E’celebrato in molte località italiane, tra le quali San Giuliano di Lecce (dove si svolgono esibizioni musicali, spettacoli pirotecnici, processione e degustazione di prodotti tipici locali) e Asola, di cui il santo è patrono e dove viene però festeggiato il 27 gennaio. Nella chiesa di Sant’Andrea di Asola è conservato il busto del santo che, secondo la tradizione, se il giorno delle celebrazioni si rivela lucido allora i raccolti saranno buoni, altrimenti se risulterà opaco l’annata sarà piuttosto scarsa. Nella stessa chiesa è poi conservata anche la mandibola dello stesso S. Giovanni Crisostomo.
San Giovanni Crisostomo, noto anche come Giovanni di Antiochia, è stato un vescovo e teologo cristiano del IV secolo. Nato ad Antiochia nel 349, è considerato uno dei più importanti padri della Chiesa e uno dei più grandi predicatori della sua epoca. La sua eloquenza e la sua profonda conoscenza delle Scritture gli hanno valso il soprannome di “Crisostomo”, che significa “bocca d’oro” in greco. Durante il suo ministero, Giovanni si distinse per la sua predicazione incisiva e per la sua difesa della fede cristiana. Le sue omelie e i suoi scritti teologici hanno avuto un impatto duraturo sulla Chiesa e continuano ad essere studiati e apprezzati ancora oggi. San Giovanni Crisostomo è considerato un santo sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa ortodossa.
La vita e l’opera di San Giovanni Crisostomo
San Giovanni Crisostomo è stato uno dei più importanti teologi e predicatori del cristianesimo primitivo. Nato a Antiochia nel 347 d.C., Giovanni Crisostomo ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa con la sua vita e le sue opere.
Fin da giovane dimostrò una grande intelligenza e una profonda devozione religiosa. Studiò filosofia e retorica ad Antiochia, dove ebbe modo di approfondire la sua conoscenza delle Sacre Scritture e di sviluppare le sue abilità oratorie. La sua eloquenza e la sua capacità di comunicare con chiarezza e persuasione gli valsero il soprannome di “Crisostomo”, che significa “bocca d’oro”.
Dopo aver completato gli studi decise di abbracciare la vita monastica e si ritirò in solitudine per dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Tuttavia, la sua fama di predicatore straordinario si diffuse rapidamente e attirò l’attenzione dell’imperatore Arcadio, che lo nominò vescovo di Costantinopoli nel 398 d.C.
Come vescovo, Giovanni Crisostomo si distinse per la sua dedizione al servizio della Chiesa e del popolo. Combatté strenuamente contro la corruzione e l’immoralità che avevano infestato la città di Costantinopoli e si adoperò per promuovere la giustizia sociale e la carità verso i più bisognosi. Le sue omelie, ricche di saggezza e di profonda spiritualità, ispirarono e guidarono molti fedeli nella loro vita di fede.
Tuttavia, la sua franchezza e la sua critica aperta verso l’élite politica ed ecclesiastica gli attirarono numerosi nemici: fu infatti deposto e esiliato due volte, prima nel 403 d.C. e poi nel 407 d.C. Nonostante le persecuzioni e le sofferenze, il suo spirito indomito e la sua fede in Dio non vacillarono mai.
Durante il suo esilio continuò a scrivere e a predicare, lasciando un’eredità di opere teologiche e spirituali di inestimabile valore. Le sue omelie, in particolare, sono considerate dei capolavori di eloquenza e di profondità teologica. Attraverso le sue parole, Giovanni Crisostomo cercò di trasmettere la verità del Vangelo e di guidare i fedeli verso una vita di santità e di amore verso Dio e il prossimo.
La sua opera più famosa è senza dubbio l’omelia sul Vangelo di Matteo, in cui esamina in modo approfondito i principi etici e morali insegnati da Gesù. In questa omelia, Giovanni Crisostomo affronta temi come la povertà, la giustizia, la misericordia e l’amore verso il prossimo, offrendo una guida pratica per vivere una vita cristiana autentica. La sua eredità continua a vivere attraverso le opere e il suo insegnamento ci ricorda l’importanza di vivere una vita di fede e di amore verso Dio e il prossimo, con coraggio e dedizione nel servizio agli altri.
In conclusione, San Giovanni Crisostomo è stato un grande teologo e predicatore che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa. La sua eloquenza e saggezza rimangono un esempio per tutti coloro che cercano la verità e la santità nella loro vita.
L’influenza di San Giovanni Crisostomo sulla teologia cristiana
San Giovanni Crisostomo è stato uno dei più influenti teologi cristiani della storia. Le sue opere e i suoi insegnamenti hanno avuto un impatto duraturo sulla teologia cristiana e hanno contribuito a plasmare la dottrina della Chiesa. In questo articolo, esploreremo l’influenza di San Giovanni Crisostomo sulla teologia cristiana e l’eredità che ha lasciato.
San Giovanni Crisostomo nacque ad Antiochia nel IV secolo e divenne vescovo di Costantinopoli. Durante il suo ministero, si distinse per la sua eloquenza e la sua profonda conoscenza delle Scritture. Le sue omelie e i suoi scritti teologici sono considerati tra i più importanti della tradizione cristiana.
Una delle principali influenze di San Giovanni Crisostomo sulla teologia cristiana è stata la sua enfasi sulla predicazione e l’interpretazione delle Scritture. Egli credeva che la Parola di Dio dovesse essere il fondamento della fede e che i cristiani dovessero studiare e comprendere le Scritture per crescere spiritualmente. Le sue omelie erano famose per la loro chiarezza e profondità, e molti fedeli venivano ispirati e incoraggiati dalle sue parole.
Egli sottolineava l’importanza della vita morale e della pratica della virtù, credeva che la fede cristiana dovesse essere vissuta con coerenza e che i cristiani dovessero impegnarsi nella lotta contro il peccato e la corruzione morale. La sua enfasi sulla santità di vita ha influenzato la teologia morale della Chiesa e ha ispirato molti a vivere una vita di integrità e devozione.
Un’altra importante influenza di San Giovanni Crisostomo sulla teologia cristiana è stata la sua visione della Chiesa come comunità di fedeli. Egli credeva che la Chiesa dovesse essere un luogo di amore, solidarietà e condivisione, in cui i cristiani si sostengono a vicenda e si impegnano per il bene comune. La sua visione della Chiesa come corpo di Cristo ha influenzato la teologia ecclesiologica e ha sottolineato l’importanza della comunione tra i credenti.
San Giovanni Crisostomo ha anche contribuito alla teologia della Trinità. Egli ha sottolineato l’unità e la diversità delle persone della Trinità e ha cercato di spiegare il mistero della Trinità in modo comprensibile. La sua teologia trinitaria ha influenzato la dottrina della Chiesa sulla natura di Dio e ha contribuito a sviluppare una comprensione più profonda della Trinità.
La sua influenza sulla teologia cristiana si estende anche alla liturgia, specie la liturgia bizantina. Ha composto numerosi inni e preghiere liturgiche. La sua enfasi sulla bellezza e la dignità del culto ha influenzato la liturgia della Chiesa e ha contribuito a creare un ambiente di adorazione e devozione.
In conclusione, San Giovanni Crisostomo è stato un teologo di grande importanza nella storia del cristianesimo. La sua enfasi sulla predicazione e l’interpretazione delle Scritture, la vita morale e la pratica della virtù, la visione della Chiesa come comunità di fedeli, la teologia della Trinità e la liturgia hanno avuto un impatto duraturo sulla teologia cristiana. La sua eredità continua ad influenzare la Chiesa oggi e la sua saggezza e il suo insegnamento sono ancora fonte di ispirazione per molti fedeli.
I sermoni di San Giovanni Crisostomo e il loro impatto sulla predicazione
San Giovanni Crisostomo è stato uno dei più influenti predicatori della Chiesa cristiana nel IV secolo. I suoi sermoni hanno avuto un impatto significativo sulla predicazione e hanno contribuito a plasmare la teologia e la pratica della Chiesa. In questo articolo, esploreremo l’importanza dei sermoni di San Giovanni Crisostomo e il loro impatto duraturo sulla predicazione.
I sermoni di San Giovanni Crisostomo sono stati ampiamente apprezzati per la loro profondità teologica e la loro abilità di comunicare in modo chiaro e coinvolgente. Crisostomo era noto per la sua eloquenza e la sua capacità di coinvolgere il pubblico con il suo stile di predicazione vivace e appassionato; erano basati su una solida comprensione delle Scritture e spesso affrontavano temi come la moralità, la giustizia sociale e la vita spirituale.
Uno degli aspetti distintivi dei sermoni di San Giovanni Crisostomo era la sua attenzione per l’applicazione pratica della fede nella vita quotidiana. Egli credeva che la predicazione dovesse essere rilevante per le persone comuni e che i predicatori dovessero essere in grado di connettersi con il loro pubblico in modo significativo. I suoi contenuti i erano pieni di esempi e storie che illustravano i principi spirituali in modo tangibile e concreto.
Un altro aspetto importante dei sermoni di San Giovanni Crisostomo era la sua enfasi sulla moralità e l’etica cristiana. Egli riteneva che i cristiani dovessero vivere una vita di integrità e che la predicazione dovesse incoraggiare e sfidare i credenti a vivere secondo gli insegnamenti di Cristo. I suoi discorsi spesso affrontavano questioni come la corruzione, l’avarizia e l’ipocrisia, invitando i credenti a vivere una vita di umiltà, generosità e amore verso il prossimo.
Oltre alla sua attenzione per l’applicazione pratica della fede e l’etica cristiana, i sermoni di San Giovanni Crisostomo erano anche caratterizzati da una profonda riflessione teologica. Egli era un teologo dotato e le sue predicazioni riflettevano la sua profonda comprensione delle Scritture e della tradizione cristiana. si esploravano temi come la Trinità, la redenzione e la grazia divina, offrendo una prospettiva teologica approfondita e stimolante.
L’importanza dei sermoni di San Giovanni Crisostomo non può essere sottovalutata. La sua influenza sulla predicazione si estende ben oltre il suo tempo e il suo impatto può ancora essere visto oggi. I predicatori moderni spesso si ispirano al suo stile di predicazione coinvolgente e alla sua attenzione per l’applicazione pratica della fede. I suoi sermoni continuano ad essere letti e studiati da teologi e predicatori di tutto il mondo, offrendo una fonte di ispirazione e saggezza per coloro che cercano di comunicare la Parola di Dio in modo efficace.
In conclusione, i sermoni di San Giovanni Crisostomo hanno avuto un impatto duraturo sulla predicazione.
L’eloquenza, l’attenzione per l’applicazione pratica della fede, l’enfasi sulla moralità e l’etica cristiana, la profonda riflessione teologica hanno reso i suoi sermoni una fonte di ispirazione e saggezza per i predicatori di tutte le epoche e Il suo contributo alla predicazione continua ad essere riconosciuto e apprezzato, dimostrando il suo status come uno dei più grandi predicatori della storia della Chiesa.
L’eredità di San Giovanni Crisostomo nella Chiesa ortodossa orientale
San Giovanni Crisostomo è una figura di grande importanza nella Chiesa ortodossa orientale. Il suo impatto e la sua eredità si estendono ancora oggi, influenzando la teologia, la liturgia e la spiritualità di questa tradizione religiosa.
La sua capacità di comunicare e la sua profonda conoscenza delle Scritture gli valsero il soprannome di “Crisostomo”, che significa “bocca d’oro”. Le sue omelie, ricche di saggezza e di profonda spiritualità, sono ancora lette e studiate dai fedeli ortodossi oggi.
Una delle principali eredità di San Giovanni Crisostomo nella Chiesa ortodossa orientale è l’amore e la cura per la liturgia. Egli credeva che la liturgia fosse un momento sacro in cui i fedeli si uniscono a Cristo e partecipano al suo sacrificio redentore. La sua visione della liturgia come un’esperienza mistica e sacramentale ha influenzato profondamente la liturgia ortodossa orientale, che è caratterizzata da una grande enfasi sulla preghiera, sul canto e sulla partecipazione attiva dei fedeli.
Inoltre, San Giovanni Crisostomo ha sottolineato l’importanza della carità e della giustizia sociale. Egli credeva che i cristiani dovessero essere impegnati nel servizio agli altri e nella lotta per la giustizia. Parlava della responsabilità dei ricchi di condividere le loro ricchezze con i poveri: molte opere di carità e di assistenza sociale all’interno della Chiesa ortodossa orientale sono state ispirate da lui.
La teologia di San Giovanni Crisostomo è ancora oggi una fonte di ispirazione per i teologi ortodossi orientali. Egli ha sviluppato una visione della Trinità come una comunità d’amore, in cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uniti in un’unica sostanza divina. Questa visione della Trinità come una comunità d’amore ha influenzato la teologia ortodossa orientale, che sottolinea l’importanza dell’amore e della comunione nella vita cristiana.
Condannava l’immoralità e l’ingiustizia sociale del suo tempo, e ha esortato i fedeli a vivere una vita di virtù e di santità. La sua predicazione sulla necessità di una conversione interiore e di una vita di rettitudine morale ha avuto un impatto duraturo sulla spiritualità ortodossa orientale.
E’ stato un grande sostenitore dell’educazione teologica. Egli credeva che i sacerdoti e i teologi dovessero essere ben formati e preparati per il loro ministero. La sua insistenza sull’importanza dell’educazione teologica ha portato alla fondazione di scuole teologiche e all’istituzione di programmi di formazione per i futuri sacerdoti nella Chiesa ortodossa orientale
«Chi guarda la Vergine Maria? Guarda tutti noi, ciascuno di noi. E come ci guarda? Ci guarda come Madre, con tenerezza, con misericordia, con amore»
RiflessioniMese Mariano Maria-Donna
Vieni o Madre in mezzo a noi Santa Maria del cammino
Novità Libri
Papa Francesco ha sempre dichiarato la propria profonda devozione mariana, fin dall’inizio del suo pontificato; si tratta di una devozione che ha un profondo radicamento nell’educazione cristiana ricevuta in famiglia, ma che deve anche molto alla formazione gesuitica: sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, nella sua autobiografia (Il racconto del pellegrino) pone proprio in una notte trascorsa in veglia davanti a un’immagine della Madre di Dio, uno dei momenti decisivi della sua conversione definitiva a Cristo.
Non sorprenderà, dunque, ritrovarsi di fronte, in queste pagine a vari aspetti e modulazione della devozione a Maria di papa Bergoglio. Modulazioni che, nell’intento di questo volumetto, si offrono in tre momenti:
Il primo raccoglie alcune riflessioni del Papa sulla presenza della Vergine nel nostro tempo, come Madre della Chiesa, di Gesù e di noi tutti.
Il secondo riprende alcuni testi più brevi, offrendoli a mo’ di commento alla preghiera mariana per eccellenza, l’“Ave Maria”.
Il terzo offre al lettore le preghiere più belle che papa Francesco ha composto e recitato per momenti particolari della vita della Chiesa, del mondo e nostra.
Questo libro in regalo per voi è un piccolo compendio della cura con cui il Papa ci consegna il suo invito a non essere orfani, ma figli attenti e sereni di una Madre che non ci lascia mai soli.
Un libro “antologia”, che per la prima volta offre ai lettori un toccante percorso attraverso le più belle riflessioni e invocazioni rivolte da papa Francesco alla Madonna. Attraverso il linguaggio fortemente comunicativo e colloquiale di papa Francesco, il testo restituisce la profonda devozione del pontefice a Maria, nostra Madre, “che guarda tutti noi con tenerezza, misericordia e amore”
Papa Francesco-Le donne accedano ai ministeri del lettorato e dell’accolitato
Con un motu proprio Francesco abroga la limitazione dell’accesso ai due ministeri istituiti ai laici maschi. Nessuna relazione con il sacerdozio. Riconoscimento del contributo femminile all’annuncio
Le donne potranno accedere da ora in poi ai ministeri del lettorato e dell’accolitato nella Chiesa Cattolica. Senza che però questo debba essere confuso con una sia pur parziale apertura verso l’ordinazione sacerdotale. Con il motu proprio “Spiritus Domini”, infatti, il Papa ha modificato il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto canonico, stabilendo che le donne possano accedere a questi ministeri (la lettura della Parola di Dio durante le celebrazioni liturgiche o lo svolgimento di un servizio all’altare, come ministranti – chierichette o come dispensatrici dell’eucaristia), che essi vengano attribuiti anche attraverso un atto liturgico che li istituzionalizza. Nella nuova formulazione del canone si legge ora: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”. Viene così abrogata la specificazione “di sesso maschile” riferita ai laici e presente nel testo Codice fino alla modifica odierna.
Francesco tuttavia specifica che si tratta di ministeri laicali“essenzialmente distinti dal ministero ordinato che si riceve con il sacramento dell’ordine”. E in una lettera indirizzata al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, cita le parole di san Giovanni Paolo II secondo cui “rispetto ai ministeri ordinati la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”. Per i ministeri non ordinati come il letterato e l’accolitato, però, “è possibile, e oggi appare opportuno – sottolinea il Pontefice -, superare tale riserva”. Il Papa spiega che “offrire ai laici di entrambi i sessi la possibilità di accedere al ministero dell’Accolitato e del Lettorato, in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale incrementerà il riconoscimento, anche attraverso un atto liturgico (istituzione), del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa”.
Già da tempo, infatti, in moltissime chiese le donne leggono durante le celebrazioni e le bambine (soprattutto) svolgono il servizio di ministranti. Tuttavia questi ruoli venivano svolti, come ricorda anche Vatican News, senza un mandato istituzionale vero e proprio, in deroga a quanto stabilito da san Paolo VI, che nel 1972, pur abolendo i cosiddetti “ordini minori”, aveva deciso di mantenere riservato l’accesso aquesti ministeri alle sole persone di sesso maschileperché li considerava propedeutici a un eventuale accesso all’ordine sacro.
Francesco, invece, recepisce quanto richiesto anche da diversi Sinodi dei vescovi e menzionando il documento finale del Sinodo per l’Amazzonia osserva come “per tutta la Chiesa, nella varietà delle situazioni, è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri a uomini e donne… È la Chiesa degli uomini e delle donne battezzati che dobbiamo consolidare promuovendo la ministerialità e, soprattutto, la consapevolezza della dignità battesimale”.
Ministero istituito, non ordinato
Come sottolinea il Papa nella Lettera che accompagna il motu proprio, al cardinale Ladaria Ferrer prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il lettorato e l’accolitato sono ministeri “istituiti”, cioè affidati con atto liturgico del vescovo, dopo un adeguato cammino, «a una persona che ha ricevuto il Battesimo e la Confermazione e in cui siano riconosciuti specifici carismi». Sono altro rispetto ai ministeri “ordinati”, che hanno invece origine in uno specifico Sacramento: l’Ordine sacro. Si tratta dei ministeri ordinati del vescovo, del presbitero, del diacono.
Motu Proprio. Così il Papa riconosce ruolo essenziale e servizio reso dalle donne
«Vi sono diversi carismi ma uno è lo Spirito; vi sono diversi ministeri ma uno solo è il Signore», scrive Paolo nella Prima Lettera ai Corinti (12,4-5) e proprio nel nome dello Spirito, papa Francesco inizia il Motu Proprio pubblicato ieri «circa l’accesso delle donne ai ministeri del Lettorato e dell’Accolitato» (che modifica il primo paragrafo del canone 230 del Codice). Seguendo la tradizione della Chiesa, che ha chiamato sin dalle origini «ministeri le diverse forme che i carismi assumono quando sono pubblicamente riconosciuti e sono messi a disposizione della comunità e della sua missione in forma stabile», Francesco ha ritenuto di occuparsi del tema ecclesiale dei carismi, specialmente di quelli più numerosi e vari di cui godono i laici, visto che questi costituiscono «l’immensa maggioranza del popolo di Dio» (EG 102).
Ha ritenuto di dover riconoscere ai carismi dei laici e delle donne la dignità di un nome e, quindi, di un mandato, di una stabilità e di un’autorità che permetta loro di poter spendere il Dono ricevuto da Dio, e riservato a tutti i battezzati, in un servizio concreto, costruttivo, di responsabilità nella comunità cristiana. Quanto consiste, appunto, nel ‘ministero’. Negare, del resto, a un battezzato di fare questo, significa pretendere di soffocare la Grazia e rendere quella persona un membro inerte del Corpo mistico di Cristo. È la preoccupazione di Francesco che ribadisce «l’urgenza di riscoprire la corresponsabilità di tutti i battezzati nella Chiesa e in particolare la missione del laicato» che è stata, poi, reclamata anche nel Sinodo per la regione pan-amazzonica (2019).
Ora si viene al punto, mettendo il focus sui diversi ministeri, per dare «una loro migliore configurazione e un più preciso riferimento alla responsabilità che nasce, per ogni cristiano, dal Battesimo e dalla Confermazione». Distinguendo con precisione tra ministeri ordinati e non ordinati e concentrando l’interesse su questi ultimi. Si tratta, insomma, degli antichi «ordini minori» i quali, sinora erano, però, consentiti solo agli uomini in quanto tappe di un percorso che portava – e porterà ancora per gli uomini – a quelli «maggiori ». Ed ecco la novità: se per i ministeri ordinati la Chiesa «non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale» (cfr. san Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, 1994), per i ministeri non ordinati «è possibile, e oggi appare opportuno superare tale riserva ». Le donne possono, dunque, essere stabilite come Lettori e Accoliti, accompagnando, almeno quel percorso che compiono gli uomini verso i ministeri ordinati del diaconato e del sacerdozio. Anche a esse è garantita un’adeguata preparazione e il discernimento dei pastori. È un accesso, pertanto, dovuto allo Spirito Santo, secondo le Scritture e nell’alveo della teologia cattolica. Importante per le donne le quali da una parte si vedono riconosciuto un ‘servizio’ che molte già svolgevano, dall’altra acquistano «un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle Comunità ». Urgente per la Chiesa che non può più fare a meno del concorso qualificato delle donne nella sua ‘uscita’ di evangelizzazione e non può neppure permettersi di ignorare o perdere le donne stesse.
Rosanna Virgili
Preghiera a Maria, donna missionaria
Santa Maria, donna missionaria, concedi alla tua Chiesa il gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle del verbo mandare, le radici della sua primordiale vocazione. Aiutala a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che, apparendo agli albori della rivelazione neotestamentaria accanto a Lui, il grande missionario di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita.
Quando la Chiesa si attarda all’interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri, dalle il coraggio di uscire dagli accampamenti. Quando viene tentata di pietrificare la mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze. Quando si adagia sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria. Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi.
Nomade come te, mettile nel cuore una grande passione per l’uomo. Vergine gestante come te, additale la geografia della sofferenza. Madre itinerante come te, riempila di tenerezza verso tutti i bisognosi. E fà che di nient’altro sia preoccupata che di presentare Gesù Cristo, come facesti tu con i pastori, con Simeone, con i magi d’oriente, e con mille altri anonimi personaggi che attendevano la redenzione.
Santa Maria, donna missionaria, noi ti imploriamo per tutti coloro che avendo avvertito, più degli altri, il fascino struggente di quella icona che ti raffigura accanto a Cristo, l’inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo in terre lontane.
Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo. Dona ai gesti con cui si curvano sulle piaghe dei poveri i tratti della tua verginale tenerezza. Metti sulle loro labbra parole di pace. Fa che la speranza con cui promuovono la giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane di cieli nuovi e terre nuove. Riempi la loro solitudine. Attenua nella loro anima i morsi della nostalgia. Quando hanno voglia di piangere, offri al loro capo la tua spalla di madre.
Rendili testimoni della gioia. Ogni volta che ritornano tra noi, profumati di trincea, fà che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo. Confrontandoci con loro, ci appaia sempre più lenta la nostra azione pastorale, più povera la nostra generosità, più assurda la nostra opulenza. E, recuperando su tanti colpevoli ritardi, sappiamo finalmente correre ai ripari.
Santa Maria, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell’ardore che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Anfora di Spirito, riversa il suo crisma su di noi, perché ci metta nel cuore la nostalgia degli estremi confini della terra.
E anche se la vita ci lega ai meridiani e ai paralleli dove siamo nati, fà che ci sentiamo egualmente sul collo il fiato delle moltitudini che ancora non conoscono Gesù. Spalanca gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo. Non impedire che il clamore dei poveri ci tolga la quiete.
Tu che nella casa di Elisabetta pronunciasti il più bel canto della teologia della liberazione, ispiraci l’audacia dei profeti. Fa che sulle nostre labbra le parole di speranza non suonino menzognere. Aiutaci a pagare con letizia il prezzo della nostra fedeltà al Signore.
E liberaci dalla rassegnazione.
Don Tonino Bello
Idea Progettazione a cura di Marilena Marino Vocedivina.it