"Gridatelo dai tetti...."

Dalla follia della croce ai segni della Passione

" ALTO E GLORIOSO DIO " Marco Frisina

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta, speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento, Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
(Preghiera davanti al crocifisso)

Rapisca, ti prego, o Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.
(Preghiera Absorbeat)

La Verna il “Crudo Sasso” di Francesco

“Monte di Dio! Monte Santo! Mons in quo beneplacitum est Deo habitare!”

La quaresima è un tempo liturgico che ci invita a prepararci alla Pasqua con la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Ma come ha vissuto la quaresima San Francesco di Assisi, il santo che ha fatto della povertà e della semplicità il suo stile di vita?

San Francesco non si accontentava di vivere una sola quaresima all’anno, ma ne praticava diverse, seguendo il ritmo delle feste liturgiche e il modello di Cristo. Vediamo quali erano le sue quaresime e come le viveva.

La quaresima “benedetta”

La prima quaresima che San Francesco faceva era quella che iniziava il lunedì dopo l’Epifania e terminava il Giovedì Santo. Era chiamata da lui “benedetta” perché era ispirata al digiuno di Gesù nel deserto per quaranta giorni.

San Francesco viveva questa quaresima in solitudine e penitenza, mangiando solo mezzo pane al giorno e pregando intensamente. Un episodio dei Fioretti racconta che una volta si ritirò in un’isola del lago di Perugia con due panetti e vi rimase fino al Giovedì Santo, quando un suo amico lo andò a riprendere.

Questa quaresima era per lui un modo di entrare nel mistero della passione e morte di Cristo, meditando il suo amore infinito per noi.

La quaresima d’Avvento

Un’altra quaresima che San Francesco faceva era quella in preparazione alla Natività di Cristo, detta “Quaresima d’Avvento”. Iniziava con la festa di Tutti i Santi, il primo novembre, e terminava con la vigilia di Natale.

San Francesco aveva una grande devozione per il mistero dell’Incarnazione, cioè del fatto che Dio si è fatto uomo per salvarci. Per questo voleva celebrare con gioia e gratitudine la nascita del Bambino Gesù nella grotta di Betlemme.

San Francesco viveva questa quaresima con spirito di povertà e umiltà, cercando di imitare Maria, la “Vergine fatta Chiesa”. Si dedicava anche alle opere di carità verso i poveri e i bisognosi, seguendo l’esempio di san Martino.

La quaresima dell’Assunta

L’ultima quaresima che San Francesco faceva era quella che iniziava il giorno dopo l’Assunta (16 agosto) e terminava il giorno della festa dei santi Arcangeli (29 settembre). Era una quaresima scaturita dall’amore che il santo nutriva per la Chiesa, rappresentata da Maria assunta in cielo.

San Francesco viveva questa quaresima con spirito di obbedienza e fedeltà alla volontà di Dio. Si affidava alla protezione degli angeli custodi e dei santi patroni. Si impegnava anche nella predicazione del Vangelo ai fratelli e alle sorelle.

Come possiamo imparare da San Francesco?

Le quaresime di San Francesco ci insegnano che non basta osservare alcune pratiche esteriori per vivere bene questo tempo liturgico. Occorre piuttosto coltivare un atteggiamento interiore di conversione continua al Signore.

San Francesco ci invita a seguire Cristo povero ed umile, a meditare i misteri della sua vita terrena ed eterna, a servire i poveri ed i sofferenti con amore fraterno.

Se vogliamo vivere una buona quaresima possiamo ispirarci al suo esempio ed alla sua preghiera:

Laudato sii, o mi’ Signore. Laudato sii, o mi’ Signore.
Laudato sii, o mi’ Signore. Laudato sii, o mi’ Signore.

E per tutte le tue creature, per il sole e per la luna,
per le stelle e per il vento e per l’acqua e per il fuoco.

Per sorella madre terra, ci alimenta e ci sostiene,
per i frutti, i fiori e l’erba, per i monti e per il mare.

Perché il senso della vita è cantare e lodarti
e perché la nostra vita sia sempre una canzone.

E per quelli che ora piangono e per quelli che ora soffrono
e per quelli che ora nascono e per quelli che ora muoiono.

Santuario Averna

San Francesco d’Assisi è il primo santo della storia cristiana ad aver ricevuto le stigmate, cioè le ferite di Cristo crocifisso sulle mani, sui piedi e sul costato. Questo prodigio avvenne nell’estate del 1224, quando il santo si ritirò in preghiera e digiuno sul monte della Verna, un luogo solitario e selvaggio donatogli dal conte Orlando Catani.

Francesco era già malato e provato dalle fatiche della sua missione. Aveva appena ottenuto l’approvazione della sua regola da parte del papa Onorio III e aveva rinunciato a guidare personalmente il suo ordine. Sentiva il bisogno di ritrovare l’intimità con Dio e di imitare Gesù nella sua passione.

La quaresima di San Michele, che va dalla festa di Tutti i Santi (1° novembre) alla Natività del Signore (25 dicembre), era per lui un tempo privilegiato di penitenza e di contemplazione. Così decise di trascorrerla sulla Verna, insieme a pochi frati compagni.

A metà settembre, mentre pregava nella cella vicino alla chiesetta dedicata a Maria Santissima degli Angeli, Francesco ebbe una visione straordinaria: vide un serafino con sei ali infocate che gli apparve nel cielo e gli mostrò un crocifisso. Il santo rimase estasiato e turbato allo stesso tempo: come poteva conciliarsi la sofferenza del crocifisso con la beatitudine del serafino?

Le stigmate di San Francesco

Il serafino gli parlò al cuore e gli fece capire che Dio lo aveva scelto per conformarlo al suo Figlio nel segno dell’amore più grande: quello che si dona fino alla morte. Poi scomparve, lasciando nel corpo di Francesco le impronte delle cinque piaghe.

Francesco provò una gioia immensa ma anche un dolore acuto. Cercò di nascondere le stigmate ai suoi frati, ma non poté celare la trasformazione interiore che lo aveva investito. Era diventato la parola d’amore che per anni aveva meditato, vissuto e annunciato.

Le stigmate furono per lui un dono e una croce, una grazia e una responsabilità. Lo fecero partecipe della passione di Cristo ma anche della sua gloria. Lo confermarono nella sua vocazione di minorità e povertà ma anche nella sua missione di testimone del Vangelo.

Quello che rende unico san Francesco è il suo rapporto con Cristo. Egli non si limitò a seguire i suoi insegnamenti, ma cercò di imitarlo in tutto, fino a identificarsi con lui. Ai piedi del Cristo crocifisso, per esempio, la sua preghiera si trasformò in contemplazione profonda: “Sommo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio, e dammi fede retta, speranza certa e carità perfetta, saggezza e conoscimento, o Signore, affinché io faccia il tuo santo e verace comandamento” (Preghiera davanti al Crocifisso). Le stimmate sono le ferite che Cristo portava sul corpo dopo la sua passione: le mani e i piedi trafitti dai chiodi della croce e il costato aperto dalla lancia del soldato romano. San Francesco fu il primo santo ad averle ricevute miracolosamente sul suo corpo come segno della sua unione mistica con Cristo. Morì due anni dopo aver ricevuto le stigmate, il 3 o il 4 ottobre 1226 ad Assisi. Le sue ferite furono viste da molti prima della sepoltura e testimoniate da diverse fonti storiche. La Chiesa lo canonizzò nel 1228 e lo proclamò patrono d’Italia nel 1939.

Perché l’immedesimazione con Cristo di san Francesco è così importante per noi oggi? Perché ci mostra che il cristianesimo non è solo una dottrina o una morale da seguire, ma una relazione personale ed esistenziale con Dio fatto uomo. Ci mostra che seguire Cristo significa amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente (Mt 22:37) e conformare la nostra vita alla sua (Rm 8:29). Ci mostra che essere cristiani significa essere testimoni della sua presenza nel mondo attraverso le opere di carità (Gv 13:35).

In questa Quaresima riflettiamo sulla vita di san Francesco d’Assisi come modello di immedesimazione con Cristo.

Ricordiamo che nella basilica superiore di Assisi si possono ammirare gli affreschi di Giotto che raccontano le sue storie. Tra questi c’è quello dell’omaggio dell’uomo semplice che stese le vesti dinanzi al beato Francesco riconoscendolo degno di ogni riverenza.

di Marilena Marino Vocedivina.it


"Gridatelo dai tetti...."