Il nome di Francesco era Giovanni

Il nome di Francesco era Giovanni

E altri fatti poco conosciuti sul grande santo di Assisi.

Quando la maggior parte delle persone pensa a San Francesco, immagina un mendicante estasiato che accarezza dolcemente un lupo mentre tiene nell’altra mano una colomba bianca. Ma il vero San Francesco era una figura molto più complessa.

Fioretti di San Francesco (in italiano “Piccoli fiori di San Francesco”, una prima raccolta di leggende popolari riguardanti la vita del santo e dei suoi primi compagni, molto probabilmente scritta dal cronista francescano Ugolino Brunforte hanno fatto molto per propagare l’immagine odierna di San Francesco San Francesco.

Ciò che potrebbe sorprendere alcune persone è che, in breve, passò dall’essere un frequentatore di feste rumorose medievali un po’ ossessionato da Re Artù alla rinuncia alla sua ricchezza ereditata e ad abbracciare una vita di povertà radicale , tutto questo mentre, sì, sperimentava estasi mistiche.

Ecco quattro fatti poco conosciuti sul popolare santo italiano.

Il suo nome non era Francesco maGiovanni

Nato nel 1181 o nel 1182 (la data esatta della sua nascita è piuttosto incerta), fu battezzato su richiesta della madre come Giovanni di Pietro Di Bernardone, dal nome di San Giovanni Battista ( Giovanni Battista , in italiano). In seguito fu ribattezzato Francesco (Francesco) da suo padre, Pietro Di Bernardone, un ricco mercante di stoffe che fece fortuna commerciando con la Francia. Il nuovo nome del bambino era un omaggio entusiastico al paese che gli aveva portato ricchezza: Francesco, che traduce liberamente in francese .

Era un aspirante guerriero che andava alle feste.

L’agiografia, la tradizione popolare e alcuni biografi tendono a descrivere il Francesco pre-conversione come una sorta di animale da festa quasi libertino. Questo è solo parzialmente vero. Sicuramente era stato viziato dai suoi genitori, ed era rispettato e forse anche ammirato con invidia dai suoi concittadini per la sua ricchezza e amabilità. Sappiamo da alcune fonti che amava fare allegria e aveva un cuore da avventuriero, ma non ci sono prove che si abbandonasse effettivamente ai vizi. La tendenza a rappresentarlo quasi come un cattivo può essere intesa solo come l’intenzione di creare un netto contrasto con il Francesco post-conversione. In realtà, tutto ciò che sappiamo di Francesco prima della conversione, soprattutto dalle leggende transalpine medievali, è questoera un giovane piuttosto estroverso che amava stare con la gente e amava la poesia e la musica . Voleva infatti diventare cavaliere e combatté due guerre: una civile ad Assisi e l’altra contro la città-stato di Perugia. In questa seconda battaglia venne catturato e rimase imprigionato per oltre un anno.

FRANCESCO

Ha cercato di convertire il sultano .

Durante la quinta crociata, Francesco si recò in Egitto per convertire il sultano Malik al-Kamil, nipote di Saladino. San Bonaventura descrisse l’incontro:

“Il sultano chiese loro da chi e perché e in quale veste fossero stati inviati, e come fossero arrivati ​​lì;ma Francesco rispose che erano stati inviati da Dio, non dagli uomini, per indicare a lui e ai suoi sudditi la via della salvezza e proclamare la verità del messaggio evangelico.Quando il sultano vide il suo entusiasmo e il suo coraggio, lo ascoltò volentieri e lo spinse a restare con lui.

Si dice che Francesco abbia salutato il Sultano con il saluto “il Signore ti dia la pace”, una formula che il Sultano avrebbe potuto trovare familiare (“as-salaam alaykhum”). Da un lato, questo è il saluto classico che si trova nella maggior parte delle epistole del Nuovo Testamento (di Paolo, Pietro e Giovanni) così come nell’Apocalisse di Giovanni . Del resto, Cristo stesso usa questa stessa formula di saluto quattro volte dopo la sua risurrezione, secondo i vangeli di Luca e Giovanni. Ma, d’altro canto, il fatto che nei Vangeli troviamo questo saluto scritto in greco non significa che si tratti soltanto di un saluto tradizionale greco. Infatti “la pace sia con voi” è un saluto tradizionale ebraico e arabo (usato comunemente anche dai cristiani arabi, sia come saluto che come formula liturgica).In entrambe le lingue, quando si viene accolti con “shalom aleichem” o “as-salaam alaykhum” (rispettivamente ebraico e arabo per “la pace sia con voi”), la risposta tipica corretta è “aleichem shalom” o “wa alaykumu as- salaam” (“e la pace sia anche su di te”), così come i cristiani rispondono “e con il tuo spirito” nei servizi liturgici. Infatti, la formula liturgica latina – che è tratta dalla Bibbia latina, la Vulgata – è ancora più simile sia a quella ebraica che a quella araba, e si ispira a un passo di Matteo 10,13 (“Se la casa è degna , riposi su di esso la tua pace; se non lo è, ritorni a te la tua pace”): si legge “pax vestra revertetur ad vos”, “torni a te la tua pace”. È naturale che Francesco abbia deciso di usare questo saluto.

Anche se il Sultano non si convertì, Francesco e il Sultano divennero veri amici. Dieci anni dopo, Al-Kamil donò gratuitamente Gerusalemme ai cristiani.

SAN FRANCESCO E IL SULTANO

La tomba di Francesco è andata perduta per anni .

San Francesco morì il 3 ottobre 1226. Il 16 luglio 1228, a soli due anni dalla sua morte, fu dichiarato santo da papa Gregorio IX , l’ex cardinale Ugolino di Conti, amico di Francesco e cardinale protettore di l’ordine. Il giorno successivo, il Papa pose la prima pietra della Basilica di San Francesco ad Assisi. La costruzione iniziò rapidamente. Francesco fu sepolto il 25 maggio 1230 sotto l’attuale Basilica Inferiore, ma la sua tomba fu presto nascosta per ordine di frate Elia (terzo ministro generale dell’ordine, subito dopo Pietro Catani, succeduto allo stesso Francesco) per proteggerla. dagli invasori saraceni. Il suo luogo di sepoltura rimase sconosciuto, finché non fu riscoperto nel 1818.Inoltre, solo nel 1978 i resti furono esaminati e confermati da una commissione di studiosi nominata da Papa Paolo VI, e deposti in un’urna di bronzo nell’antica tomba di pietra.

Assicurati di visualizzare la presentazione qui sotto per scoprire il luogo in cui la tradizione afferma che San Francesco ricevette le stimmate.

L’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina.

L’Esaltazione della Santa Croce nella tradizione bizantina.

Oggi la Croce porta l’Altissimo quale grappolo pieno di vita.

Questa festa di settembre porta come titolo nei libri liturgici di tradizione bizantina: “Universale Esaltazione della Croce Preziosa e Vivificante”, ed ha un’origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione edificata sulla tomba del Signore nel 335, ed anche con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell’imperatrice Elena e del vescovo Macario. La Croce ha un posto rilevante nella liturgia bizantina: tutti i mercoledì e venerdì dell’anno viene commemo­rata col canto di un tropario; inoltre si commemora anche la terza domenica di Quaresima. Nei testi liturgici bizantini la Croce viene sempre presentata come luogo di vittoria: di vittoria di Cristo sulla morte, di vittoria della vita sulla morte, luogo di morte della morte. La celebrazione liturgica del 27 settembre nella tradizione bizantina è preceduta da un giorno di prefesta il 26, in cui si celebra appunto la dedicazione della basilica della Risurrezione, e si prolunga con un’ottava fino al giorno 4 ottobre. I testi dell’ufficiatura di questa festa mettono ripetutamente in luce il parallelo tra l’albero del paradiso nel libro della Genesi e l’albero della Croce: “Croce venerabilissima che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risol­levi tutti coloro che, per l’inganno di quel frutto, erano stati scacciati ed erano precipitati nella morte…”; “nel paradiso un tempo un albero mi ha spogliato, perché facendomene gustare il frutto, il nemico ha introdotto la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, è stato piantato sulla terra, e tutto il mondo si è riempito di ogni gioia…”; “La croce che ha portato l’Al­tissimo, quale grappolo pieno di vita, si mostra oggi ele­vata da terra: per essa siamo stati tutti attratti a Dio, e la mor­te è stata del tutto inghiottita. O albero imma­co­lato, per il quale gustiamo il cibo im­mortale dell’Eden, dando gloria a Cristo!”. Uno dei tropari dell’ufficiatura vespertina, con delle immagini veramente toccanti e teologicamente profonde, riassume tutto il mistero della salvezza che ci viene dalla Croce di Cristo: “Venite, genti tutte, adoriamo il legno benedetto per il quale si è realizzata l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adesca­to dalla croce, e cade travolto in una funesta caduta… Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente, ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiu­sta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero, e con la passione dell’impas­si­bile di­strug­gere nell’al­bero le passioni del condannato”. Ancora in un altro dei tropari, l’incarnazione di Cristo, Dio nella carne, è presentata come l’esca che nella Croce attira e vince il nemico: “O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio che nella carne in te è stato confitto, e che dona la pace alle anime nostre”. Diversi dei testi liturgici fanno una lettura cristologica dei tanti passi dell’Antico Testamento che la tradizione dei Padri e delle liturgie cristiane di Oriente e di Occidente hanno letto ed interpretato come prefigurazioni del mistero della Croce del Signore: Giacobbe che benedice con le mani incrociate, il passaggio del Mare Rosso colpito dal legno di Mosè, le braccia di costui innalzate mentre il popolo lotta contro Amalek, il profeta Giona ancora che prega con le mani alzate nel ventre del mostro marino: “Tendendo le mani in alto e mettendo in rotta Amalek, Mosè ha prefigurato te, o Croce preziosa…”; “Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo cosí in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua Croce preziosa, o Cristo Dio”; “Tracciando una croce, Mosè, col bastone ver­ticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riuní su se stesso volgendolo contro i carri di faraone, di­segnando, orizzontalmente, l’arma invincibile”; “Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiara­mente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappre­sentò la risurrezione del Cristo Dio crocifisso nella carne che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo”. Alla fine dell’ufficiatura del mattutino, ha luogo il rito dell’esaltazione e la venerazione della santa Croce. Durante il canto della dossologia, il sacerdote prende dall’altare il vassoio che contiene la Croce preziosa collocata in mezzo a foglie di basilico, l’erba profumata che secondo la tradizione era l’unica a crescere sul Calvario e che attorniava alla Croce al momento del suo ritrovamento, colloca il vassoio sulla sua testa e in processione lo porta fino a davanti la porta centrale dell’iconostasi e nel bel mezzo della chiesa. Lì, dopo il canto del tropario: “Salva, Signore, il tuo popolo, e benedici la tua eredità…”, lo depone su un tavolino, fa tre prostrazioni fino a terra e, prendendo in mano la Croce con le foglie di basilico, guardando ad oriente, la innalza sopra il proprio capo, poi l’abbassa fino a terra ed infine traccia il segno di croce, mentre i fedeli cantano per cento volte l’invocazione “Kyrie eleison”. Questa grande benedizione il sacerdote la ripete in direzione ai quattro punti cardinali e quindi di nuovo verso l’oriente, intercalando ad ogni parte una piccola litania in cui si invoca la misericordia e la benedizione del Signore sulla Chiesa e sul mondo intero. Al termine il sacerdote innalza la croce e canta il tropario: “Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, dona, o Cristo Dio, la tua compassione, al popolo nuovo che porta il tuo nome…”, e con essa benedice il popolo segnando una croce. Poi, deposta la Croce di nuovo sul tavolino, canta il tropario: “Ado­riamo la tua croce, Sovrano, e glorifichiamo la tua santa risurrezione”, e tutto il popolo fedele passa a venerare la Croce e ricevendo delle foglie di basilico, a ricordare anche il buon profumo del Cristo risorto che i cristiani siamo chiamati a testimoniare nel mondo. Questa grande venerazione della Croce e la sua simbologia, riassume quindi i grandi temi teologici trovati nei testi della liturgia della festa: la Croce collocata nel bel mezzo della Chiesa come il nuovo albero nel bel mezzo del nuovo paradiso; la Croce come luogo da dove sgorga la salvezza e la vita per tutta la Chiesa. L’icona della festa presenta la figura del vescovo Macario innalzando la santa Croce, con dei diaconi attorno; alcune delle icone introducono anche l’imperatrice Elena tra i personaggi. L’icona rappresenta proprio la celebrazione liturgica del giorno con la grande benedizione e venerazione della Croce Preziosa e Vivificante.

P. Manuel Nin osb

Assunzione Maria Vergine

Assunzione Maria Vergine

Maria Vergine: l’amore e la devozione che ci guidano.

Introduzione

L’Assunzione di Maria Vergine è un dogma della Chiesa cattolica che afferma che Maria, madre di Gesù, sia stata assunta in cielo con anima e corpo alla fine della sua vita terrena. Questo evento è considerato un momento di grande importanza nella fede cattolica e viene celebrato il 15 agosto di ogni anno come la festa dell’Assunzione. La dottrina dell’Assunzione di Maria è stata ufficialmente proclamata come dogma nel 1950 da papa Pio XII.

La storia dell’Assunzione di Maria Vergine

L’Assunzione di Maria Vergine è un evento di grande importanza nella tradizione cristiana. Secondo la dottrina cattolica, Maria, madre di Gesù, fu assunta in cielo, sia con il corpo che con l’anima, dopo la sua morte. Questo evento è celebrato il 15 agosto di ogni anno come la festa dell’Assunzione.

La storia dell’Assunzione di Maria Vergine ha radici antiche che risalgono ai primi secoli del cristianesimo. Tuttavia, non esistono prove storiche o bibliche dirette che documentino l’evento. La credenza nell’Assunzione di Maria si è sviluppata gradualmente nel corso dei secoli, basandosi su tradizioni orali e scritti apocrifi.

Le prime testimonianze scritte dell’Assunzione di Maria risalgono al V secolo. In quel periodo, l’idea dell’Assunzione era già ampiamente accettata dalla Chiesa. Tuttavia, fu solo nel 1950 che il dogma dell’Assunzione di Maria fu ufficialmente proclamato dal Papa Pio XII. Questa proclamazione confermò l’importanza teologica dell’Assunzione e la sua centralità nella fede cattolica.

Secondo la tradizione, Maria visse una vita santa e senza peccato. Dopo la morte di Gesù, fu assunta in cielo da Dio come ricompensa per la sua fedeltà e devozione. Questo evento è considerato un segno della gloria di Maria e della sua unione con Dio.

L’Assunzione di Maria Vergine ha un significato profondo per i credenti cattolici. Rappresenta la speranza nella vita eterna e la promessa di una vita dopo la morte. Maria è considerata un modello di fede e virtù per i fedeli, e la sua Assunzione è vista come un esempio di come Dio premia coloro che vivono una vita santa.

L’Assunzione di Maria Vergine è anche un momento di gioia e celebrazione per i cattolici. La festa dell’Assunzione è una delle principali feste mariane nel calendario liturgico e viene celebrata con processioni, messe speciali e preghiere. È un momento per riflettere sulla vita di Maria e per chiedere la sua intercessione e protezione.

Nonostante l’importanza e la venerazione dell’Assunzione di Maria nella tradizione cattolica, altre confessioni cristiane hanno opinioni diverse sull’argomento. Alcune chiese protestanti, ad esempio, non accettano l’idea dell’Assunzione di Maria come un dogma di fede. Tuttavia, ci sono anche alcune chiese ortodosse che condividono la credenza nell’Assunzione di Maria.

In conclusione, l’Assunzione di Maria Vergine è un evento di grande importanza nella tradizione cattolica. La sua storia ha radici antiche e si basa su tradizioni orali e scritti apocrifi. L’Assunzione rappresenta la speranza nella vita eterna e la promessa di una vita dopo la morte. È un momento di gioia e celebrazione per i cattolici, che riflettono sulla vita di Maria e chiedono la sua intercessione. Nonostante le diverse opinioni tra le diverse confessioni cristiane, l’Assunzione di Maria rimane un punto centrale nella fede cattolica.

Le diverse interpretazioni teologiche sull’Assunzione di Maria Vergine

L’Assunzione di Maria Vergine è un dogma della Chiesa cattolica che afferma che Maria, madre di Gesù, sia stata assunta in cielo con anima e corpo alla fine della sua vita terrena. Questo evento è stato oggetto di diverse interpretazioni teologiche nel corso dei secoli.

Una delle interpretazioni teologiche sull’Assunzione di Maria Vergine è quella della Chiesa cattolica, che ha proclamato il dogma nel 1950. Secondo questa interpretazione, l’Assunzione di Maria è stata un privilegio speciale concesso da Dio a causa della sua santità e del suo ruolo unico come madre di Gesù. La Chiesa cattolica crede che Maria sia stata assunta in cielo in modo simile a come Gesù è stato assunto dopo la sua risurrezione.

Alcuni teologi cattolici sostengono che l’Assunzione di Maria sia stata un evento fisico, in cui il corpo di Maria è stato trasformato e glorificato in modo simile a quello di Gesù. Altri teologi cattolici interpretano l’Assunzione come un evento spirituale, in cui l’anima di Maria è stata assunta in cielo mentre il suo corpo è rimasto sulla terra.

Al di fuori della Chiesa cattolica, ci sono diverse interpretazioni sull’Assunzione di Maria Vergine. Alcune chiese ortodosse orientali, ad esempio, accettano l’Assunzione di Maria come una verità di fede, ma non hanno definito il dogma come la Chiesa cattolica. Alcuni teologi ortodossi sostengono che l’Assunzione di Maria sia stata un evento spirituale, in cui l’anima di Maria è stata assunta in cielo, ma il suo corpo è rimasto sulla terra.

Alcune chiese protestanti, invece, non accettano l’Assunzione di Maria come una verità di fede. Queste chiese sostengono che non ci sono prove bibliche sufficienti per sostenere l’Assunzione di Maria e che è un’invenzione della tradizione cattolica. Alcuni teologi protestanti interpretano la morte di Maria come un evento normale e sostengono che non ci sono ragioni teologiche per credere che sia stata assunta in cielo.

Nonostante le diverse interpretazioni teologiche sull’Assunzione di Maria Vergine, questo dogma rimane una parte importante della fede cattolica. La Chiesa cattolica considera l’Assunzione di Maria come un segno della sua santità e come un modello per i fedeli. Maria è considerata la madre della Chiesa e la sua Assunzione è vista come un segno della sua partecipazione alla gloria di Cristo.

In conclusione, l’Assunzione di Maria Vergine è stata oggetto di diverse interpretazioni teologiche nel corso dei secoli. Mentre la Chiesa cattolica ha proclamato il dogma dell’Assunzione nel 1950, altre chiese cristiane hanno interpretazioni diverse o non accettano l’Assunzione come una verità di fede. Nonostante queste differenze, l’Assunzione di Maria rimane un elemento centrale della fede cattolica e un segno della sua santità.

La “dormitio Virginis” e l’assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane. Fu papa Pio XII il 1° novembre del 1950, Anno Santo, a proclamare solennemente per la Chiesa cattolica  come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria al cielo con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus:  « Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica».
La Chiesa ortodossa e la Chiesa apostolica armena celebrano il 15 agosto la festa della Dormizione di Maria.

L’influenza dell’Assunzione di Maria Vergine nella spiritualità cattolica

L’Assunzione di Maria Vergine è un dogma della Chiesa cattolica che afferma che la madre di Gesù, Maria, sia stata assunta in cielo con anima e corpo alla fine della sua vita terrena. Questo evento, che non è menzionato esplicitamente nella Bibbia, ha avuto un’enorme influenza nella spiritualità cattolica.

L’Assunzione di Maria Vergine è stata proclamata come dogma nel 1950 da Papa Pio XII. Questa proclamazione ha confermato ufficialmente ciò che era già una credenza diffusa tra i cattolici. Secondo la dottrina cattolica, Maria è stata assunta in cielo perché era stata preservata dal peccato originale e aveva vissuto una vita di santità esemplare.

L’Assunzione di Maria Vergine ha avuto un impatto significativo sulla spiritualità cattolica. Innanzitutto, ha rafforzato la venerazione di Maria come madre di Dio e come modello di santità per i fedeli. Maria è considerata la più grande dei santi e la sua assunzione in cielo è vista come un segno della sua speciale vicinanza a Dio.

Inoltre, l’Assunzione di Maria Vergine ha alimentato la devozione mariana tra i cattolici. La preghiera del Rosario, che è una delle preghiere più popolari nella tradizione cattolica, si concentra sulla vita di Gesù attraverso gli occhi di Maria. La credenza nell’Assunzione di Maria Vergine ha rafforzato la convinzione che Maria sia una potente intercessora presso Dio e che possa aiutare i fedeli nelle loro preghiere.

L’Assunzione di Maria Vergine ha anche avuto un impatto sulla liturgia cattolica. La festa dell’Assunzione, che cade il 15 agosto, è una delle principali feste mariane nel calendario liturgico cattolico. Durante questa festa, i fedeli celebrano la vita e l’ascesa di Maria al cielo. La liturgia della festa dell’Assunzione riflette la gioia e la gratitudine dei fedeli per il dono della salvezza attraverso Maria.

Inoltre, l’Assunzione di Maria Vergine ha influenzato l’arte e l’architettura cattolica. Numerose chiese e cattedrali sono state dedicate a Maria Assunta, e molte opere d’arte raffigurano l’Assunzione di Maria. Queste rappresentazioni artistiche hanno contribuito a diffondere la devozione mariana e a ricordare ai fedeli l’importanza di Maria nella loro vita spirituale.

Infine, l’Assunzione di Maria Vergine ha avuto un impatto sulla teologia cattolica. La dottrina dell’Assunzione ha sollevato importanti questioni teologiche, come la natura del corpo umano e la relazione tra corpo e anima. La Chiesa cattolica ha approfondito la sua comprensione della redenzione e della vita eterna attraverso la riflessione sull’Assunzione di Maria.

In conclusione, l’Assunzione di Maria Vergine ha avuto un’influenza significativa nella spiritualità cattolica. Ha rafforzato la venerazione di Maria come madre di Dio e come modello di santità. Ha alimentato la devozione mariana tra i fedeli e ha influenzato la liturgia, l’arte e l’architettura cattolica. Ha anche sollevato importanti questioni teologiche. L’Assunzione di Maria Vergine continua ad essere una parte centrale della fede cattolica e continua a ispirare i fedeli nella loro ricerca di santità e salvezza.

Le celebrazioni e le tradizioni legate all’Assunzione di Maria Vergine

L’Assunzione di Maria Vergine è una festa religiosa che viene celebrata il 15 agosto di ogni anno. Questa celebrazione è molto importante per la Chiesa cattolica e per molti fedeli in tutto il mondo. Durante questa festa, si commemorano la morte, la resurrezione e l’ascensione di Maria al cielo.

Le celebrazioni dell’Assunzione di Maria Vergine variano da paese a paese, ma ci sono alcune tradizioni comuni che si svolgono in tutto il mondo. Una delle tradizioni più comuni è la processione. Durante questa processione, i fedeli si riuniscono in chiesa e camminano per le strade circostanti, portando con sé statue di Maria Vergine. Questa processione è un momento di preghiera e riflessione per i fedeli, che si uniscono per onorare la madre di Gesù.

Oltre alle processioni, ci sono anche altre tradizioni che si svolgono durante le celebrazioni dell’Assunzione di Maria Vergine. Ad esempio, in alcuni paesi, viene organizzata una messa speciale per commemorare questo evento. Durante questa messa, vengono letti passaggi della Bibbia che parlano dell’Assunzione di Maria e vengono recitate preghiere speciali in suo onore.

Un’altra tradizione comune è quella di decorare le chiese e gli altari con fiori e candele. Questo simboleggia la bellezza e la purezza di Maria Vergine. I fedeli portano anche fiori e candele per offrirli come segno di devozione e gratitudine verso Maria.

In alcuni paesi, come l’Italia, l’Assunzione di Maria Vergine è anche un giorno festivo nazionale. Durante questo giorno, molte persone si riuniscono per trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici. Si organizzano picnic all’aperto, si fanno gite fuori porta e si partecipa a eventi culturali e religiosi.

Oltre alle celebrazioni e alle tradizioni, l’Assunzione di Maria Vergine ha anche un significato spirituale profondo per i fedeli. Questa festa rappresenta la fede nella vita eterna e nella salvezza attraverso la grazia di Dio. Maria Vergine è considerata un esempio di fede e devozione, e la sua Assunzione al cielo è vista come un segno di speranza per tutti i credenti.

Durante le celebrazioni dell’Assunzione di Maria Vergine, i fedeli sono incoraggiati a riflettere sulla loro fede e a rinnovare il loro impegno verso Dio. Questa festa offre un momento di pace e di preghiera, in cui i fedeli possono chiedere l’intercessione di Maria e cercare la sua guida spirituale.

In conclusione, le celebrazioni e le tradizioni legate all’Assunzione di Maria Vergine sono un momento di devozione e riflessione per i fedeli cattolici in tutto il mondo. Durante questa festa, i fedeli si riuniscono per onorare Maria Vergine e per rinnovare la loro fede in Dio. Le processioni, le messe speciali e le decorazioni con fiori e candele sono solo alcune delle tradizioni che si svolgono durante questa festa. Ma, al di là delle celebrazioni esterne, l’Assunzione di Maria Vergine rappresenta un momento di profonda spiritualità e di rinnovamento della fede per i credenti.

Conclusione

La conclusione sull’Assunzione di Maria Vergine è che si tratta di una dottrina della Chiesa cattolica che afferma che Maria, madre di Gesù, fu assunta in cielo con anima e corpo dopo la sua morte. Questa dottrina è stata definita come dogma nel 1950 da Papa Pio XII. La festa dell’Assunzione di Maria viene celebrata il 15 agosto ed è considerata una delle principali feste mariane nella tradizione cattolica.

La Domenica del Mare

La Domenica del Mare

Il 9 luglio si celebra la “Domenica del mare”, una giornata internazionale di preghiera per i marittimi – oltre un milione – e le loro famiglie, ma anche per coloro che nella Chiesa offrono loro supporto, come i cappellani e i volontari che si dedicano all’Apostolato del Mare, l’opera con cui si assistono spiritualmente i lavoratori del mare fin dal 1920. Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Cari fratelli e sorelle in Cristo,
sin dalla prima ora il vangelo ha raggiunto ogni angolo del mondo attraverso grandi navi. Gli Atti degli Apostoli e gli altri scritti del Nuovo Testamento ci raccontano in molti modi la vita che i messaggeri della Buona Notizia trascorrevano con i lavoratori del mare, a volte per mesi, condividendo la quotidianità e aprendo menti e cuori alla fede.
La Domenica del mare offre ogni anno alle comunità cattoliche di tutto il mondo la possibilità di non dimenticare le proprie origini e di pregare per coloro che lavorano oggi sulle navi che trasportano merci nel mondo intero. Si tratta di oltre un milione di esseri umani grazie ai quali la nostra quotidianità diviene possibile e l’economia si sostiene. Di loro, della loro fede, di come possano amare e sperare, quasi nulla sappiamo.
La domenica è il giorno dell’Eucaristia, la Pasqua settimanale: sono molti a non avervi accesso perché forzatamente lontani dai loro cari e dalla propria comunità. Per tutta la Chiesa celebrare il Risorto significa allo stesso tempo non dimenticare nessuno, far correre la salvezza dappertutto, chiedersi come chi è assente e invisibile possa sentirsi salvato e prezioso, portatore di una dignità che è quella di ogni figlio di Dio.
Gli apostoli raccontavano Gesù sulle navi, radunavano comunità in ogni città di porto: erano dunque presenti a un mondo che oggi è sempre meno conosciuto. La complessa organizzazione delle nostre società e una certa propensione a nascondere le diseguaglianze lasciano spesso in una zona d’ombra i tesori spirituali e i bisogni materiali delle persone umili. La Domenica del mare non è dunque riservata agli addetti ai lavori, ma accende l’attenzione di ogni comunità cristiana su coloro grazie ai quali ci raggiungono gran parte dei beni di cui ci nutriamo o facciamo uso ogni giorno. A chi oggi è in mare giunga allora un messaggio corale: la Chiesa vi è vicina. Ciò che vi rallegra e ciò che vi opprime ci sta a cuore. Non abbiamo solo da darvi qualcosa, ma anche da ricevere il vostro racconto, le vostre testimonianze: il punto di vista sul lavoro, sull’economia, sui rapporti fra religioni e culture diverse, sulle condizioni del mare e della terra, sulla fede, che soltanto dalla vostra esperienza può raggiungere e interrogare tutti i membri della Chiesa e, per loro tramite, le nostre società.
Siamo una Chiesa sinodale, in cui cioè si cammina insieme. Dobbiamo andare avanti insieme, navigare insieme, senza lasciare nessuno indietro, e arricchirci l’un l’altro. Nessuno pensi di non avere nulla da offrire. Se dunque c’è uno sforzo che quest’anno ci vogliamo proporre è proprio quello di verificare i modi con cui essere più vicini, in uno scambio continuo che renda il vostro lavoro meno lontano dal percorso e dalla fede di tutti.
Maria, Stella Maris, interceda per noi e sia fonte di consolazione e perseveranza.

Domenica del mare

Era il 1975 quando l’Apostolato del Mare della Chiesa Cattolica, la Mission to Seafarers degli Anglicani e la Sailors’ Society della Free Church, hanno pensato a istituire un giorno dell’anno per ricordare i marittimi, le loro famiglie e coloro che li assistono.

L’iniziativa nasce in Inghilterra ma si estende oltre Manica, espandendosi fino a diventare una “Giornata internazionale del Mare”. Si celebra abitualmente la seconda domenica di luglio, in cui viene riconosciuto l’importante contributo lavorativo dei marittimi all’economia di tutti i Paesi del mondo. Questa ricorrenza ha anche un’importanza ecumenica perché in molti porti le celebrazioni e le diverse attività di sensibilizzazione riguardo la situazione umana lavorativa dei marittimi vengono fatte congiuntamente con altre denominazioni cristiane, dando testimonianza di unità di intenti e cooperazione nel proteggere i diritti dei marittimi.

Già prima del 1900 esistevano diverse iniziative missionarie cattoliche per fornire assistenza spirituale, sociale e materiale agli equipaggi che facevano scalo nei principali porti europei e del Nord America ma l’interesse per questo tipo di apostolato ha segnato il magistero dei Papi.

https://www.chiesacattolica.it/l11-luglio-la-domenica-del-mare/

La Festa del Corpus Domini

La Festa del Corpus Domini

Le Infiorate più belle d’Italia

Il Corpus Domini viene festeggiato in molte città italiane con l’Infiorata, una serie di composizioni artistiche realizzate con i petali, i gambi e altre parti dei fiori. In alcuni luoghi la materia prima è diversa, ad esempio a Camaiore (MS) viene utilizzata la segatura colorata (chiamata “pula”), ma comunque il significato non cambia: generalmente i tappeti floreali rappresentano il mistero dell’Eucarestia, scene o personaggi religiosi e il fiore, che simboleggia la parte più pura dell’uomo, esprime l’avvicinamento al mistero del pane che diventa “corpo del Signore“.

La festa del Corpus Domini venne istituita nel 1264 dal Papa Urbano IV in seguito al miracolo di Bolsena (per approfondimenti leggi qui) ed è proprio nella cittadina viterbese che avvenne la prima processione e ancora oggi si tiene l’Infiorata su un tappeto di fiori lungo ben 3 km!
Sebbene la Solennità del Corpus Domini si celebri il giovedi successivo alla SS. Trinità (ossia due settimane dopo Pentecoste) in tutta Italia si festeggia la domenica successiva.
Le più belle e famose sono le Infiorate di Spello (PG), l’Infiorata di Bolsena (VT), l’Infiorata di Genzano (RM), l’Infiorata di Fucecchio (FI), l’Infiorata Sampietrese a San Pier Niceto (ME), la Festa dell’Infiorata a Potenzoni di Briatico (VV), l’Infiorata del Corpus Domini a San Bartolomeo in Galdo (BN) e quella di Alatri (FR), la più grande del mondo!

Tutte queste si svolgono generalmente la domenica del Corpus Domini ed il sabato precedente, ad eccezionedi  quella di Genzano che si tiene la settimana successiva.

Si svolge in un periodo diverso invece la bellissima Infiorata di Noto (SR).

Oggi si può dire con tutta tranquillità che gli appassionati Infioratori Spellani lavorano tutto l’anno al fine di preparare nel migliore dei modi la manifestazione. Le meravigliose Infiorate (tappeti e quadri) che si offrono agli sguardi ammirati dei numerosi visitatori italiani e stranieri sono il risultato di un complesso e difficile lavoro che richiede giorni, settimane e addirittura mesi di paziente e sapiente lavoro di molte persone, che a gruppi si distribuiscono i compiti e si attivano con indispensabile armonia di intenti.

Tra le fasi preliminari più importanti e impegnative dell’evento ci sono la ricerca e la raccolta di fiori e poi la mondatura, la selezione e la conservazione dei petali. In ogni stagione vengono raccolti i fiori e le erbe del Monte Subasio e dell’Appennino umbro-marchigiano; si tolgono pazientemente i petali che vengono gelosamente conservati. Naturalmente la parte più impegnativa del lavoro di raccolta e di preparazione dei fiori avviene nella stagione primaverile. Nei giorni che precedono il CORPUS DOMINI si assiste ad una vera e propria mobilitazione generale di nutrite squadre di Infioratori, i quali si disperdono lungo i pendii del Subasio, per i campi e le piane delle verdi vallate Umbre. Durante la raccolta dei fiori, altri cittadini e soprattutto le signore più anziane trascorrono le serate nei pianterreni freschi, separando i petali in base ai vari colori e tritando finemente le erbe profumate.

Questo lavoro diventa sempre più febbrile e coinvolgente man mano che si approssima la festa del CORPUS DOMINI. Alla vigilia di questa giornata, sin dal primo pomeriggio, le strade di Spello interessate al percorso della Processione vengono chiuse al traffico e letteralmente invase da gruppi di cittadini e di visitatori di ogni età. 

Per prima cosa si predispongono impianti di illuminazione adeguati e si provvede poi ad allestire collaudati sistemi di protezione (strutture antipioggia e antivento) sui tratti di strada interessati, e ciò per evitare che imprevedibili condizioni atmosferiche avverse possano disturbare o compromettere il lavoro degli Infioratori.

Dopo queste operazioni preliminari si inizia ad eseguire il disegno sul fondo stradale, utilizzando all’uopo le tecniche più disparate: dal disegno a mano libera allo spolvero, dallo stampo metallico alla forma di cartoncino. 

Eseguiti i disegni, secondo tecniche diverse, si procede infine a depositare i petali variopinti, al fine di conferire le tonalità cromatiche desiderate e ottenere gli effetti artistici voluti. Durante il pomeriggio e tutta la notte del sabato che precede la festa, gli infioratori lavorano sulle strade, chini a terra, per disegnare, deporre e disporre milioni e milioni di petali capaci di produrre quei magici capolavori che sanno di arte antica e moderna, carichi di suggestioni emotive e culturali, collegati ai temi della tradizione religiosa e anche della più viva attualità.

I lavori durano l’intera notte e soltanto alle 9,00 del mattino le strade risultano ricoperte da un unico tappeto policromo e profumato: uno spettacolo unico a vedersi. Basti pensare che in un unico percorso floreale vengono mediamente realizzati circa 70 Infiorate tra tappeti – ciascuno dai 12 ai 15 metri di lunghezza, con una superficie minima di 15 mq – e quadri di grandi dimensioni – dai 25 ai 90 mq .L’unicità del carattere della manifestazione è certamente dato dalla tecnica di esecuzione che consiste nell’uso esclusivo di elementi vegetali non trattati con agenti chimici o conservativi né con coloranti artificiali o polverizzati; in questo modo il petalo, adagiato sul suolo stradale, (non si può incollare) regna sovrano in un insieme coinvolgente di colori e profumi.L’esecuzione delle opere avviene direttamente sul fondo stradale non soggetto ad alcun trattamento: i soggetti e le decorazioni sono sempre rinnovati, si allacciano alla grande tradizione della Pittura Umbra, dal Rinascimento al 700, e a volte il discorso figurativo si apre anche alle maggiori testimonianze dell’arte moderna.

Con il passaggio del Sacro Corteo guidato dal Vescovo che porta l’ostensorio, si chiude un’esperienza di altissimo impegno artistico, di solidarietà civile, culturale e umana, di tensione etica e religiosa che si concretizza in una smagliante armonia di colori. Infatti, le diverse fasi dell’INFIORATA, che vanno dalla progettazione a tavolino fino alla pratica esecuzione dei tappeti artistici, coinvolgono attivamente circa duemila persone. 

È questa un’occasione in cui tutti possono apportare utili contributi per la migliore riuscita dell’impresa: dal bambino che raccoglie i fiori, al pensionato, all’artista che con mirabile tratto riproduce le MADONNE della SCUOLA UMBRA, gli ANGELI di GIOTTO o le dolci figure del BOTTICELLI. 

E il capolavoro infatti sta anche in questo: nel magnifico esempio di partecipazione e di coordinamento fra persone che non sono necessariamente dello stesso rione o vicinato; nella multiforme esperienza artistica delle tecniche e degli stili che destano meraviglia; nella vasta panoramica dei temi ispiratori; e infine nel clima di civile confluenza di diversi interessi, da quello religioso a quello di integrazione sociale, da quello turistico a quello artistico.

Quando la domenica sulle bellissime infiorate scorre la processione, lo scopo religioso è raggiunto. 
I preziosi tappeti di fiori – prima custoditi e vigilati con zelo – oramai possono essere calpestati da chiunque, dopo il passaggio del Vescovo. La loro effimera gloria è arrivata alla fine, al suo naturale epilogo; una magnificenza ancor più stimabile e commovente in considerazione del faticoso e gioioso impegno della preparazione e del breve splendore di cui queste opere d’arte hanno goduto.

Con la processione domenicale le splendide composizioni si dissolvono nell’aria. Di queste opere artistiche non rimane più nulla, se non nella memoria di chi le ha ammirate brevemente e nelle foto e nei filmati a colori che le hanno immortalate. In grazia di tutto ciò Spello può affermare ovunque e a pieno titolo, la sua vocazione di Città d’arte, di tradizioni e di cultura.Così descrive la “veglia” del sabato la giornalista Lorella Befani:”Quella di sabato è una notte particolarmente sofferta; oltre alla stanchezza che sopraggiunge c’è anche la preoccupazione per le condizioni del tempo che non fanno sperare nulla di buono. Un gruppo di ragazzi si affretta a costruire una struttura sormontata da grossi teloni che dovrà proteggerli e proteggere il tappeto floreale in caso di pioggia o vento; intanto c’è chi provvede, aiutato da altri del gruppo, ad allacciare l’energia elettrica per la notte. e un incredibile via vai di gente di tutte le età, un susseguirsi di ordini impartiti a destra e a sinistra; un’eccitazione che coinvolge anche í passanti, felici tuttavia di farsi trascinare in quella notte faticosa ma allegra e un po’ folle, fatta di litigi per un colore sbagliato e di risate.

La struttura protettiva è finalmente terminata, tutto è pronto per il momento più atteso: la composizione dei petali per creare il disegno prescelto. A questo punto, c’è una vera e propria divisione dei compiti: l’”artista” del gruppo esegue la parte più complessa del tappeto e cioè i soggetti religiosi, gli altri che sono di solito i più giovani, si occupano delle parti decorative che fanno da cornice ai “quadri”, altri ancora sono intenti a portare le scatole piene di petali a seconda delle richieste di ognuno. Ora l’intero paese è al lavoro. Ogni tanto qualche passante si affaccia timidamente oltre il telo di protezione per, “rubare” qualche particolare dalle mani abili di quei ragazzí. La notte è lunga, è sofferta, ma tra un caffè e l’altro che può aiutarli a restare svegli, sorgono le prime luci dell’alba. Malgrado la stanchezza, l’attività si fa più frenetica, è una gara veramente spettacolare fatta di rivalità che stimola ogni gruppo a fare meglio dell’altro, è una vera e propria corsa contro il tempo”.

Questo lavoro diventa sempre più febbrile e coinvolgente man mano che si approssima la festa del CORPUS DOMINI. Alla vigilia di questa giornata, sin dal primo pomeriggio, le strade di Spello interessate al percorso della Processione vengono chiuse al traffico e letteralmente invase da gruppi di cittadini e di visitatori di ogni età. 

Per prima cosa si predispongono impianti di illuminazione adeguati e si provvede poi ad allestire collaudati sistemi di protezione (strutture antipioggia e antivento) sui tratti di strada interessati, e ciò per evitare che imprevedibili condizioni atmosferiche avverse possano disturbare o compromettere il lavoro degli Infioratori.

Dopo queste operazioni preliminari si inizia ad eseguire il disegno sul fondo stradale, utilizzando all’uopo le tecniche più disparate: dal disegno a mano libera allo spolvero, dallo stampo metallico alla forma di cartoncino. Eseguiti i disegni, secondo tecniche diverse, si procede infine a depositare i petali variopinti, al fine di conferire le tonalità cromatiche desiderate e ottenere gli effetti artistici voluti. Durante il pomeriggio e tutta la notte del sabato che precede la festa, gli infioratori lavorano sulle strade, chini a terra, per disegnare, deporre e disporre milioni e milioni di petali capaci di produrre quei magici capolavori che sanno di arte antica e moderna, carichi di suggestioni emotive e culturali, collegati ai temi della tradizione religiosa e anche della più viva attualità.

I lavori durano l’intera notte e soltanto alle 9,00 del mattino le strade risultano ricoperte da un unico tappeto policromo e profumato: uno spettacolo unico a vedersi. 

Basti pensare che in un unico percorso floreale vengono mediamente realizzati circa 70 Infiorate tra tappeti – ciascuno dai 12 ai 15 metri di lunghezza, con una superficie minima di 15 mq – e quadri di grandi dimensioni – dai 25 ai 90 mq .

L’unicità del carattere della manifestazione è certamente dato dalla tecnica di esecuzione che consiste nell’uso esclusivo di elementi vegetali non trattati con agenti chimici o conservativi né con coloranti artificiali o polverizzati; in questo modo il petalo, adagiato sul suolo stradale, (non si può incollare) regna sovrano in un insieme coinvolgente di colori e profumi.



L’esecuzione delle opere avviene direttamente sul fondo stradale non soggetto ad alcun trattamento: i soggetti e le decorazioni sono sempre rinnovati, si allacciano alla grande tradizione della Pittura Umbra, dal Rinascimento al 700, e a volte il discorso figurativo si apre anche alle maggiori testimonianze dell’arte moderna.

Con il passaggio del Sacro Corteo guidato dal Vescovo che porta l’ostensorio, si chiude un’esperienza di altissimo impegno artistico, di solidarietà civile, culturale e umana, di tensione etica e religiosa che si concretizza in una smagliante armonia di colori. Infatti, le diverse fasi dell’INFIORATA, che vanno dalla progettazione a tavolino fino alla pratica esecuzione dei tappeti artistici, coinvolgono attivamente circa duemila persone. È questa un’occasione in cui tutti possono apportare utili contributi per la migliore riuscita dell’impresa: dal bambino che raccoglie i fiori, al pensionato, all’artista che con mirabile tratto riproduce le MADONNE della SCUOLA UMBRA, gli ANGELI di GIOTTO o le dolci figure del BOTTICELLI. E il capolavoro infatti sta anche in questo: nel magnifico esempio di partecipazione e di coordinamento fra persone che non sono necessariamente dello stesso rione o vicinato; nella multiforme esperienza artistica delle tecniche e degli stili che destano meraviglia; nella vasta panoramica dei temi ispiratori; e infine nel clima di civile confluenza di diversi interessi, da quello religioso a quello di integrazione sociale, da quello turistico a quello artistico.

Quando la domenica sulle bellissime infiorate scorre la processione, lo scopo religioso è raggiunto. 
I preziosi tappeti di fiori – prima custoditi e vigilati con zelo – oramai possono essere calpestati da chiunque, dopo il passaggio del Vescovo. La loro effimera gloria è arrivata alla fine, al suo naturale epilogo; una magnificenza ancor più stimabile e commovente in considerazione del faticoso e gioioso impegno della preparazione e del breve splendore di cui queste opere d’arte hanno goduto.

Con la processione domenicale le splendide composizioni si dissolvono nell’aria. Di queste opere artistiche non rimane più nulla, se non nella memoria di chi le ha ammirate brevemente e nelle foto e nei filmati a colori che le hanno immortalate. In grazia di tutto ciò Spello può affermare ovunque e a pieno titolo, la sua vocazione di Città d’arte, di tradizioni e di cultura.Così descrive la “veglia” del sabato la giornalista Lorella Befani:”Quella di sabato è una notte particolarmente sofferta; oltre alla stanchezza che sopraggiunge c’è anche la preoccupazione per le condizioni del tempo che non fanno sperare nulla di buono. Un gruppo di ragazzi si affretta a costruire una struttura sormontata da grossi teloni che dovrà proteggerli e proteggere il tappeto floreale in caso di pioggia o vento; intanto c’è chi provvede, aiutato da altri del gruppo, ad allacciare l’energia elettrica per la notte. e un incredibile via vai di gente di tutte le età, un susseguirsi di ordini impartiti a destra e a sinistra; un’eccitazione che coinvolge anche í passanti, felici tuttavia di farsi trascinare in quella notte faticosa ma allegra e un po’ folle, fatta di litigi per un colore sbagliato e di risate.

La struttura protettiva è finalmente terminata, tutto è pronto per il momento più atteso: la composizione dei petali per creare il disegno prescelto. A questo punto, c’è una vera e propria divisione dei compiti: l’”artista” del gruppo esegue la parte più complessa del tappeto e cioè i soggetti religiosi, gli altri che sono di solito i più giovani, si occupano delle parti decorative che fanno da cornice ai “quadri”, altri ancora sono intenti a portare le scatole piene di petali a seconda delle richieste di ognuno. Ora l’intero paese è al lavoro. Ogni tanto qualche passante si affaccia timidamente oltre il telo di protezione per, “rubare” qualche particolare dalle mani abili di quei ragazzí. La notte è lunga, è sofferta, ma tra un caffè e l’altro che può aiutarli a restare svegli, sorgono le prime luci dell’alba. Malgrado la stanchezza, l’attività si fa più frenetica, è una gara veramente spettacolare fatta di rivalità che stimola ogni gruppo a fare meglio dell’altro, è una vera e propria corsa contro il tempo”.

La solennità del Corpus Domini nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucaristia[4] in reazione alle tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.[5]

L’introduzione di questa festività nel calendario cristiano la si deve principalmente a una donna, suor Giuliana di Cornillon, una monaca agostiniana vissuta nella prima metà del tredicesimo secolo. Da giovane avrebbe avuto una visione della Chiesa con le sembianze di una luna piena, ma con una macchia scura, a indicare la mancanza di una festività. Nel 1208 ebbe un’altra visione, ma questa volta le sarebbe apparso Cristo stesso, che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei fedeli e per espiare i peccati commessi contro il sacramento dell’eucaristia. Dal 1222, anno in cui era stata nominata priora del convento di Mont Cornillon, chiese consiglio ai maggiori teologi ed ecclesiastici del tempo per chiedere l’istituzione della festa. Scrisse una petizione anche a Hughes de Saint-Cher, all’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon (futuro Urbano IV) e a Roberto di Thourotte, vescovo di Liegi. Furono proprio l’iniziativa e le insistenti richieste della monaca a far sì che, nel 1246, Roberto de Thourotte convocasse un concilio e ordinasse, a partire dall’anno successivo, la celebrazione della festa del Corpus Domini. All’epoca i vescovi avevano infatti la facoltà di istituire festività all’interno delle loro diocesi.

Alcuni anni dopo la morte di suor Giuliana e di Roberto de Thourotte, nel 1264 papa Urbano IV, che già aveva contribuito alla prima festa del Corpus Domini in Belgio, dopo aver riconosciuto il miracolo eucaristico di Bolsena fece promulgare la bolla Transiturus de hoc mundo, con la quale istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto e la estese alla Chiesa universale, fissandola al giovedì dopo l’ottava della Pentecoste.

Durante il periodo delle guerre di religione in Francia (in verità tra il 1540 e il 1600, cioè in un arco temporale leggermente più lungo), la processione del Corpus Domini fu oggetto di ostilità da parte degli Ugonotti. Infatti i Calvinisti (noti in Francia come Ugonotti) negano la transustanziazione come leggenda priva di fondamento, e persino offensiva nei confronti della religione evangelica. Gli Ugonotti facevano la processione oggetto di numerose provocazioni, e veri e propri attacchi alle immagini e all’ostia, oppure semplicemente dimostravano la loro diversità religiosa (non stendendo alla finestra le tovaglie che, tradizionalmente, le famiglie cattoliche francesi mettevano in mostra in omaggio alla processione, lavorando ostentatamente alle finestre o davanti agli usci ecc.).

Fino alla metà del Seicento in certe zone della Francia la processione del Corpus Domini fu quindi accompagnata da massicci schieramenti di forza pubblica, e con i fedeli in genere armati e pronti a difendere l’ostia da eventuali profanazioni.

Il nome della solennità

Corpus Domini 2020: la bellezza dell'Ostensorio

Nella bolla del 1264 la festa è descritta come memorialis sacramentum in cotidianis missarum sollemnior, festum sanctissimi Corporis Domini nostri Jesu Christi[11] (…”festività del santissimo Corpo di nostro Signore Gesù Cristo) nella quale si afferma la divinità di Gesù e, in particolare, del Suo Corpo (indicato con l’iniziale maiuscola).

Il Messale successivo alla riforma liturgica ribattezzò la celebrazione col nome latino di Sollemnitas Sanctissimi Corporis et Sanguinis Christi a seguito della soppressione della festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, ritenuta un doppione, e che si celebra tuttavia ancora il 1º luglio.

La ricorrenza ha il grado liturgico di solennità ed è di precetto. Il suo giorno proprio è il giovedì della II settimana dopo la Pentecoste, il che corrisponde al giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. Nei Paesi, come l’Italia, in cui il giovedì non è giorno festivo nel calendario civile, la solennità si trasferisce alla seconda domenica dopo Pentecoste, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.[12]

Orvieto, dove fu istituita, la festività si svolge comunque il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile: nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in GermaniaIrlandaCroaziaPoloniaPortogalloBrasileAustriaPrincipato di Monaco e a San Marino. A Roma, la celebrazione è presieduta dal Papa e inizia con la Messa sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, cui fa seguito la processione eucaristica tradizionale fino alla basilica di Santa Maria Maggiore; si è svolta di giovedì sera fino al 2017, quando papa Francesco, per motivi pastorali, l’ha spostata alla domenica sera.

Nella riforma del rito ambrosiano, promulgata dall’arcidiocesi di Milano il 20 marzo 2008, la festività è stata riportata obbligatoriamente al giovedì della II settimana dopo Pentecoste con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva.[13][14]

Numerose diocesi in Italia continuano a proporre ai fedeli la celebrazione e la processione eucaristica, a livello diocesano, il giovedì, lasciando la domenica per le celebrazioni e le processioni parrocchiali.

Celebrazione

Processione

In occasione della solennità del Corpus Domini si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero[15], presente nel Santissimo Sacramento. Invece nelle città di Orvieto e Bolsena oltre al Santissimo Sacramento vengono portate in processione le reliquie del miracolo eucaristico occorso al sacerdote boemo Pietro Da Praga nel 1263 presso l’Altare del Miracolo situato nella basilica di Santa Cristina nella città di Bolsena e dal 6 gennaio 2013 fino al 14 novembre 2014 si è tenuto un giubileo eucaristico straordinario nelle comunità di Orvieto e di Bolsena medianti la Diocesi di Orvieto Todi.

Inni

Tantum ergo Sacramentum lyrics/ Holy Hour Hymn/Eucharistic Adoration/ Chant Catholic

Papa Urbano IV incaricò Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità e della messa del Corpus et Sanguis Domini. In quel tempo, era il 1264, San Tommaso risiedeva, come il pontefice, sull’etrusca città rupestre di Orvieto, nel convento di San Domenico (che, tra l’altro, fu il primo ad essere dedicato al santo iberico). Il Doctor Angelicus insegnava Teologia nello Studium (l’università dell’epoca) orvietano e presso S. Domenico si conserva ancora la sua cattedra e il crocifisso ligneo che gli parlò. Tradizione vuole infatti che proprio per la profondità e completezza teologica dell’officio composto per il Corpus Domini, Gesù – attraverso quel crocifisso – abbia detto: “Bene scripsisti de me, Thoma”. L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella processione e nei Vespri, è il Pange lingua; un altro inno dedicato è il Sacris solemniis, specialmente nella sua sezione finale (che costituisce il Panis Angelicus). Esiste anche una sequenza per il Corpus Domini: il Lauda Sion Salvatorem.


Oltre l’abitudine: la lezione del Papa

Oltre l’abitudine: la lezione del Papa

A Messa per lasciarci sorprendere ancora


Con la Messa ognuno di noi ha un rapporto personalissimo, che col tempo diventa naturale, spontaneo, persino irriflesso. E una pratica che resta – Concilio alla mano – «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» può anche trasformarsi in una routine. È possibile che andiamo in chiesa senza pensarci, credendo di sapere già ampiamente cosa ci aspetta, presumendo di conoscere ormai fin troppo bene le nostre attese, e cosa porteremo via da quel gesto. Liturgie grigie come atti burocratici possono poi consolidare la convinzione che si tratti di una pratica da sbrigare, senza riporre tante aspettative.

Ma l’abitudine finisce per smorzare l’effetto di un appuntamento di per sé in grado sempre di rimetterci a nuovo. Eppure ne abbiamo bisogno, non possiamo vanificare un’esperienza rigenerante per la fede e per la stessa vita. Per questo è utile ogni tanto prendere le distanze dalla consuetudine e renderci ancora consapevoli di cosa cerchiamo quando entriamo in chiesa la domenica (o anche nei giorni feriali, per i più assidui). Vale per noi laici, vale anche per i celebranti: che quota di meraviglia, di commozione, di raccoglimento c’è nelle nostre liturgie? Cosa ci trasmette la Messa, e come la attendiamo, la viviamo, la ricordiamo una volta conclusa?

La fede è niente senza le opere, ma la sua proiezione prevalente sul fare finisce col persuaderci che il contenuto del credere sia il compimento efficiente di qualche attività pastorale o sociale, per quanto encomiabile, lasciando la fede come una variabile eventuale. La Messa è lì, in mezzo, nel crocevia tra religione e vita, a intrecciare tutto ciò che ci costituisce come credenti. Pensare a come la si vive può far capire che cristiani siamo. Ci aiuta il Papa, che rivolgendosi ai partecipanti a un corso del Pontificio Istituto Sant’Anselmo ha ricordato ieri che le «ritualità», pur «belle», sono vane se «non toccano il cuore e l’esistenza del popolo di Dio». Non si tratta di un fatto emotivo, a destare l’anima non è una coreografia ben congegnata, o uno stato d’animo più incline a farsi coinvolgere: perché «è Cristo che fa vibrare il cuore, è Lui che attira lo spirito». È come se ci chiedesse: ti è ancora chiaro? Con un filo di humour Francesco parla dell’insidia di dar vita a «un bel balletto » che «non è autentica celebrazione». Intrattenimento a sfondo spirituale, che assomma stratagemmi per tener desto l’interesse dei partecipanti. Tutto qui? Certamente no.

È una questione di spazio interiore, che va creato perché possiamo udire una voce che chiede di noi. Ma quanto margine resta nell’agenda della nostra vita, satura di impegni, pensieri, ansie, distrazioni? Pur con le migliori intenzioni, la Messa può trovarci “tutti esauriti”, nei fatti indisponibili a metterci da parte anche solo per qualche decina di minuti, dai riti d’ingresso all’«andate in pace». Come lasciarci sorprendere dall’inatteso, senza credere di aver già visto tutto, di pensarci in fondo immuni da sorprese? Mettendoci da parte una buona volta, e riaprendo occhi mente e anima. Perché – dice Francesco – «soltanto l’incontro con Dio ti dà lo stupore». Ecco, appunto: può essere che la Messa non sia più un vero «incontro», non in questi termini spirituali, almeno. Andare in chiesa considerandola l’occasione per «un incontro sociale» – nota il Papa – porta a deprezzare un’esperienza indispensabile alla vita cristiana eppure così difficile nella nostra “società del rumore”: il silenzio, che invece «aiuta l’assemblea e i concelebranti a concentrarsi su ciò che si va a compiere». Si può far rumore anche con le troppe parole di omelie che quando vanno oltre i pochi minuti – «otto, dieci» – necessari perché «la gente si porti qualcosa a casa» diventano «una conferenza», e si risolvono in un vero «disastro». In realtà abbiamo sete di silenzio, «prima e dopo le celebrazioni», perché «il silenzio apre e prepara il mistero».

Che bello sentircelo dire da un padre che mostra di conoscerci così bene e sa quanto ci è necessario poter incontrare Dio – e noi stessi, così come siamo –in un silenzio che ridà vita, aprendoci a una presenza che ci stava aspettando. Per sperimentare una volta ancora la meraviglia di rinascere. Altro che abitudine: a Messa è una sorpresa continua.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/a-messa-per-lasciarci-sorprendere-ancora