del vescovo Macario innalzando la santa Croce, con dei diaconi attorno; alcune delle icone introducono anche l’imperatrice Elena tra i personaggi. L’icona rappresenta proprio la celebrazione liturgica del giorno con la grande benedizione e venerazione della Croce Preziosa e Vivificante.

P. Manuel Nin osb

GMG Lisbona “In fretta si va”

GMG Lisbona “In fretta si va”

l’inno in italiano della Gmg 2023 di Lisbona

È la versione italiana di “Há Pressa no Ar” (C’è fretta nell’aria), inno della Giornata Mondiale della Gioventù Lisbona 2023, ispirata al tema della GMG Lisbona 2023

"In fretta si va": l'inno della Gmg 2023 di Lisbona in italiano

“In fretta si va”, è la versione italiana di “Há Pressa no Ar” (C’è fretta nell’aria), inno della Giornata Mondiale della Gioventù Lisbona 2023, ispirata al tema della GMG Lisbona 2023 («Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39).

Il Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile della Cei ha affidato la versione italiana al musicista Valerio Baggio e al paroliere Valerio “Lode” Ciprì che ha tradotto il testo, entrambi già autori di celebri inni.

La voce italiana è della giovane cantante Benedetta Belotti.

L’inno della Gmg 2023 si sviluppa intorno al “sì” di Maria e della sua fretta di incontrare la cugina Elisabetta. “Há Pressa no Ar” ha testi di João Paulo Vaz, sacerdote, e musica di Pedro Ferreira, professore e musicista, entrambi della diocesi di Coimbra, nel centro del Portogallo. Gli arrangiamenti sono del musicista Carlos Garcia.

Il tema è stato registrato in due versioni in portoghese e nella versione internazionale (portoghese, inglese, spagnolo, francese e italiano). La versione italiana mantiene la musica originale, grazie alle parole di Valerio “Lode Ciprì” tra i fondatori del Gen Rosso, e resta aderente al testo originale mantenendosi assonante con esso. Nel cantare questo inno, i giovani di tutto il mondo sono invitati a identificarsi con Maria, rendendosi disponibili al servizio, alla missione e alla trasformazione del mondo.


“Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39): è questo il tema del Messaggio del Santo Padre ai giovani in occasione della XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Chiese particolari il prossimo 20 novembre 2022 e a livello internazionale a Lisbona dal 1 al 6 di agosto 2023.

La città della gioia

Una nuova esperienza legata alla GMG che unirà il Parco del Perdono e la Fiera delle Vocazioni.

Una nuova esperienza legata alla GMG di Lisbona è la Città della Gioia, un luogo che unirà il Parco del Perdono e la Fiera delle Vocazioni e dove scoprire Cristo attraverso esperienze di gioia cristiana. I giovani saranno provocati attraverso incontri, eventi, conversazioni, momenti di preghiera. Un modo per mettersi in discussione e confrontarsi con l’altro, con il diverso, sperimentando l’armonia, il perdono di Dio e la sua misericordia.

Un percorso insomma, ricco di stimoli dal Parco del Perdono dove ci saranno a disposizione 150 confessionali, alla Fiera Vocazionale in ci saranno testimonianze sulla vocazione

Maria si alzò e andò in fretta (Lc 1,39) è la citazione biblica scelta da Papa Francesco come motto della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà per la prima volta in Portogallo, nella capitale Lisbona, dall’1 al 6 agosto 2023. La frase biblica apre il racconto della Visitazione (la visita di Maria alla cugina Elisabetta), episodio successivo all’Annunciazione (l’annuncio dell’angelo a Maria che sarebbe stata madre del Figlio di Dio, tema della GMG a Panama).

Durante l’Annunciazione l’angelo dice a Maria che sua cugina, ritenuta sterile, è incinta. Dopo aver risposto all’angelo Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38), è allora che Maria parte per Ain Karim, un villaggio vicino a Gerusalemme dove Elisabetta viveva e attendeva la nascita di Giovanni, che sarebbe diventato San Giovanni Battista.

Maria di Nazaret è la grande figura del cammino cristiano: ci insegna a dire di sì a Dio. Nell’episodio biblico della Visitazione l’atto di alzarsi in piedi presenta Maria sia come donna di carità sia come missionaria. Partire in fretta rappresenta l’atteggiamento indicato da Papa Francesco per la GMG di Lisbona: «che l’evangelizzazione dei giovani sia attiva e missionaria, perché così riconosceranno e testimonieranno la presenza del Cristo vivente».

Rivolgendosi in particolare ai giovani, e sfidandoli ad essere coraggiosi missionari, il Papa nell’Esortazione apostolica Christus vivit scrive: «Dove ci invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti: ci invia a tutti. Il Vangelo è per tutti, non per alcuni» (CV 177).

A Lisbona ritroveremo insieme la gioia dell’abbraccio fraterno. Papa Francesco” La Gmg è un pellegrinaggio e non un semplice viaggio: è darsi l’opportunità di lasciarsi raccontare quanto siamo preziosi per il Signore, quanto gli stiamo a cuore; ed è scoprire che la Chiesa siamo noi, sognando di poter far qualcosa per renderla sempre più bella”.

Natività di San Giovanni Battista

Natività di San Giovanni Battista

“La nascita del precursore, la luce che annuncia il Salvatore.”

Introduzione

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita di Giovanni Battista, il profeta che ha preparato la strada per la venuta di Gesù Cristo. La festa cade il 24 giugno e viene celebrata in tutto il mondo cristiano. La Natività di San Giovanni Battista è una festa importante per la Chiesa cattolica e ortodossa, che lo considerano uno dei santi più importanti della storia cristiana.

La storia della Natività di San Giovanni Battista

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita del profeta Giovanni Battista, il precursore di Gesù Cristo. Questa festa cade il 24 giugno, esattamente sei mesi prima della Natività di Gesù, il 25 dicembre. La storia della Natività di San Giovanni Battista è ricca di significato e di simbolismo, e ci offre un’opportunità per riflettere sulla nostra fede e sulla nostra relazione con Dio.

La storia della Natività di San Giovanni Battista inizia con la storia dei suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta. Zaccaria era un sacerdote del tempio di Gerusalemme, mentre Elisabetta era una parente della Vergine Maria. Zaccaria e Elisabetta erano anziani e non avevano figli, ma un giorno Zaccaria ebbe una visione in cui un angelo gli annunciò che Elisabetta avrebbe concepito un figlio, che avrebbe preparato la strada per il Messia.

Quando Elisabetta rimase incinta, Zaccaria fu colpito da mutismo, perché non aveva creduto all’annuncio dell’angelo. Tuttavia, quando il bambino nacque, Zaccaria riprese la parola e profetizzò che suo figlio sarebbe stato il precursore del Signore. Il bambino fu chiamato Giovanni, che significa “Dio ha fatto grazia”.

La Natività di San Giovanni Battista è una festa che celebra la nascita di questo bambino, che sarebbe diventato uno dei più grandi profeti della storia. Giovanni Battista fu il primo a riconoscere Gesù come il Messia, e lo battezzò nel fiume Giordano. Egli predicava la conversione e il pentimento, e invitava le persone a prepararsi per l’arrivo del Messia.

La figura di San Giovanni Battista è molto importante nella storia della salvezza, perché egli preparò la strada per la venuta di Gesù. Egli fu il precursore del Messia, e la sua vita e il suo ministero ci insegnano molte cose sulla fede e sulla relazione con Dio. Egli ci invita a prepararci per l’arrivo del Signore, a convertirci e a pentirci dei nostri peccati, e a vivere una vita di santità e di amore.

La Natività di San Giovanni Battista ci offre un’opportunità per riflettere sulla nostra fede e sulla nostra relazione con Dio. Ci invita a chiederci se siamo pronti ad accogliere il Signore nella nostra vita, se siamo disposti a convertirci e a pentirci dei nostri peccati, e se stiamo vivendo una vita di santità e di amore. Ci invita anche a pregare per la grazia di essere come San Giovanni Battista, un testimone fedele del Signore e un precursore della sua venuta.

In conclusione, la storia della Natività di San Giovanni Battista è una storia di grazia e di salvezza. Ci ricorda che Dio ha un piano per la nostra vita, e che egli ci invita a prepararci per l’arrivo del Messia. Ci invita a vivere una vita di fede, di conversione e di santità, e a essere testimoni fedeli del Signore. Che la festa della Natività di San Giovanni Battista ci ispiri a vivere una vita di amore e di servizio a Dio e al prossimo.

Il significato religioso della Natività di San Giovanni Battista

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita del profeta Giovanni Battista, il precursore di Gesù Cristo. Questa festa cade il 24 giugno, sei mesi prima della Natività di Gesù, e ha un significato religioso molto profondo per i cristiani di tutto il mondo.

La figura di San Giovanni Battista è molto importante nella storia del cristianesimo. Egli è stato il profeta che ha annunciato la venuta di Gesù Cristo, il Messia atteso dagli ebrei. Giovanni Battista ha predicato la conversione e il pentimento, invitando le persone a prepararsi per l’arrivo del Salvatore. Egli ha battezzato Gesù nel fiume Giordano e ha riconosciuto in Lui il Figlio di Dio.

La Natività di San Giovanni Battista è quindi una festa che celebra la nascita di colui che ha preparato la strada per la venuta di Gesù Cristo. Questa festa ha un significato religioso molto profondo, perché ci ricorda che la salvezza del mondo è stata annunciata da un profeta e preparata da un precursore.

Inoltre, la Natività di San Giovanni Battista ci invita a riflettere sulla nostra vita e sulla nostra fede. Giovanni Battista ha predicato la conversione e il pentimento, invitando le persone a cambiare il loro modo di vivere e a prepararsi per l’arrivo del Messia. Anche noi siamo chiamati a fare lo stesso, a convertirci e a prepararci per l’incontro con Cristo.

La figura di San Giovanni Battista ci insegna anche l’importanza della umiltà e della disponibilità. Egli ha riconosciuto di non essere il Messia, ma solo il suo precursore. Egli ha detto di non essere degno di slegare i lacci delle scarpe di Gesù. Questa umiltà e questa disponibilità sono un esempio per tutti noi, che spesso siamo tentati dall’orgoglio e dall’egoismo.

Infine, la Natività di San Giovanni Battista ci invita a pregare per la Chiesa e per il mondo intero. Giovanni Battista ha pregato per la venuta del Messia e ha annunciato la sua presenza. Anche noi siamo chiamati a pregare per la venuta del Regno di Dio e per la salvezza del mondo intero.

In conclusione, la Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che ha un significato religioso molto profondo. Ci invita a riflettere sulla nostra vita e sulla nostra fede, sulla nostra umiltà e sulla nostra disponibilità, sulla nostra preghiera e sulla nostra speranza. San Giovanni Battista è stato un profeta che ha preparato la strada per la venuta di Gesù Cristo, il Salvatore del mondo. Che questa festa ci aiuti a preparare il nostro cuore per l’incontro con Lui.

Le tradizioni e le celebrazioni della Natività di San Giovanni Battista in diverse parti del mondo

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita del profeta Giovanni Battista, il precursore di Gesù Cristo. Questa festa è celebrata in diverse parti del mondo con tradizioni e celebrazioni uniche che riflettono la cultura e la storia di ogni paese.

In Italia, la Natività di San Giovanni Battista è una festa molto importante, soprattutto nelle regioni del sud. A Napoli, ad esempio, la festa è celebrata con una processione solenne che attraversa le strade della città. La processione è accompagnata da bande musicali e da fuochi d’artificio che illuminano il cielo notturno. Inoltre, le chiese di Napoli organizzano messe speciali per commemorare la nascita di San Giovanni Battista.

In Spagna, la Natività di San Giovanni Battista è celebrata con una festa chiamata “La Noche de San Juan”. Questa festa si svolge la notte del 23 giugno e prevede fuochi d’artificio, balli e canti tradizionali. In alcune parti della Spagna, come in Galizia, la gente si reca in spiaggia per accendere fuochi e fare il bagno nel mare. Si crede che questo rito porti fortuna e protezione per l’anno a venire.

In Portogallo, la Natività di San Giovanni Battista è celebrata con una festa chiamata “Festa de São João”. Questa festa si svolge il 24 giugno e prevede fuochi d’artificio, balli e canti tradizionali. In alcune parti del Portogallo, come a Porto, la gente si reca in strada per partecipare a una grande festa popolare. Durante la festa, si mangiano sardine grigliate e si bevono bevande tradizionali come il vino verde.

In Brasile, la Natività di San Giovanni Battista è celebrata con una festa chiamata “Festa Junina”. Questa festa si svolge durante tutto il mese di giugno e prevede balli, canti e giochi tradizionali. Durante la festa, si mangiano piatti tipici come il “arroz doce” (riso dolce) e il “bolo de milho” (torta di mais). Inoltre, la gente si veste con abiti tradizionali e si divertono con giochi come il “quadrilha”, una danza popolare che simula un matrimonio.

In Etiopia, la Natività di San Giovanni Battista è celebrata con una festa chiamata “Timkat”. Questa festa si svolge il 19 gennaio e prevede una processione solenne che attraversa le strade della città. Durante la processione, i fedeli portano in processione le immagini sacre di Gesù Cristo e di San Giovanni Battista. Inoltre, la gente si veste con abiti tradizionali e si divertono con balli e canti popolari.

In conclusione, la Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che viene celebrata in diverse parti del mondo con tradizioni e celebrazioni uniche. Queste celebrazioni riflettono la cultura e la storia di ogni paese e rappresentano un momento di unione e di festa per la comunità. Che si tratti di una processione solenne o di una grande festa popolare, la Natività di San Giovanni Battista è un momento di riflessione e di preghiera per i fedeli di tutto il mondo.

L’arte e l’iconografia della Natività di San Giovanni Battista

La Natività di San Giovanni Battista è un tema iconografico che ha ispirato numerosi artisti nel corso dei secoli. La figura di Giovanni Battista, il profeta che ha preparato la strada al Messia, è stata rappresentata in molte forme e stili, ma la sua nascita è stata spesso dipinta con grande attenzione ai dettagli e alla simbologia.

La scena della Natività di San Giovanni Battista solitamente rappresenta la madre del profeta, Elisabetta, che partorisce il figlio mentre suo marito, il sacerdote Zaccaria, assiste alla scena. In alcune rappresentazioni, si vedono anche le levatrici che aiutano Elisabetta durante il parto.

Ma la Natività di San Giovanni Battista non è solo una scena di nascita. È anche un momento di grande significato teologico e simbolico. Giovanni Battista è stato il precursore di Gesù Cristo, colui che ha annunciato la sua venuta e ha preparato il popolo per il suo arrivo. La sua nascita, quindi, è stata vista come un evento profetico che ha segnato l’inizio di una nuova era nella storia della salvezza.

Per questo motivo, molte rappresentazioni della Natività di San Giovanni Battista includono simboli che richiamano la sua missione profetica. Ad esempio, si vedono spesso angeli che annunciano la nascita del bambino, o la figura di Isaia che predice la venuta del Messia. Inoltre, la figura di Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, è spesso associata al sacerdozio e alla liturgia, poiché era un sacerdote del Tempio di Gerusalemme.

Ma la Natività di San Giovanni Battista non è solo un tema iconografico. È anche un momento di grande importanza spirituale per i cristiani, che vedono in Giovanni Battista un modello di fedeltà e di coraggio nella testimonianza della verità. La sua vita e la sua missione sono state un esempio per molti santi e martiri nel corso dei secoli, che hanno seguito le sue orme nella testimonianza della fede.

Inoltre, la figura di Giovanni Battista è stata spesso associata alla penitenza e alla conversione. Egli ha predicato la necessità di pentirsi dei propri peccati e di prepararsi per l’arrivo del Messia. Questo messaggio di conversione è ancora oggi di grande attualità per i cristiani, che sono chiamati a rinnovare la loro vita spirituale e a prepararsi per l’incontro con Cristo.

In conclusione, la Natività di San Giovanni Battista è un tema iconografico di grande bellezza e di grande significato teologico e spirituale. La sua rappresentazione artistica ci invita a riflettere sulla missione profetica di Giovanni Battista e sulla sua testimonianza di fede e di coraggio. Ma ci invita anche a rinnovare la nostra vita spirituale e a prepararci per l’incontro con Cristo, seguendo l’esempio di questo grande precursore della salvezza.

Come la Natività di San Giovanni Battista può ispirare la nostra vita spirituale oggi

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita del profeta Giovanni Battista, il precursore di Gesù Cristo. Questa festa cade il 24 giugno e rappresenta un momento importante nella vita spirituale dei cristiani. Ma come possiamo trarre ispirazione dalla Natività di San Giovanni Battista nella nostra vita spirituale oggi?

In primo luogo, la figura di San Giovanni Battista ci invita a riflettere sulla nostra vocazione. Giovanni Battista è stato chiamato da Dio a preparare la strada per Gesù Cristo, a proclamare la sua venuta e a battezzare coloro che si convertivano. Anche noi siamo chiamati da Dio a una missione specifica nella vita, a servire gli altri e a diffondere il Vangelo. La Natività di San Giovanni Battista ci ricorda che la nostra vita ha uno scopo e che dobbiamo cercare di realizzarlo con impegno e dedizione.

In secondo luogo, la figura di San Giovanni Battista ci invita a riflettere sulla nostra umiltà. Giovanni Battista ha sempre riconosciuto la superiorità di Gesù Cristo e si è considerato solo un servo di Dio. Anche noi dobbiamo imparare a riconoscere la nostra umiltà di fronte a Dio e agli altri. Dobbiamo evitare l’orgoglio e l’arroganza e cercare di servire gli altri con umiltà e umiltà di spirito.

In terzo luogo, la figura di San Giovanni Battista ci invita a riflettere sulla nostra fedeltà. Giovanni Battista ha sempre predicato la verità, anche quando questo gli ha causato problemi e persecuzioni. Anche noi dobbiamo essere fedeli alla verità e alla giustizia, anche quando questo ci costa. Dobbiamo essere coraggiosi e perseveranti nella nostra fede, anche quando incontriamo difficoltà e ostacoli.

Infine, la figura di San Giovanni Battista ci invita a riflettere sulla nostra speranza. Giovanni Battista ha sempre creduto nella venuta del Messia e ha annunciato la sua venuta con grande entusiasmo. Anche noi dobbiamo avere speranza nella venuta di Cristo e nella sua salvezza. Dobbiamo credere che il bene trionferà sul male e che la giustizia prevarrà sulla violenza e l’ingiustizia.

In conclusione, la Natività di San Giovanni Battista ci offre molte lezioni preziose per la nostra vita spirituale. Ci invita a riflettere sulla nostra vocazione, sulla nostra umiltà, sulla nostra fedeltà e sulla nostra speranza. Ci ricorda che la nostra vita ha uno scopo e che dobbiamo cercare di realizzarlo con impegno e dedizione. Ci invita a servire gli altri con umiltà e umiltà di spirito e a essere fedeli alla verità e alla giustizia, anche quando questo ci costa. Infine, ci invita a credere nella venuta di Cristo e nella sua salvezza, e a sperare che il bene trionferà sul male.

 

Conclusione

La Natività di San Giovanni Battista è una festa cristiana che celebra la nascita di Giovanni Battista, il profeta che ha preparato la strada per Gesù Cristo. La festa cade il 24 giugno e viene celebrata in tutto il mondo cristiano. La Natività di San Giovanni Battista è un’occasione per riflettere sulla vita e l’opera di questo grande profeta e per rinnovare il nostro impegno a seguire il suo esempio di umiltà, fede e servizio agli altri.