Madonna di Fatima-Totuus Tuus

Madonna di Fatima-Totuus Tuus

Riflessioni Dedicate al Mese mariano di Maria

San Giovanni Paolo II: “Desidero che ognuno Le dica: Totus tuus”

Il lungo pontificato di papa Wojtyla ha conferito una veste di “universalità” alla devozione mariana. Unendo “intuito soprannaturale” e “spirito profetico”, il Papa polacco ha saputo svelare ai cristiani del nostro tempo il “segreto di Maria”.

Il motto “Totus tuus”, che si trova nella forma “tuus totus” nel Trattato della vera devozione a Maria (n. 216) del Montfort, ripetutamente letto dal giovane Karol Wojtyla, è attinto da san Bonaventura.

La formula, ancora prima, si trova nella tradizione francescana a partire da san Francesco che lo usa nell’esperienza delle stimmate a La Verna. Il Santo di Assisi si rivolge a Dio dicendo: «Signor mio, io sono tutto tuo, tu sai bene che io non ho altro che la tonica e la corda e li panni di gamba, e anche queste tre cose sono tue» (1).

È il concetto di povertà totale che si esprime nella totale appartenenza a Dio e che si svilupperà nella duplice via indicata da san Francesco: la sequela di “Cristo e Maria”. San Bonaventura poi, nel Psalterium Beatae Mariae Virginis, precisa questa espressione nei confronti della Vergine: «Tuus totus ego sum, Domina, salvum me fac» (Salmo 118); «Tuus totus ego sum: et omnia mea tua sunt, Virgo super omnia benedicta» (Cantico, 8) (2).

Ebbene: papa Giovanni Paolo II († 2005) è stato senza dubbio, in modo eminente, uno di coloro che hanno scoperto il “segreto di Maria” – di cui parla il Montfort – annunciandolo, in veste di Pastore della Chiesa universale, all’orbe cattolico con l’esempio prima che con la parola.

E qui sta l’importanza della figura e del ruolo di san Giovanni Paolo II: non tanto l’approfondimento ma la diffusione, tanto che si può dire che la consacrazione a Maria, intesa come affidamento, abbandono fiducioso nelle mani della Madre celeste e docile obbedienza alla sua volontà, è stata senza dubbio la “chiave pastorale” da lui usata per raggiungere l’obiettivo da lui annunciato all’alba del terzo Millennio: la santità come vocazione e impegno di ogni cristiano, di tutta la Chiesa.

Così in lui, senza dubbio, si può riscontrare intuito soprannaturale e spirito profetico perché ha compreso, nel suo ruolo di guida spirituale dell’umanità affidatogli dalla Provvidenza, la carica salvifica e santificatrice della donazione sincera a Maria e ha cercato di far comprendere ai cristiani quel ruolo determinante che Lei, Mediatrice di ogni grazia, detiene in vista del fine ultimo, la santificazione e la salvezza di tutti.È stato scritto non a torto che

«se gli ultimi papi hanno parlato in termini positivi della consacrazione mariana, Giovanni Paolo II ne ha fatto uno dei punti programmatici qualificanti del suo pontificato. Sia con gesti che con discorsi, egli ha realizzato il motto del suo stemma episcopale “Totus tuus” (3). […]. In papa Wojtyla convergono molti apporti dei secoli precedenti, soprattutto di Montfort e di padre Kolbe, che egli utilizza liberamente secondo l’opportunità pastorale, senza legarsi ad una presentazione stereotipa. Ciò spiega la varietà di linguaggio cui ricorre per spiegare o esprimere i contenuti del rapporto di totale appartenenza e disponibilità a Maria: affidare, consacrare, offrire, dedicare, raccomandare, mettere nelle mani, impegnarsi, servire, affidare-affidamento seguito da consacrare-consacrazione.

Per papa Giovanni Paolo II consacrarsi a Maria comporta l’accostarsi alla grazia salvifica perché è da Lei che viene amministrato e offerto al mondo il tesoro dei meriti redentivi di Gesù e anche suoi.

Questo concetto esprimeva per esempio a Fatima, pellegrino nel 1982:

MADONNA DI FATIMA

«Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, tramite l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente zampilla ininterrottamente con la redenzione e con la grazia» (5).

Tra i numerosi discorsi di papa Giovanni Paolo II sulla consacrazione-affidamento a Maria, vibrante fu quello in Cile nel 1987:

«Desidero che tutto il popolo, con voce unanime, possa dire alla Vergine Maria, come le dico io: “Totus tuus” (6): Tutto tuo sono, o Maria! La Vergine di Nazareth, la piena di grazia che si consacrò interamente alla volontà del Padre, ci esorta a vivere in unione con Lei e a iniettare le sue virtù e la sua fedeltà a Cristo in piena sintonia con il Vangelo, seguendo i suoi passi e meditando le sue parole, per renderle carne e vita nel mondo di oggi. In tal modo Dio continuerà a penetrare profondamente nella storia degli uomini come fece mediante l’Incarnazione del Verbo, per opera dello Spirito Santo, con la cooperazione di Maria» (7).

La consacrazione a Maria segna e deve segnare sempre di più la spiritualità del nostro tempo. Dobbiamo consacrarci a Lei per affrettare l’avvento del Trionfo del Cuore Immacolato.

Perché? La risposta sta tutta qui: alla luce della teologia della consacrazione riassunta da san Luigi M. Grignion e san Massimiliano M. Kolbe, si evince che gli uomini offrono concretamente alla Madonna il potere di agire con la sua onnipotente mediazione di grazia attraverso una devozione a Lei che sia ardente, profonda, ricca di sostanza teologica. Non esistendo devozione mariana che più risponda a queste caratteristiche della consacrazione, sarà appunto questa lo strumento eletto, più potente e più certo, della vittoria di Dio e dell’affermazione, in terra, del Trionfo del Cuore della Santissima Vergine.

Vale il principio enunciato dal Montfort nell’introduzione al “Segreto di Maria”: per trovare la grazia bisogna trovare Maria e per trovare Maria bisogna consacrarsi a Lei. Parafrasando, potremmo completare le connessioni proposte da san Luigi dicendo che per instaurare il Trionfo bisogna sconfiggere il serpente-drago; per sconfiggere il serpente-drago è necessario trovare la grazia; per trovare la grazia occorre trovare Maria; per trovare Maria, infine, bisogna consacrarsi a Lei.

È esperienza congiunta dei consacrati a Maria oggi che la consacrazione a Lei autenticamente vissuta inietta nell’anima, come suo “effetto collaterale”, una carica di militanza spirituale assolutamente necessaria, anzi urgente, nella situazione presente, per condurre a termine vittoriosamente la battaglia nella quale siamo catapultati.

Tornando alla necessità di consacrarsi alla Vergine Immacolata, concretamente è possibile farlo anche privatamente servendosi di uno dei numerosi corsi di preparazione che si trovano facilmente disponibili in rete. Ciò che davvero conta è che non cada nel vuoto il grande appello del Cielo agli uomini e elle donne del nostro tempo: «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» (la Madonna ai tre veggenti di Fatima).

di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Ideazione Progetto a cura di Marilena Marino Vocedivina.it

Beata Vergine Rosario

Beata Vergine Rosario

“Beata Vergine Rosario: la preghiera che illumina il cammino della fede.”

INTRODUZIONE
La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il titolo “Beata Vergine del Rosario” si riferisce specificamente alla devozione al Rosario, una preghiera che commemora i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa devozione è stata promossa in particolare dall’Ordine domenicano, che ha attribuito alla Vergine Maria la vittoria nella battaglia di Lepanto nel 1571. La Beata Vergine del Rosario è considerata una protettrice e un’intercessora potente per i fedeli che si rivolgono a lei con fede e devozione.

La storia del Rosario e la sua importanza nella devozione mariana

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che ha una lunga storia e una profonda importanza nella devozione mariana. Questa preghiera è centrata sulla meditazione dei misteri della vita di Gesù e della Beata Vergine Maria, e viene recitata utilizzando una serie di grani o perle che rappresentano le Ave Maria e i Padre Nostro.

La storia del Rosario risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera come un’arma spirituale contro l’eresia e come mezzo per la conversione dei peccatori. San Domenico obbedì alla richiesta della Madonna e iniziò a predicare il Rosario in tutta Europa.

Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici. Papa Pio V, nel 1571, attribuì la vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto alla recita del Rosario da parte dei fedeli. Questa vittoria fu considerata un segno della potenza e dell’intercessione della Vergine Maria, e il Papa istituì la festa di Nostra Signora della Vittoria, che in seguito fu rinominata Nostra Signora del Rosario.

Nel corso dei secoli successivi, il Rosario continuò a diffondersi e ad essere amato dai fedeli cattolici. Papa Giovanni Paolo II, nel suo pontificato, ha sottolineato l’importanza del Rosario come preghiera per la pace e per la famiglia. Ha anche introdotto i misteri luminosi, che si concentrano sulla vita pubblica di Gesù, per arricchire la meditazione durante la recita del Rosario.

La devozione al Rosario è profondamente radicata nella spiritualità cattolica. Questa preghiera offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. Attraverso la recita del Rosario, i fedeli possono riflettere sui misteri della fede e sperimentare la presenza di Dio nella loro vita.

Il Rosario è anche una preghiera che unisce i fedeli in comunione. Quando i cattolici recitano il Rosario insieme, si crea un senso di unità e di preghiera comune. Questa preghiera può essere recitata in famiglia, in parrocchia o in gruppi di preghiera, creando un legame spirituale tra i partecipanti.

La recita del Rosario può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana. Può essere un’occasione per staccarsi dal trambusto del mondo e per concentrarsi sulla presenza di Dio. Molti fedeli trovano conforto e consolazione nella recita del Rosario, e lo considerano un modo per trovare pace interiore e forza spirituale.

In conclusione, il Rosario è una preghiera amata e importante nella tradizione cattolica. La sua storia risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera. Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici, ed è considerato un mezzo per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. La recita del Rosario offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. È una preghiera che unisce i fedeli in comunione e può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana.

Come pregare il Rosario correttamente e i suoi benefici spirituali

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che si rivolge alla Beata Vergine Maria. Questa preghiera ha una lunga storia e una profonda spiritualità, ed è considerata un potente strumento per la meditazione e la contemplazione dei misteri della vita di Gesù.

Pregare il Rosario correttamente richiede una certa pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Iniziamo con il segno della croce e la recita del Credo. Questo ci aiuta a concentrarci e ad aprire il nostro cuore alla presenza di Dio. Poi recitiamo un Padre Nostro, tre Ave Maria e un Gloria al Padre. Questa sequenza viene ripetuta cinque volte, corrispondendo ai cinque misteri del Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi e luminosi.

I misteri gaudiosi ci invitano a meditare sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio. Questi misteri ci ricordano la gioia che possiamo trovare nella presenza di Dio nella nostra vita quotidiana.

I misteri dolorosi ci portano a riflettere sulla sofferenza di Gesù durante la sua passione e morte. Questi misteri ci invitano a unirci spiritualmente a Gesù nel suo dolore e a contemplare il suo amore infinito per noi. Ci ricordano anche che la sofferenza può avere un significato più profondo e può portarci più vicini a Dio.

I misteri gloriosi ci conducono alla risurrezione di Gesù e alla sua gloria. Questi misteri ci ricordano che la morte non ha l’ultima parola e che la speranza e la gioia possono sorgere anche dalle situazioni più difficili. Ci invitano a confidare nella promessa di Dio di una vita eterna con lui.

I misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002 e si concentrano sulla vita pubblica di Gesù. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla sua predicazione, i suoi miracoli e l’istituzione dell’Eucaristia. Ci aiutano a comprendere meglio il significato della nostra fede e ci incoraggiano a vivere in modo più autentico il Vangelo.

Pregare il Rosario regolarmente può portare molti benefici spirituali. Innanzitutto, ci aiuta a concentrarci e a trovare un momento di pace e silenzio interiore. La ripetizione delle preghiere ci aiuta a entrare in uno stato di meditazione e a lasciarci guidare dalla presenza di Dio.

Inoltre, il Rosario ci aiuta a riflettere sui misteri della vita di Gesù e a imparare da lui. Ci invita a contemplare il suo amore, la sua misericordia e la sua saggezza. Ci aiuta anche a riflettere sulla nostra vita e a chiedere a Dio di guidarci nel nostro cammino spirituale.

Infine, pregare il Rosario ci unisce alla comunità dei fedeli in tutto il mondo che pregano questa antica preghiera. Ci collega alla tradizione della Chiesa e ci ricorda che non siamo soli nella nostra fede.

In conclusione, pregare il Rosario correttamente richiede pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Questa preghiera ci invita a meditare e contemplare i misteri della vita di Gesù e ci porta molti benefici spirituali. Ci aiuta a trovare pace e silenzio interiore, a imparare da Gesù e a unirci alla comunità dei fedeli in tutto il mondo. Quindi, se stai cercando un modo per approfondire la tua vita spirituale, il Rosario potrebbe essere un’ottima scelta.

Le apparizioni mariane legate al Rosario e i messaggi della Beata Vergine Maria

La devozione al Rosario è una pratica molto diffusa nella Chiesa cattolica, e molte sono le apparizioni mariane che sono state legate a questa preghiera. Tra queste, una delle più famose è l’apparizione della Beata Vergine Maria a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo, nel 1917.

Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto ai pastorelli di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Ha anche rivelato loro tre segreti, di cui il terzo è stato reso pubblico solo nel 2000. Questo segreto riguardava la persecuzione della Chiesa e il tentativo di assassinio del Papa.

Ma Fatima non è l’unica apparizione mariana legata al Rosario. Ci sono molte altre apparizioni in tutto il mondo in cui la Madonna ha incoraggiato la preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione.

Ad esempio, a Lourdes, in Francia, la Beata Vergine Maria è apparsa a una giovane ragazza di nome Bernadette Soubirous nel 1858. Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto a Bernadette di pregare il Rosario e di fare penitenza per i peccatori. Ha anche rivelato a Bernadette di bere da una sorgente che avrebbe avuto proprietà curative. Questa sorgente è diventata famosa per le sue presunte proprietà miracolose e migliaia di pellegrini visitano Lourdes ogni anno per cercare guarigione e conforto spirituale.

Un’altra apparizione mariana legata al Rosario è avvenuta a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina, nel 1981. La Madonna è apparsa a sei giovani e ha chiesto loro di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Queste apparizioni sono ancora in corso e attirano migliaia di pellegrini ogni anno.

I messaggi della Beata Vergine Maria durante queste apparizioni sono spesso incentrati sulla preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La Madonna incoraggia i fedeli a pregare il Rosario quotidianamente e a meditare sui misteri della vita di Gesù e di Maria.

La preghiera del Rosario è una pratica molto antica nella Chiesa cattolica. Si basa sulla recita di una serie di preghiere, tra cui il Padre Nostro e l’Ave Maria, mentre si meditano i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questi misteri includono la nascita di Gesù, la sua morte in croce e la sua risurrezione.

La preghiera del Rosario è considerata una preghiera potente perché unisce la preghiera vocale con la meditazione sui misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa combinazione di preghiera e meditazione aiuta i fedeli a concentrarsi sulla presenza di Dio nelle loro vite e a chiedere la sua grazia e protezione.

In conclusione, le apparizioni mariane legate al Rosario sono un segno dell’amore e della misericordia di Dio per l’umanità. La Beata Vergine Maria ci invita a pregare il Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La preghiera del Rosario ci aiuta a concentrarci sulla presenza di Dio nelle nostre vite e a chiedere la sua grazia e protezione. Quindi, prendiamo l’esempio dei pastorelli di Fatima, di Bernadette a Lourdes e dei giovani a Medjugorje e dedichiamo del tempo ogni giorno per pregare il Rosario.

Il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come meditarli durante la preghiera

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che coinvolge la recitazione di una serie di Ave Maria e Padre Nostro. Ma cosa rende il Rosario così speciale? Qual è il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come possiamo meditarli durante la preghiera? Scopriamolo insieme.

I Misteri del Rosario sono divisi in quattro gruppi: i Misteri gaudiosi, i Misteri dolorosi, i Misteri gloriosi e i Misteri luminosi. Ogni gruppo rappresenta un momento significativo nella vita di Gesù e di Maria. I Misteri gaudiosi ci invitano a riflettere sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio.

I Misteri dolorosi ci portano a meditare sulla sofferenza di Gesù durante la sua Passione. Questi misteri includono l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, la flagellazione, la coronazione di spine, la via crucis e la crocifissione. Meditando su questi misteri, possiamo riflettere sul grande amore di Gesù per noi e sulla sua volontà di sacrificarsi per la nostra salvezza.

I Misteri gloriosi ci conducono alla gioia della Risurrezione di Gesù e dell’Ascensione al cielo. Questi misteri includono la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione, la discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione di Maria al cielo e l’incoronazione di Maria come Regina del cielo e della terra. Meditando su questi misteri, possiamo rallegrarci per la vittoria di Gesù sulla morte e sulla promessa della vita eterna.

Infine, i Misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla vita pubblica di Gesù, compresi il suo battesimo nel fiume Giordano, il suo primo miracolo alle nozze di Cana, l’annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione e l’Istituzione dell’Eucaristia. Meditando su questi misteri, possiamo approfondire la nostra comprensione del ministero di Gesù e della sua presenza reale nell’Eucaristia.

Durante la preghiera del Rosario, è importante non limitarsi a recitare le preghiere meccanicamente, ma cercare di meditare sui Misteri. Ci sono diverse tecniche che possono aiutarci in questo processo. Ad esempio, possiamo immaginare le scene dei Misteri nella nostra mente, cercando di visualizzare i dettagli e di immergerci nella storia. Possiamo anche riflettere sul significato spirituale di ogni Mistero e su come possiamo applicarlo alle nostre vite.

Le frasi di transizione sono un ottimo modo per guidare il lettore attraverso l’articolo. Ad esempio, possiamo utilizzare espressioni come “inoltre”, “in aggiunta a ciò”, “inoltre”, “in conclusione” per collegare le diverse sezioni dell’articolo. Questo aiuta a mantenere il flusso del testo e a rendere l’articolo più coerente.

In conclusione, i Misteri del Rosario hanno un significato simbolico profondo e meditarli durante la preghiera può arricchire la nostra esperienza spirituale. Ogni gruppo di Misteri ci invita a riflettere su un aspetto diverso della vita di Gesù e di Maria, e ci offre l’opportunità di approfondire la nostra fede e la nostra relazione con Dio. Quindi, la prossima volta che pregherai il Rosario, prenditi il tempo per meditare sui Misteri e lascia che la loro bellezza e profondità ti guidino nella preghiera.

Conclusione

La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il Rosario è una preghiera che si recita meditando sui misteri della vita di Gesù e della Vergine Maria. La devozione al Rosario è diffusa in tutto il mondo e molti credenti trovano conforto e ispirazione attraverso questa pratica spirituale. La Beata Vergine del Rosario è considerata un modello di fede e di devozione per i fedeli cattolici.

La Madonna del Rosario è festeggiata il 7 ottobre. Nata dal ricordo di una vittoria militare cristiana, questa festa divenne un momento fondamentale nel culto della Vergine e nella pratica del Rosario

Ottobre è il mese del Rosario, ed è impossibile parlarne senza soffermarci sulla figura della Madonna, che di questa devozione molto amata è simbolo e ispiratrice. Infatti fu lei stessa a consegnare nel 1208 il primo Rosario a San Domenico da Guzman, padre fondatore dei frati domenicani, indicandolo come l’arma più efficace contro le eresie e come strumento di fede e conversione non violenta. La Madonna del Rosario è diventata nel tempo una delle raffigurazioni più ricorrenti di Maria Vergine, soprattutto dopo la Controriforma. L’apparizione a San Domenico ha dato anche origine al culto della Madonna del Rosario, ricordata dalla Chiesa il 7 ottobre, giorno in cui, nel 1571, ebbe luogo la Battaglia di Lepanto, in cui la flotta della Lega Santa sconfisse quella dell’Impero ottomano.

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Ottobre: il mese del Santo Rosario
Che cosa lega il mese autunnale con quella che è forse la forma devozionale più importante e diffusa al mondo? Ottobre…

Anche l’iconografia della Beata Vergine Maria del Rosario è inconfondibile: ammantata da una luminosa veste azzurra, con una corona del Rosario tra le mani, spesso con il Bambino tra le braccia, Maria è affiancata da San Domenico di Guzman e Santa Caterina da Siena.

Uno dei principali centri del culto della Madonna del Rosario è il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, dove ogni anno milioni di devoti da ogni parte del mondo si recano in pellegrinaggio per pregare la Madonna e invocare il suo intervento per una grazia. La prima pietra del Santuario venne posta l’8 maggio del 1876, e in quell’occasione viene recitata la supplica scritta da Bartolo Longo come atto d’amore e devozione per la Madonna del Rosario di Pompei. La stessa supplica viene recitata anche il 7 ottobre, giorno della festa della Madonna del Rosario.

La Madonna di Pompei

Il beato Bartolo Longo non fu solo l’autore della supplica alla Madonna di Pompei, ma anche un grande propagatore della devozione del Rosario. Pugliese di origine, visse nella seconda metà dell’800 e per molto tempo lavorò come avvocato, portando avanti idee anticlericali e la passione per lo spiritismo. Solo in un secondo tempo abbracciò la fede e aderì al Terzo Ordine di San Domenico. Sposò la contessa Marianna Farnararo De Fusco, ricchissima vedova della quale era divenuto amministratore dei beni e precettore per i figli. Mentre esplorava dei possedimenti che la moglie aveva presso Pompei udì una voce misteriosa che gli intimava di diffondere il Rosario, per ottenere la Salvezza. Ispirato da quella voce, Longo iniziò a predicare la devozione al Santo Rosario della Madonna di Pompei. Fu sempre lui a recuperare il quadro della Madonna del Rosario di Luca Giordano, che gli venne donato da suor Maria Concetta de Litala e al quale vennero attribuiti molti miracoli e un grande potere taumaturgico. Questo gli permise di raccogliere il denaro necessario per erigere il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Ben tre papi moderni si sono recati al Santuario di Pompei: Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Maria di Magdala- apostola degli apostoli

Maria di Magdala- apostola degli apostoli

Meditazioni Mese Maggio-Volti e Storie di Donne

È patrona dei penitenti e venerata anche dalla Chiesa d’Oriente. La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, la peccatrice «cui molto è stato perdonato perché molto ha amato», e Maria Maddalena o di Magdala, l’ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L’identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di San Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna. I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz’altra indicazione, come l’aggettivo “penitente”, hanno inteso celebrare la discepola alla quale Gesù apparve dopo la Risurrezione. È questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un’antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, e Maria Madre di Gesù.

I dipinti rappresentano un episodio del Vangelo secondo Giovanni conformemente alla iconografia tradizionale: l’ apparizione presso il sepolcro del Cristo risorto alla Maddalena piangente.

La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, la peccatrice «cui molto è stato perdonato perché molto ha amato», e Maria Maddalena o di Magdala, l’ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L’identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di San Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna. I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz’altra indicazione, come l’aggettivo “penitente”, hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione. È questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un’antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l’apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù. Papa Francesco ha elevato al grado di Festa la sua memoria.

“Apostola degli apostoli”, si deve a Tommaso d’Aquino il titolo riconosciuto a Maria Maddalena, il cui nome deriva da Magdala, il villaggio di pescatori, di cui era originaria, sulla sponda occidentale del lago Tiberiade. Di lei racconta l’evangelista Luca, nel capitolo 8: Gesù andava per città e villaggi annunciando la buona notizia del regno di Dio e c’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità e li servivano con i loro beni. Fra loro vi era “Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni”.

“- Maria: Tu ami mio figlio, vero? Devi essere preparata, come me.
– Maria Maddalena: A cosa?
– Maria: A perderlo. ”

Maria la madre di Gesù certamente viveva per Gesù, Maria di Magdala invece viveva grazie a Gesù. A lei è stato dato di fare quell’esperienza che alcuni nella propria vita fanno per straordinaria grazia: risalire, grazie a qualcuno, dall’ombra di morte, dal non senso, dall’essere preda del nulla, a una vita che conosce l’essere amati e l’amare. La Maddalena, infatti, è amata da Gesù e ama a sua volta Gesù, verso il quale si sente debitrice. Ecco perché il suo pianto è quello dell’amata-amante che ha perduto il suo amato-amante, come avviene nel Cantico dei cantici, dove la ragazza di notte cerca il suo amato, si alza, con audacia vaga nel buio per cercarlo, interroga le guardie notturne, e poi finalmente lo trova nel suo giardino (cf. Ct 3,1-4). E così avviene in quell’aurora primaverile, sul monte degli aromi (cf. Ct 2,17; 8,14), là dove c’era un giardino, luogo della sepoltura di Gesù.

Tra le lacrime, Maria risponde ai due angeli che l’hanno interrogata sul suo pianto: “‘Hanno portato via il mio Signore, e non so dove l’abbiano posto’. Detto questo, si voltò indietro (estráphe eis tà opíso)”, dando inizio al dialogo con un altro personaggio, questa volta umano. Il suo voltarsi indietro ha un valore simbolico: Maria rilegge tutta la sua vita con Gesù, fa anamnesi del suo rapporto carico di amore con lui e quindi continua a piangere anche per la nostalgia per ciò che è stato e non potrà più ritornare. Nel suo dolore, si volta indietro, non guarda più la tomba né gli angeli, ma scorge un uomo, il quale le pone la medesima domanda: “Donna, perché piangi?”. Come Gesù pianse per Lazzaro morto (cf. Gv 11,35), così Maria piange per Gesù morto. Piange per amore e per dolore dell’amore, e non affatto i suoi peccati: Maria è la sola che piange per Gesù! È solo Pietro l’icona evangelica che piange i suoi peccati, la sua orrenda viltà, il suo amore breve come la rugiada del mattino (cf. Os 6,4). Pietro non piange su Gesù ma su di sé, per aver tradito l’amico (cf. Mc 14,72 e par.). Sì, Pietro dovrebbe essere icona del pentimento cristiano e Maria Maddalena icona dell’amore per Gesù!

Maria, pensando che colui che ora ha di fronte sia il giardiniere, il custode di quel giardino in cui Gesù era stato seppellito da Giuseppe di Arimatea e da Nicodemo, gli risponde: “Signore, se lo hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto, e io andrò a prenderlo”. Ma quell’uomo, che è Gesù, le chiede anche: “Chi cerchi?”, domanda analoga a quella da lui posta ai due discepoli del Battista: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38: le sue prime parole nel quarto vangelo!). In questo interrogativo c’è qualcosa che per Maria non è nuovo, perché è la domanda essenziale che Gesù poneva a chiunque volesse diventare suo discepolo: cercare è la condizione specifica del discepolo. A quel punto Gesù, con il suo volto contro il volto di Maria, le dice: “Mariám!”, la chiama per nome, e subito lei, “voltandosi” (strapheîsa) nuovamente verso di lui, il Gesù glorificato, è pronta a riconoscerlo e a dirgli: “Rabbunì, mio maestro!”. Quante volte era avvenuto quel dialogo tra lei e Gesù: lei, la pecora perduta ma ritrovata da Gesù (cf. Mt 18,12-14; Lc 15,4-7), chiamata per nome, riconosce la voce del pastore (cf. Gv 10,3-4). “Maria!”, una nuova chiamata, e, subito dopo, un invito: “Cessa di toccarmi”, cioè stacca le tue mani da me, perché non c’è più possibilità di incontro tra corpi come prima, essendo ormai il corpo di Gesù risorto nel seno del Padre. Maria, che poteva dire di essere tra quelli che “avevano udito, visto con i loro occhi, contemplato e toccato con le loro mani la Parola della vita” (cf. 1Gv 1,1), ora deve credere e amare Gesù in modo altro: il suo amore non muore, non verrà meno, ma altro è il modo in cui ora Maria deve amare Gesù! Si era voltata indietro verso il suo passato, ma ora, chiamata da Gesù, si volta verso di lui, il Risorto, senza più nostalgia del tempo precedente il suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Gv 13,1).

Gli equivoci sulla sua identità: non era una meretrice
Come insegna l’esegesi biblica, l’espressione ‘sette demoni’ poteva indicare un gravissimo male fisico o morale, che aveva colpito la donna e da cui Gesù l’aveva liberata. Nel capitolo 7 del Vangelo di Luca, si narra la storia della conversione di un’anonima “peccatrice nota in quella città”, che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli”. Così, senza nessun reale collegamento testuale, Maria di Magdala è stata identificata con quella peccatrice senza nome.  Ma c’è un ulteriore equivoco, spiega il cardinale Ravasi, l’unzione con l’olio profumato è un gesto che è stato compiuto anche da Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, in una diversa occasione, di cui riferisce l’evangelista Giovanni. E così, Maria di Magdala da alcune tradizioni popolari verrà identificata proprio con questa Maria di Betania, dopo essere stata confusa con la meretrice di Galilea.

Sotto la croce  
Maria Maddalena compare ancora nei Vangeli nel momento più terribile e drammatico della vita di Gesù, quando lo accompagna al Calvario e insieme ad altre donne rimane ad osservarlo da lontano. Ed è presente ancora quando Giuseppe d’Arimatea depone il corpo di Gesù nel sepolcro, che viene chiuso con una pietra. Ed è lei che dopo il sabato, al mattino del primo giorno della settimana torna al sepolcro e scopre che la pietra è stata tolta e corre ad avvisare Pietro e Giovanni, i quali, a loro volta, correranno al sepolcro scoprendo l’assenza del corpo del Signore.

L’incontro con il Risorto  

Mentre i due discepoli fanno ritorno a casa, Maria Maddalena rimane, in lacrime. Qui ha inizio un percorso che dall’incredulità si apre progressivamente alla fede. Chinandosi verso il sepolcro scorge due angeli e dice loro di non sapere dove sia stato posto il corpo del Signore. Poi, volgendosi indietro, vede Gesù ma non lo riconosce, pensa sia il custode del giardino e quando Lui le chiede il motivo di quelle lacrime e chi stia cercando, lei risponde: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù allora la chiama per nome: “Maria!” E lei voltandosi risponde: “Rabbunì!”, che in ebraico significa: “Maestro!”. Gesù le consegna quindi una missione: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò quindi ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore! e anche ciò che le aveva detto” (cf. Gv 20).

E’ lei che proclama Gesù come Colui che ha vinto la morte
Maria Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarlo come Colui che ha vinto la morte, la prima apostola ad annunciare il gioioso messaggio centrale della Pasqua. Quando il Figlio di Dio entra nella storia, questa donna è fra coloro che maggiormente lo amarono, dimostrandolo. Quando giunse il tempo del Calvario, Maria Maddalena era insieme a Maria Santissima e a San Giovanni, sotto la Croce. Non fuggì per paura come fecero i discepoli, non lo rinnegò per paura come fece il primo Papa, ma rimase presente ogni ora, dal momento della sua conversione, fino al Santo Sepolcro.

Il 3 giugno 2016 la Congregazione per il Culto Divino ha pubblicato un decreto con il quale, «per espresso desiderio di papa Francesco», la celebrazione di santa Maria Maddalena, che era memoria obbligatoria, viene elevata al grado di festa. Il Papa ha preso questa decisione «per significare la rilevanza di questa donna che mostrò un grande amore a Cristo e fu da Cristo tanto amata», ha spiegato il segretario del Dicastero, l’arcivescovo Arthur Roche. Ma chi era Maria Maddalena, che Tommaso d’Aquino definì «apostola degli apostoli»? 

La Festa di Maria Maddalena
Per volontà di Papa Francesco, la memoria obbligatoria di Maria Maddalena, è stata elevata al grado di Festa, il 22 luglio 2016, per significare la rilevanza di questa fedele discepola di Cristo.

Magdala

Nei Vangeli si legge che era originaria di Magdala, villaggio di pescatori sulla sponda occidentale del lago di Tiberiade, centro commerciale ittico denominato in greco Tarichea (Pesce salato). Qui, negli anni Settanta del Novecento è stata condotta un’estesa campagna di scavi dai francescani dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme: è venuta alla luce una vasta porzione del tessuto urbano comprendente, fra gli altri, una grande piazza a quadriportico, una villa mosaicata e un completo complesso termale. Con successivi scavi i francescani hanno riportato alla luce anche importanti resti di strutture portuali. In un’area adiacente, di proprietà dei Legionari di Cristo, una campagna di scavi avviata nel 2009 ha invece permesso di rinvenire la sinagoga cittadina, una delle più antiche scoperte in Israele: per la sua posizione, sulla strada che collega Nazaret e Cafarnao, si ritiene che probabilmente sia stata frequentata da Gesù.

Gli equivoci sull’identità 
Maria Maddalena fa la sua comparsa nel capitolo 8 del Vangelo di Luca: Gesù andava per città e villaggi annunciando la buona notizia del regno di Dio e c’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità e li servivano con i loro beni. Fra loro vi era «Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni». Come ha scritto il cardinale Gianfranco Ravasi, «di per sé, l’espressione [sette demoni] poteva indicare un gravissimo (sette è il numero della pienezza) male fisico o morale che aveva colpito la donna e da cui Gesù l’aveva liberata. Ma la tradizione, perdurante sino a oggi, ha fatto di Maria una prostituta e questo solo perché nella pagina evangelica precedente – il capitolo 7 di Luca – si narra la storia della conversione di un’anonima “peccatrice nota in quella città”, che aveva cosparso di olio profumato i piedi di Gesù, ospite in casa di un notabile fariseo, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli». Così, senza nessun reale collegamento testuale, Maria di Magdala è stata identificata con quella prostituta senza nome. 
Ma c’è un ulteriore equivoco: infatti, prosegue Ravasi, l’unzione con l’olio profumato è un gesto che è stato compiuto anche da Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, in una diversa occasione (Gv 12,1-8). E così, Maria di Magdala «da alcune tradizioni popolari verrà identificata proprio con questa Maria di Betania, dopo essere stata confusa con la prostituta di Galilea».

La liberazione dal male 
Afflitta da un gravissimo male, di cui si ignora la natura, Maria Maddalena appartiene dunque a quel popolo di uomini, donne e bambini in molti modi feriti che Gesù sottrae alla disperazione restituendoli alla vita e ai loro affetti più cari. Gesù, nel nome di Dio, compie solo gesti di liberazione dal male e di riscatto della speranza perduta. Il desiderio umano di una vita buona e felice è giusto e appartiene all’intenzione di Dio, che è Dio della cura, mai complice del male, anche se l’uomo (fuori e dentro la religione) ha sempre la tentazione di immaginarlo come un prevaricatore dalle intenzioni indecifrabili. 

Sotto la croce 
Maria Maddalena compare ancora nei Vangeli nel momento più terribile e drammatico della vita di Gesù. Nel suo attaccamento fedele e tenace al Maestro Lo accompagna sino al Calvario e rimane, insieme ad altre donne, ad osservarlo da lontano. È poi presente quando Giuseppe d’Arimatea depone il corpo di Gesù nel sepolcro, che viene chiuso con una pietra. Dopo il sabato, al mattino del primo giorno della settimana – si legge al capitolo 20 del Vangelo di Giovanni – torna al sepolcro: scopre che la pietra è stata tolta e corre ad avvisare Pietro e Giovanni, i quali, a loro volta, correranno al sepolcro scoprendo l’assenza del corpo del Signore.

L’incontro con il Risorto 
Mentre i due discepoli fanno ritorno a casa, lei rimane, in lacrime. E ha inizio un percorso che dall’incredulità si apre progressivamente alla fede. Chinandosi verso il sepolcro scorge due angeli e dice loro di non sapere dove sia stato posto il corpo del Signore. Poi, volgendosi indietro, vede Gesù ma non lo riconosce, pensa sia il custode del giardino e quando Lui le chiede il motivo di quelle lacrime e chi stia cercando, lei risponde: «“Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”» (Gv 20,15-16). 
Il cardinale Carlo Maria Martini al riguardo commentava: «Avremmo potuto immaginare altri modi di presentarsi. Gesù sceglie il modo più personale e il più immediato: l’appellazione per nome. Di per sé non dice niente perché “Maria” può pronunciarlo chiunque e non spiega la risurrezione e nemmeno il fatto che è il Signore a chiamarla. Tutti però comprendiamo che quell’appellazione, in quel momento, in quella situazione, con quella voce, con quel tono, è il modo più personale di rivelazione e che non riguarda solo Gesù, ma Gesù nel suo rapporto con lei. Egli si rivela come il suo Signore, colui che lei cerca».
Il dialogo al sepolcro prosegue: Maria Maddalena, «si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e anche ciò che le aveva detto» (Gv 20, 16-18). 


La maternità della Maddalena 
«La Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarlo come Colui che ha vinto la morte, la prima apostola ad annunciare il gioioso messaggio centrale della Pasqua», osserva la teologa Cristiana Dobner, carmelitana scalza. «Ella esprime la maternità nella fede e della fede ossia quella attitudine a generare vita vera, una vita da figli di Dio, nella quale il travaglio esistenziale comune ad ogni uomo trova il suo destino nella risurrezione e nell’eternità promesse e inaugurate dal Figlio, «primogenito» di molti fratelli (Rom 8,29). Con Maria Maddalena si apre quella lunga schiera, ancor oggi poco conosciuta, di madri che, lungo i secoli, si sono consegnate alla generazione di figli di Dio e si possono affiancare ai padri della Chiesa: insieme alla Patristica esiste anche, nascosta ma presente, una Matristica. 
La decisione di Francesco è un dono bello, espressione di una rivoluzione antropologica che tocca la donna e investe l’intera realtà ecclesiale. L’istituzione di questa festa, infatti, non va letta come una rivincita muliebre: si cadrebbe stolidamente nella mentalità delle quote rosa. Il significato è ben altro: comprendere che uomo e donna insieme e solo insieme, in una dualità incarnata, possono diventare annunciatori luminosi del Risorto».

Nella storia dell’arte: la mirofora 
Maria Maddalena, nel corso dei secoli, è stata raffigurata principalmente in quattro modi: «Anzitutto – afferma monsignor Timothy Verdon, docente di storia dell’arte alla Stanford University e direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze – è spesso ritratta come una delle mirofore, le pie donne che la mattina di Pasqua si recarono al sepolcro portando gli unguenti per il corpo del Signore. Fra loro la Maddalena è riconoscibile per il fatto che, a partire dalla fine del Medioevo, viene raffigurata con lunghi capelli sciolti, spesso biondi: questo fa capire che gli artisti, secondo una tradizione affermatasi in Occidente (e non condivisa nell’Oriente cristiano), la identificavano con la donna peccatrice che aveva asciugato i piedi di Gesù con i propri capelli. I capelli lunghi sono quindi un’allusione a questo intimo contatto e alla condizione di prostituta: le donne per bene non andavano in giro con i capelli sciolti». 

La penitente 
Nell’arte del tardo Medioevo Maria Maddalena compare anche come penitente perché – spiega Verdon – secondo una leggenda ella era una grande peccatrice che, dopo la conversione e l’incontro con il Risorto, era andata a vivere come romitessa nel sud della Francia, vicino a Marsiglia, dove annunciava il vangelo: «Il culto della Maddalena penitente ha affascinato molti artisti, che l’hanno considerata il corrispettivo femminile di Giovanni Battista. In genere viene raffigurata con abiti simili a quelli del Battista oppure è coperta solo dai capelli. La bellezza esteriore l’ha abbandonata, il volto è segnato dai digiuni e dalle veglie notturne in preghiera, ma è illuminata dalla bellezza interiore perché ha trovato pace e gioia nel Signore. La statua della Maddalena penitente di Donatello, scolpita per il Battistero di Firenze, è un autentico capolavoro». 

L’addolorata 
Sovente la Maddalena è ritratta anche ai piedi della croce: una delle opere più significative, a giudizio di Verdon, è un piccolo pannello di Masaccio (esposto a Napoli) nel quale la Maddalena è ritratta di spalle, sotto la croce, le braccia protese a Cristo, i lunghi capelli biondi che cadono quasi a ventaglio su un enorme mantello rosso: «Un’immagine di forte drammaticità. Non di rado il dolore composto della Vergine è stato contrapposto a quello della Maddalena, quasi senza controllo. Si pensi ad esempio, alla Pietà di Tiziano, nella quale la donna avanza come volesse chiamare il mondo intero a riconoscere l’ingiustizia della morte di Gesù, che giace fra le braccia di Maria; oppure si pensi al celebre gruppo scultoreo di Niccolò dell’Arca, nel quale fra le molte figure la più teatrale è proprio quella della Maddalena che si precipita con la forza di un uragano verso il Cristo morto». 

Chiamata per nome 
Vi sono inoltre molte raffigurazioni dell’incontro con il Risorto: «Esemplari e magnifiche sono quelle di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, e del Beato Angelico nel convento di san Marco», conclude Verdon. «Maria Maddalena ha vissuto un’esperienza di salvezza profonda per opera di Gesù: quando si sente chiamata per nome in lei si accende il ricordo dell’intera storia vissuta con Lui: c’è tutto questo nell’iconografia della scena che chiamiamo “Noli me tangere”».


Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco hanno riproposto nella Chiesa cattolica la figura della Maddalena che il Vangelo ci offre: discepola, testimone, partecipe e collaboratrice nell’evangelizzazione con i 12, “apostola della nuova e più grande speranza”.

La sete di tutte le donne che cercano la Resurrezione. Ricordiamole come ricercatrici di un’unica sete.

Il forestiero - Adriano Celentano (Gesù e la Samaritana)

Idea progettazione a cura di Marilena Marino vocedivina.it

Maria nel teatro-una storia lunga secoli

Maria nel teatro-una storia lunga secoli

Meditazioni Mese mariano

Danzerò per te

La Madre di Dio affascina da sempre e anche il teatro si è ispirato alla sua figura. Nel XV secolo fiorirono dei filoni di rappresentazioni sacre, noti con il nome di “Miracoli” e “Misteri”, aventi appunto a tema i miracoli della Vergine o fatti centrali nella storia della salvezza come la Passione. Questo interesse è vivo anche ai giorni nostri, come mostra il dramma “Processo a Gesù” di Fabbri

Maria affascina, non c’è che dire. Maria parla. Maria agisce. Maria dovunque si trovi crea attorno a sé una forza, una carica di parole e gesti che rapiscono noi “spettatori”, così come ha rapito – nel corso dei secoli – l’immaginazione di tanti poeti, cineasti, scrittori, drammaturghi che hanno scritto su di lei pagine e pagine di letteratura. Maria vista, scritta, riletta dal Teatro. Cerchiamo di percorrere un viaggio attraverso le pagine più belle della scena drammaturgica che hanno visto la Madre di Dio come protagonista.

Il XV secolo vede fiorire nel panorama scenico i “drammi liturgici” o “drammi religiosi”, derivati proprio dalla liturgia dell’epoca, e non poteva certo mancare Maria. Il suo nome è stato legato a una speciale tipologia di rappresentazione, chiamata “Miracoli”. L’oggetto di questa scrittura teatrale furono proprio i miracoli che la Beata Vergine aveva compiuto in quell’epoca. Ci sono pervenuti 42 esempi di questi componimenti drammatici, in cui la Madonna salva o consola – attraverso interventi soprannaturali – gli innocenti e i provati dal dolore o da ogni sorta di sofferenza. Storie di peccatori che trovano in Maria la via di redenzione o, ancora, di quando la misericordia della Vergine risparmia dalla pena capitale – ad esempio, nel dramma “Frau Jetten” del 1480 – una donna ambiziosa che voleva ricoprire alte cariche ecclesiastiche e che, una volta scoperta per i suoi intrighi, era stata condannata a morte.

Ma non solo “Miracoli”. Il XV secolo – periodo fiorente per il teatro a carattere sacro – è stato anche il secolo dei “Misteri”, altro filone di rappresentazioni sacre. I dialoghi erano scritti per un pubblico molto vasto e raccontavano storie e leggende che avevano nutrito la credenza popolare. Le rappresentazioni prevedevano soggetti dove il reale e il sovrannaturale si mischiavano, temi tratti soprattutto dalla Bibbia. Il più noto? La Passione di Cristo. Una testimonianza importante la troviamo nella cosiddetta Passione di Valenciennes, in cui Maria occupa un ruolo importante: in questa rappresentazione, infatti, coesistono la casa della Madonna per l’Annunciazione, il Tempio della Presentazione, il Palazzo di Erode, il Paradiso e l’Inferno. Un testo, potremmo dire, diverso dagli altri: “al posto” della canonica Passione dei Vangeli, ci troviamo di fronte a una sequela originale di episodi. Certamente da evidenziare quello “spazio scenico” della Casa di Nazareth, dichiaratamente simbolica! In Spagna abbiamo i Misteri d’Elx: una rappresentazione teatrale lirico-religiosa, divisa in due atti, riguardante l’assunzione e incoronazione della Vergine Maria.

Un capitolo a parte merita la Donna de Paradiso di Jacopone da Todi, religioso e poeta italiano del Medioevo. Il genere letterario è la lauda – lode, canzone sacra in lingua volgare – che in Jacopone diventa qualcosa di più. Diviene un vero e proprio dialogo teatrale. La situazione “scenica” di Donna de Paradiso è quella del Golgota. Ecco i personaggi: Cristo in croce; Maria ai Suoi piedi; il popolo e il nunzio fedele (san Giovanni apostolo). Guardiamo Maria. Eccola in tutta la sua umanità. Non è lontana, ma è vicina ad ogni madre che disperatamente assiste alla morte del figlio, sapendo della sua innocenza. Quanta drammaticità racchiude la ripetizione di quel “Figlio”. Siamo al punto estremo dell’esistenza terrena dei due protagonisti, Maria e Gesù: “Figlio, l’alma t’è ‘scita,/ figlio de la smarrita,/ figlio de la sparita,/ figlio attossecato!/ Figlio bianco e vermiglio,/ figlio senza simiglio,/ figlio, a chi m’apiglio?”.

Riecheggiano in questi versi le lagrime dello Stabat Mater dolorosa che si ascolta nella Liturgia quaresimale. È tutta la vicenda umana a prendere il personaggio di Maria. Qualsiasi donna può ritrovarsi nel suo dolore. Questa, la grande novità di Jacopone.

Facciamo un salto di qualche secolo. Entra in scena una ragazza, Violaine, una giovane di fede profonda e gioiosa. Abbraccia, con impeto, Pierre de Craon, costruttore di cattedrali. A coglierla di sorpresa è la sorella, Mara. Pierre è lebbroso e il suo bacio contamina la giovane che è costretta a cedere il fidanzato Giacomo a Mara e ad allontanarsi da casa. Mara e Giacomo hanno una figlia che muore e nel momento del dolore Mara torna da Violaine, ormai cieca e ridotta allo stremo. Sa che può domandare tutto a Dio. Il piccolo cadavere nelle braccia di Violaine rivive e Mara, gelosa, spinge sotto un carro la sorella che muore. Storia interessante, ben scritta. Non c’è che dire! Ma Maria? Dov’è Maria in tutto questo? Questa vicenda, a una prima lettura, potrebbe sembrare poco inerente alla Madre di Gesù, è vero. Invece – e non è un caso che questo testo del poeta Paul Claudel, abbia per titolo L’annuncio a Maria (1912) – condensa, per metafora, la missione della Madonna. Ogni essere umano vive nel mondo per volontà di Dio, che ha affidato ad ognuno un compito specifico che concorre all’armonia del Creato.

Negli anni Cinquanta compare nel panorama teatrale italiano un testo particolare, divenuto ora un “classico”: è Processo a Gesù (1955) di Diego Fabbri, scrittore assai prolifico nelle tematiche religiose. Prendendo spunto da un incontro tenutosi a Gerusalemme (1933) tra alcuni giuristi anglosassoni, riunitisi per un “neoprocesso” a Cristo, Fabbri volle soffermarsi drammaturgicamente sulle “carte processuali” dell’Imputato, con tanto di testimoni. Fra quest’ultimi non poteva mancare Maria di Nazareth che viene chiamata a testimoniare, ovviamente, a favore del Figlio. Lo scrittore emiliano, illustrando il personaggio, evidenzia la sua doppia natura: umana e divina. Questa viene analizzata – con sottigliezza psicologica – in un nodo fondamentale della vita di Maria in relazione a Gesù, un nodo che rientra in quel Mistero su cui i testi evangelici ci lasciano poche, pochissime parole: “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2, 52).

Fabbri, in un breve monologo dell’attrice che impersona Maria, dice tutto: “Perché, vedete, quel che forse si stenta a capire, a credere è che nonostante quei segni meravigliosi (…), lui, per me, continuava ad essere un figlio vero, reale, proprio come può essere l’unico figlio di una madre qualunque. Io ve lo voglio proprio confidare: nonostante quei segni eccezionali, ci fu un momento in cui pensai che Gesù fosse un figlio come tutti. Ero in questo stato di materna soddisfazione, quando Gesù, un giorno, interrompendo un lavoro, mi dice: «Mamma, tessi una tunica nuova per me. Presto dovrò partire, e mi piace fare il viaggio con una nuova tunica rossa». Il tremore che mi diedero quelle poche, semplici parole fu più forte di quello che provai – fanciulla – alle parole e alla vista dell’Angelo Annunciatore. Non ebbi fiato per rispondere. Perché avevo capito. Capito tutto. Partiva. E quel giorno, quando si chiuse alle spalle la porta di casa, e sparì sotto, nel sentiero che scendeva, io piansi”.

È l’inizio della missione di Gesù Cristo nel mondo. E non parliamo, in questo caso, di finzione teatrale, bensì di realtà storica.

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Idea Progettazione a cura di Marilena Marino Vocedivina.it

Maria Madre della Misericordia

Maria Madre della Misericordia

Meditazione mese Mariano

“Siamo tutti figli della Madre della Misericordia: seguiamo il suo esempio.”

Introduzione

Papa Francesco, nella sua Lettera sulla Misericordia, ha concluso il suo pensiero rivolgendosi a Maria, la Madre della Misericordia.

Chi è Maria nella fede cattolica?

Papa Francesco, nella sua Lettera sulla Misericordia, ha fatto riferimento alla figura di Maria come Madre della Misericordia. Ma chi è Maria nella fede cattolica?

Maria è una figura centrale nella fede cattolica, venerata come la madre di Gesù Cristo. La sua figura è stata oggetto di devozione e preghiera per secoli, e la sua importanza nella fede cattolica è stata sottolineata da numerosi papi e santi.

Maria è stata scelta da Dio per diventare la madre di Gesù, e la sua accettazione di questo ruolo è stata un atto di grande fede e umiltà. La sua figura è stata descritta come un modello di virtù cristiana, e la sua vita è stata caratterizzata dalla preghiera, dalla compassione e dalla dedizione alla volontà di Dio.

Maria è stata anche oggetto di numerose apparizioni e rivelazioni, che hanno contribuito a rafforzare la sua importanza nella fede cattolica. Apparizioni come quelle di Lourdes e Fatima hanno ispirato milioni di fedeli in tutto il mondo, e la devozione a Maria è stata un elemento fondamentale della spiritualità cattolica per secoli.

La figura di Maria è stata anche oggetto di dibattito e controversia nella storia della Chiesa cattolica. Alcuni hanno criticato la devozione a Maria come un’interferenza nella relazione personale tra il fedele e Dio, mentre altri hanno sottolineato l’importanza della sua figura come mediatrice tra l’uomo e Dio.

Tuttavia, la maggior parte dei cattolici considera Maria come una figura centrale della fede, e la sua devozione è vista come un modo per avvicinarsi a Dio attraverso la preghiera e la meditazione.

La figura di Maria è stata anche oggetto di numerose opere d’arte e di musica, che hanno contribuito a diffondere la sua devozione in tutto il mondo. Opere come la Madonna di Michelangelo e la musica sacra di Bach hanno ispirato generazioni di fedeli, e la devozione a Maria è stata un elemento fondamentale della cultura cattolica per secoli.

In conclusione, la figura di Maria è stata una presenza costante nella fede cattolica per secoli, e la sua importanza è stata sottolineata da numerosi papi e santi. La sua devozione è vista come un modo per avvicinarsi a Dio attraverso la preghiera e la meditazione, e la sua vita è stata un modello di virtù cristiana. La figura di Maria è stata anche oggetto di dibattito e controversia nella storia della Chiesa cattolica, ma la maggior parte dei cattolici considera la sua figura come una fonte di ispirazione e di conforto nella loro vita spirituale.

Qual è il ruolo di Maria nella vita dei cristiani?

Papa Francesco, nella sua Lettera sulla Misericordia, ha sottolineato l’importanza di Maria nella vita dei cristiani. Egli ha affermato che il pensiero dei credenti si volge alla Madre della Misericordia, la quale rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la fede cristiana.

Maria è stata scelta da Dio per diventare la madre di Gesù, il Figlio di Dio. Questo ruolo così importante le ha conferito una posizione di rilievo nella storia della salvezza. Maria è stata la prima a credere nella parola di Dio e a metterla in pratica nella sua vita. La sua fede e la sua obbedienza hanno permesso l’incarnazione del Verbo di Dio nel suo grembo.

Il ruolo di Maria nella vita dei cristiani è quello di essere un modello di fede e di obbedienza a Dio. Lei ci insegna a credere nella parola di Dio e a metterla in pratica nella nostra vita quotidiana. Maria ci invita a seguire il suo esempio di umiltà e di disponibilità alla volontà di Dio.

Maria è anche la Madre della Chiesa. Questo titolo le è stato conferito dal Concilio Vaticano II nel 1964. Come Madre della Chiesa, Maria intercede per noi presso il suo Figlio e ci aiuta a crescere nella fede e nella santità. Lei è vicina a noi in ogni momento della nostra vita e ci sostiene con la sua materna protezione.

Maria è anche la Madre della Misericordia. Questo titolo le è stato conferito da Papa Francesco nel 2015. Come Madre della Misericordia, Maria ci insegna a essere misericordiosi come il Padre celeste. Lei ci invita a guardare al prossimo con gli occhi della misericordia e a fare del perdono e della riconciliazione un segno distintivo della nostra vita cristiana.

Il culto mariano è una pratica molto diffusa nella Chiesa cattolica. Maria è venerata come Madre di Dio e come Madre della Chiesa. Le preghiere rivolte a lei sono molte e variegate. Tra le più famose ci sono il Rosario, la Salve Regina e l’Ave Maria.

Il Rosario è una preghiera molto antica che consiste nella recita di una serie di Ave Maria e di Padre Nostro. Questa preghiera è molto diffusa tra i fedeli cattolici e viene recitata in diverse occasioni, come ad esempio durante il mese di ottobre, dedicato alla Madonna del Rosario.

La Salve Regina è una preghiera molto antica che invoca la protezione di Maria. Questa preghiera è molto amata dai fedeli cattolici e viene recitata in molte occasioni, come ad esempio durante le celebrazioni mariane.

L’Ave Maria è la preghiera più conosciuta e amata dai fedeli cattolici. Questa preghiera invoca la protezione di Maria e chiede la sua intercessione presso il Figlio. L’Ave Maria viene recitata in molte occasioni, come ad esempio durante il Rosario o durante le celebrazioni mariane.

In conclusione, il ruolo di Maria nella vita dei cristiani è quello di essere un modello di fede e di obbedienza a Dio. Lei ci insegna a credere nella parola di Dio e a metterla in pratica nella nostra vita quotidiana. Maria è anche la Madre della Chiesa e della Misericordia. Come Madre, lei ci protegge e ci sostiene con la sua materna intercessione. Il culto mariano è una pratica molto diffusa nella Chiesa cattolica e le preghiere rivolte a Maria sono molte e variegate.

Come la figura di Maria può aiutare a comprendere il concetto di misericordia?

Papa Francesco, nella sua Lettera sulla Misericordia, ha sottolineato l’importanza della figura di Maria nella comprensione del concetto di misericordia. Egli ha affermato che il pensiero si volge alla Madre della Misericordia, poiché Maria è stata la prima a sperimentare la misericordia di Dio.

Maria è stata scelta da Dio per diventare la madre di Gesù, il Figlio di Dio. Questa scelta è stata un atto di misericordia divina, poiché Maria non era una persona particolarmente importante o influente nella società dell’epoca. Tuttavia, Dio ha scelto di affidare a lei il compito di portare al mondo il Salvatore.

Maria ha accettato questo compito con umiltà e obbedienza, nonostante le difficoltà e le sfide che avrebbe dovuto affrontare. Ha dovuto affrontare la disapprovazione della società per la sua gravidanza fuori dal matrimonio, la fuga in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode e la sofferenza di vedere suo figlio crocifisso.

Tuttavia, Maria ha sempre mantenuto la sua fede in Dio e la sua fiducia nella sua misericordia. Ha accettato la volontà di Dio per la sua vita e ha continuato a pregare per il bene del suo popolo e per la salvezza del mondo.

La figura di Maria ci aiuta a comprendere il concetto di misericordia perché ci mostra come la misericordia di Dio si manifesta nella vita di una persona. Maria ha sperimentato la misericordia di Dio in modo tangibile nella sua vita, attraverso la scelta di Dio di affidarle il compito di portare al mondo il Salvatore.

Inoltre, Maria ci mostra come la misericordia di Dio non è solo un atto di perdono, ma anche un atto di amore e di compassione. Maria ha amato suo figlio Gesù con tutto il suo cuore e ha sofferto con lui durante la sua passione e morte. Questo amore e questa compassione sono esempi di come la misericordia di Dio si manifesta nella vita di una persona.

Infine, la figura di Maria ci aiuta a comprendere il concetto di misericordia perché ci mostra come la misericordia di Dio è disponibile per tutti, indipendentemente dalla loro posizione sociale o dal loro passato. Maria non era una persona particolarmente importante o influente nella società dell’epoca, ma Dio ha scelto di affidarle il compito di portare al mondo il Salvatore. Questo ci mostra che la misericordia di Dio è disponibile per tutti, indipendentemente dalla loro posizione sociale o dal loro passato.

In conclusione, la figura di Maria è un esempio di come la misericordia di Dio si manifesta nella vita di una persona. Maria ha sperimentato la misericordia di Dio in modo tangibile nella sua vita, attraverso la scelta di Dio di affidarle il compito di portare al mondo il Salvatore. Inoltre, Maria ci mostra come la misericordia di Dio non è solo un atto di perdono, ma anche un atto di amore e di compassione. Infine, la figura di Maria ci aiuta a comprendere il concetto di misericordia perché ci mostra come la misericordia di Dio è disponibile per tutti, indipendentemente dalla loro posizione sociale o dal loro passato.

Quali sono le preghiere dedicate a Maria nella tradizione cattolica?

Papa Francesco, nella sua Lettera sulla Misericordia, ha fatto riferimento alla Madre della Misericordia, ovvero Maria. La figura di Maria è molto importante nella tradizione cattolica e sono molte le preghiere che le sono dedicate.

Una delle preghiere più conosciute è l’Ave Maria, che viene recitata in molti momenti della giornata, come ad esempio durante il Rosario. L’Ave Maria è composta da due parti: la prima parte è tratta dal Vangelo di Luca e recita “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”; la seconda parte è stata aggiunta in seguito e recita “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen”.

Un’altra preghiera molto diffusa è il Magnificat, che viene recitato durante le Vespri. Il Magnificat è una preghiera di lode a Dio e viene attribuita a Maria, che la recitò dopo aver incontrato sua cugina Elisabetta. La preghiera recita “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”.

La preghiera del Rosario è una delle preghiere più importanti nella tradizione cattolica e prevede la recita di una serie di preghiere, tra cui l’Ave Maria e il Padre Nostro, mentre si medita sui misteri della vita di Gesù e di Maria. Il Rosario è diviso in quattro parti, ognuna delle quali comprende cinque misteri: i misteri gaudiosi, i misteri dolorosi, i misteri gloriosi e i misteri luminosi.

Oltre a queste preghiere, ci sono molte altre preghiere dedicate a Maria nella tradizione cattolica. Ad esempio, la preghiera del Regina Coeli viene recitata durante il tempo di Pasqua e recita “Regina del cielo, rallegrati, alleluia. Perché colui che hai meritato di portare in grembo, alleluia, è risorto come ha detto, alleluia. Prega per noi a Dio, alleluia”.

La preghiera del Memorare è una preghiera di intercessione a Maria e recita “Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che uno abbia ricorso alla tua protezione, implorato il tuo soccorso e sia stato abbandonato da te. Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, Vergine delle vergini. A te vengo, davanti a te sto, peccatore che sono, gemo sotto il peso dei miei peccati. Non respingere le mie preghiere, o Madre del Figlio di Dio, ma accoglile benigna e ascoltami. Amen”.

In conclusione, la figura di Maria è molto importante nella tradizione cattolica e sono molte le preghiere che le sono dedicate. L’Ave Maria, il Magnificat, il Rosario, la preghiera del Regina Coeli e del Memorare sono solo alcune delle preghiere più conosciute. Recitare queste preghiere è un modo per onorare Maria e per chiedere la sua intercessione presso Dio.

Come Papa Francesco ha incoraggiato i fedeli a rivolgersi a Maria nella preghiera per la misericordia?

Papa Francesco ha sempre sottolineato l’importanza della misericordia nella vita dei cristiani. In occasione del Giubileo della Misericordia, ha scritto una Lettera sulla Misericordia, in cui ha invitato i fedeli a riflettere sulla misericordia di Dio e a praticarla nella vita quotidiana. Alla fine della lettera, il Papa ha fatto riferimento a Maria, definendola “Madre della Misericordia”.

Il pensiero del Papa si volge alla Madre della Misericordia perché Maria è stata la prima a sperimentare la misericordia di Dio. Come madre di Gesù, ha condiviso la sua vita e la sua missione, fino alla croce. Maria ha sperimentato la misericordia di Dio in modo particolare quando ha visto suo figlio morire sulla croce per la salvezza del mondo. In quel momento, ha compreso il significato profondo della misericordia di Dio e ha accettato di condividere il dolore del Figlio per amore dell’umanità.

Papa Francesco invita i fedeli a rivolgersi a Maria nella preghiera per la misericordia perché Maria è la madre di tutti i cristiani e sa come intercedere per noi presso il Padre. Come madre premurosa, Maria è sempre pronta ad ascoltare le nostre preghiere e a presentarle a Dio. Inoltre, Maria è un modello di vita cristiana perché ha vissuto la sua vita in piena sintonia con la volontà di Dio e ha sempre cercato di fare la sua volontà.

Il Papa incoraggia i fedeli a pregare il Rosario, una preghiera mariana molto diffusa nella Chiesa cattolica. Il Rosario è una preghiera meditativa che ci aiuta a riflettere sulla vita di Gesù e di Maria e a chiedere la loro intercessione per le nostre necessità. In particolare, il Papa suggerisce di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori.

Inoltre, il Papa invita i fedeli a visitare i santuari mariani, luoghi di preghiera e di devozione dedicati a Maria. I santuari mariani sono presenti in tutto il mondo e offrono ai fedeli la possibilità di pregare e di meditare in un ambiente di pace e di serenità. In questi luoghi, i fedeli possono anche partecipare alle celebrazioni liturgiche e ricevere i sacramenti.

Infine, il Papa sottolinea l’importanza di imitare Maria nella vita quotidiana. Come madre premurosa, Maria ci insegna a essere misericordiosi con gli altri e a prendersi cura dei più deboli e dei più bisognosi. Inoltre, Maria ci insegna a vivere la nostra vita in piena sintonia con la volontà di Dio e a cercare sempre di fare la sua volontà.

In conclusione, Papa Francesco ha incoraggiato i fedeli a rivolgersi a Maria nella preghiera per la misericordia. Maria è la Madre della Misericordia perché ha sperimentato in modo particolare la misericordia di Dio e sa come intercedere per noi presso il Padre. Il Papa invita i fedeli a pregare il Rosario, a visitare i santuari mariani e a imitare Maria nella vita quotidiana. In questo modo, i fedeli possono crescere nella fede e nella devozione verso Maria, madre di tutti i cristiani.

Conclusione

Papa Francesco ha concluso la sua Lettera sulla Misericordia riferendosi a Maria come Madre della Misericordia. Questo dimostra l’importanza della figura di Maria nella fede cattolica e il ruolo che ha nella diffusione della misericordia nel mondo. La sua figura è un esempio di compassione e amore verso gli altri, e ci invita a seguire il suo esempio per diventare strumenti di misericordia nella nostra vita quotidiana.

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