Leggi dentro di te- Ricordati che sei unico

Leggi dentro di te- Ricordati che sei unico

“Leggi dentro di te”, “Ricordati che sei unico”, “Fai emergere la tua bellezza”: le 15 piccole lezioni di felicità nel libro-manifesto di Papa Francesco

Esce in tutte le librerie “Ti voglio felice”, il nuovo libro del pontefice pubblicato da Libreria Pienogiorno in collaborazione con Libreria Editrice Vaticana. Il volume rappresenta il naturale completamento del bestseller “Ti auguro il sorriso” ed è il nuovo manifesto di Bergoglio per un’autentica realizzazione di sé, che intreccia le sue parole con quelle dei libri e dei film che più ha amato, da Borges a Dante, da Dostoevskij a Sant’Agostino, da Fellini a Tolkiendi F. Q.

La felicità è rivoluzionaria: abbiate il coraggio di essere felici”. Ora più che mai.

Si intitola Ti voglio felice (Il centuplo in questa vita) il nuovo libro di Papa Francesco, uscito in tutte le librerie dal 16 novembre. Pubblicato da Libreria Pienogiorno (272 pp, 16,90 euro), che ne gestisce i diritti internazionali, in collaborazione con Libreria Editrice Vaticana, il volume rappresenta il naturale completamento del precedente bestseller Ti auguro il sorriso che, dato alle stampe nelle principali lingue da alcuni dei più importanti marchi editoriali del mondo e ormai giunto in Italia alla tredicesima edizione, è risultato il libro più diffuso del Pontefice negli ultimi anni.

Ti voglio felice è il nuovo manifesto di Papa Francesco per un’autentica realizzazione di sé in questi tempi difficili, e intreccia le parole del Pontefice con quelle dei libri e dei film che più ha amato, da Borges a Dante, da Dostoevskij a Sant’Agostino, da Fellini a Tolkien. Per un percorso concreto che non disconosce affatto le difficoltà dell’esistenza, ma le affronta, le sublima, le supera.

Ilfattoquotidiano.it pubblica un’anticipazione del volume: i 15 passi verso la felicità indicati da Francesco.

1.

Leggi dentro di te. La nostra vita è il libro più prezioso che ci è stato consegnato, e proprio in quel libro si trova quello che si cerca inutilmente per altre vie. Sant’Agostino lo aveva compreso: “Rientra in te stesso. Nell’uomo interiore abita la verità”. È l’invito che voglio fare a tutti, e che faccio anche a me. Leggi la tua vita. Leggiti dentro, come è stato il tuo percorso. Con serenità. Rientra in te stesso.

2.

Ricordati che sei unico, che sei unica. Lo è ciascuno di noi ed è al mondo per sentirsi amato nella sua unicità e per amare gli altri come nessuno può fare al posto suo. Non si vive seduti in panchina a fare la riserva di qualcun altro. No, ciascuno è unico agli occhi di Dio. Quindi non lasciarti “omologare”: non siamo fatti in serie, siamo unici, siamo liberi, e siamo al mondo per vivere una storia d’amore, di amore con Dio, per abbracciare l’audacia di scelte forti, per avventurarci nel rischio meraviglioso di amare.

3.

Fai emergere la tua bellezza! Non quella secondo le mode del mondo, ma quella vera. La bellezza di cui parlo non è quella piegata su se stessa, come Narciso che, innamoratosi della propria immagine, finì per affogare nel lago dove si rispecchiava. E nemmeno quella che scende a patti con il male, come Dorian Gray che, a incantesimo finito, si ritrovò con il volto deturpato. Parlo della bellezza che non sfiorisce mai perché è riflesso della bellezza divina: il nostro Dio è inseparabilmente buono, vero e bello. E la bellezza è una delle vie privilegiate per arrivare a Lui.

4.

Impara a ridere di te stesso. I narcisisti si guardano continuamente allo specchio… Io consiglio ogni tanto di guardare nello specchio e di ridere sé. Ridete di voi stessi. Vi farà bene.

5.

Vivi una sana inquietudine, nei desideri e nei propositi, quell’inquietudine che spinge sempre a camminare, a non sentirsi mai “arrivati”. Non isolarti dal mondo rinchiudendoti nella tua stanza – come un Peter Pan che non vuole crescere – ma sii sempre aperto e coraggioso.

6.

Impara a perdonare. Ogni persona sa di non essere sempre il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella, l’amico o l’amica che dovrebbe essere. Tutti siamo “in deficit”, nella vita. E tutti abbiamo bisogno di misericordia. Ricorda di avere bisogno di perdonare, di avere bisogno del perdono, di avere bisogno della pazienza. E ricorda che sempre Dio ti precede e ti perdona per primo.

7.

Impara a leggere la tristezza. Nel nostro tempo è considerata solo un male da fuggire a tutti i costi, e invece può essere un indispensabile campanello di allarme, che ci invita a esplorare paesaggi più ricchi e fertili che la fugacità e l’evasione non consentono. A volte la tristezza lavora come un semaforo, ci dice: è rosso, fermati! Accoglila, sarebbe molto più grave non avvertire questo sentimento.

8.

Fai grandi sogni. Non accontentarti del dovuto. Il Signore non vuole che restringiamo gli orizzonti, non ci vuole parcheggiati ai lati della vita, ma in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia. Non siamo fatti per sognare solo le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo. Egli ci ha reso capaci di sognare per abbracciare la bellezza della vita.

9.

Non dare ascolto a chi vende illusioni. Una cosa è sognare, e altra è avere illusioni. Chi parla di sogni e vende illusioni è un manipolatore di felicità. Siamo stati creati per una gioia più grande.

10.

Sii rivoluzionario, va’ controcorrente. Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi, di fare scelte definitive, perché non si sa cosa riserva il domani. Ti chiedo di essere rivoluzionario, di ribellarti a questa cultura che, in fondo, crede che tu non sia in grado di assumerti responsabilità. Abbi il coraggio di essere felice.

11.

Rischia, anche se sbaglierai. Non osservare la vita dal balcone. Non confondere la felicità con un divano. Non essere un’auto parcheggiata, lascia piuttosto sbocciare i sogni e prendi decisioni. Rischia. Non sopravvivere con l’anima anestetizzata e non guardare il mondo come fossi un turista. Fatti sentire! Scaccia le paure che ti paralizzano. Vivi! Datti al meglio della vita!

12.

Cammina con gli altri. È brutto camminare da soli. Brutto e noioso. Cammina in comunità, con gli amici, con quelli che ti vogliono bene: questo ti aiuta ad arrivare alla meta. E se cadi, rialzati. Non avere paura dei fallimenti, delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa è non “rimanere caduti”.

13.

Vivi la gratuità. Chi non vive la gratuità fraterna fa della propria esistenza un commercio affannoso, sempre misurando quello che dà e quello che riceve in cambio. Dio dà gratis, fino al punto che aiuta persino quelli che non sono fedeli, e “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt 5,45). Abbiamo ricevuto la vita gratis, non abbiamo pagato per essa. Dunque tutti possiamo dare senza aspettare qualcosa. È quello che Gesù diceva ai suoi discepoli: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Ed è il senso di una vita compiuta.

14.

Guarda oltre il buio. Sforzati di avere occhi luminosi anche dentro le tenebre, non smettere di cercare la luce in mezzo alle oscurità che tante volte portiamo nel cuore e vediamo attorno a noi. Alzare lo sguardo da terra, verso l’alto, non per fuggire, ma per vincere la tentazione di rimanere steso sui pavimenti delle nostre paure. Questo è il pericolo: che siano le nostre paure a reggerci. Di rimanere rinchiusi nei nostri pensieri a piangerci addosso. Questo è l’invito: alza lo sguardo!

15.

Ricorda che sei destinato al meglio. Dio vuole per noi il meglio: ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c’è spazio per secondi fini, per pretese. La gioia che ci lascia nel cuore è gioia piena e disinteressata. Non è mai una gioia annacquata, ed è una gioia che ci rinnova.

© 2022 FullDay srl, Milano

© 2022 Libreria Editrice Vaticana – Dicastero per la Comunicazione, Città del Vaticano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/11/16/leggi-dentro-di-te-ricordati-che-sei-unico-fai-emergere-la-tua-bellezza-le-15-piccole-lezioni-di-felicita-nel-libro-manifesto-di-papa-francesco/6874154/

10 film per meditare con il Papa in questa Quaresima

10 film per meditare con il Papa in questa Quaresima

Dieci parabole moderne per approfondire il tema “L’altro è un dono”

Seguendo il Messaggio per la Quaresima 2017 di papa Francesco, il sacerdote gesuita messicano Sergio Guzmán ha pubblicato sulla pagina web dell’agenzia cattolica SIGNIS una recensione di dieci film che possono servire ad approfondire il tema del Messaggio papale, “La Parola è un dono. L’altro è un dono”.

Basandosi su questo documento e intercalandolo con la trama, padre Guzmán, che scrive dalla città messicana di Monterrey, raccomanda “alcune pellicole che, come parabole, possono aiutarci a riflettere sulla nostra vita, su come stiamo vivendo e come possiamo tornare a Dio e agli altri con tutto il cuore”.

fellini

La Strada, di Federico Fellini (Italia, 1954, 104 min.)

Questo film ci parla di un amore fino all’estremo (cfr. Gv 13,1). Gelsomina (Giulietta Masina) viene venduta dalla madre al circense e brutale Zampanò (Anthony Quinn). Nonostante l’atteggiamento aggressivo e violento dell’uomo, la ragazza si sente attratta dallo stile di vita della strada, soprattutto quando il suo padrone la inserisce nello spettacolo. Anche se vari dei personaggi che incontra le offrono di unirsi a loro, Gelsomina non si separa dal suo amato. Nel Messaggio per la Quaresima, papa Francesco dice: “Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole”. Gelsomina, la ragazza della strada, il pagliaccio dallo sguardo tenero, è maestra in questo.

hitchcock

Il ladro, di Alfred Hitchcock (USA, 1956, 105 min.)

Il film racconta una storia reale: quella di Christopher Emmanuel Balestrero, un uomo accusato di un crimine che non ha commesso. Richiama l’attenzione il significato dei suoi nomi: Christopher, ovvero “colui che porta Cristo”, ed Emmanuel, “Dio con noi”. Con un’eccellente intepretazione di Henry Fonda, vediamo quest’uomo buono (onesto, felicemente sposato, padre esemplare) portato da una parte all’altra come Gesù nella sua passione (cfr. Lc 22-23). Davanti al tribunale, in alcune scene toccanti, possiamo esclamare: “Davvero quest’uomo era giusto” (Lc 23, 47). Una film, come tanti di Hitchcock, che non ci lascia tranquilli e può portarci a riflettere su ciò che ci dice papa Francesco: “La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo”.

Pasolini

Il Vangelo secondo Matteo, di Pier Paolo Pasolini (Italia, 1964, 130 min.)

Un capolavoro della cinematografia che presenta con rispetto, emotività e realismo la vita di Gesù in base al Vangelo di San Matteo. Con poche risorse, attori non professionisti, utilizzando scenografie minime, con una colonna sonora che va dalle Messe di Bach e Mozart al blues, Pasolini crea una storia convincente di Gesù. Il film segue in modo lineare i 28 capitoli di Matteo, dall’Annunciazione alla Resurrezione. Non potremo mai sapere esattamente come fosse Gesù di Nazareth, ma il Gesù che ci presenta Pasolini convince, commuove e ci può aiutare ad avvicinarci al volto pieno d’amore, tenerezza e compassione di Gesù.

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Gran Torino Trailer Italiano

Gran Torino, di Clint Eastwood (USA, 2008, 116 min.)

Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un vedovo che vive con la cagna Daisy a Highland Park (Michigan), un quartiere di recente “invaso” da immigrati di provenienza asiatica (comunità hmong). Walt si mostra sempre freddo e di malumore con i nuovi vicini, fino a quando scopre un ragazzo di nome Thao Vang Lor (Bee Vang) che cerca di rubare la sua macchina Gran Torino. Vedremo la trasformazione del personaggio e come tutto il film possa essere una parabola cristiana. “La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto”, ci dice il papa nel suo Messaggio.

Chocolat, di Lasse Hallström (Regno Unito, 2000, 121 min.)

Il vento del Nord - Chocolat

La pellicola rimanda al 1959 – anno in cui papa Giovanni XXIII sogna e annuncia la celebrazione di un Concilio –, e lo spettatore viene portato in un villaggio grigio e freddo della campagna francese. Nella chiesa del paese, a porte chiuse, il sacerdote annuncia l’inizio della Quaresima ed esorta al digiuno e alla penitenza. Dal pulpito il sacerdote chiede e si chiede: “Dove troveremo la verità? Dove si inizia a cercarla?” Prima di terminare la sua omelia, un forte vento apre le porte e irrompe in tutta la chiesa. In questo periodo di Quaresima, una donna e sua figlia arrivano in paese e aprono una cioccolateria. Mangiare o non mangiare, uscire o rinchiudersi, accogliere o respingere sono i dilemmi che dovranno affrontare i protagonisti di questa storia.

¿Quién sabe cuánto cuesta hacer un ojal?, di Ricardo Larraín (Cile, 2005, 60 min.)

Il film racconta la storia di Sant’Alberto Hurtado dalla sua infanzia e giovinezza fino all’ingresso nella Compagnia di Gesù. Tutto accade agli inizi del Novecento, quando il giovane Alberto si interroga sul senso della sua vita, della sua fede come cristiano, della sua vocazione. Entriamo rapidamente in sintonia con lui: lo vediamo andare in campagna, all’università o dalle sarte povere che aiuta, chiacchierare con sua madre, uscire con gli amici, pregare e digiunare. Risuonano qui le parole del Santo Padre: “La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità”.

De Niro

Casino, di Martin Scorsese (USA-Francia, 1995, 184 min.)

Ace Rothstein (Robert de Niro) è un allibratore, amministratore di un casinò. Egli stesso racconta la sua storia: “In mezzo al deserto guadagniamo denaro, è il risultato di tutte queste luci brillanti, dei viaggi regalati per cortesia, di champagne, suites gratis, donne ed alcool. Tutto è disposto perché vi prendiamo il denaro. Questa è la verità su Las Vegas”. Rothstein pensa di aver ricevuto un paradiso in terra, ma la verità, come vedremo nel corso della pellicola, è diversa. “Dice l’apostolo Paolo che “l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6, 10). Essa è il principale motivo della corruzione e fonte di invidie, litigi e sospetti. Il denaro può arrivare a dominarci, così da diventare un idolo tirannico”, leggiamo nel Messaggio del papa.

Quarto Potere, di Orson Welles (USA, 1941, 119 min.)

Charles Foster Kane (Orson Welles) è un miliardario, magnate della stampa, che negli ultimi anni della sua vita ha vissuto solo nella sua sontuosa residenza Xanadu. Muore nel suo letto pronunciando la parola “Rosebud” mentre una palla di neve gli cade dalle mani e si scioglie. Il giornalista Jerry Thompson (William Allad) indaga sulla vita privata di Kane per scoprire il significato dell’ultima parola che ha pronunciato. Tutto il film ruota intorno a questo enigma. “Per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze non esiste altro che il proprio io, e per questo le persone che lo circondano non entrano nel suo sguardo. Il frutto dell’attaccamento al denaro è dunque una sorta di cecità”, ci dice papa Francesco nel suo Messaggio. Riflettiamo: come ha vissuto Kane? Cosa lo ha accecato nella vita? A cosa anela prima di morire?

https://youtube.com/watch?v=bXCfyJ83ZQE%3Fenablejsapi%3D1%26origin%3Dhttps%253A%252F%252Fit.aleteia.org%26widgetid%3D3

Fratello sole, sorella luna, di Franco Zeffirelli (Italia, 1972, 130 min.)

Fratello Sole, Sorella Luna - Conversione 1

È un film pieno di colore, bellezza e poesia sulla vita di San Francesco d’Assisi (1181-1226). In poco più di due ore possiamo vedere Francesco quando torna ammalato e trascinando i piedi dopo una guerra, quando ricorda la sua vita piena di lusso, quando scende nella tintoria del padre e si commuove fino alle lacrime di fronte alla miseria di chi vi lavora, quando inizia la sua conversione e si spoglia dei suoi abiti per vivere in povertà e con più libertà, quando va in campagna e ricostruisce una vecchia chiesa, quando ispira molti giovani a vivere il Vangelo. Francesco (Fratello sole) e Chiara (Sorella luna) sono due grandi santi che possono offrirci molta luce, colore e speranza in questo periodo in cui papa Francesco ci invita a vedere l’altro come un dono.

Le chiavi del regno, di John M. Stahl (USA, 1944, 137 min.)

Un classico del genere religioso interpretato da Gregory Peck che ci presenta con rispetto ed emotività la vita di un sacerdote cattolico dedito alla missione, umile, aperto, di buonumore e con un gran cuore. Il film trabocca ecumenismo, misericordia, tolleranza e carità creativa. Vedendo questo film pensiamo a quando il papa ci dice: “La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

https://it.aleteia.org/2017/03/10/10-film-meditare-quaresima-papa-francesco/

Percorso Quaresimale: Il Vuoto

Percorso Quaresimale: Il Vuoto

Ascolta l‘Audio di Marilena -Spazio Meditativo – Riflessione Spirituale

Quand’è che il vuoto diventa presenza?

Che cos’è il vuoto.. assenza di qualcosa o presenza di qualcuno? Assenza delle nostre cose più concrete che ci vengono a mancare o di persone che non popolano più il nostro immaginario, non scandiscono più le nostre ore.. o è qualcosa, invece, che assomiglia ad una presenza.. una presenza concreta, reale, che riempie quel contenitore vuoto, quella scatola che se chiudi gli occhi assomiglia tanto al nostro corpo in stand by, un fermarsi del tempo, uno stato di calma apparente, interminabile, che ti dice che non sei vivo, che quel vuoto che stai assaporando ti fa sentire come morto…morto perché i tuoi sensi non gustano più niente. Se apri per un istante gli occhi attorno a te, vedi tante cose, ma in fondo, è come se non vedessi nulla, quel vuoto che hai dentro, è per assurdo, assordante, invadente, contiene tanti, troppi rumori, sono come tamburi battenti che al posto dell’orologio segnano inesorabilmente la tua fine! Cos’è il vuoto? Un non vivere più, avverti i morsi della fame, non ti connetti con gli altri, puoi sentire, anzi, risuonare la tua stessa voce, come un eco, dentro di te.. quel vuoto è mancanza di abitudini, di gesti rituali, di consuetudini.. e quand’è che, invece, il vuoto diventa presenza? Quand’è che il vuoto si trasforma fino ad essere un contenitore di spirito, di presenza consistente e assordante che può assomigliare tanto a Dio. Lui che chiede il permesso di assumere il tuo vuoto ,che viene a visitarlo, a riempirlo, invadendo quello spazio che tu reputi insignificante, come avesse una forma di materia solida, voce che ti riempie al punto di non sentire, all’improvviso, né fame, ne sete, né desiderio di circondarti di costanti rumori che ti ricordano che sei vivo, mentre in verità’ non fanno altro che distoglierti ..la trasformazione è avvenuta, l’assenza si è fatta presenza, il vuoto si è popolato di sentimenti, emozioni.. Come si fa, dunque, a riempire questo vuoto che scandisce e colora di angoscia il momento in cui decidi di fermarti, di chiudere gli occhi e di provare a pensare? Respira, cerca la calma, Il silenzio, concentrati sulla preghiera, su una piccola frase, anche su un piccolo ricordo che ti ha reso felice, che ti ha emozionato, qualcosa di bello che ti riporta a Dio..

Quaresima-Tempo di Riflessione

Tempo di vuoto interiore. Paura di sentire un vuoto dentro da riempire. Forse vi sarà capitato di provare questa sensazione. Ma perché abbiamo questa paura? E come possiamo superarla? Cerchiamo fuori da noi stessi delle risposte che in realtà dovremmo trovare dentro.

Non è facile affrontare la paura del vuoto interiore, ma ne vale la pena. Se riusciremo a riempire il nostro cuore con l’amore non avremo più bisogno di cercare altrove quello che già abbiamo dentro.

Testi Ideazione Voce Podcast di Marilena Marino Vocedivina,it



Carnevale e Cristianesimo, c’è un legame?

Carnevale e Cristianesimo, c’è un legame?

L’umanità celebra da millenni il Carnevale. Alcuni lo fanno risalire perfino all’antico Egitto, 5.000 anni fa, altri all’Impero romano, proveniente dalle feste di Saturno (feste dell’inverno a Roma) e di Bacco, il dio del vino, da cui deriva “baccanale”, che indicava una festa senza limiti.

Tra i popoli cristiani, soprattutto nel Medioevo, quando durante la Quaresima si vivevano digiuni molto rigorosi e penitenze straordinarie, il Carnevale era una festa che si celebrava nei tre giorni che precedevano il Mercoledì delle Ceneri, giorno dell’inizio della Quaresima. Consistevano nel fatto di mangiare, bere e ballare molto.

In seguito vennero introdotte le maschere diventate famose nel Carnevale di Venezia nell’XI secolo. Le maschere servivano per nascondere il volto, e quelli del Carnevale erano gli unici giorni in cui si confondevano nelle strade nobili, plebei e schiavi, tutti a ballare e mangiare senza fine. Erano le Carnestolende.

La parola Carnevale deriva dal latino “carne-levare, ovvero eliminare la carne dalle case e dai negozi, perché si avvicinava la Quaresima e durante il Medioevo i popoli cristiani di Europa ed Eurasia passavano i 40 giorni della Quaresima, fino alla festa della resurrezione di Cristo, senza mangiare carne.

Dovendo eliminare la carne, si facevano grandi mangiate e grandi bevute, sempre accompagnate da travestimenti e balli per le strade, perché il Carnevale si viveva e si vive in strada. Era come recuperare le feste pagane dei saturnali (feste dell’inverno) e i baccanali, inseriti in un calendario cristiano. I festeggiamenti duravano i tre giorni prima dell’inizio della Quaresima. Il Carnevale è chiamato anche Carnestolende.

Nei Paesi latini dell’Europa, il Carnevale inizia già la settimana precedente con la celebrazione del “martedí grasso” (in Francia mardi-gras) e del “giovedì grasso”, in cui si mangiano insaccati di maiale.

Nei numerosi Carnevali latinoamericani ci sono il Re Momo, un personaggio centrale, e il Re Carnestoltas, di analoga etimologia latina rispetto a Carnevale, che in alcuni Paesi del Mediterraeno è il re delle feste di Carnevale e viene rappresentato con un pupazzo brutto, mezzo diabolico, che riceve lo scherno o l’ammirazione delle comparse.

Il Carnevale è molto popolare nell’Europa di tradizione cristiana, in America Latina e anche in Africa, dove esisteva già una lunga tradizione nell’uso di maschere, travestimenti vistosi e balli. Famosi, tra gli altri, il Carnevale della Nigeria, quello della Tanzania e quello del Congo.

In Asia il Carnevale è sconosciuto mancando la tradizione della Quaresima cristiana, ma in tutti i Paesi di questo continente si celebrano grandi feste con maschere, travestimenti e balli tipici in coincidenza con la metà dell’inverno (estate australe) o dell’estate (inverno australe).

Furono i conquistadores spagnoli e portoghesi a esportare le feste del Carnevale in America Latina, i cui Carnevali sono ormai i più famosi. Il più noto è quello brasiliano di Rio de Janeiro, in cui si mescolano due tradizioni: quella deiconquistadores portoghesi e quella dei neri giunti dall’Africa, che importarono la samba, il ballo tipico in Brasile, Uruguay e Paraguay.

Non c’è Carnevale senza samba; anzi, il più grande teatro all’aperto del mondo è il Sambodromo di Rio. Anche se la samba non è la salsa, ballo tipico dei Paesi dell’America Centrale e tropicale, sono famosi anche i Carnevali di Porto Rico, Santo Domingo, Colombia, Argentina e Cile, solo per citarne alcuni.

Ogni Paese apporta la propria idiosincrasia alla festa carnevalesca, anche se l’essenza è sempre la stessa: sfilate, cibo e bevande abbondanti, balli, comparse, maschere, travestimenti, il tutto al suono della musica tipica del Paese, sempre allegra e movimentata. Il Carnevale si celebra non solo nelle capitali, ma in tutte le città, come in Europa.

In molti luoghi, il Carnevale termina con la “sepoltura” della Sardina, il pesce tipico della Quaresima nel Medioevo.

Si è discusso molto sul fatto che il Carnevale sia una festa pagana. La tradizione lo ritiene così.

Il Carnevale non è una festa cristiana, anche se si è approfittato di queste feste per farle coincidere con il calendario cristiano della Quaresima e della Settimana Santa.

Il Carnevale è una festa di origine pagana recuperata nel Medioevo e che la Chiesa di Roma ha tollerato, com’è avvenuto con tutte le civiltà in cui c’erano alcuni giorni dell’anno dedicati a celebrazioni sfrenate.

Essendo una festa pagana, alcuni si chiedono se sia un bene o un male per un cristiano partecipare al Carnevale. In teoria non c’è niente di male a partecipare al Carnevale, anche se tutto dipende dal tono e dai contenuti della festa.

Per ogni cristiano non è bene mangiare troppo, ubriacarsi o assumere droghe, perché danneggiano la salute del corpo e vanno quindi contro il quinto comandamento, che obbliga a prendersi cura del proprio corpo senza esporlo a lesioni come quelle provocate dall’abuso di alcool, droghe o mangiate.

Ciò non vuol dire che non si debba partecipare alle feste, ma che in esse il cristiano deve dimostrare la propria sobrietà e la propria temperanza. Divertirsi è sempre gradito a Dio, ma non è pulito e sano il divertimento che danneggia il proprio corpo con degli eccessi (di Roberta Sciamplicotti).

Nel Rinascimento. Con l’avvento del cattolicesimo e la cristianizzazione dell’Europa, certi riti vennero aboliti dalla Chiesa. Bisognerà attendere il Rinascimento e la corte medicea. Nel XV e XVI secolo, a Firenze, la famiglia de Medici era solita organizzare grandi mascherate su carri chiamate “trionfi”, accompagnate da canzoni da ballo. Lo stesso Lorenzo il Magnifico fu autore di uno dei più celebri di questi canti: “Il trionfo di Bacco e Arianna”. Anche nella Roma papale del ‘500 si riprese a “festeggiare” il carnevale con la corsa di alcuni cavalli e la “gara dei moccoletti”: i partecipanti, mascherati, cercavano di spegnersi reciprocamente le candele. E’ in questo contesto storico che nasce la parola carnevale. Le prime testimonianze dell’uso di questo termine vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano e del novelliere Giovanni Sercambi. Il nome della festività deriva dal latino carnem levare ovvero “togliere la carne”, e indicava il grande banchetto che si teneva il martedì grasso, ovvero l’ultimo giorno dei festeggiamenti. Infatti, con il Mercoledì delle Ceneri ha inizio la Quaresima, un tempo di digiuno e purificazione durante il quale i credenti praticano l’astinenza dalle carni.

Il carnevale per la Chiesa. La Chiesa, nel corso dei secoli, ha riabilitato il carnevale dandogli un’interpretazione “sacra”. Il giorno d’inizio dei festeggiamenti, ad esempio, è stato deciso proprio dalla gerarchia ecclesiastica. Nei Paesi cattolici, per tradizione, il carnevale cominciava con la Domenica di settuagesima, ovvero la prima delle nove che precedono la Settimana Santa secondo il calendario gregoriano. I festeggiamenti duravano, come anche oggi, circa due settimane, e si concludevano il martedì precedente il Mercoledì delle Ceneri. In passato, in questo periodo, si celebravano le Quarantore, pratica introdotta a Milano da San Carlo Borromeo e rapidamente diffusasi in tutta Italia per riparare ai peccati commessi durante i festeggiamenti. Consisteva in in una preghiera di adorazione davanti all’Ostia consacrata, esposta nelle chiese per due giorni consecutivi (da qui l’origine del termine quarantore).

Il rito ambrosiano. Nelle diocesi che seguono il rito ambrosiano, per antica tradizione, il carnevale termina con la prima Domenica di Quaresima. A Milano e dintorni, dunque, il carnevale dura 4 giorni in più rispetto a quei luoghi dove si celebra il rito romano. Il motivo di ciò è legato a una leggenda: il vescovo Ambrogio, impegnato in un pellegrinaggio, aveva annunciato il proprio ritorno nella città meneghina per carnevale, per poter celebrare i primi riti della Quaresima con il suo popolo. I milanesi lo aspettarono prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito dell’imposizione delle Ceneri. In realtà, questa differenza sta nel fatto che, inizialmente, la Quaresima iniziava ovunque di domenica. I giorni che vanno dal Mercoledì delle Ceneri alla domenica furono introdotti nel rito romano per portare a quaranta i giorni di digiuno e penitenza effettivi. Infatti le domeniche non erano mai state considerate, come anche oggi, giorni di digiuno.

Da dove nasce il Carnevale?

In Italia e in gran parte del mondo si festeggia proprio in questi giorni il vivace Carnevale. Le strade di Europa, Stati Uniti, Canada e Sud America sono pronte ad accogliere colori esuberanti, costumi tradizionali, maschere e tanto giubilo, che culminerà nel Martedì Grasso. La festa del Carnevale viene istituzionalizzata ufficialmente nel 1296, quando il Senato della Repubblica Serenissima promulgò un editto che rendeva festivo il giorno precedente la Quaresima. Tuttavia, le origini del Carnevale sono remote e precedono la nascita di Gesù: si può infatti affermare che il Carnevale sia nato in Terra Santa. Tradizionalmente, la festività affonda le sue radici nel celeberrimo Libro di Ester, che narra l’avvento della “più gioiosa di tutte le feste”: il Purim.

Purim: origine della festa

Il Purim è una festività ebraica, che viene celebrata ogni anno nei giorni 14 e 15 del mese ebraico di Adàr (marzo). La celebrazione ricorda il ribaltamento delle sorti del popolo ebraico scampato a una terribile strage grazie al coraggioso intervento della regina Ester. L’origine del nome e della diffusione del Purim si ritrovano appunto nel libro di Ester, una giovane ragazza ebrea, cresciuta dal patriota giudeo Mardocheo. La storia di Ester si colloca nell’epoca in cui gli Ebrei si trovavano in esilio sotto il potente re persiano Assuero. Dopo aver ripudiato la moglie Vasti, il re scelse tra una moltitudine di fanciulle la bellissima Ester come nuova sposa e regina.

La minaccia di sterminio

Una volta entrata nel palazzo e nelle grazie del re, la giovane Ester segue il consiglio del saggio Mardocheo e non rivela a nessuno la sua appartenenza al popolo di Israele. È curioso infatti che il nome Ester in ebraico significa “io mi nasconderò”, dal momento che la regina Ester per un lungo periodo tacerà sulla sua vera identità, per rivelarla solo al momento opportuno. La narrazione prosegue esponendo il piano del perfido Amàn, alto funzionario del regno e consigliere del re. Un giorno Amàn viene a sapere che Mardocheo si rifiuta di inginocchiarsi al suo passaggio. Irato, decide lo sterminio del popolo ebraico e fa approvare il suo disegno dal re Assuero. Quest’ultimo è ancora ignaro del legame tra sua moglie Ester e gli Ebrei. Preso dall’angoscia, Mardocheo scongiura Ester di intercedere presso il re e convincerlo a ritirare l’ordine della strage.

L’intervento di Ester

La regina si prepara all’incontro col re Assuero con preghiere e digiuni. È ben consapevole del rischio che corre: chiunque si presenti al re senza prima essere convocato è reo di morte. Fedele dell’aiuto di Dio, Ester informa il re sulla strage voluta dall’empio Amàn e lo supplica di salvare il suo popolo e lei stessa, in quanto ebrea. Il coraggio di Ester fa breccia nel cuore del re. Quest’ultimo emana un ordine di condanna nei confronti di tutti i nemici degli Ebrei nel suo regno, che leggiamo nel libro biblico. “Il re dava agli Ebrei di ogni città il potere di riunirsi e di difendere le loro vite, distruggendo, uccidendo e sterminando ogni forza armata, popolo o provincia che li perseguitasse, bambini e donne, e i loro beni potevano darsi al saccheggio, in un sol giorno: il tredici del dodicesimo mese, il mese di Adàr, in tutte le province del re”. Gli Ebrei vincono su tutti i nemici e Mardocheo stila un decreto che istituisce la festa del Purim, perché l’angoscia si è tramutata in gioia e il lutto in giorno di gloriosa letizia.

Il Carnevale ebraico

Nel mese di Adàr, il popolo ebraico pratica un digiuno dall’alba fino al tramonto, in ricordo del digiuno e delle preghiere compiute da Ester. In questi giorni i rabbini si leggono nelle sinagoghe il libro di Ester, in ebraico il “Meghillàth Estèr”, successivamente si organizzano grandi banchetti con tipiche pietanze della festività, ci si scambia doni e si aiutano i più bisognosi. In occasione della festa di Purim non possono mancare gli Hamantashen, letteralmente “le orecchie di Aman”: si tratta di biscotti dalla forma triangolare, farciti con cioccolata o marmellata con l’aggiunta di frutta secca e nella cucina ebraica sono tra i dolci più diffusi e apprezzati. Il Purim è caratterizzato da un’atmosfera carnevalesca, dove i giovani cantano, brindano e ballano per due giorni interi e si travestono con i costumi più svariati, in ricordo del ribaltamento della sorte del popolo ebraico.

Ma cosa significa Purim?

L’etimologia è esposta nel libro biblico di Ester: “Aman, figlio di Ammedàta, l’aghalita, persecutore di tutti gli Ebrei, decretò di sterminare gli Ebrei e gettò il pur, cioè la sorte per massacrarli e distruggerli. Ma quando la regina Ester fu entrata alla presenza del re, egli ordinò con uno scritto che la malvagità che Aman aveva tramato contro gli Ebrei ricadesse sul suo capo e fece impiccare lui e i suoi figli al patibolo”. “Perciò quei giorni furono chiamati Purim, dalla parola pur.”

Il termine indica dunque il giorno della strage tirato a sorte per mano di Aman.

Il libro di Ester si conclude affermando che ogni famiglia dovrà ricordarsi di festeggiare il Purim di generazione in generazione.

di Veronica Brocca

Preghiera della notte per casi impossibili

Preghiera della notte per casi impossibili

Buon Gesù, Tu hai trascorso lunghe ore della notte in preghiera con tuo Padre: io ti chiedo, in particolar modo per i meriti che ci hai guadagnato durante la notte della tua Passione nell’Orto degli Ulivi, per il sudore di sangue, per i dolori interiori del tuo Sacro Cuore e per i dolori fisici delle benedette piaghe del tuo corpo, di toccare con il tuo amore misericordioso (nome), che in questo momento sta dormendo, e di fargli/le sentire che Tu lo/la ami più di quanto lui/lei immagina. Amen.