Sei schiavo delle opinioni degli altri? Ecco la soluzione per liberartene

Sei schiavo delle opinioni degli altri? Ecco la soluzione per liberartene

Da

 Elisa Pallotta

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Capita a molti di indossare delle maschere, ritenute utili a farci apprezzare dagli altri. In questo modo, però, corriamo il rischio di snaturarci, senza ottenere ciò che desideriamo: cioè che le persone a cui teniamo possano ricambiare genuinamente il nostro affetto.

Ognuno ha bisogno di essere amato, ma di esserlo per ciò che è, in maniera autentica e incondizionata. Quanto invece dipendiamo da ciò che pensano gli altri di noi?

Paura giudizio altrui
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Questo fenomeno, in termini analoghi, è detto “rispetto umano”, e si tratta di una terminologia che, nell’ambito della fede, descrive proprio ciò che subentra quando si dipende da quello che pensano gli altri di noi.

Santa Caterina da Siena (1347-1380), in una sua lettera ai sacerdoti Giovanni Sabbatini e don Taddeo dei Malavolti, affermava: “Nel nome di Gesù Cristo Crocifisso e della dolce Maria. Carissimi figli in Cristo Gesù. Io, Caterina, serva dei servi di Gesù Cristo, vi scrivo nel suo sangue prezioso, desiderosa di vedervi cavalieri forti, senza nessun rispetto umano.

Così vuole il nostro dolce Redentore, vuole cioè che noi temiamo di disobbedire a Lui e non agli uomini del mondo; come egli disse: ‘Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo; temete, piuttosto, di disobbedire a me, perché l’anima e il corpo vostro non cada nell’inferno’”.

Dobbiamo cercare di piacere a Dio, più che agli altri

L’antidoto più immediato a questo atteggiamento della mente è proprio il considerare come Dio ci chieda di piacere a Lui e non agli altri: per quanto potremo amare ed essere amati, niente ci darà la gioia di una comunione piena con Dio, e la consapevolezza del suo di amore.

Questo atteggiamento, che al giorno d’oggi viene inquadrato in un contesto psicologico di affettività e emotività in qualche modo assoggettate all’altro, può avere radici profonde anche dal punto di vista spirituale: le ferite che ci sono state causate sono spesso motivo di debolezza anche nel cammino di fede.

È indubbio che una tale condizione di subordinazione alle opinioni altrui su di sé denoti uno stato di profonda sofferenza; tuttavia questo atteggiamento interiore non va assecondato, invece va combattuto alla luce di un percorso interiore e di fede.

Come evitare di cadere nel rispetto umano

Essere impegnati, ad esempio, sul piano umano e sociale, sentirsi utili e riusciti (essere attivi in parrocchia, fare volontariato, essere padroni di sé…), sono tutti esempi di elementi che possono portare a non necessitare più di quell’”iniezione di autostima” che spesso necessitiamo dagli altri.

In questo Gesù ci dice chiaramente: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti” (Mt 7,12).

In questo modo, avremo anche per noi la stessa gioia che doniamo, e saremo noi protagonisti attivi, non più passivi, della nostra vita.

Cos’è il rispetto umano

Riguardo al rispetto umano, il gesuita belga Cornelio a Lapide (1567-1637) scriveva: “Cosa indegna e vile è il rispetto umano, e non ve n’è altra che tanto degradi, abbassi e disonori l’uomo… Colui che ne è schiavo, non merita più il nome di uomo, ma il suo luogo è tra le banderuole che segnano la direzione dei venti; poiché non sa fare altro che questo… Una tale persona è sommamente spregevole… Che cosa è che la trattiene? Un motto, un sarcasmo, una beffa, un segno… Oh! che piccolezza di spirito, che viltà di cuore!

Ne arrossiamo noi medesimi in segreto, e non ci sentiamo l’animo di superare simili bagattelle!… Cerchiamo pure di nascondere e di orpellare con altri nomi questa fiacchezza, questa viltà, ma invano… Noi temiamo le censure del mondo, degli increduli, degli empi, degli ignoranti, degli accidiosi, dei dissoluti…

Noi temiamo di acquistarci nome di spiriti deboli e pregiudicati, se pratichiamo la religione; e non vediamo che somma debolezza è non praticarla. Qual cosa più vergognosa e più degradante, che la vergogna di comparire quello che si deve essere? Siamo canzonati; ma cosa vi è di più frivolo che le beffe? Chi è che si burla di noi? Quale ne è il merito, il credito, la scienza, la virtù? E noi osiamo vantarci coraggiosi, di animo grande, di carattere generoso?”.

Saper essere sé stessi

Ecco che questo tipo di atteggiamento non è in primis rispettoso di noi stessi, perché ci costringe a portare un pesante macigno di maschere, a costo di apparire migliori, e chi ci relazionerà con noi non vedrà come siamo ma come vogliamo apparire.

Non dobbiamo dimenticarci mai che non si può piacere a tutti, che Dio ci ama così come siamo e che la libertà è forse il dono più grande che ci ha dato, perché ci consente di essere felici. Quindi, senza dimenticarci ciò che ci ha indicato Gesù, abbiamo tutto il diritto di esprimerci per quello che siamo. “Ama”, direbbe Sant’Agostino, “e fa’ ciò che vuoi”.

A NATALE REGALA.. UNA FRASE

A NATALE REGALA.. UNA FRASE

 Citazioni, detti celebri, aforismi, massime, brevi poesie: ecco come si può dire il Natale in poche parole

Il Natale  da sempre provoca emozioni, sentimenti, pensieri che spesso sono diventati parole scritte, aforismi, massime da ricordare o da regalare alle persone che ci stanno a cuore.  A scrivere sulla festa più bella dell’anno sono stati  personaggi celebri, narratori, santi, papi e poeti.  Ve ne proponiamo una piccolissima antologia.  

“Desidero una rosa a Natale non più di quanto desideri una nevicata nella nuova e fresca allegria di maggio; ogni cosa a suo tempo”.
(William Shakespeare)

“Chi non ha il Natale nel suo cuore, non lo troverà mai sotto un albero”.
(Anonimo).

“E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. … E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri”.
(Madre Teresa di Calcutta)

“E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse?”.
(Dino Buzzati)

“Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato”.
(Jake La Motta)

“Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale.
Al tuo nemico, perdono.
Al tuo avversario, tolleranza.
A un amico, il tuo cuore.
A un cliente, il servizio.
A tutti, la carità.
A ogni bambino, un buon esempio.
A te stesso, rispetto”.
(Oren Arnold)

“Fino a quando non renderemo il Natale un’occasione per condividere i nostri buoni sentimenti, tutta la neve dell’Alaska non basterà ad imbiancarlo”.
(Bing Crosby)

“A Natale tutte le strade conducono a casa”.
(Marjorie Holmes)

“E’ bene tornare bambini qualche volta e non vi è miglior tempo che il Natale, allorché il suo onnipotente fondatore era egli stesso un bambino”.

(Charles Dickens)

“Il vero messaggio del Natale è che noi tutti non siamo mai soli”.

 (Taylor Caldwell)

“Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo”.
(Antoine de Saint-Exupèry)

“Per fare un albero di Natale ci vogliono tre cose: gli ornamenti, l’albero e la fede nel futuro”.
(Proverbio armeno)

“Una candela di Natale è una bella cosa;
Non fa rumore,
Ma dolcemente offre se stessa”.
(Eva Logue)

“Non esiste nulla di così triste che lo svegliarsi la mattina di Natale e ricordarsi di non essere più un bambino”.
(Erma Bombeck)

“La neve cade; non mandano i camini fumo,
ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni,
potrebbe il cuore non più riconoscerlo”.
(Josif Brodskji)

“Una coscienza pulita e’ un Natale perenne”.
(Benjamin Franklin)

“Durante il Natale ci viene ricordato il nostro scopo, che e’ quello di privarci della nostra vita per amore”.
(Abbé Pierre)

“Non ci sono estranei alla vigilia di Natale”.
(Mildred Cram)

“Dio non ci da mai un dono che non siamo capaci di ricevere. Se lui ci da un regalo di Natale, è perchè abbiamo la capacità di capire e di riceverlo”.

(Papa Francesco)

https://www.famigliacristiana.it/articolo/a-natale-regalate-una-frase.aspx

Cos’è un piccolo oratorio

Cos’è un piccolo oratorio

Perché averne uno?

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Un piccolo oratorio sopra una libreria.

Che cos’è un piccolo oratorio?

Conosciuto anche come tavolo di preghiera, angolo delle icone, altare domestico e con altri nomi, un piccolo oratorio è semplicemente uno spazio sacro riservato nella tua casa.

Ma non deve essere complicato. Tutto ciò di cui hai bisogno è una candela e un’immagine religiosa. Se lo desideri, puoi incastonare la tua Bibbia in un posto d’onore, e un panno sotto è una bella aggiunta, ma queste cose possono essere aggiunte gradualmente. 

Il piccolo oratorio diventa un bel punto focale per la preghiera familiare , un luogo dove riunirsi o fermarsi per connettersi con Dio.

Avere lo spazio riservato aiuta a ricordarsi di fare una pausa per la preghiera.

La tradizione dell’angolo delle icone 

La tradizione di avere un’icona sulla parete o in un angolo da qualche parte nella casa è particolarmente popolare tra i cattolici orientali.

La tradizione è così popolare, infatti, che molti cattolici orientali ricevono icone di Gesù e Maria al loro matrimonio . Questi serviranno come base per l’angolo delle icone della casa.

In che modo la famiglia utilizza l’angolo delle icone? Utilizzando l’ angolo delle icone sia per pregare che per imparare. Di solito si possono dire le preghiere familiari vicino alle icone e includere icone per le feste attuali per parlare e insegnare ai figli nelle feste.

L’angolo delle icone aiuta la sua famiglia a collegare il tempo trascorso in chiesa con la vita domestica . 

“La nostra famiglia vede nel nostro angolo delle icone molte delle stesse icone che vedono in chiesa “, hanno detto alcuni. “I ragazzi spesso venereranno le icone proprio come fanno durante la Liturgia, anche al di fuori del tempo di preghiera familiare”. La famiglia ha un piccolo incensiere che usa durante la preghiera, e l’incenso aiuta anche i figli più piccoli a collegare le preghiere familiari al tempo trascorso in chiesa.

Non hai bisogno di molto spazio

Incoraggiare i genitori a creare il proprio spazio di preghiera anche se lo spazio è limitato, è molto utile!

Un angolo per icone o un altare domestico non ha bisogno di essere grande o elaborato!

Una famiglia che ha realizzato questo spazio per preghiere stile oratorio, afferma” La nostra casa è più piccola e il tavolo della cucina funge da spazio per mangiare, spazio per l’artigianato, spazio per la scuola e spazio per la preghiera. Il nostro angolo delle icone è sul muro accanto al tavolo e molte delle nostre icone sono state ritagliate dai bollettini della nostra chiesa o stampate dal computer. Avere il nostro spazio di preghiera sempre pronto è stata sicuramente una benedizione per la nostra famiglia.

Che Film imperdibile !

Che Film imperdibile !

IL giocatore della MLB Rickey Hill che unisce fede, famiglia e sport

Rickey Hill e il regista di ‘The Hill’ Jeff Celentano In Una Storia Vera!

Dopo diversi anni di lavorazione, l’incredibile storia reale di Rickey Hill, che ha combattuto una malattia degenerativa della colonna vertebrale per giocare nella Major League Baseball, è rappresentata nel film The Hill .

Il film è una testimonianza di fede, famiglia e sport che lascerà gli spettatori ad esultare dalle loro sedie. Ma invia anche un sonoro messaggio di speranza: la speranza che, qualunque siano le prove e le tribolazioni che affrontiamo nella vita, non dovremmo mai arrenderci.

Il film vede protagonista l’attore veterano Dennis Quaid nei panni del padre predicatore di Hill, che offre un’interpretazione di grande impatto di un uomo di fede, fermamente contrario al fatto che suo figlio diventi un giocatore di baseball, sperando che segua le sue orme religiose.

Tuttavia, il giovane Rickey credeva che Dio gli avesse dato un talento per un motivo e, come mostra il film, non si sbagliava.

Sebbene tutto ciò accadesse negli anni ’60 e ’70, la storia di Hill dovrebbe ispirare molti oggi. Ed è un meraviglioso promemoria del fatto che la fede va di pari passo con i nostri sogni per noi stessi e le nostre famiglie.

In questa intervista si parla del film con la leggenda del baseball in persona, nonché con l’appassionato regista di The Hill , Jeff Celentano. La loro gioia e fiducia nel film sono contagiose.

L'ex giocatore della Major League Baseball Rickey Hill, la cui storia è la base per il nuovo film The Hill.
L’ex giocatore della MLB Rickey Hill, la cui storia è la base per il nuovo film THE HILL.

Per gentile concessione di Briarcliff Entertainment

Rickey, da ragazzo hai lottato con così tante cose: dovevi indossare tutori per le gambe, hai dovuto affrontare malattie e hai lottato con tuo padre predicatore per trovare una casa fissa. Qual è stata la tua battaglia più grande?

Hill: Wow, è una domanda difficile. Una volta tolto l’apparecchio… ho scoperto di avere una malattia degenerativa della colonna vertebrale e ho dovuto combatterla. È stata una dura battaglia che è andata avanti fino all’età di 50 anni, ma ho dovuto combatterla per tutto il baseball. Stavo arrivando al punto in cui era davvero difficile per me persino alzarmi per battere. Quindi, direi che probabilmente è stata la battaglia più dura, ma… sono davvero bravo a sopportare il dolore.

Celentano: (Ride.) Rickey ha avuto circa 6 incidenti stradali ed è caduto da una rampa di uscita a circa 60 miglia all’ora in una fossa perché non avevano etichettato la strada come in costruzione. Si è presentato al mio set circa 3 giorni dopo con tagli e lividi su tutta la faccia e io l’ho guardato e ho detto: ‘Cosa ti sta succedendo?’ Poi me lo ha detto, e io ho detto: ‘Che ci fai qui, dovresti essere in ospedale!’ E lui ha detto: “Non mi perderò il mio film per nulla al mondo”. Questo ragazzo non si arrende. Non puoi ucciderlo, non importa quanto ci provi.

Hill: Non puoi uccidermi. Avevo 3 costole rotte, un femore, un cranio rotto, un cranio rotto e una grossa commozione cerebrale, e ho avuto tutto questo e sono andato direttamente sul set… Avevo Gesù sul sedile anteriore che viaggiava nel camion con me.

Celentano: (Ride.) A volte gli dico che se venisse investito da un autobus che bella storia sarebbe!

Hill: (ridendo) Mi dispiacerebbe solo per l’autobus.

Dennis Quaid interpreta il pastore James Hill in THE HILL, una versione della Briarcliff Entertainment.
Dennis Quaid interpreta il pastore James Hill in THE HILL, una versione della Briarcliff Entertainment.

Una lotta senza fine

Hai dovuto fare i conti anche con l’opposizione di tuo padre a farti giocare a baseball. Hai passato tutta la vita a combattere le cose, a quanto pare. Hai mai desiderato smettere?

Hill: Mai, mai

Celentano: Hai avuto quel momento in cui mi hai detto come Colin (nel film Colin Ford interpreta l’adolescente Rickey), quando eri preoccupato di rimanere paralizzato se avessi continuato a giocare a baseball.

Hill: Ho un medico che mi dice che se non smetto subito rimarrò paralizzato in campo. Lui aveva ragione. Cinque o sei anni dopo ero paralizzato sul campo. Lui aveva ragione. Quindi, ho avuto un momento del genere in cui ero spaventato, certo.

Celentano: Ecco perché ha dovuto farsi operare.

Hill: Ho subito diverse operazioni alla colonna vertebrale. Ho 9 viti nella spina dorsale; Ho 6 gabbie e un’asta da 14 pollici nella colonna vertebrale.

Una delle storie più insolite di sempre

Jeff, so che ci è voluto del tempo per realizzarsi. È stato un vero lavoro d’amore. Perché la storia di Rickey è stata così importante per te?

Celentano: Beh, come hai visto nel film, è stata una delle storie più insolite che abbia mai visto. Dennis Quaid ha letto la sceneggiatura… e una delle prime cose che mi ha detto è stata: ‘Questo ragazzo ha davvero fatto questo? Questa è la storia più folle che abbia mai sentito.’ E io dissi: ‘Dennis, ci sono un sacco di storie là fuori che non abbiamo mai sentito prima. Ed è per questo che voglio raccontarlo… Mi ci sono voluti 17 anni per realizzarlo dal giorno in cui ho incontrato Rickey. Ho letto la sceneggiatura quella notte… stavo piangendo a dirotto alle 2 del mattino… ero affascinato. Non riuscivo a togliermelo dal cuore e dall’anima. È ancora lì.

Abbiamo appena fatto una proiezione alla Lakewood Church e la gente piangeva, rideva, si alzava e applaudiva… Si sono persi. Era potente. Qualunque cosa mi sia accaduta ora sta trascendendo chiunque altro stia vedendo il film. Era qualcosa che avevo dalla prima volta che lessi la sua storia. Ero ossessionato e posseduto da questo film.

10 Frasi di San Domenico di Guzmán

10 Frasi di San Domenico di Guzmán

OTTOBRE MISSIONARIO

Perle di saggezza del fondatore dell’Ordine dei Predicatori

Quando San Domenico ebbe la prima esperienza di missione in Francia, si rese conto che il metodo usato dai missionari nel Paese era totalmente inadeguato e che non davano testimonianza di vita cristiana.

Per questo propose insieme a un gruppo di compagni di dedicare la vita a evangelizzare in totale povertà, dando esempio di carità e seguendo le virtù cristiane per poter portare meglio la Parola di Dio a quanti non avevano mai avuto l’opportunità di ascoltarla.

L’Arca di San Domenico, il capolavoro la cui costruzione ha richiesto 5 secoli

Daniel R. Esparza 

Ark of Saint Dominic

Realizzata a tappe e da alcuni dei più grandi scultori di tutti i tempi, l’opera contiene i resti mortali del santo spagnolo

Ark of Saint Dominic

L’Arca di San Domenico, situata nella basilica di San Domenico a Bologna, è un monumento funebre che contiene i resti mortali di San Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Predicatori.

L’opera ha richiesto circa 500 anni per essere terminata. Vi hanno lavorato alcuni dei più grandi scultori della storia dell’arte italiana, da Nicola Pisano a Michelangelo.

San Domenico

Nato alla fine del XII secolo a Caleruega, a un’ora a sud di Burgos, nel nord della Spagna, San Domenico morì a Bologna nel 1221, nell’allora convento della chiesa di San Nicolò delle Vigne. In seguito, la chiesa subì un ampliamento e prese il nome dal santo spagnolo, diventando basilica di San Domenico.

In un primo momento, il santo fu sepolto dietro l’altare della chiesa. Un decennio dopo, i suoi resti vennero spostati nel sobrio sarcofago di marmo sul pavimento della chiesa, che divenne presto un popolare luogo di pellegrinaggio. La maggior parte dei pellegrini, però, non poteva raggiungere la tomba del santo a causa del gran numero di persone in piedi a pregare giorno e notte. Era quindi necessario un monumento più grande, che potesse essere visto da lontano.

Il nuovo tumulo

I Domenicani chiesero al famoso scultore Nicola Pisano di realizzare un nuovo tumulo. Pisano è considerato l’ultimo scultore gotico e un pioniere del Rinascimento. L’artista progettò il nuovo monumento funerario e scolpì diverse figure sulla parte anteriore del sarcofago. Ben presto, tuttavia, dovette lasciare Bologna per andare a Siena a costruire il pulpito della cattedrale, essendo già famoso per il suo operato nel battistero di Pisa. Uno dei suoi assistenti, Lapo Di Ricevuto, completò la prima parte del monumento intorno al 1265.

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La tomba fu trasferita al centro della chiesa nel 1411. Un gruppo di scultori guidati da Niccolò Da Bari aggiunse poi elementi all’Arca di San Domenico. Tra gli artisti c’era un giovane di nome Michelangelo, che aggiunse al monumento l’immagine di San Petronio.

La cappella venne ricostruita nel 1597 dal noto architetto Floriano Ambrosini, perché i frati desideravano una cappella migliore per ospitare i resti del loro fondatore e ricevere i numerosi pellegrini che percorrevano il Cammino Domenicano per arrivarci. L’affresco nella cupola dell’abside della nuova cappella, la Gloria di San Domenico, è opera del maestro classicista Guido Reni.

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Attualmente, la basilica è l’ultima tappa del Cammino Domenicano, che inizia nella città natale del santo.

Le Perle Di San Domenico in Frasi

“L’annuncio cristiano, per il suo proprio vigore, tende a guarire, consolidare e promuovere l’uomo, a costituire una comunità fraterna, rinnovando la stessa umanità e dandole la sua piena dignità umana”

“La famiglia cristiana è ‘chiesa domestica’, prima comunità evangelizzatrice”

“La testimonianza di vita cristiana è la prima e insostituibile forma di evangelizzazione”

“Stai vedendo il frutto che ho ottenuto con la predicazione del Santo Rosario; fa’ lo stesso, tu e tutti coloro che amano Maria, per attirare in questo modo tutti i popoli alla piena conoscenza delle virtù”

“Luoghi privilegiati delle missioni dovrebbero essere le grandi città, dove sorgono nuove forme di cultura e comunicazione”

“Abbiate carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà volontaria”

“Nuove situazioni richiedono nuove vie per l’evangelizzazione”

“Il grano ammassato marcisce e non porta frutto”

“Solo una Chiesa evangelizzata è in grado di evangelizzare”

“Maria è il modello di tutti i discepoli e gli evangelizzatori per la sua testimonianza di preghiera, di ascolto della Parola di Dio e di pronta e fedele disponibilità al servizio del Regno fino alla croce”