Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO di Marilena Marino
I compositori musicali scrivono all’inizio di ogni partitura degli aggettivi per indicare, a chi eseguirà la musica, il carattere generale della composizione.
Lo strumentista esecutore, guidato anche dal direttore d’orchestra, viene così facilitato ad entrare nella corretta interpretazione.
Se guardiamo le partiture musicali più importanti, troviamo all’inizio di ogni sezione degli aggettivi del tipo: andante, maestoso, brillante, e molte altre parole simili che danno l’idea del carattere generale che tutta la partitura musicale deve avere. Da notare che, dovunque nel mondo, questi aggettivi usati nelle partiture sono espressi in termini “italiani” perché l’Italia è stata veramente la culla della musica.
Possiamo raggruppare questi aggettivi in gruppi simili e avere una idea delle aree espressive che si possono ottenere anche con la voce:
CARATTERE TRISTE:
Malinconico, triste, severo, doloroso, commosso, dolente, patetico, tragico…
CARATTERE CALMO:
Tranquillo, intimo, quieto, delicato, sognante, calmo, dimesso, dolce…
CARATTERE ESPRESSIVO:
Poetico, lirico, espressivo, amabile, amoroso, patetico…
CARATTERE SOLENNE:
Solenne, nobile, maestoso, trionfale, imponente, grandioso…
CARATTERE BRILLANTE:
Ironico, scherzoso, gioioso, animato, agitato, vivo, brillante, energico…
Il nostro corpo è un pò come uno strumento musicale naturale; abbiamo l’aria che entra nei polmoni e che spinta nell’apparato fonatorio produce un suono che si “ripercuote risuonando” in tutto il nostro corpo, nelle ossa fino al cranio. Questo per dire che tutta la nostra persona è come uno strumento musicale molto particolare che esprime diversi suoni con innumerevoli espressioni musicali, come possiamo sperimentare bene nel canto.
Quindi la potente espressività della nostra voce va usata proprio come fosse uno strumento, applicando ai brani letti una certa “musicalità”, come quella che viene suggerita nelle partiture delle grandi opere musicali. La differenza è che nei brani sacri, chiaramente, non ci sono scritti questi aggettivi, ma siamo noi che, approfondendo la lettura dei testi, dobbiamo percepire la sua caratteristica; così quell’aggettivo particolare che impostiamo forse mentalmente “colorerà” tutto il brano che leggeremo.
Abbiamo quindi esaminato tutti gli elementi espressivi della voce che un lettore deve applicare.
Questi elementi hanno una funzione ben chiara e distinguibile per le persone che ascoltano; ogni lettore deve studiare, quindi, approfondire e controllare questi elementi organizzandoli e immettendoli nella lettura secondo la propria sensibilità, in modo che chi ascolta, senta che la lettura è vera, vissuta e significativamente espressiva.
Ora ti suggerisco un piccolo esercizio: prendiamo una filastrocca di Gianni Rodari: “Il primo giorno di scuola”.
Leggendo questa filastrocca devi TROVARE il carattere “musicale” che è nascosto in ogni sezione e poi “disegnare” a fianco dei segni o dei suggerimenti per la sua lettura; poi leggerai ad alta voce la filastrocca trovando la sua musicalità che per te è più adatta.
Un secondo esercizio sarà quello di assegnare un carattere musicale alla filastrocca e cercare di rileggerla più volte secondo la “chiave” che hai deciso di impostare; ad esempio: sognante, o solenne, o tragico, o ironico ecc.
Il primo giorno di scuola
Suona la campanella;
scopa, scopa la bidella;
viene il bidello ad aprire il portone;
viene il maestro dalla stazione;
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…
Viene il sole nella stanza:
su, è finita la vacanza.
Metti la penna nell’astuccio,
l’assorbente nel quadernuccio,
fa la punta alla matita
e corri a scrivere la tua vita.
Scrivi bene, senza fretta
ogni giorno una paginetta.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.
Passiamo ora a descrivere l’ARTICOLAZIONE.
Semplificando: per una buona articolazione è indispensabile parlare con la bocca ben aperta, soprattutto per articolare bene le vocali.
L’articolazione è il modo di come vengono creati i suoni attraverso i movimenti degli organi designati per la voce: labbra, lingua, denti, palato duro, velo palatino, cavità nasali; messi in movimento o risonanza dal flusso d’aria che fuoriesce dalle corde vocali mentre espiriamo.
L’articolazione influisce molto nella pronuncia e affinché ogni parola sia chiara occorre che sia ben “articolata”. L’uso combinato degli organi detti sopra rendono “articolato” il suono che le corde vocali producono.
Articolare significa, dunque, formare nettamente le sillabe. La sillaba è la più piccola unità fonetica che possa essere articolata e udita e nella quale una parola può essere divisa.
Il “rumore dell’articolazione” è dato dalle consonanti più sonore che si creano in bocca. Una cattiva articolazione è indotta dalla pigrizia, che induce molti a parlare con il minimo movimento dei muscoli facciali e degli organi che collaborano alla formazione delle parole.

Molti non sono consapevoli della cattiva articolazione che hanno nel parlare. Se l’articolazione è fatta bene, chi ascolta può distinguere le parole anche se pronunciate a voce bassa. Al contrario se questa non è scandita bene sentirai spesso chi ti ascolta ripetere… “come?…”, “non ho capito bene…”, o peggio accigliare le sopracciglia, senza parlare, e con una espressione interrogativa, perché non ha capito proprio niente di quello che stai dicendo.
Una buona sillabazione è la prima regola per una altrettanto buona articolazione delle parole. Mentre vi esercitate davanti allo specchio, osservate il movimento dei vostri muscoli facciali. Magari “esagerate” questi movimenti nell’esercizio per ottenere una articolazione più sonora.
Si scoprirà, che per dire “ba” e “pa” si adoperano soltanto le labbra, che per dire “va” e “fa” bisogna chiedere anche l’aiuto dei denti, che per dire “na” occorre: la punta della lingua sul palato, i denti e il naso…
Insomma, bisogna vedere che l”apparecchio vocale” è formato da tanti strumenti diversi, il cui perfetto funzionamento garantisce la chiarezza dell’articolazione.
La dizione è il modo in cui articoliamo la voce. Così come la calligrafia chiara permette a chi legge di capire quello che scriviamo, così la corretta dizione consente a chi ascolta di comprendere le sillabe e le parole che pronunciamo.
Il suo obiettivo è quello di essere più chiaramente udibili a tutti nella lettura; e non solo quello di eliminare difetti di pronuncia, ma anche mirare alla efficace articolazione delle singole parole, in modo che le frasi fluiscano senza incertezze.
La perfetta dizione riesce ad ottenere una espressione vocale neutra, cioè priva di inflessioni regionali e tale da permettere una più funzionale esposizione verbale. Più otteniamo una voce neutra, più chi ascolta comprende chiaramente il messaggio che presentiamo, senza inutili distrazioni.
Parlare bene in italiano è importante soprattutto nel settore professionale; anche se in ambito familiare a volte sono ammessi intercalari dialettali o personali.
In alcune professioni, dove è importante l’uso della voce, la perfetta dizione e articolazione sono fondamentali vedi: attori, doppiatori, cantanti, presentatori, giornalisti, conduttori televisivi e radiofonici, dj, ma anche per politici, insegnanti, avvocati, formatori, guide, manager, liberi professionisti, ecc.
Possedere controllo e proprietà di linguaggio, scioltezza, padronanza dei vocaboli e consapevolezza nell’uso della voce, aumentano l’efficacia comunicativa, danno forza al messaggio e valorizzano la personalità di chi parla.
Parlare bene significa usare nel sociale una lingua comune, esente dai dialetti; questi infatti rendono difficile la comprensione e creano barriere discriminatorie; d’altro canto rappresentano anche e comunque un patrimonio culturale regionale da conservare.
Altri esercizi utili per l’articolazione sono gli scioglilingua.
Gli scioglilingua servono come dice la parola a sciogliere la lingua o meglio esercitarsi con parole difficili nella “articolazione”. Qualcuno può anche dire che servono per garantire qualche risata a cuore aperto fra amici.
Gli scioglilingua sono consigliati anche da logopedisti e coach per mantenere la concentrazione ed allenare la mente e per migliorare la propria pronuncia.
Eccovi dei “classici” da usare come esercitazione:
Sopra la panca la capra campa. Sotto la panca la capra crepa. Una rana nera e rara sulla rena errò una sera. Oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà. Tre tigri contro tre tigri. Pietro Ponzio Paolo, pittore poco pratico, pensò partir per Pisa portando parecchi pappagalli parlatori. Trentatré trentini scendevano giù da Trento tutti e trentatré trotterellando. Apelle figlio di Apollo, Fece una palla di pelle di pollo, Tutti i pesci vennero a galla, Per vedere la palla di pelle di pollo, Fatta da Apelle figlio di Apollo. Sul tagliere gli agli taglia, non tagliare la tovaglia, la tovaglia non è aglio, se la tagli fai uno sbaglio. La strega stringendo lo straccio, strapazzò lo straborrito animale che stramazzò al suolo con strepito straziante. Eva dava l’uva ad Ava, Ava dava le uova ad Eva, ora Eva è priva d’uva mentre Ava è priva d’uova Sul campanil d’Antraccoli c’è una biribaula con trecento biribaulini: se la biribaula muore, chi li sbiribaulinerà i trecento biribaulini? 33 corridori attraversano di corsa 33 coppie di rotaie rosse, mentre 33 treni che corrono sulle 33 coppie di rotaie rosse sono costretti a rallentare la corsa per non travolgere i 33 corridori che attraversano le 33 coppie di rotaie rosse. |
Ripetete questi scioglilingua, crescendo progressivamente in velocità finché non diventate maestri nel ripeterli; così potrete anche stupire gli amici ad una cena.
In funzione del lavoro che si svolge e a seconda degli obiettivi che ci si pone, ci sono diversi livelli di miglioramento della articolazione per perfezionare l’uso della corretta pronuncia italiana.
Per gli attori, presentatori, giornalisti, conduttori radiofonici, è d’obbligo frequentare una scuola di dizione per migliorare la pronuncia corretta dell’italiano e raggiungere un modo di parlare senza inflessioni dialettali o altri difetti di pronuncia. Ricorrono alle scuole di dizione tutti coloro per i quali parlare correttamente l’italiano è un prerequisito essenziale per accedere al mondo del lavoro.
Subito dopo ci sono tutte le persone che desiderano avere una buona dizione e correggere i difetti di pronuncia per esigenze personali o per accrescere la propria professionalità. In questo caso un corso di dizione può essere una soluzione adeguata. Esistono anche numerosi corsi di dizione online, che prevedono lezioni teoriche, esercizi per articolare bene le parole e test di autovalutazione.
Passiamo ora a descrivere il MORDENTE
Se cerchiamo di capire cosa significa il termine, “mordente” troviamo questo:
Spirito aggressivo, grinta, determinazione, capacità di fare presa sugli altri di persuadere gli altri, una forza determinata alla persuasione, che incide sull’animo e sulla sensibilità degli altri.
Quindi in un discorso denota uno stile di parola “ricco”, una lettura che “gioca di anticipa” e riesce a trasmettere un messaggio con grinta e determinazione
Nella tecnica musicale: abbellimento alla nota cui è applicato.
Che si tratti di una tesina di maturità, di laurea, dell’esame di scuole medie o di leggere la parola di Dio, riuscire in un’esposizione chiara, piena di “mordente” e capace di catturare l’attenzione di chi ti ascolta, può fare la differenza per il raggiungimento del massimo risultato.
Quindi il Mordente è una “tensione” di tutto il corpo, della muscolatura della voce che si esprime in una particolare articolazione vocale generale.
Il mordente è un insieme di tensioni, vibrazioni, contrazioni, modi personali espressivi che vengono immessi nel discorso e nella lettura, nell’impeto di trasmettere un coinvolgimento interiore e un trasporto umano.
Questo rende la comunicazione viva, piena di emozioni, espresse attraverso le vibrazioni vocali che la persona riesce ad immettere nelle parole pronunciate.
Un modo di rendere la lettura “penetrante”, sagace, con uno stile eloquente che riesce ad esprimere animosità, determinazione e carattere.
Quindi è anche una modalità difficile da descrivere, ma diventa come un “abbellimento” personale generato dalla sensibilità del Lettore e da una profonda rielaborazione interiore del testo.
Questo sempre si ottiene con uno studio e una concentrazione sul brano che viene letto, cercando di far vibrare la propria espressività vocale tesa a valorizzare al massimo l’intenzione dell’autore dell’opera.
"Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore.
Non perdertelo per niente al mondo!"
Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino.
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