Donna missionaria

Donna missionaria

Maria dei nostri giorni

Aiutaci a riscoprire le radici… Aiuta la Chiesa, scuotila dalla sua vita sedentaria…. Madre itinerante tonifica la nostra vita cristiana…  spalancaci gli occhi… ispiraci l’audacia dei profeti… e liberaci dalla rassegnazione.

Maria, donna missionaria

Santa Maria, donna missionaria, concedi alla tua Chiesa il gaudio di riscoprire, nascoste
tra le zolle del verbo mandare, le radici della sua primordiale vocazione. Aiutala a
misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che, apparendo agli albori della
rivelazione neotestamentaria accanto a lui, il grande missionario di Dio, lo scegliesti
come unico metro della tua vita.
Quando essa si attarda all’interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri,
dàlle il coraggio di uscire dagli accampamenti. Quando viene tentata di pietrificare la
mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze. Quando si adagia
sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria. Mandata da Dio per la
salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi.
Nomade come te, mettile nel cuore una grande passione per l’uomo. Vergine gestante
come te, additale la geografia della sofferenza. Madre itinerante come te, riempila di
tenerezza verso tutti i bisognosi. E fa’ che di nient’altro sia preoccupata che di presentare
Gesù Cristo, come facesti tu con i pastori, con Simeone, con i magi d’Oriente, e con
mille altri anonimi personaggi che attendevano la redenzione.
Santa Maria, donna missionaria, noi ti imploriamo per tutti coloro che avendo avvertito,
più degli altri, il fascino struggente di quella icona che ti raffigura accanto a Cristo,
l’inviato speciale del Padre, hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo
in terre lontane.
Sostienili nella fatica. Ristora la loro stanchezza. Proteggili da ogni pericolo. Dona ai
gesti con cui si curvano sulle piaghe dei poveri i tratti della tua verginale tenerezza.
Metti sulle loro labbra parole di pace. Fa’ che la speranza con cui promuovono la
giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane di cieli nuovi e terre nuove.
Riempi la loro solitudine. Attenua nella loro anima i morsi della nostalgia. Quando
hanno voglia di piangere, offri alloro capo la tua spalla di madre.
Rendili testimoni della gioia. Ogni volta che ritornano tra noi, profumati di trincea, fa’
che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo. Confrontandoci con loro, ci appaia
sempre più lenta la nostra azione pastorale, più povera la nostra generosità, più assurda
la nostra opulenza. E, recuperando su tanti colpevoli ritardi, sappiamo finalmente correre
ai ripari.
Santa Maria, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell’ ardore che
spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Anfora dello Spirito, riversa il
suo crisma su di noi, perché ci metta nel cuore la nostalgia degli «estremi confini della
terra». E anche se la vita ci lega ai meridiani e ai paralleli dove siamo nati, fa’ che ci
sentiamo egualmente sul collo il fiato delle moltitudini che ancora non conoscono Gesù.
Spalancaci gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo. Non impedire
che il clamore dei poveri ci tolga la quiete. Tu che nella casa di Elisabetta pronunciasti il
più bel canto della teologia della liberazione’ ispiraci 1’audacia dei profeti. Fa’ che sulle
nostre labbra le parole di speranza non suonino menzognere. Aiutaci a pagare con letizia
il prezzo della nostra fedeltà al Signore. E liberaci dalla rassegnazione.

Don Tonino Bello da Maria dei nostri giorni

CARMEN HERNÁNDEZ  causa di beatificazione

CARMEN HERNÁNDEZ causa di beatificazione

Carmen Hernández Cammino Neocatecumenale Cartel Apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione.

Il 19 luglio 2021, dopo i 5 anni stabiliti dalla legge canonica, è stata presentata all’Arcivescovo di Madrid, Card. Carlos Osoro, la richiesta di apertura della Causa di Canonizzazione di Carmen Hernández, iniziatrice insieme a Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale.
Dopo una prima indagine per comprovare la presenza di una solida ed spontanea fama di santità e una fama di segni, da parte del tribunale diocesano; anche dopo di aver fatto le dovute consultazioni canoniche con il Dicastero per le Cause dei Santi della Santa Sede, con i Vescovi della Provincia ecclesiastica di Madrid e con i fedeli di questa Diocesi, l’Arcivescovo, D. Carlos Osoro, ha accolto la richiesta e presiederà l’apertura ufficiale della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Carmen Hernández Barrera.
Questo gioioso evento ecclesiale avrà luogo il 4 dicembre 2022, seconda domenica di Avvento, alle ore 18:00, presso l’Università Francisco de Vitoria di Madrid.
María del Carmen Hernández Barrera Iniziatrice del Cammino NeocatecumenaleTestimoni
Ólvega, Spagna, 24 novembre 1930 – Madrid, Spagna, 19 luglio 2016Una semplice laica, Carmen, che non ha mai avuto la pretesa di erigersi a santona o profetessa, ma che aveva compreso che l’unica cosa che conta nella vita è salvare gli uomini annunciandogli la verità, e cioè l’amore di Dio. Quell’amore che la colpiva e commuoveva sin da bambina mentre studiava coi gesuiti; che ha poi scoperto, a sorpresa, nella giovinezza mollando ogni progetto di vita per seguire Kiko Arguello in mezzo ai poveri. Quell’amore che da adulta ha annunciato a migliaia di ragazzi e soprattutto ragazze di ogni epoca durante le Giornate Mondiali della Gioventù e che da anziana, seppur malata, ha saputo testimoniare rimanendo a letto in preghiera. Il 19 luglio 2021 a cinque anni esatti dalla morte, è stato presentato all’arcivescovo di Madrid il “Supplex Libellus”, la richiesta di apertura della fase diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione.

Era uno spirito libero Carmen Hernández, co-iniziatrice insieme a Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale. Di quella libertà che vivono solo le persone che hanno incontrato Gesù Cristo nella loro vita e hanno capito che tutto il resto passa in secondo piano.
Il 19 luglio 2016 è morta a 85 anni, nella sua casa paterna di Madrid, dopo una lunga malattia che l’aveva costretta a stare a riposo per un anno e mezzo. Lei che nella sua vita non si era mai fermata, che insieme a Kiko aveva girato il mondo per annunciare il kerygma, la Buona notizia, a cominciare da quelle baracche alla periferia di Madrid dove vi si era trasferita sul finire degli anni ‘60 per portare la Parola in mezzo agli zingari, ai reietti, ai criminali.
Una strada che aveva scelto Dio per lei, come amava ripetere, visto che i suoi progetti e quelli della sua facoltosa famiglia erano ben altri. Avviata agli studi scientifici con il padre alle spalle che la spingeva ad un futuro imprenditoriale, Carmen nel suo percorso di studi volle raggiungere solo un traguardo: la licenciatura in chimica (una sorta di laurea di primo livello).
Carmen HernándezPoi decise di assecondare quel sacro fuoco missionario che bruciava nel suo cuore da quando era bambina e a Tudela, sulla riva
dell’Ebro, vedeva passare missionari gesuiti, domenicani e salesiani provenienti da ogni angolo del globo. A 15 anni espresse il desiderio di recarsi in India, creando non pochi scombussolamenti nella sua famiglia; il proposito si concretizzò qualche anno più tardi con la maggiore età quando decise di diventare missionaria cattolica e si ritirò per otto anni nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús, a Barcellona.
Erano gli anni ’60 e mentre i giovani della sua età sognavano la rivoluzione, lei ambiva a formare èquipe missionarie in Bolivia. Una di queste riuscì a partire e a lavorare tra gli Indios. Lei, intanto, continuava a stare in Spagna a cercare giovani che sposassero il progetto. All’epoca studiava teologia e intensificava il suo impegno religioso, ma decise di rimanere allo stato laicale. Per sostenersi lavorava in fabbrica o come donna delle pulizie.
È in quegli stessi anni, durante i quali sulla Chiesa soffiava lo Spirito del Concilio Vaticano II, che tramite sua sorella Pilàr, all’epoca volontaria in un’associazione di riabilitazione delle prostitute, viene a conoscenza di un tale Kiko Argüello, giovane pittore anch’egli di buona famiglia che aveva rinunciato ad una promettente carriera per andare con una Bibbia, una chitarra e i fioretti di San Francesco tra i poveri di Palomeras Altas.
Una follia, che tuttavia a Carmen sembrò molto più concreta come servizio alla Chiesa di tanti suoi progetti. Decise allora di seguire questo strano uomo con la barba e andò ad abitare in una baracca a mezzo chilometro da lui pensando, in fondo in fondo, di aver trovato un elemento valido per la sua missione in Bolivia. Ma quando Carmen conobbe la comunità di Palomeras – raccontava lei stessa – ebbe una grande sorpresa: scoprì, cioè, che la Chiesa non era composta da gente scelta ma da poveri e peccatori, perché era lì che Gesù Cristo si rendeva presente.
Il resto è storia conosciuta da tutti: le prime comunità formate dagli zingari, il trasferimento a Roma nel Borghetto latino, l’evangelizzazione nelle parrocchie di tutto il mondo, l’elaborazione di quelle catechesi iniziali a cui lei diede il contributo maggiore grazie ai suoi studi teologici e che, anche per la sua tenacia, furono approvate dopo tanto tempo dalla Santa Sede con il nome di “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”. Catechesi che negli anni hanno avvicinato milioni di persone alla Chiesa attraverso quello che lei non voleva che venisse definito “movimento”, tantomeno associazione o congregazione, ma una realtà ecclesiale frutto del rinnovamento del Concilio.
Il Cammino, si sa, conta oggi grandi numeri tra circa 30mila comunità in 125 paesi, migliaia di vocazioni e un centinaio di seminari, ma Carmen non amava sentirlo dire. Si è sempre distaccata da trionfalismi e vanaglorie o da riconoscimenti pubblici come il dottorato in teologia honoris causa che la Catholic University of America di Washington aveva concesso a lei e Kiko il 16 maggio del 2015.
Ciò che cercava Carmen era il bene delle persone, e questo implicava anche un modo schietto di dire la verità così com’era, nuda e cruda. A cominciare da Kiko. Non si dimenticano infatti i suoi rimbrotti divenuti una scena imperdibile degli incontri vocazionali, quando dopo catechesi appassionate di Argüello, di fronte a folle oceaniche, si alzava in piedi e con l’inconfondibile accento madrileño diceva: “Io dico sempre a Kiko che l’inferno è pieno di predicatori come lui!”. O quando, durante le celebrazioni nel 2009 per i 40 anni del Cammino Neocatecumenale nella Basilica di San Pietro, durante un discorso interminabile, a Kiko che cercava di farla abbreviare urlò in spagnolo: “Fai silenzio, parlo al Papa!”, strappando un sorriso anche a Benedetto XVI.
Come dimenticare, poi, i suoi incoraggiamenti alle vocazioni femminili o le parole sull’importanza del ruolo della donna “fabbrica della vita” per la Chiesa, per la famiglia e per la società. “Per questo – ripeteva continuamente – dalla prima pagina della Genesi fino al finale dell’Apocalisse il demonio perseguita sempre una donna”.
Di lei Kiko fa un ricordo commosso: “Carmen, che enorme aiuto al Cammino! Non mi ha mai adulato, ha pensato sempre al bene della Chiesa. Che donna forte!”, scrive in una lettera. “Spero di morire presto e di ricongiungermi a lei. Carmen è stata per me un evento meraviglioso” con “il suo genio grande, il suo carisma, il suo amore al Papa e soprattutto il suo amore alla Chiesa”. “È stato commovente – prosegue Kiko – che ha aspettato che io arrivassi, l’ho baciata e le ho detto: Animo! Coraggio! E dopo averle dato un besito è morta”.Fonte: Zenit  La vita, la testimonianza, il suo amore per la Chiesa
Maria del Carmen Hernández Barrera nasce a Olvega, Navarra, in Spagna, il 24 novembre 1930. Ha passato l’infanzia con la famiglia a Tudela: il padre, Antonio Hernández, è stato il fondatore della società Herba, una delle industrie del riso più importanti della Spagna.

L’impronta missionaria ricevuta dai Gesuiti
Carmen frequentò la scuola dei Gesuiti a Xavier, ricevendo un’impronta missionaria che caratterizzerà tutta la sua vita. Per desiderio del padre, iniziò gli studi di chimica all’Università di Madrid e, dopo la laurea, lavorò per un periodo nell’industria di famiglia. Ma presto, lasciò questo per ritrovare la sua vocazione missionaria giovanile.

L’esperienza in un Istituto femminile
Entrò in un istituto femminile, sorto da poco: “Le Missionarie di Cristo Gesù”, per coronare il suo sogno. Per prepararsi alla missione in India, si recò in Inghilterra per apprendere l’inglese. Erano gli anni ’60 e, con l’inizio del Concilio, anche il suo Istituto entrò in crisi, ponendosi su due binari diversi: da una parte chi voleva restare fedele all’idea originaria della missione e dall’altra chi voleva orientarsi verso una vita religiosa più “normale”.

Gli studi di liturgia e l’incontro con la Terra Santa
L’incontro con alcuni studiosi di liturgia (mons. Pedro Farnes Sherer, professore all’Istituto Liturgico di Parigi, Dom Botte, L. Bouyer, ecc.), che stavano mettendo in atto un profondo rinnovamento conciliare, riscoprendo l’eucaristia, la centralità della Pasqua, l’importanza della catechesi, la necessità di una iniziazione cristiana nelle parrocchie, orientarono Carmen verso il mondo ebraico e verso la parola di Dio. Passò due anni in Israele, visitando tutti i luoghi sacri, con la scrittura in mano, meditando e pregando.

L’incontro con Kiko
Con questo profondo e ricco bagaglio, tornò a Madrid alla ricerca di alcuni giovani che potessero unirsi a lei in un progetto di evangelizzazione che voleva avviare concretamente in Bolivia, per aver conosciuto un vescovo disposto ad accogliere questa esperienza. Non vuole rientrare nell’ambiente familiare e va a vivere tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Qui si incontra con Kiko Argüello, un giovane di buona famiglia, anch’egli alla ricerca di un’esperienza di vita cristiana più autentica. Non pensa ad un lavoro sociale, ma piuttosto – ispirandosi a Charles de Foucauld – ad una presenza di povero tra i poveri, certo della parola di san Giovanni XXIII che la salvezza della Chiesa sarebbe venuta attraverso i poveri.

Il fascino della comunità cristiana tra i poveri di Palomeras
E qui, tra questi poveri, zingari, quiquies, ex prostitute, handicappati…, si venne formando una comunità cristiana, così radicale, così semplice e sincera, così povera ed evangelica che quando Carmen la incontrò ne rimase affascinata. L’evangelizzazione lasciava di essere una teoria teologica o un progetto pastorale da mettere in atto: era una comunità cristiana. Nel dialogo con quella povera gente nasce a poco a poco una nuova sintesi teologico-catechetica che non solo tocca la vita delle persone, ma la va cambiando, trasformando poco a poco in una novità: nasce una preghiera sincera, la comunione tra persone socialmente e intellettualmente “incapaci” di questo, si aprono con entusiasmo all’evangelizzazione.

La nascita di un catecumenato post-battesimale
Carmen ne è affascinata. Dalla periferia di Madrid, inizia l’annuncio nelle parrocchie, dalla Spagna si passa in Italia: l’azione si va organizzando come un vero e proprio catecumenato post-battesimale. Al fascino catechetico di Kiko (che parla con forza e canta e scruta la scrittura e forma comunità…), Carmen offre una solida base teologica e liturgica, un amore alla Chiesa, ed al Papa in particolare, davvero ammirevoli, specie in un tempo tanto critico contro tutte le istituzioni.

Sempre in difesa della donna
È sempre attenta alla condizione della donna, di cui prende spesso le difese con originalità e profondità… Famosi i suoi interventi durante le Gmg a difesa della donna, contro gli attacchi che il demonio che dal Genesi all’Apocalisse la attacca, proprio perché ella ha la fabbrica della vita nel suo seno.

La profondità delle sue catechesi
Le sue catechesi, semplici ma profonde, coinvolgono spesso il cosmo stesso, strappando l’uomo dalla meschinità della sua vita sedentaria e lanciandolo dentro un ritmo ed un movimento che stanno alla base della sua visione pasquale della creazione e della salvezza.

Il suo ruolo nella redazione dello Statuto del Cammino approvato dalla Santa Sede
Il Cammino Neocatecumenale non sarebbe ciò che esso è senza la presenza intelligente e creatrice di Carmen. Ha partecipato alla redazione dello Statuto del Cammino, dando un contributo fondamentale davanti a difficoltà e dubbi ed ha gioito quando nel 2011 ha visto la sintesi catechetica, che con Kiko ed i poveri, aveva contribuito a mettere insieme, è stata approvata dalla Santa Sede, come “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”.

Ha sempre rifiutato riconoscimenti ufficiali
Schiva di ogni adulazione e di ogni onorificenza, si rifiutò sempre di ricevere riconoscimenti particolari. Solo nel 2015 accettò il Dottorato Honoris Causa in Sacra Teologia, in riconoscimento del suo immenso contributo alla formazione cristiana in tutto il mondo, conferitole dalla Catholic University of America di Washington, l’unica università Pontificia negli Stati Uniti.

Una donna dal carattere schietto e dal linguaggio diretto
Ha partecipato sino alla fine, anche quando era ormai già molto malata, in modo eroico all’evangelizzazione. Un tratto che rivela l’anima di questa donna eccezionale, dal carattere e dal linguaggio diretto, mai doppio, mai ipocrita – e per questo spesso quasi temuta – è quanto ha confessato una volta a Kiko: “Vedi, Kiko, io spesso passo da scorbutica e da impertinente davanti a vescovi e cardinali, ma lo faccio perché essi accettino te”!

Il ricordo di Kiko
Per questo Kiko, dando l’annuncio della sua morte, ha detto: “Carmen, che grande aiuto per il Cammino! Mai mi ha adulato, sempre pensando al bene della Chiesa. Che donna forte! Non ho mai conosciuto nessuno come lei”. E ancora diceva: “Carmen è stata per me un avvenimento meraviglioso: la donna, il suo genio grande, il suo carisma, il suo amore per il Papa e, soprattutto, il suo amore per la Chiesa”.
Autore: Don Ezechiele Pasotti
Conclusione

Conclusione

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO di Marilena Marino

Spero che questo lungo lavoro possa aiutare molte persone ad avere una visione e una percezione più “vicina” di questo Dio che spesso consideriamo lontano da noi e occupato in cose più importanti della nostra piccola vita.

Ho descritto come io ho percepito la sua presenza nella mia vita attraverso la sua bocca in dialogo con la mia voce, attraverso il Suo sguardo, che spesso guarda, parla, e mi rassicura con delicatezza.

 

man standing near cross during night

Spero che questo libro possa riuscire a trasmettere questa concretezza anche in chi si impegna a mettere in pratica i consigli che ho tentato di elencare al fine di collaborare con qualcuno di voi per migliorare il ministero del Lettore nelle Assemblee liturgiche.

E concludo con un ringraziamento per il tempo che mi avete dedicato sperando che questo tempo possa essere stato come proponevo all’inizio: un getto di luce, una carezza, un dialogo non filosofico ma antropologico col Voi, uno strumento di conoscenza e di riscoperta del linguaggio divino e umano per testimoniare che Dio, attraverso le Sacre Scritture, ieri, come oggi, desidera parlare ancora con tutte le forze con TE, si proprio personalmente con TE!

 

  Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza”
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore.
Non perdertelo per niente al mondo!”

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino.
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

 

 

Presentazione della Beata Vergine Maria

Presentazione della Beata Vergine Maria

Dopo aver celebrato l’8 settembre la Natività di Maria Santissima e quattro giorni dopo, il 12, la festa del suo santissimo Nome, impostole poco dopo la nascita, il Ciclo mariano celebra in questo giorno la Presentazione al tempio, di questa Fanciulla figlia di benedizione.

Un po’ di storia

Queste prime tre feste del Ciclo mariano sembrano un’eco del Ciclo cristologico, che in egual modo celebra il 25 dicembre la nascita di Gesù, otto giorni dopo il suo Santissimo Nome, e il 2 febbraio la Presentazione sua al tempio.

La Presentazione di Maria al tempio trae origine da un’antica tradizione, che il Padre Roschini illustra nei suoi testi di Mariologia e che si può intuire, come spiegheremo, dallo stesso Vangelo di Luca. Questo fatto è celebrato in Oriente dal V secolo ed è legato alla dedicazione della Chiesa di Santa Maria Nuova in Gerusalemme nel 543.

L’Imperatore di Bisanzio, Michele Commeno, ne parla in una sua costituzione del 1166. Filippo di Maizières, gentiluomo francese cancelliere presso la corte del Re di Cipro, essendo stato inviato come ambasciatore ad Avignone presso il Papa Gregorio XI nel 1372, gli narrò con quale magnificenza, si celebrasse presso i Greci il 21 novembre in onore della Madre di Dio. Gregorio XI introdusse allora questa festa ad Avignone, e Sisto V la rese obbligatoria per tutta la Chiesa, nel 1585. Clemente VIII la innalzò al grado “doppio maggiore”, e come per altre feste ne rielaborò l’Ufficiatura. Il nuovo calendario liturgico, dal 1969, giustamente conservò questa memoria per additare in Maria Colei che, concepita senza peccato originale, fin dalla sua più tenera età si è offerta totalmente a Dio per il Suo progetto di Salvezza: davvero una singolare Fanciulla tutta di Dio.

Il suo significato

Narra l’Evangelista Luca, in occasione della Presentazione di Gesù al tempio (cf. Lc 2,21-40), dopo l’incontro della Sacra Famiglia con il santo vecchio Simeone, che al tempio «c’era pure Anna, una profetessa figlia di Fanuel, della tribù di Aser, che era molto avanzata in età, vissuta con il marito sette anni, dopo il suo matrimonio, e vedova era giunta fino agli 84 anni. Ella non si allontanava mai dal tempio e con digiuni e preghiere serviva Dio notte e giorno. Sopraggiunta proprio in quell’ora, dava lode a Dio e parlava del Bambino Gesù a tutti quelli che aspettavano la liberazione di Gerusalemme».

Al riguardo di questa pagina delicatissima, il Servo di Dio Mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986), nel suo libro Maria Santissima nel Vangelo (Ed. San Paolo, Milano 2000), scrive con finissima intuizione: «Fu l’incontro di due anime – Maria, la Madre di Gesù, e Anna – che si erano da tanto tempo e per tanto tempo conosciute, stimate e amate. Si ritrovavano insieme la più giovane ospite di quella sacra dimora, e la più anziana: la giovane Maria, che per tanti anni aveva guardato con umile e pia riverenza a quella santa vecchiezza; e la vecchia Anna, cui la celestiale piccola Maria aveva già lungamente rapito lo sguardo piamente pensoso e il cuore. Ora, per entrambe, v’era la riprova e il più alto sigillo dell’antica comprensione».

Dunque, tutto questo fa supporre con fondamento che Maria Bambina sia stata presentata al tempio, in tenera età, per una sua singolare consacrazione a Dio, fin dai primissimi anni della sua vita. C’era davvero un corpo di donne stabilmente addette al servizio del tempio e dimoranti in appositi locali attorno al tempio stesso. La presenza di queste donne, addette soprattutto alla preghiera, è chiaramente suggerita da Esodo 38,8, e 1Sam 2,22, che parlano di donne che “prestano servizio” – “sabà” in ebraico –, indicando turni fissi quasi come le guardie militari. Anche Giuseppe Flavio nelle sue Antiquitates judaicae (I, 8, c. 3) parla di numerose celle attorno al tempio, quasi come di un monastero.

Il fatto che Maria sia stata condotta giovanissima a vivere presso il tempio, in una totale offerta a Jahvè, è suggerito da forti argomenti di convenienza alla luce dell’elaborazione teologica e dell’analisi psicologica. La singolarissima perfezione di natura e di Grazia, della immacolata Bambina, si manifestò infatti, pur nel quadro della umile vita ordinaria, con sorprendente bellezza naturale e soprannaturale, perfezione pratica di vita, trasporto in Dio.

Rispetto a ogni altra bambina, pure ottima, c’era l’enorme differenza che correva tra chi era nata Immacolata e piena di Grazia e chi era venuta al mondo con il peccato originale; tra chi aveva le passioni perfettamente soggette e chi le aveva ribelli; tra chi era precocissima e chi nasceva con la solita debolezza dei figli di Adamo; tra chi era destinata a diventare Madre di Dio e chi aveva solo un ordinario destino umano.

Tutto ciò colpì i suoi santi genitori, Giacchino e Anna, dalla Chiesa venerati sugli altari, e mostrò loro la grande convenienza che una così eccezionale e celestiale figlia venisse in modo del tutto speciale consacrata a Dio e godesse della privilegiata dimora del tempio, come altre vergini destinate ivi al servizio di Dio.

Sicuramente anche Maria, piccola immacolata Fanciulla desiderò e volle intimamente tutto questo. Tanto più vegliava su di Lei la amabilissima e specialissima Provvidenza di Dio. Come Dio aveva singolarmente segregato per sé Giovanni il precursore di Gesù, tanto similmente pensò alla Madre del Figlio suo incarnato. Questa “segregazione”, questa “fuga mundi”, per cui il Santo, secondo l’etimologia greca “Hagios”, è colui che è separato dalla terra, era straordinariamente conveniente, pressoché indispensabile a Maria, per rispetto alle perfezioni sublimi che Dio le aveva donato fin dal suo Immacolato Concepimento.

Come avrebbe potuto permettere Dio che Ella potesse essere oggetto degli sguardi, anche puri, degli affetti e dei progetti di vita dei giovani del luogo? Tutto doveva essere bello, puro, verginale, tutto immacolato in Lei: mio Dio, che meraviglia, per noi impastati di fango! A tale riguardo era necessario un ritiro al tempio fin allo sposalizio castissimo con Giuseppe.

Dunque Maria Santissima, ancora bambina e fanciulla, noi la contempliamo nella sua presentazione al tempio, nella sua vita tutta di Dio – insieme ad Anna, assai più anziana di Lei – in attesa del compimento del suo sublime destino: l’Immacolata, la Tota Pulchra, la Vergine per eccellenza, tutta di Dio, nel corpo e nello spirito, diventerà la Madre del Figlio di Dio, Gesù, la Corredentrice accanto all’unico Redentore del mondo, la Madre della Chiesa, nata anche dal suo Cuore.

Giustamente i Consacrati celebrano con gioia anche la loro festa: essere con Maria, tutti di Dio per adorare Lui solo e generare in sé e nelle anime il Cristo Gesù.

Autore: Paolo Risso

Esercitazioni finali ed Esempi – Sesta Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Sesta Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO di Marilena Marino

Il contatto visivo in prossimità della Parola può suggerire l’importanza del concetto; una mano che si estende verso l’esterno descrive questo senso di allungamento; anche l’aumento di volume su queste parole racconta questa espansione delle parole.

Nella Bibbia quando incontriamo delle frasi scritte in corsivo significa che quella frase è una citazione che troviamo anche in un altro libro della Bibbia e in genere ci sono a fianco dei riferimenti che indicano il libro e il versetto dove troviamo le stesse parole.

Quindi è come se quelle frasi hanno un valore doppio, poiché richiamano un altro libro importante spesso dell’antico testamento. Questo significa che quelle parole hanno radici profonde e che tendono a dare più forza, e confermano la verità al brano che le contiene.

Questo ci suggerisce di usare un volume più alto per il corsivo, con un’enfasi particolare, ufficiale, forte e affermativa; quindi aggiungere adeguate pause, prima e dopo la citazione in corsivo, per staccare il brano in corsivo e dare proprio l’impressione che si sta leggendo qualcosa di “esterno”, al brano che stiamo proclamando in quel momento, ma che nello stesso tempo, la citazione ci conferma il valore e l’ importanza del brano declamato.

 

man standing near cross during night

Le virgolette (“) (“….”) sono usate per racchiudere parole citate dalla fonte originale, o per distinguere il dialogo dalla narrazione. Vanno sempre in coppia (in apertura e in chiusura)

Le virgolette sono usate per contraddistinguere una frase come citazione, o l’inizio di un discorso diretto e la sua chiusura. Alcune racchiudono lunghi dialoghi tra vari personaggi, ma altre volte possono racchiudere solo una parola o una frase molto breve.

L’interpretazione che suggeriscono dipende dal contesto, ma comunque è bene usare una breve pausa prima e dopo le virgolette; questo aiuta la comprensione dell’Assemblea nel separare la citazione dalle parti del narratore o i vari dialoghi tra i personaggi e il narratore.

In alcuni testi dove compaiono dei pronomi personali come: tu, noi, tuo, nostro, te; possono essere una occasione per coinvolgere ed attirare l’attenzione in modo più diretto, intimo ed efficace.

Vedi questi riferimenti: Genesi 16,11; Giovanni 4,10; Romani 10,8; Giovanni 8,(39,53,54); Luca 24,29; ecc.

In questi punti va sfruttata l’occasione per usare il contatto visivo diretto al fine di impressionare chi ascolta che il messaggio della Parola riguarda direttamente lui. Così il volume sarà un pò più alto e la proiezione della voce più diretta all’Assemblea; le pause saranno dosate per enfatizzare l’impatto personale.

Il clima emozionale avrà una empatia avvolgente, ma con una tonalità convinta, che richiama l’attenzione al fatto che questa Parola non è un messaggio indistinto per la massa, ma è stata concepita dall’amore di Dio per “Te” personalmente.

 

  Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza”
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore.
Non perdertelo per niente al mondo!”

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino.
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

 

 

Esercitazioni finali ed Esempi – Quinta Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Quinta Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO di Marilena Marino

 

Prendiamo questo brano di esempio: Cantico dei Cantici capitolo 6, 4-10

Tu sei bella, amica mia, come la città di Tirsa,

incantevole come Gerusalemme,

terribile come un vessillo di guerra.

Distogli da me i tuoi occhi,

perché mi sconvolgono.

Le tue chiome sono come un gregge di capre

che scendono dal Gàlaad.

I tuoi denti come un gregge di pecore

che risalgono dal bagno;

tutte hanno gemelli,

nessuna di loro è senza figli.

Come spicchio di melagrana è la tua tempia,

dietro il tuo velo.

Siano pure sessanta le mogli del re,

ottanta le concubine,

innumerevoli le ragazze!

Ma unica è la mia colomba, il mio tutto,

unica per sua madre,

la preferita di colei che l’ha generata.

La vedono le giovani e la dicono beata.

Le regine e le concubine la coprono di lodi:

“Chi è costei che sorge come l’aurora,

bella come la luna, fulgida come il sole,

terribile come un vessillo di guerra?”.

 

Questo è il modo in cui si presenta scritta nella Bibbia, perché in origine era stesa in forma poetica; ma proviamo a trasformarla e rileggerla disponendo le frasi in un modo più discorsivo, in base anche alla punteggiatura:

Tu sei bella, amica mia, come la città di Tirsa, incantevole come Gerusalemme, terribile come un vessillo di guerra.

Distogli da me i tuoi occhi, perché mi sconvolgono.

Le tue chiome sono come un gregge di capre che scendono dal Gàlaad.

I tuoi denti come un gregge di pecore che risalgono dal bagno; tutte hanno gemelli, nessuna di loro è senza figli.

Come spicchio di melagrana è la tua tempia, dietro il tuo velo.

Siano pure sessanta le mogli del re, ottanta le concubine, innumerevoli le ragazze! Ma unica è la mia colomba, il mio tutto, unica per sua madre, la preferita di colei che l’ha generata.

La vedono le giovani e la dicono beata. Le regine e le concubine la coprono di lodi: “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come un vessillo di guerra?”.

 

Se proviamo a rileggerla in questa forma più colloquiale, riusciamo noi stessi a capirne meglio il messaggio e di conseguenza riusciamo maggiormente ad imprimere un senso più scorrevole alle frasi.

Inserire le pause al momento giusto ora sarà più evidente e così potremo avere la giusta sicurezza per applicare la corretta enfasi a tutto il testo.


Dopo questa trasformazione riusciamo meglio ad esprimere nella lettura il messaggio che contiene.

C’è un’eco della formula dell’alleanza biblica, ed è evidente il legame che unisce Dio e Israele.

Si evidenzia anche un rimando allo stupore estatico dell’uomo di fronte alla donna nel giardino di Eden, dove la solitudine di Adamo è vinta da Dio con il dono di Eva, la donna.


Quindi anche se gli inni e le poesie sono strutturati in base alla metrica, al numero di sillabe, alla rima e altro ancora; per dare un senso migliore dobbiamo presentarli in un modo più familiare, in un modo più
da conversazione.

Così saremo facilitati ad applicare i vari strumenti di interpretazione che abbiamo visto nei capitoli precedenti come: l’andatura ritmica, l’intonazione espressiva, le giuste inflessioni e il volume adeguato ad ogni frase.

 

man standing near cross during night

Altri suggerimenti di esempio con altre casistiche che possiamo incontrare.

Molto spesso nella Bibbia ci sono delle “citazioni” di passi precedenti dei profeti o della legge che in genere sono evidenziati da parole come: “…sta scritto…” oppure “…come dice …” o “…Dio ha detto…”, o “…il profeta ha detto…” o vengono citati dei versetti dei salmi o ancora citazioni che sono messe in corsivo ed evidenziate senza essere anticipate da frasi che ricordano la provenienza della citazione.

Ecco alcuni riferimenti dove troviamo queste frasi di citazioni: Marco 4,12; Atti 15,15-18; 1 Corinzi 1,19; Ezechiele 30,2-6; Geremia 6,9; Luca 11,49; e naturalmente moltissimi altri.

In questi casi è bene fare una pausa prima di pronunciare la citazione poi osservare la punteggiatura e separare bene gli elementi al suo interno.

Questa citazione quindi va proclamata con un cambio di intonazione e con qualche modalità di enfasi, e un tono autorevole; questo fa capire a chi ascolta che stai proclamando qualcosa che sta nella “Legge Antica” o che è qualcosa che ormai tutti concordano sulla sua importanza.

Chiaramente tutto poi dipende dal contenuto di questa citazione, che suggerirà al lettore l’intonazione appropriata il volume, le inflessioni giuste e il contato visivo più o meno presente.

In altri casi possiamo incontrare dei testi che descrivono situazioni di vittoria o sconfitta, trionfo, dominio, comando, autorità, ammonizioni o simili.

Vedi alcuni riferimenti: Zaccaria 9,9; Esodo 15,1; Isaia 40,10; Esodo 16,16; Proverbi 6,23-26; ecc.

In questi casi è bene avere un ritmo più lento e autorevole, con tono medio senza eccedere in troppo fervore né troppa debolezza. Ma proiettando, appena la lettura lo permette, un contatto visivo diretto, forte e con un viso più serio ed espressione autoritaria.

In altri brani possiamo trovare parole che cercano di “elevare” il nostro Spirito, con l’uso di queste connotazioni: nobile, superiore, grandioso, migliore, santo, magnifico, onnipotente, ecc.

Vedi questi riferimenti: Salmo 76,5; Isaia 64,10; Ezechiele 17,23; 2 Maccabei 1,25; Sapienza 11,17; Salmo 145,21; ecc.

Anche qui, per comunicare emozioni positive, va usato un tono ufficiale e rispettoso con un ritmo lento; praticare una enfasi nei passaggi chiave principali e con voce più alta; usare una inflessione ascendente.

In opposizione possiamo incontrare spesso delle parole con connotazioni completamente “negative” del tipo: diavolo, cattivo, mortale, disgusto, Satana, tentatore, spregievole, malvagio, ecc.

Vedi alcuni riferimenti: 1 Tessalonicesi 3,5; Ezechiele 36,31; Siracide 14,5; Luca 4,13; Salmo 37,12; ecc.

Si può usare una espressione con sopracciglia aggrottate, un ghigno leggero che mostra una espressione di disprezzo; il contatto visivo in questi casi è da evitare. Usare una bassa tonalità di voce con ritmo ed andatura lenta per far comprendere il messaggio; e qualsiasi altra intonazione che comunichi disprezzo per la situazione descritta o per il soggetto negativo che viene presentato.

Altre parole che possono indicare una spinta verso il trascendente possono essere queste: perpetuo, infinito, immenso, superiore, eterno, illimitato, per sempre, ecc.

Ecco alcuni riferimenti da consultare: Isaia 13,4; Ezechiele 26,7; Proverbi 31,10; Ebrei 1,4; Giovanni 11,26; Michea 4,5; Salmo 117,2; ecc.

Il ritmo e l’inflessione devono essere enfatizzate, con una intonazione positiva e una certa timida soggezione per la grandiosità del pensiero. Si possono pronunciare queste parole allungando un po’ la durata della loro pronuncia; ad esempio: etee-rno, il-li-mi-ta-to, immee-nso, dando un suggerimento di “allargamento” alla Parola.

 

  “Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza”
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore.
Non perdertelo per niente al mondo!”

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino.
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

Esercitazioni finali ed Esempi – Quarta Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Quarta Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Vangelo di Giovanni 8, 34-47

Gesù rispose loro: “In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro”. Gli risposero: “Il padre nostro è Abramo”. Disse loro Gesù: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro”. Gli risposero allora: “Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!”. Disse loro Gesù: “Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio”.

Gesù cerca con il ragionamento di convincere i Giudei della sua nuova verità; ma i Giudei fanno molta fatica a svincolarsi dalla “Legge”, Gesù tenta con la logica di spiegare al popolo la verità ma la mente degli uomini non riesce a capirlo.

Questa è anche la situazione attuale di oggi anche fra l’Assemblea spesso gli stessi cristiani faticano a capire il messaggio divino. Ecco come certe parole che seguono un processo ragionato vanno presentate con attenzione e cura perché hanno il potere di aiutarci nella conversione.

In questi brani il lettore deve individuare le parole “chiave” e presentarle all’Assemblea come punti di appoggio per accompagnare il ragionamento logico della Parola. Spesso certi concetti spirituali sono irragionevoli per l’esperienza umana quindi occorre pazienza nel guidare chi ascolta ad una profonda comprensione. Quindi è necessario usare al massimo tutte le caratteristiche comunicative della voce.

L’intonazione e l’espressione deve essere calma e amichevole come qualcuno che vuole aiutare a comprendere i misteri spirituali di Dio, mostrando empatia e comprensione per la probabile difficoltà dell’Assemblea a capire certe Parole difficili. Proclamare in modo non autoritario ma semplice, gentile e ragionevole con un tono positivo verso la conclusione desiderabile del brano. Quindi il ritmo deve essere lento, con pazienza dare tempo a chi ascolta di seguire la logica del discorso a volte molto complesso e quindi usare le pause nei punti giusti proprio perche i concetti vengano digeriti lentamente.

Usare una variabile gamma di intonazioni e di enfasi per non rendere la proclamazione monotona con un’adeguata variabilità del volume. Nei punti chiave individuati un diretto contatto visivo può essere sostenuto da espressioni facciali sincere e moderate.

 

Lettera ai Romani 1, 18-23

Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.

 

Il tema riguarda la salvezza mediante la fede. Descrive in modo assurdo la condizione di peccato dei pagani, i quali, pur conoscendo Dio, hanno rifiutato il giusto rapporto con Lui scambiandolo con la venerazione delle creature animali.

 

woman sitting on brown bench while reading book

Per evidenziare l’assurdità del comportamento si potrebbe alzare le sopracciglia e spalancare gli occhi, anche alzando un pò le spalle. Adottare un volume medio ma leggermente più alto in prossimità delle frasi più contrastate.

Un ritmo più lento quando spiega le ragioni che denotano il comportamento ipocrita del peccato dei pagani. E il tono generale di sorpresa e stupore davanti al comportamento ridicolo che viene scelto, nonostante l’evidenza della manifestazione di Dio nella creazione.

Apocalisse 17, 5-8

Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra”.

E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, quella che ha sette teste e dieci corna. La bestia che hai visto era, ma non è più; salirà dall’abisso, ma per andare verso la rovina. E gli abitanti della terra il cui nome non è scritto nel libro della vita fino dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era, e non è più; ma riapparirà.

Questa scena dell’Apocalisse descrive le visioni misteriose e piene di complessi intrighi di questo libro ermetico. Un angelo fa vedere a Giovanni la grande prostituta, cioè Roma idolatra, nuova Babilonia. Ad essa appartengono i sette re. Tutto questo libro difficile va proclamato con attenzione cercando di aiutare la comprensione con gli strumenti che il lettore ha a sua disposizione.


L’intricato mistero richiede una lettura lenta ma non troppo, aiutata con pause nei punti adeguati, per distinguere le frasi a volte complesse e lasciare spazio a chi ascolta di raffigurarsi mentalmente le complicate visioni.

Il ritmo deve essere sempre lento, ad un volume moderatamente basso e con inflessioni accennate in alcune parole chiave.

Il linguaggio non verbale del corpo può denotare l’intrigo e il mistero usando gli occhi socchiusi con un leggero cipiglio, o aggrottare o sollevare le sopracciglia con un volto interrogativo o confuso completato a volte con l’inclinazione della testa.

———————————————————————————————-

Nella Bibbia spesso troviamo brani di alcuni libri che sono scritti in forma poetica, come salmi, cantici, inni ecc:

Ma questi testi sono ancor più densi di contenuti spirituali.
La forma in cui si presentano non è ben comprensibile per noi oggi poiché derivata da traduzioni secolari, strutture poetiche schematiche antiche e adattamenti.

Questo certe volte ostacola il senso della lettura nonostante che negli anni una certa punteggiatura sia stata aggiunta per facilitarne la comprensione.

Anche il modo di leggerli nella Chiesa o una certa deformazione scolastica ci ha indotto a leggerli sempre nella stessa cadenza cantilenante, senza inflessioni, con un ritmo monotono. È come se ripetessimo certe formule che abbiamo sentito da altri pensando che quello sia il modo corretto di leggerle.

Ma la comprensione di questi inni poetici non riesce a trasmettere il profondo contenuto che contengono se li ripetiamo con la cadenza scolastica e poetica tradizionale.

L’efficacia del messaggio viene trasmessa se leggiamo questi testi secondo la modalità della conversazione; osservando bene la punteggiatura e eliminando di concludere ogni frase alla fine di ogni riga quando invece il senso della frase viene raggiunto alla riga successiva.

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

 

 

Dolcetto o Scherzetto?

Dolcetto o Scherzetto?

«HALLOWEEN: COSA RISPONDERE AI BAMBINI CHE CHIEDONO “DOLCETTO O SCHERZETTO”?»

«Come ogni anno in occasione di Halloween sentirò suonare alla mia porta ragazzini festanti con costumi da film dell’orrore Come devo reagire, da cristiano?»

Quest’anno, come ogni anno, la sera del 31 ottobre, in occasione di Halloween, sentirò suonare alla mia porta dei ragazzini festanti – e magari travestiti con costumi da film dell’orrore – che mi diranno “dolcetto o scherzetto?”. Come devo considerare questa ricorrenza alla luce della mia fede? 

La tradizione di Halloween ha origine dall’antica festa dei Celti chiamata “Samhain”, che segnava la fine dell’estate con l’ultimo raccolto e l’inizio dell’inverno. Nella notte che precedeva il nuovo anno pensavano che il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si confondesse, tanto che i fantasmi potessero aggirarsi nel mondo dei vivi e disturbare le loro attività. Così la notte del 31 ottobre accendevano falò sacri e indossavano costumi grotteschi, tipicamente costituiti da teste e pelli di animali, per spaventarli e allontanarli dai loro campi. Al termine, riaccendevano il focolare domestico, che avevano spento la sera stessa, dal falò sacro per proteggersi durante l’inverno. Per un popolo legato all’instabilità naturale e al ciclo delle stagioni queste pratiche erano un’importante fonte di conforto prima delle oscurità invernali.

Nell’VIII secolo, papa Gregorio III designò il 1° novembre come momento per onorare tutti i santi. La celebrazione era chiamata “All-Hallows” e la notte che la precede, il 31 ottobre, iniziò a essere appellata “All-Hallows’ Eve”, contratto poi in “Halloween”. Nel corso del tempo si è evoluta in una festa mondana, come il “dolcetto o scherzetto”, l’intaglio delle lanterne, i raduni festosi o l’indossare costumi. Occorre avere presenti le diverse posizioni su questa festa tra chi ne intravvede un culto idolatrico o addirittura satanico, come gli esorcisti sulla base della loro esperienza, e chi la vive con la dimensione della festa, da cui adulti e bambini sono attratti, con cibi e maschere, perché i loro amici, non necessariamente credenti, partecipano a questo evento sociale. Ed esercitare quindi, a seconda delle circostanze che ci si trova a vivere, il dovuto discernimento.

Sullo sfondo rimane, comunque, la narrazione di popoli e culture che attraverso i loro miti esprimevano l’universale bisogno di confrontarsi con la tragicità della morte tramite forme sociali esorcizzanti e, per certi versi, “normalizzanti” dell’esistenza. Su tale scia, per lo più oggi soffocata da una versione consumistica, ci possiamo domandare se la morte più che essere celebrata in maniera pagana, nel nostro tempo salutista e di intrattenimento mediatico sia stata semplicemente bandita dall’ordinario e relegata come tabù negli ospedali, nei luoghi di culto o nei circoli per filosofi pessimisti. In ogni caso la “vera salute”, che il Vangelo ci insegna essere nel “di più della fede”, supera (con tutto il rispetto) i miti e le credenze popolari attingendo alla morte e risurrezione di Cristo (mai disgiunte tra loro). È questo quello che viene celebrato nel ricordo dei santi (1° novembre) e dei defunti (2 novembre), sempre in riferimento alla figura del Salvatore, l’unico al quale chiedere la buona morte e la vita eterna, non solo per sé ma per tutti.

In tale senso, anche la prassi della visita ai propri cari al cimitero non è solo ricordare le esperienze passate con il defunto che ora non c’è più, ma diventa espressione di fede e atto di misericordia spirituale. Anzi, intercedere per il “futuro celeste” dei nostri cari – nelle preghiere di suffragio e nel ricordo nella santa Messa – è tanto utile a loro quanto a noi, che nel medesimo tempo ricordiamo le nostre radici terrene per aspirare alla stessa mèta del cielo.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/un-opportuno-discernimento-in-occasione-di-halloween.aspx?

Halloween? No grazie, siamo cristiani!

Halloween? No grazie, siamo cristiani!

Oggi parliamo di un fenomeno “culturale” che sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, riscuotendo il favore dei giovani e non soltanto. Parliamo di Halloween, per noi cristiani.

Molti giovani la trovano una festa entusiasmante, perché si possono anticipare le burle e gli scherzi del carnevale e in più, ridendo, esorcizzare le proprie paure rispetto all’aldilà. Non vogliamo rovinarti la festa, ma desideriamo informarti sulle cose che Halloween rappresenta e sulle sue origini.

Le origini di Halloween

Facciamo un salto indietro nel tempo per considerare quando e dove ha avuto origine questa festa.

Il nome “Halloween” deriva dall’inglese “All Hallowed Eve” (vigilia di tutti i santi), celebrazione stabilita dalla religione cattolica nell’anno 840 d.C. e nota anche come festa di Ognissanti. Per comprendere come questa festa sia nata e come sia entrata a far parte del cosiddetto mondo cristiano (ma a cui di cristiano, da lungo tempo, è rimasto solamente il nome), occorre fare riferimento al popolo dei celti e al loro modo di celebrare l’arrivo della stagione invernale.

Prima ancora, però, sarà bene fare un cenno proprio alla festa di Ognissanti che, dall’esterno, ha l’aria di essere una ricorrenza cristiana e perciò degna di tutto il rispetto dei credenti. Questa festa fu istituita formalmente nell’anno 840 da papa Gregorio IV, con il fine dichiarato di ricordare tutti i santi che, con una vita di onestà e bontà, si sono “meritati” il paradiso.

La chiesa cattolica insegna, inoltre, che nel giorno di Ognissanti i fedeli pregano per i morti e i morti pregano per i fedeli. La Bibbia, invece, insegna tutt’altro e cioè che si deve pregare da vivi e soltanto per i vivi. La morte, infatti, annulla la possibilità di rivedere la propria posizione davanti a Dio. È in vita che si decide da che parte stare!

Tornando ai celti, l’arrivo dell’inverno era accolto con una festa in cui si svolgevano pratiche occulte: Samhain. Secondo la tradizione celtica, infatti, quando l’estate finiva e aveva inizio l’inverno, il velo che divideva la terra dei vivi da quella dei morti si assottigliava e tanto i vivi quanto i morti potevano accedere ai mondi dell’uno e dell’altro.

Quando i romani cristianizzati raggiunsero quelle terre, probabilmente scambiarono la festa di Samhain con quella di Ognissanti, anche se non è difficile credere che le due furono riunite di proposito in una festa sola, quella di Halloween, così da non far torto a nessuno. La festa di Ognissanti, che fino ad allora era stata celebrata a maggio, fu anticipata al primo novembre, giorno in cui i celti festeggiavano il Samhain[1].

Seppure ci siano molti sforzi nel catalogare Halloween come una festa cristiana, si tratta di un’enorme forzatura creata dalle istituzioni religiose.

I simboli di Halloween

Avvicinandosi il 31 ottobre, fruttivendoli e commercianti riforniscono i loro banchi di zucche destinate alla vendita. La zucca intagliata a forma di faccia, infatti, è uno dei principali simboli di questa macabra festa.

Secondo la leggenda irlandese, Stingy Jack, un buono a nulla violento e ubriacone, una vigilia di Ognissanti anziché andare in chiesa a pregare, si prese una sbronza. All’improvviso gli comparve il diavolo, che provò a portarsi a casa l’anima di Jack. Gli propose di esprimere un desiderio prima di finire tra le fiamme dell’inferno e Jack rispose che avrebbe voluto bere un ultimo bicchierino. Dato che non aveva un soldo, però, chiese al diavolo di tramutarsi in una monetina da 6 pence. Come il diavolo acconsentì, Jack lo infilò nel suo portafoglio, che aveva una grande croce in filigrana d’argento ricamata sopra.

Ovviamente il diavolo rimase intrappolato a causa del simbolo sacro ricamato sul portafoglio. Dopo una lunga ed estenuante discussione, i due stabilirono un patto, quello di rimandare di un anno esatto la morte di Stingy Jack in cambio della libertà del diavolo. Esattamente la sera della vigilia di Ognissanti dell’anno dopo, il diavolo si presentò all’appuntamento. Jack si trovava nel suo orto, sbronzo come al solito e seduto sotto un albero di mele. Il diavolo gli chiese ancora quale fosse il suo ultimo desiderio prima di morire. E Jack rispose: “Vorrei una delle mie mele, ma sono troppo ubriaco per arrampicarmi sull’albero: potresti salirci tu?”.

Il demonio accettò, ma appena fu in cima Jack – che era sbronzo ma decisamente furbo – velocissimo tirò fuori un coltello e incise una croce sul legno del tronco: in tal modo il diavolo non poteva più scendere. Avvenne così un’altra interminabile contrattazione; il diavolo propose a Jack di rimandare la sua morte di dieci anni, ma Jack era troppo furbo e il diavolo decise di dargliela vinta e lasciarlo in pace. Ma un anno esatto dopo, mentre se ne stava nel solito orto a cavar rape anziché in chiesa, Jack morì. Ancora con una rapa in mano arrivò in paradiso; bussò per entrare ma le porte per lui restarono chiuse.

Stingy Jack allora, sempre con la rapa in mano, scese all’inferno; ma il diavolo quando lo vide ringhiò: “Cosa ci fai qui? Mi hai imbrogliato due volte, non sopporto proprio l’idea di averti tra i piedi per l’eternità. Sparisci!”, e gli lanciò dietro un pezzo di brace incandescente. L’astuto Jack, allora, fece un buco nella rapa, ci mise la brace, ne ricavò una lanterna e si mise a camminare nell’oscurità alla ricerca di un posto dove fermarsi per sempre.

Gli irlandesi, per ricordare Jack, la notte di Ognissanti fabbricavano davvero piccole lanterne con le rape, ma quando iniziarono a emigrare in America, non avendo rape a disposizione ripiegarono sulle zucche, facilmente reperibili e decisamente più facili da intagliare.

La leggenda di Jack rende chiaro il fatto che Halloween attinga a varie espressioni di superstizione per esorcizzare la paura della morte.

Il mondo cerca degli espedienti alle proprie paure ed è chiaro che anche chi ci scherza su, in realtà, trema al pensiero della morte. Siamo saggi, sfruttiamo questa occasione per diffondere il messaggio dell’Evangelo.

Neppure i bambini fanno eccezione. Trick or treat? – Dolcetto o scherzetto? È così che si divertono nei giorni di Halloween, minacciando di fare danni a chi non dà loro nessun dolcetto. Con indiscussa innocenza i bambini si divertono a mascherarsi da diavoli, con il beneplacito dei genitori. Questi, convinti di far loro del bene esorcizzando le loro paure, li abituano invece sin da piccoli a familiarizzare con le tenebre e a considerare con leggerezza l’anima e la sua immortalità.

Anche la scuola si fa promotrice di attività legate alla festa di Halloween, sostenendo il diffondersi di idee spiritualmente malsane e incoraggiando gli alunni a divertirsi con ciò che, in realtà, l’uomo teme fortemente.

Nelle feste di Halloween che coinvolgono ragazzi e adolescenti, spesso si praticano forme di divinazione e di magia, anche soltanto per gioco, illudendosi di avere il potere sulle forze della malvagità.

La Bibbia e Halloween

Già per questi motivi potremmo dire un sonoro “No grazie!” ad Halloween, ma in quanto cristiani vorremmo fare qualche ulteriore riflessione basata sulla Bibbia.

Nella maggior parte dei casi, chi festeggia Halloween non si rende conto di familiarizzare con il mondo dell’occulto. La Bibbia però ci incoraggia: “Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Efesini 5:11).

Non vi rivolgete agli spiriti,né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono il Signore vostro Dio

Levitico 19:31

Come figli di Dio tocca a noi promuovere, invece, tutti quei valori morali e spirituali che formano ed edificano.

  • Fidiamo e ubbidiamo al consiglio della Parola di Dio (Numeri 23:23; II Re 23:24);
  • Distinguiamoci come luce nelle tenebre (Efesini 5:11; Filippesi 2:15; Malachia 3:18);
  • Testimoniamo di Cristo con le nostre parole e la nostra condotta (Isaia 52:11; II Corinzi 6:14);
  • Asteniamoci dal frequentare situazioni e ambienti che possono rappresentare rischi (I Corinzi 15:33; Efesini 5:7, 8);
  • Allontaniamoci da atteggiamenti violenti e immorali (Efesini 4:19);

Nessuno ci costringe a festeggiare Halloween, e noi non possiamo sicuramente costringere chi non riconosce l’autorità di Dio sulla propria vita a non farlo. Ricordiamoci della nostra condizione prima di conoscere il Signore: eravamo anche noi spaventati all’idea di morire ma in tante occasioni siamo stati sprezzanti e spesso abbiamo rifiutato di avvicinarci a Dio.

Possiamo ringraziarLo, però, per chi ci ha parlato di Lui con amore e facendosi scivolare addosso le nostre parole offensive o di biasimo, e noi possiamo fare lo stesso.

… santificate Cristo come Signore nei vostri cuori, sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto, avendo una buona coscienza

I Pietro 3:5

Articolo tratto dal libro “Classe Biblica Young 1 – Bibbia e Società”

Esercitazioni finali ed Esempi – Terza Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Terza Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Vangelo di Luca 13, 23-30

Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”.

Gesù descrive la diversa situazione dei destinatari della promessa fatta ad Abramo. Il pianto e lo stridore dei denti simboleggiano disperazione e fallimento, mentre il raccogliersi a mensa è segno di comunione e felicità piena. In molte letture vengono presentati questi contrasti tra il positivo e il negativo; il lettore deve quindi accentuare e ben connotare queste differenze.

Altri opposti a confronto possiamo trovare nelle letture come tra buono e cattivo; paradiso e inferno; vita e morte; spirituale e materiale; virtù e peccato; immortale e mortale; salute e malattia; ecc.

La lettura va caratterizzata pensando come estremizzare il passaggio dalle situazioni negative a quelle liberatorie positive e quindi passando da toni con voce sprezzante e irrispettosa, passando ad un’altra invitante e piacevole per l’ascoltatore. Come se il Lettore dia già un giudizio di non voler assecondare le cose presentate nella parte della lettura negativa.

Per rinforzare il senso della differenza dei due stati, fare una pausa quando si passa da una zona all’altra e connotare le parti negative con un volume più basso e un’inflessione più cupa; in opposizione ad un tono più alto, limpido e con volume più marcato.

Stessa cosa chiaramente sottolineata con il linguaggio del corpo, passando per il testo negativo un cipiglio aggrottato e scuotendo leggermente la testa da un lato; mentre per il lato positivo accennare sorrisi e annuire con la testa per l’approvazione. Il contatto visivo può essere usato nelle parti positive perché confermano la forza della Parola, mentre evitare nei momenti negativi di guardare l’Assemblea.

Ezechiele 40, 1-49

Nell’anno venticinquesimo della nostra deportazione, al principio dell’anno, il dieci del mese, quattordici anni da quando era stata presa la città, in quel medesimo giorno, la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là. In visione divina mi condusse nella terra d’Israele e mi pose sopra un monte altissimo, sul quale sembrava costruita una città, dal lato di mezzogiorno. 

Egli mi condusse là: ed ecco un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, in piedi sulla porta, con una cordicella di lino in mano e una canna per misurare. Quell’uomo mi disse: «Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto».

Ed ecco, il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per misurare che l’uomo teneva in mano era di sei cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. Egli misurò lo spessore del muro: era una canna, e l’altezza una canna…………..

(………il brano prosegue con la descrizione accurata della visione)

Il libro di Ezechiele si conclude con una visione maestosa, che descrive la vita futura di Israele, dopo l’esilio. Centro della vita del popolo sarà il tempio, di nuovo abitato dalla gloria del Signore.

La descrizione del nuovo tempio comincia dal muro esterno che separa l’area sacra dal resto della città, per passare poi alle porte e ai cortili ecc.

Queste visioni o sogni rappresentano profezie come esperienze oltre il mondo reale e vengono descritte con parole che sembra facciano fatica a descrivere un mondo ultrasensoriale.

 

woman sitting on brown bench while reading book

Il ritmo per la lettura deve essere anche un pò variato specialmente se il sogno o la visione è molto lunga, quindi alternando una lettura lenta nelle parti più difficili, e un ritmo più veloce in parti più descrittive, ma con una enfasi entusiasta per la gioia della rivelazione.

Poi vanno usate altre intonazioni che possano suggerire il mistero e la meraviglia che viene descritta, ma anche un senso di paura, entusiasmo e stupore per l’inspiegabile rivelazione.

Pause mirate nei punti giusti, dove sembra che le descrizioni scrutino nel ricordo vago della visione, ma senza esagerare se il brano è lungo.

Il volume e la velocità della lettura va dosato in modo medio naturale, per non stancare, ma alzandolo a tratti, in occasione di parti importanti o nei momenti di più grande stupore.

Usare il contatto visivo quando viene rivelato qualcosa di centrale ed importante e accompagnare la lettura con sorrisi nelle parti gioiose della visione o volto accigliato in parti più spaventose; ma anche ciglia corrugate nelle parti misteriose; fino ad espressioni del viso interrogative o meravigliate nelle parti più incomprensibili del brano.

Daniele 14, 34-41

L’angelo del Signore gli disse: “Porta questo cibo a Daniele a Babilonia nella fossa dei leoni”. Ma Abacuc rispose: “Signore, Babilonia non l’ho mai vista e la fossa non la conosco”. Allora l’angelo del Signore lo prese per la cima della testa e sollevandolo per i capelli lo portò a Babilonia, sull’orlo della fossa dei leoni, con l’impeto del suo soffio.

Gridò Abacuc: “Daniele, Daniele, prendi il cibo che Dio ti ha mandato”. Daniele esclamò: “Dio, ti sei ricordato di me e non hai abbandonato coloro che ti amano”. Alzatosi, Daniele si mise a mangiare. L’angelo di Dio riportò subito Abacuc nella sua terra.

Il settimo giorno il re andò per piangere Daniele e, giunto alla fossa, guardò e vide Daniele seduto. Allora esclamò ad alta voce: “Grande tu sei, Signore, Dio di Daniele, e non c’è altro dio all’infuori di te!”.

Questo racconto ha i toni della polemica contro gli idoli; la satira è svolta qui in forma narrativa e confronta fra paganesimo e fede nel Signore. Molti brani nella Bibbia finiscono con grandi esclamazioni o forti affermazioni che confermano ed esaltano l’intervento di Dio.


In questi brani il ritmo deve essere più veloce nella parte introduttiva che descrive il contesto per poi rallentare nella parte esclamativa.

Il tono può essere misto tra la gioia e la sorpresa o in altri brani diversi può essere di paura, rabbia o disperazione.

Il ritmo veloce comporta di inserire poche pause, proprio per non rallentare l’andatura; ma una pausa anticipatoria prima dell’esclamazione finale potrebbe enfatizzare la conclusione.

L’esclamazione potrebbe essere accompagnata da una mano leggermente alzata, e con volume forte di voce enfatizzare, rallentando, nella frase chiave conclusiva.

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

 

 

Esercitazioni finali ed Esempi – Seconda Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Seconda Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Vangelo di Giovanni 5, 1-9

Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Nel Vangelo viene presentato un miracolo; ma la lettura vuole suggerire che ognuno di noi può essere guarito da Gesù da ogni infermità fisica o spirituale. Un brano che vuole aiutarci a desiderare la guarigione.

Il lettore deve tentare di aprire il cuore di chi ascolta dandogli speranza, conforto, incoraggiamento per la propria conversione, ma anche motivare, incoraggiare, chi è già ispirato o ha già sperimentato un proprio cambiamento, ad annunciarlo nel proprio paese o nel proprio ambiente sociale; è possibile cambiare vita e sperimentare la meraviglia della conversione del cuore.

Davanti a questo miracolo è bene usare un ritmo lento per imprimere una forte impressione sulla coscienza dell’ascoltatore; nelle prime frasi iniziali di localizzazione potrebbe avere un ritmo più rapido per dare forza alla parte conclusiva del miracolo.

Il tono emotivo sarà serio ma compassionevole ed incoraggiante, e nel finale uno stupore entusiasta e meravigliato. Nelle frasi di Gesù “alzati…” il tono sarà autorevole come un comando per una azione.

Le pause vanno inserite separando ogni sessione del dialogo tra Gesù e il paralitico; pausa più lunga anticipatoria prima del comando di Gesù e anche prima del risultato del miracolo.

L’inflessione più compassionevole e con tono più basso al… “…vuoi guarire?…” mentre più alto, austero al… “alzati..:” per generare più attenzione all’importanza del messaggio.

Il volume anche segue il cambio della scena e sarà più delicato e compassionevole nella prima parte ma più forte autoritario come diretto e aggressivo verso il male da scacciare. Il contatto visivo è importante in questo tipo di letture e sarà serio ma neutro, rivolto al libro che si legge nella prima fase; rivolto all’Assemblea per rafforzare l’attenzione degli ascoltatori, ma in modo serioso, con sopracciglia sollevate, nel momento delle parole di Gesù che consegna l’ordine di guarigione. Per concludere con sopracciglia inarcate, leggero sorriso di meraviglia per lo stupore della guarigione.

 

Vangelo di Marco 12, 28-34

Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


Questi brani del Vangelo danno delle citazioni del Vecchio Testamento e del Nuovo dove possiamo trovare “leggi” e consigli spirituali fondamentali per aiutarci nella nostra conversione e nel nostro cammino spirituale individuale; questi sono di aiuto anche alla assemblea. Gesù in questi passaggi sta come istruendo chi ascolta e si rivolge come un Maestro ai suoi allievi.

 

woman in white long sleeve shirt

Il ritmo della lettura deve essere lento e ben scandito, perché sono norme e citazioni fondamentali della “Torah” quindi deve essere chiaro a chi ascolta che non sono parole di Gesù, ma sta citando la Legge ebraica; quindi queste citazioni vanno lette con tono autorevole, come un mentore che richiama le regole importanti per la progressione spirituale di chi ascolta.

Le pause vanno usate dopo ogni citazione per separare queste dalle parole di Gesù e dello scriba. Sarebbe meglio diversificare l’inflessione e il volume tra queste tre figure lo scriba, Gesù che cita e Gesù che pronuncia i suoi consigli.

Il linguaggio del corpo sarà con la testa chinata alla lettura sul libro nei momenti delle citazioni mentre, nel momento conclusivo finale, meglio rallentare molto il ritmo e proiettare il contatto visivo verso l’Assemblea con un atteggiamento benevolo ma autorevole.

1 Lettera ai Corinzi 12, 27-31

Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.

 

S. Paolo ricorda che Dio ha stabilito nella comunità cristiana tre ministeri fondamentali per la sua nascita e crescita: apostoli, profeti, maestri. Ma ognuno ha il suo dono per l’edificazione di tutti.

Lo fa ponendo delle domande che provocano e mettono in moto il ragionamento razionale per arrivare ad una conclusione spirituale.

Il Lettore deve capire il contesto: se la domanda si aspetta una risposta concreta o serve per stimolare una risposta mentale, o se è una domanda retorica dove la risposta è già scontata.

Nelle letture con “domande” il tono deve essere “deciso” poiché ci si aspetta una risposta verbale o mentale da chi ascolta; ma anche ci può essere una intonazione sottilmente ironica.

Il ritmo iniziale parte con una affermazione decisa, quindi con ritmo moderato che afferma lo stato delle cose nella Chiesa.

Nelle domande il ritmo rallenta, per scandire e separare da pause ogni domanda e con un ritmo in crescendo graduale fino alla domanda… “tutti le interpretano?”. In questo punto una pausa anticipatoria della risposta che crea attenzione alla soluzione che viene dopo.

Enfatizzare le parole, apostoli, profeti, maestri. Nelle domande enfatizzare ancora con un volume piu alto apostoli, profeti, maestri, e dopo una pausa ripartire con un crescendo di ritmo di volume e di tonalità.

Il volume iniziale sarà medio e affermativo ma successivamente considerare un crescendo di volume per affermare una maggiore autorità e una decisa convinzione nelle affermazioni, anche se sono in forma di domanda.

Il linguaggio non verbale potrebbe usare una piccola inclinazione della testa per suggerire un tono ironico, accompagnato da una leggera alzata di spalle al momento delle domande; per poi concludere con lenta velocità e tono più basso ma deciso e agganciando un contatto visivo sull’ultima frase “…desiderate…” per guardare diverse persone dell’Assemblea come una esortazione personale e un invito che viene proprio da Dio per mezzo di San Paolo.

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui:

Esercitazioni finali ed Esempi – Prima Parte

Esercitazioni finali ed Esempi – Prima Parte

Pillole dal Libro: LA BOCCA DI DIO  di  Marilena Marino

Per concludere in questa parte ho elencato alcuni esempi di interpretazione di alcune Parole della Bibbia.

Queste sono solo indicazioni di come andrebbe approfondita e studiata ogni parola, anche preparata nel modo migliore per consegnarla all’Assemblea in maniera che fruttifichi.

Sono certamente solo alcuni esempi e i vari suggerimenti inseriti in ogni Parola sono certamente personali, un suggerimento che deve essere di stimolo a trovare la propria modalità di applicazione pratica.

Non considerare queste indicazioni come uniche! Sono solo un possibile approccio per capire come avvicinarsi al brano da leggere e sviluppare una procedura di approfondimento ed interpretazione assolutamente personale.

 

Lettera agli Efesini 2, 19-22

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

 

Gesù fa una rivelazione sconvolgente: anche i pagani ora mediante il battesimo sono diventati concittadini dei santi, membri del popolo di Dio, e appartengono alla Chiesa.

Quindi il tono generale deve avere un sapore di promessa, ma anche autorità mista a gioia. La sorpresa per questa Rivelazione. L’annuncio sarà con ritmo lento perché è una cosa da capire bene, mai sentita prima. Ogni frase deve avere delle pause di separazione per dare tempo di comprendere i concetti. Usare una enfasi nei punti più solenni.

Enfatizzare i pronomi “voi” per rendere partecipe l’Assemblea e che questo messaggio è per ognuno di loro.

Il volume sonoro deve essere ben forte e autorevole. L’atteggiamento del corpo deve essere sincero e con un leggero sorriso di buona notizia; guardando col contatto visivo l’Assemblea su ogni fine delle frasi chiave, ma anche sui pronomi “voi”.

Salmo 37, 5-6

Affida al Signore la tua via,

confida in lui ed egli agirà:

farà brillare come luce la tua giustizia,

il tuo diritto come il mezzogiorno.

 

Questi versetti contengono una promessa che Dio fa al suo popolo, ma anche il simbolo dei beni che la benedizione e la protezione di Dio accordano a chi è fedele. Quindi una esortazione all’attenzione, un avvertimento.

Il ritmo deve essere lento ma serio, concentrato, la rivelazione di un grande segreto per la vita di chi ascolta; quindi spezzare molto con le pause. Il tono deve essere basso, con un volume basso come a suggerire un segreto importante.

Il contatto visivo sui pronomi “tuo” sottolineando che è una cosa che riguarda ognuno di loro; le sopracciglia alzate, viso rilassato e rasserenato dall’aiuto del Signore.

 

 

woman in white long sleeve shirt

Lettera agli Ebrei 2, 14-18

Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

In questa lettera c’è una rivelazione un pò complicata riguardo all’incarnazione di Gesù e altri concetti forti, queste letture sono abbastanza lunghe e dense da assimilare. Ogni frase è collegata e presenta un ragionamento che va seguito progressivamente, richiedono enfasi in alcune frasi importanti. È determinante che l’Assemblea riesca a distinguere le varie parti e seguire il ragionamento che viene presentato.

In questa lettura complessa usare un tono comprensivo, paziente e compassionevole. Il ritmo deve essere lento perché chi ascolta abbia il tempo di assorbire i vari concetti forti che vengono enunciati.

Le letture più lunghe hanno bisogno di variare il ritmo per distinguere i vari elementi e per rendere meno monotono il flusso delle parole. Meglio fare delle pause tra le varie frasi forti o seguendo i suggerimenti della punteggiatura; le pause sono importanti per dare tempo a chi ascolta di comprendere bene ogni frase e concetto in modo da essere pronto per i passaggi successivi. Usare anche l’enfasi per evidenziare parole importanti. Il contatto visivo va utilizzato durante le pause o nei momenti più significativi delle frasi, mantenendo un aspetto del viso compassionevole e fiducioso nelle idee che vengono presentate.

 

Esodo 32, 10

Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione.


Il Signore ammonisce Mosè riguardo alla dura cervice del popolo che non obbedisce e non si sottomette mettendo in contrasto quelli che non obbediscono da quelli che invece lo ascoltano.

Il confronto va presentato con ritmo lento e un tono che diventa negativo nelle frasi di disprezzo e rassicuratore e moderato nelle frasi positive. Una pausa va usata nella seconda parte “…invece…” per sottolineare e potenziare il contrasto. Nella parola “invece” ci sarà enfasi per rimarcare il positivo della ammonizione; mentre la tonalità sarà più bassa nella zona negativa e più luminosa e alta per evidenziare la parte desiderabile della promessa del Signore.

Stessa cosa anche per il volume delle due parti in contrasto, cioè più basso per la parte negativa e più alto per quella positiva. Stesso contrasto va comunicato con il linguaggio non verbale del corpo: il contatto visivo assente nella prima parte e vivo contatto all’Assemblea nella promessa del Signore, come per sottolineare che la stessa promessa la sta facendo “oggi” a chi ascolta.

L’espressione del viso può partire con sopracciglia accigliate e piccoli scuotimenti della testa in segno di disappunto, per concludersi nella parte finale con sopracciglia inarcate, e accenno di sorriso luminoso per esprimere la desiderabilità della promessa.

 

  "Questo libro è dedicato a tutte le persone che desiderano imparare ad avere profonda consapevolezza delle PAROLE della Bibbia e riuscire a proclamarle con autorevolezza e sicurezza"
Racchiude 35 anni di esperienza nella Chiesa condensati in 430 pagine di puro valore. 
Non perdertelo per niente al mondo!"

Questo articolo è stato estratto dal libro “La Bocca di Dio” di Marilena Marino. 
Se anche tu vuoi ricevere il libro, clicca qui: