Sabato santo

Sabato santo

IL Re dorme La terra tace perché il Dio fatto carne si è addormentato

Ha svegliato coloro che da secoli dormono

Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati Lc 23,50-56 – Sepoltura di Gesù

IL SABATO SANTO È L’ORA DELLA MADRE

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: « Sia con tutti il mio Signore ». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: « E con il tuo spirito ». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli ».Da un’antica « Omelia sul Sabato santo ». (PG 43, 439. 451. 462-463) OrazioneO Dio eterno e onnipotente, che ci concedi di celebrare il mistero del Figlio tuo Unigenito disceso nelle viscere della terra, fa’ che sepolti con lui nel battesimo, risorgiamo con lui nella gloria della risurrezione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.A cura dell’Istituto di Spiritualità: 
Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino

Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, unico giorno della Settimana Santa in cui non è prevista alcuna liturgia, non si celebrano messe e l’Eucaristia viene data solo a chi è in punto di morte. I riti religiosi del Sabato Santo iniziano al calare del giorno. La notte del Sabato Santo è il momento in cui la Settimana Santa inizia ad andare verso il suo apice con i riti religiosi della veglia pasquale in cui si celebra la resurrezione di Cristo.

Nella giornata del Sabato Santo, il corpo di Gesù Cristo, tolto dalla croce su cui è morto il Venerdì santo e deposto nel sepolcro, viene preservato dalla corruzione grazie alla virtù divina, discende agli inferi con la sua divinità e con la sua anima umana, ma non con il suo corpo. Secondo certe tradizioni cristiane, resta negli inferi per un tempo corrispondente a circa quaranta ore, compiendo la sua vittoria sulla morte e sul diavolo, libera le anime dei giusti morti prima di lui e apre loro le porte del Paradiso.

Portata a termine la missione, la divinità e l’anima di Gesù si ricongiungono al corpo nel sepolcro: ciò costituisce il mistero della resurrezione, centro della fede di tutti i cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua.

Sabato Santo: giorno del silenzio

Il Sabato Santo è considerato un giorno di silenzio, di raccoglimento, di meditazione, per Gesù che giace nel sepolcro. Si attende l’annuncio della risurrezione di Gesù, che avverrà durante la solenne veglia pasquale.

Un’antica omelia recitava così: “Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”.

L’Ora della Madre, liturgia del dolore nella speranza

Fin dai primi secoli dell’era cristiana, esiste una liturgia nel Sabato Santo che accompagna Maria nell’attesa e si stringe a lei in questo giorno di silenzio. Una celebrazione del rito orientale, accolta anche in quello latino.

L’Ora della Madre è un’antica liturgia, recitata la mattina del Sabato Santo dal 1987, Anno Mariano, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove fu per la prima volta officiata – IX secolo – dai santi Cirillo e Metodio. La celebrazione alterna salmi, letture e brevi preghiere ritmiche, i cosiddetti “tropari” della liturgia bizantina. Ma la celebrazione non si svolge soltanto nella papale arcibasilica maggiore: il favore di cui gode l’ha estesa anche ad altri luoghi. Per due volte è stata celebrata a San Pietro, per desiderio di san Giovanni Paolo II e, anche oggi, in altre chiese. Questa tradizione è alimentata da padre Ermanno Toniolo, dell’Ordine dei Servi di Maria, direttore del Centro di cultura mariana di Roma e docente emerito della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”. Nata in ambiente bizantino, L’Ora di Maria diventa legame vivo tra oriente e occidente.

Maria addolorata

Nessun dolore è più grande di quello di una madre che ha perso il figlio. Immaginiamo il dolore di Maria: sapeva quello che doveva accadere e ha imparato ad accettarlo per tutta la vita, fin da quel primo  dell’Annunciazione. Vede compiersi tutto sotto i suoi occhi con la sicura consapevolezza della fede che suo figlio è Dio, ma lo vede soffrire come un uomo qualsiasi, sottoposto ad atroci torture e umiliazioni e condannato alla pena capitale. La Vergine riconosce quel dolore che le aveva predetto Simeone, “A te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35). Citando Paolo nella Lettera ai Romani (4,18), a proposito di Abramo, padre Toniolo, scrive che Maria “Credette contro ogni evidenza, sperò contro ogni speranza”.

L’Ora della Madre: Lei sa che Gesù ritornerà glorioso

Il sì di Maria 

Sotto la croce, Maria pronuncia ancora una volta – nel silenzio del suo cuore – il suo sì incondizionato. Il dolore di Maria non è disperato, ma è comunque straziante, perché è il dolore purissimo di una madre. Trascorre il sabato, quel giorno interminabile in cui attende che tutto si compia. Questa forza nella fede, questa speranza sicura certamente non ha potuto lenire il suo dolore. Ha dovuto assistere all’agonia del Figlio e alla sua morte. L’ha cullato per l’ultima volta tra le braccia, prima di lasciarlo portare via per la sepoltura. Ha dovuto accettare il distacco e quel vuoto che le è calato addosso. Impossibile capire quanti pensieri “serbava nel suo cuore” (Lc 2, 51) nel frastuono dei lamenti delle pie donne e fra gli Apostoli smarriti. Sola, pur non nella solitudine e nell’abbandono: Cristo prima di morire ha pensato a sua Madre e a tutti gli uomini. Prima di spirare, dalla croce affida sua Madre a Giovanni:

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Giovanni 19, 26 -27)

“L’urlo di pietra” della Maddalena del Compianto sul Cristo morto in terracotta di Niccolò dell’Arca, conservato a Santa Maria della Vita a Bologna è tra le opere più impressionanti e misteriose della seconda metà del XV secolo.

Unione della Madre con il Figlio

Così, tutta la Chiesa si stringe intorno a Lei, che diventa ponte tra il Figlio e l’umanità, tra la morte e la vita, in attesa della Risurrezione. Se Venerdì Santo è l’ora del Cristo, morto sulla croce, il Sabato Santo è l’Ora della Madre.

Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. 54Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati

Idea progettazione a cura di Marilena Marino Vocedivina.it

Il Mistero dell’Annunciazione

Il Mistero dell’Annunciazione

Perché si festeggia il 25 marzo

 La kecharitoméne -la piena di grazia

Annunciazione Leonardo
Salve Regina (video testo)

La Salve Regina qui proposta è la versione estratta da “Missa de Angelis

La Missa De Angelis, o Missa VIII, è forse la più conosciuta anche fra le assemblee che non hanno spesso a che fare con il Canto Gregoriano. Riporta normalmente l’indicazione In festis duplicibus (in latino: Feste doppie), viene eseguita generalmente nelle Solennità

Il 25 marzo si celebra l’Annunciazione del Signore, una festa dedicata a Gesù, ma in ugual misura a Sua madre Maria, a Lui legata indissolubilmente. Scopriamo perché

Poche festività cristiane possono vantare l’importanza religiosa dell’Annunciazione del Signore. Essa si pone infatti al centro della storia della salvezza, in quanto rappresenta l’inizio dei tempi nuovi, della nuova alleanza tra Dio e l’uomo. È con l’Annunciazione che si mette in moto quel piano divino che culminerà con la nascita di Gesù, e soprattutto con la sua morte e resurrezione.

Ma di cosa si tratta?

Col termine “Annunciazione” si descrive l’incontro tra Maria e l’arcangelo Gabriele nel piccolo borgo di Nazareth. Un incontro destinato a cambiare completamente le sorti dell’umanità, in quanto fu in quell’occasione che l’Arcangelo, messaggero di Dio, annunciò appunto alla fanciulla l’imminente nascita del Messia.

È del mistero dell’Incarnazione del Verbo che stiamo parlando, ovvero la credenza che Gesù Cristo si sia incarnato nel grembo di Maria Vergine. Per questo l’Annunciazione del Signore era chiamata anticamente festa della Divina Incarnazione. Un concetto imprescindibile per i cristiani, che tuttavia generò molti disaccordi nell’antichità. Alla fine, dopo le proposte e le dissertazioni riguardo l’Incarnazione e la natura di Gesù che vennero discusse nel Primo Concilio di Nicea nel 325, nel Concilio di Efeso nel 431 e nel Concilio di Calcedonia nel 451, venne dichiarato che Gesù era sia pienamente Dio, e come tale incarnazione della seconda persona della Santissima Trinità, generato e non creato dal Padre, sia pienamente uomo, nato da Maria Vergine, fattosi carne. Tutto ciò che divergeva da questo pensiero venne definito eresia. La Festa dell’Annunciazione del Signore viene celebrata il 25 marzo per una serie di motivi. Antiche teorie già dibattute nel VI e VII secolo sostenevano infatti che in concomitanza con l’equinozio di primavera, che cade intorno a questa data, avessero avuto luogo sia l’Incarnazione del Verbo, sia la creazione del mondo. Molto più semplicemente, se calcoliamo il 25 dicembre come data di nascita di Gesù, ci basta andare indietro di 9 mesi per individuare la data indicativa del suo miracoloso concepimento.

Un aspetto fondamentale che dobbiamo considerare parlando dell’Annunciazione del Signore è la sua duplice natura di festa dedicata a Gesù, ma anche di festa mariana. L’Annunciazione rappresenta forse il più alto e importante momento di incontro tra l’umano e il divino, e per questo entrambi i protagonisti hanno uguale valore. Maria simboleggia l’attesa di Israele che trova finalmente compimento nell’arrivo del Salvatore. La sua accettazione del destino voluto per lei da Dio, l’obbedienza con cui si affida alla Sua volontà, e soprattutto l’immenso amore che la contraddistingue da questo momento in poi, sono indissolubilmente legati all’opera salvifica di Suo Figlio. In Maria la Salvezza è già una realtà, nell’istante stesso in cui la sua promessa viene pronunciata: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.” (Luca 1, 31-33). Ecco come secondo Luca l’angelo annuncia a Maria la venuta di Cristo Re, Re di Israele, Re dei re, Re della Terra, Re delle nazioni, come scritto nelle antiche profezie in merito al Messia atteso dagli Ebrei.

Annunciazione del Signore, dunque, ma anche Annunciazione della Beata Vergine Maria, com’era conosciuta la festa in passato.
L’Annunciazione della Beata Vergine Maria è sicuramente uno dei momenti più alti ed evocativi della religione cristiana cattolica…Ma vediamo più nel dettaglio cosa raccontò Luca riguardo l’Annunciazione del Signore.

Annunciazione nel Vangelo di Luca

L’Annunciazione di Maria viene raccontata in modo molto diverso nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca. Ci soffermeremo soprattutto sulla versione di Luca, quella in cui l’Arcangelo si reca da Maria per portarle l’annuncio della sua prossima gravidanza. Nel Vangelo secondo Matteo, invece, è da Giuseppe che si reca un angelo, per intimargli in sogno di non ripudiare la moglie resa incinta per opera dello Spirito Santo.

Ecco cosa scrive Luca:

26 Nel sesto mese, l’arcangelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34 Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.  (Luca 1, 26-38)

Basta leggere questo passo del Vangelo per comprendere l’importanza che l’Annunciazione ha per tutti i cristiani. Infiniti studi sono stati compiuti su ogni singola frase, ogni singolo passaggio di questo brano. Non pretendiamo certo di esaurire in un solo articolo tutte le infinite implicazioni, da quelle linguistiche a quelle teologiche.

Noi ci accostiamo ad esso con semplicità e umiltà, proprio come fece Maria, una vergine promessa sposa a un uomo, Giuseppe, che al cospetto di Gabriele, uno degli arcangeli appartenenti alla terza gerarchia della corte celeste, un angelo che ha nel suo stesso nome la potenza di Dio, perché il suo nome significa “Dio si manifesta forte potente e onnipotente”, dapprima è turbata, solo per il saluto altisonante con cui lui le si rivolge. Quel piena di grazia che conosciamo così bene grazie alla preghiera Ave Maria, e che viene dal greco kecharitòmene, un termine che esprime il massimo della grazia che qualcuno può incarnare. Ma il nome stesso di Maria esprime un significato che va al di là del nome stesso, in quanto in aramaico significa “principessa, signora, regina”, in ebraico “colei che vede e che fa vedere (ciò che non si può vedere)”, e in egizio “colei che è amata da Dio”.

Poi lei si tranquillizza, quando l’angelo le dice che non deve temere, perché è nella grazia di Dio, e quando le viene annunciato che dal suo grembo nascerà il Re che tutti stanno aspettando, si stupisce nella sua semplicità, perché lei non ha ancora conosciuto l’uomo.

L’angelo la rassicura e per darle un segno della veridicità delle sue parole le dice che anche la sua parente Elisabetta è incinta, nonostante l’età avanzata, e presto partorirà, perché nulla è impossibile a Dio.

E a questo punto Maria non ha più dubbi, non ha esitazioni: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Parole di umiltà e obbedienza, e allo stesso tempo di incredibile potenza. Nell’istante in cui si affida completamente alla volontà di Dio Maria rappresenta tutto il meglio che l’umanità può incarnare e offrire, e Dio stesso la eleva al di sopra di tutto e tutti.

È così che anche noi dovremmo vivere questa festa, come un invito all’umiltà, al coraggio di affidarci completamente a Dio, senza remore, senza domande. Se è vero che è sempre meglio ponderare e affrontare con razionalità le scelte importanti, è altrettanto vero che, in certi casi, bisogna affidarsi solo alla fede, senza pensare alle conseguenze. Accettando la volontà di Dio Maria sapeva di rischiare di venire rinnegata dal suo promesso sposo, eppure non ha esitato, non ha chiesto rassicurazioni. Si è fidata di Dio.

Questo fa di lei la piena di grazia, e in suo figlio Gesù ogni uomo può sperare di ottenere un poco di quella grazia così preziosa.

Prima ancora della nascita del Salvatore, Sua madre si fa tramite tra Lui e tutti gli uomini. Se Gesù è al centro della nostra visione del cielo, Maria è al suo fianco, a supplicare grazie per noi tutti. Lei che ha creduto in Suo Figlio prima ancora che nascesse.

Notizie sull’autore del canto Salve Regina

«Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime». È la preghiera che ancora si canta nelle chiese, alla fine, quando restano i vecchi a trascinare le vocali come a trattenere chi già corre a riaccendere il telefonino. Chi l’ha scritta, quasi mille anni fa, sapeva che cos’è una valle di lacrime. La Salve Regina fu infatti, quasi sicuramente, composta da Ermanno di Reichenau, meglio conosciuto come Ermanno lo storpio. Lo chiamavano anche “il contratto”. I documenti che ne danno notizia parlano di un uomo deforme, con gli arti come attorcigliati a impedirgli non solo di camminare normalmente ma anche di trovare pace disteso o seduto nella sedia costruita apposta per lui. Ermanno, che nella vita non è mai stato comodo se non, probabilmente, quando è sopraggiunta la morte, fu monaco e fine studioso. La preghiera alla Madonna entrata nella storia liturgica della Chiesa è solo uno degli aspetti del suo studio e della sua fede poderosamente intrecciati.

 Salve, Regina, mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra, salve – Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. Infine, l’antifona Regina caelorum la chiama regina e signora: Ave, Regina caelorum /Ave, Domina angelorum – Ave, Regina dei cieli, ave, Signora degli Angeli,

Al Beato Ermanno il Contratto Monaco tedesco vissuto tra il 1013 e il 1054 , vengono attribuite, oltre al la Salve Regina, l’Alma Redemporis Mater, anche se questa preghiera mariana sembra strutturata più sulla sequenza Ave Maris Stella, l’Ufficio di alcuni santi (Gregorio, Afra, Wolfgango, ecc.) e le Sequenze della Croce e della Pasqua (Grates, honos, hierarchia e Rex regun, Dei agne); alla liturgia si riferiscono anche i trattati De musica e De monochordo e opere di indole matematica, tutte di interesse liturgico.

La biografia parla di un uomo «piacevole, amichevole, conversevole; sempre ridente; tollerante; gaio; sforzandosi in ogni occasione di essere galantuomo con tutti». Misteriosamente in Ermanno la malattia non genera cinismo bensì un’umanità ricca, rigogliosa, coinvolgente.

“Ermanno, l’infimo dei poveretti di Cristo e dei filosofi dilettanti, il seguace più lento di un ciuco, anzi, di una lumaca”. “

Tra gli amici è ricordato un certo Bertoldo, incaricato di aiutarlo nelle incombenze quotidiane e testimone dei momenti cruciali della sua vita. È a lui che Ermanno affida i suoi pensieri nei giorni della pleurite che lo condurrà alla morte. E l’amico si commuove e si tura le orecchie quando il piccolo monaco, già assaporando la pace della liberazione dal corpo, si dice stanco di vivere.
«La Vita, come la scrisse Bertoldo, è così piena di vita pulsante, Ermanno ne esce veramente vivo! Non perché sapesse scrivere sulla teoria della musica e della matematica, né perché seppe compilare minuziose cronache storiche e leggere tante lingue diverse, ma per il suo coraggio, la bellezza dell’anima sua, la sua serenità nel dolore, la sua prontezza a scherzare e a fare a botta e risposta, la dolcezza dei suoi modi che lo resero “amato da tutti”. (…) Ermanno ci dà la prova che il dolore non significa infelicità, né il piacere la felicità».

Idea Progettazione Marilena Marino Vocedivina.it

La Gran Madre di Dio Maria

La Gran Madre di Dio Maria

1° Gennaio - Maria Santissima Madre di Dio

Il primo gennaio è tradizionalmente dedicato alla Solennità di Maria, Madre di Dio, nel contesto della liturgia cattolica. Questo giorno celebra la maternità divina di Maria e il suo ruolo unico come Madre di Gesù, il Figlio di Dio. È un momento per riflettere sulla sacralità della vita e sull’amore materno di Maria, che ha portato alla nascita di Gesù, il Redentore.

In questo giorno, la Chiesa cattolica onora la figura di Maria come colei che ha accettato con fede la chiamata divina di essere la Madre di Gesù Cristo. Si riconosce il suo ruolo centrale nella storia della salvezza e la sua cooperazione con il piano divino di redenzione. La festa sottolinea l’importanza della maternità di Maria nel contesto della divina economia della salvezza.

Attraverso la contemplazione di Maria come Madre di Dio, siamo invitati a riflettere sulla grazia divina, sull’umiltà e sull’obbedienza. La sua figura rappresenta un esempio di fiducia totale in Dio e di consacrazione alla volontà divina. La festa del primo gennaio ci offre l’opportunità di rinnovare la nostra devozione a Maria e di cercare la sua intercessione materna nelle nostre vite.

È un giorno per ringraziare e onorare la Madre di Dio, chiedendo la sua protezione e il suo sostegno nel nostro cammino di fede. In modo teologico, possiamo contemplare la profondità del mistero della maternità di Maria e riconoscere il suo ruolo unico nella storia della redenzione.

Nel contesto teologico della festa della Madre di Dio, possiamo riflettere anche sulla connessione tra Maria e la Chiesa. Maria è spesso considerata come la Madre della Chiesa, poiché la sua maternità si estende oltre la persona di Gesù Cristo. La Chiesa, come corpo mistico di Cristo, è arricchita dalla presenza e dalla maternità di Maria.

La sua disponibilità a essere la Madre di Dio rappresenta un modello di risposta alla chiamata divina per tutta la Chiesa. Attraverso la sua intercessione, ci rivolgiamo a lei come nostra Madre spirituale, chiedendo il suo aiuto e la sua protezione nei nostri sforzi per seguire Cristo.

Inoltre, il primo gennaio segna anche l’inizio di un nuovo anno civile, offrendoci l’opportunità di iniziare con uno sguardo alla nostra vita spirituale e al nostro rapporto con Dio. La festa ci invita a porre Maria al centro delle nostre preoccupazioni e delle nostre preghiere, cercando la sua guida e il suo esempio mentre intraprendiamo il percorso dell’anno nuovo.

In sintesi, la Solennità di Maria, Madre di Dio, è un momento significativo nella liturgia cattolica che ci invita a contemplare la bellezza del mistero della maternità divina, a cercare l’intercessione di Maria e a iniziare il nuovo anno con uno sguardo rivolto a Dio, guidati dalla presenza materna di Maria nella nostra vita spirituale.

In questo contesto possiamo anche riflettere sulla dimensione della “Theotokos”, un termine che significa “Madre di Dio”. Questa espressione sottolinea la verità fondamentale della fede cristiana che afferma che Maria ha portato nel suo grembo il Verbo incarnato, il Figlio di Dio. La sua maternità è quindi divina, poiché Gesù è sia vero Dio che vero uomo.

La festa del primo gennaio ci invita a contemplare il mistero dell’Incarnazione, il momento in cui il divino ha abbracciato l’umano. Maria diventa il canale attraverso il quale questa unione avviene, e il suo “sì” all’annuncio dell’Arcangelo Gabriele è fondamentale per il compimento del piano di salvezza.

Nella teologia cristiana, Maria è spesso considerata come la Nuova Eva, che con il suo “sì” in contrasto con il “no” di Eva, contribuisce al riscatto dell’umanità. La sua obbedienza e la sua cooperazione con il piano di Dio ci insegnano la importanza di sottometterci alla volontà divina nella nostra vita.

Questa festa, dunque, ci offre un momento di profonda riflessione sulla grandezza di Maria come Madre di Dio e sulla sua influenza nella nostra vita spirituale. Ci invita a rinnovare la nostra fiducia in Dio, a imitarne l’umiltà e a affidarci alla materna intercessione di Maria mentre intraprendiamo il viaggio spirituale nel nuovo anno.

Immacolata Concezione

Immacolata Concezione

Il dogma

Immacolata Concezione (8 dicembre):
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Papa Pio IX nell’Ottocento attraverso la bolla “Ineffabilis Deus”.

Il dogma indica che la Vergine “è stata preservata immune da ogni macchia di colpa originaria nel primo momento del suo concepimento”.

La festa in realtà veniva già celebrata in Palestina alla fine del VII secolo ed era conosciuta come la festa della Concezione di Sant’Anna (mamma di Maria). Il documento più antico che si riferisce a tale festa è il canone della festa, composto da Sant’Andrea di Creta, che ha scritto il suo inno liturgico nella II metà del VII secolo.

Il dogma tra devozione popolare e teologia

La parola “dogma” non gode di buona reputazione nel nostro contesto culturale occidentale. Il pensiero critico della modernità compiuta, con Immanuel Kant, si è assunto il compito di svegliare l’umanità dal “sonno dogmatico”. Il pensiero liquido della post-modernità o tarda modernità non ama i punti fermi e si delinea come post-veritativo, garantendo cittadinanza esclusivamente alle opinioni. Eppure, un grande pensatore russo come Pavel A. Florenskij, evocando la dimensione paradossale e antinomica del dogma, ammoniva: «Se la verità non fosse antinomica, il raziocinio, muovendosi in cerchio nel proprio campo, non avrebbe un punto d’appoggio, non vedrebbe l’oggetto extra-razionale, e quindi non avrebbe lo stimolo ad abbracciare l’eroismo della fede. Questo punto d’appoggio è il dogma. Proprio con il dogma incomincia la nostra salvezza, perché il dogma, essendo antinomico non costringe la nostra libertà e dischiude tutta l’estensione della fede volontaria o della maligna incredulità» (La colonna e il fondamento della verità).

Trovarsi di fronte a ciò che sovrasta di gran lunga la nostra povera ragione, come nel caso della fede nell’Immacolata Concezione della Vergine Madre, che siamo chiamati a celebrare, non significa, tuttavia, aver a che fare con una formula irrazionale. Piuttosto questo dogma, come tutti gli altri, nasce certamente dalla devozione popolare, ma è stato preceduto, accompagnato e deve essere seguito da una rigorosa riflessione, perché, come afferma Antonio Rosmini: «badisi bene, che quando un dogma è reso un assurdo, egli è bello ed annullato in tutte le intelligenze umane; e quand’esso è ridotto ad una parola, basta un frego sulla carta per cancellarlo. No, i dogmi della Chiesa non consistono in meri vocaboli; sono ciò che i vocaboli significano, e costituiscono l’oggetto della nostra credenza: la Chiesa colle sue parole non cerca di illudere gli uomini» (Razionalismo teologico).

Come noto la devozione popolare all’Immacolata è stata contrastata e messa in discussione da illustri teologi e pensatori, quali ad esempio Bernardo di Chiaravalle (cui Dante affiderà la preghiera a Maria nell’ultimo canto della Commedia) e Tommaso d’Aquino con al suo seguito i domenicani di Parigi. Ad Oxford, dove invece prevaleva la teologia francescana, la formula venne accolta e difesa fino ad una famosa disputa parigina del 1307 da Giovanni Duns Scoto. Il film Scotus (2010, regia di Fernando Muraca) rappresenta in maniera decisamente attendibile tale disputa, riportando le motivazioni del dottore sottile con l’efficacia che compete alle immagini in movimento, spesso prevalente rispetto ai libri. Le obiezioni di quanti erano contrari all’immunità di Maria dal peccato originale fin dal suo concepimento vanno prese, come fa Scoto, in seria considerazione, non solo allora, ma anche oggi. La preoccupazione che animava questi teologi consisteva nel fatto che una tale formula avrebbe potuto intaccare l’universalità della redenzione operata da Cristo, che quindi non avrebbe riguardato tutto il genere umano, non avendone la madre bisogno in quanto scevra dal peccato. In tale prospettiva si poteva pensare che Maria fosse stata concepita col peccato d’origine e che prima della sua nascita ne sarebbe stata liberata, in vista della sua maternità divina (dogma di Efeso, anno 431 della nostra era). Tale impostazione sembrava meglio garantire l’universalità della redenzione e al tempo stesso maggiormente coerente con la ragione.

Il dottore francescano e la scuola che lo ha sostenuto e seguito ha trovato in età moderna il significativo sostegno della Compagnia di Gesù, facendo leva, con ragioni profondamente teologiche, sulle seguenti argomentazioni. In primo luogo, la devozione (lex orandi) che si andava diffondendo in Europa non poteva essere sostenuta da una semplice opinione teologica. Il popolo di Dio, che pure ha bisogno di riflettere su ciò che prega, non si lascia ammaliare dal razionalismo dei teologi. Lex orandi è lex credendi (ciò che si prega si crede). In secondo luogo, il riferimento alla potenza assoluta (come dirà il confratello Guglielmo da Ockham) per cui «potuit, decuit ergo fecit: ciò conveniva, era possibile, e dunque Dio lo fece», secondo il dettato di Scoto, ma anche di altri teologi: se Dio poteva liberare la Vergine dal peccato originale (potuit); era conveniente che colei che doveva essere Madre di Dio fosse concepita senza il peccato originale (decuit), quindi se Dio lo poteva compiere (potuit) e, se era conveniente che Dio lo facesse (decuit), allora Dio lo fece (fecit). Infine, con la formula dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre non viene affatto intaccata l’universalità della redenzione operata da Cristo, perché è in vista dell’incarnazione del Verbo che ciò accade. Questo in quanto, nella visione scotista, «chi vuole ordinatamente, vuole prima il fine, poi ciò che immediatamente raggiunge in fine, e il terzo luogo tutto ciò che è ordinato remotamente al raggiungimento del fine. Così anche Dio, che è ordinatissimo, vuole prima il fine e poi ciò che è ordinato immediatamente al fine; in secondo luogo, vuole altri amanti attorno a sé; in terzo luogo, vuole anche ciò che è necessario per raggiungere questo fine, ossia i beni della grazia; e in quarto luogo infine vuole altri beni più remoti come mezzi per raggiungere i primi (beni della grazia)». Insomma: l’Immacolata ci consente di leggere la storia della salvezza a partire dal fine che è la redenzione, di cui in Lei risplende non solo l’universalità, ma il profondo realismo e la radicalità. E il redentore è sempre e comunque il Cristo Signore.

Nel 1848 al beato Antonio Rosmini veniva chiesto di esprimere il proprio voto-parere sull’opportunità di proclamare da parte del romano pontefice il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre. La risposta del Roveretano è molto interessante e la si può leggere nell’edizione critica degli Scritti teologici minori (2019, Città Nuova, dove si trova anche una riflessione dell’Autore sulle testimonianze del Corano alla Vergine Maria). Rosmini ritiene che non si tratta di mettere in dubbio questa verità presente nella fede e nella devozione di tanti credenti, bensì dell’opportunità di proclamarla come verità dogmatica, ovvero salvifica, per cui è richiesta l’adesione di fede. A tal proposito chiede che si proceda con grande prudenza, interpellando tutti i vescovi, in modo che l’eventuale promulgazione non susciti divisioni nella comunità ecclesiale, consiglia inoltre di non entrare in troppi particolari come quello della generazione attiva e passiva. La consultazione avverrà l’anno seguente con l’enciclica Ubi Primum. Dei 603 vescovi consultati 546 approveranno l’iniziativa e il dogma verrà solennemente promulgato nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che venne limata attraverso ben otto redazioni successive.

Nella Summa Theologiae (II/II, q. I, art. 2, ad II) san Tommaso avverte che l’atto di fede non termina, ossia non è rivolto, all’enunziato, ma alla cosa stessa, ovvero alla realtà che nella formula viene espressa. E di qui la necessità di pensare e vivere il mistero dell’Immacolata, anche alla luce delle obiezioni che i maestri soprattutto medievali rivolgevano alla tesi dogmatica e con attenzione alle loro preoccupazioni. Quale è la res che siamo chiamati a venerare e celebrare? Alla luce delle argomentazioni del dottore sottile, si tratta innanzitutto del primato assoluto di Dio che si esprime nella sua onnipotenza (polo teologico), quindi del carattere reale e radicale della redenzione operata da Cristo (polo cristologico), infine della precedenza della grazia sui meriti (polo antropologico e soteriologico). Se saranno chiare queste dimensioni del dogma, nella nostra predicazione e nella nostra catechesi, eviteremo il rischio di idolatrare Maria e assumeremo la sua profonda umiltà, espressa nel Magnificat e sottolineata con decisione da Martin Lutero nel suo commento (1521) al testo di Luca. Infine, all’obiezione che il dogma non avrebbe un suo fondamento nel dettato della Scrittura, mi sembra si possa tranquillamente rispondere con l’annotazione, suggerita da Paolo VI, e contenuta nella Dei Verbum del Concilio Vaticano II, secondo cui «la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura» (n. 9).

Immacolata Concezione, il dogma tra devozione popolare e teologia (avvenire.it)

Il canto del Tota Pulchra 

Tota pulchra es Maria - inno mariano

Per la festa dell’Immacolata Concezione e per tutta la Novena abbiamo cantato o canteremo il canto in latino del Tota Pulchra.
Ma cosa è?
Il Tota Pulchra, una delle più antiche tradizioni francescane, è una composizione che nasce dall’unione di alcune antifone dei Primi Vespri della festa dell’Immacolata Concezione, tratte dal Cantico dei Cantici e dal libro di Giuditta: la prima antifona Tota pulchra es Maria et originalis macula non est in te (Cantico dei Cantici, 4,7), e la terza Tu gloria Jerusalem, tu letitia Israel, tu honorificentia populi nostri (Giuditta, 15,10), usata anche per la Natività. «Tutta bella sei, o Maria, e non vi è in Te alcuna macchia. Tu gloria di Gerusalemme, Tu letizia di Israele, Tu onore del nostro popolo». A queste antifone la tradizione francescana ha aggiunto l’invocazione «Tu avvocata dei peccatori. O Maria! Prega per noi, intercedi per noi presso il Signore Gesù Cristo». Cantato dai frati francescani, in semplice melodia gregoriana, il canto mariano si è diffuso tra i fedeli, ininterrottamente, eseguito nelle Chiese e Cattedrali per la novena all’Immacolata.

Tota pulchra

Tota pulchra es, Maria.
Tota pulchra es, Maria.

Et macula originalis non est in Te.
Et macula originalis non est in Te.

Tu gloria Ierusalem.
Tu laetitia Israel.

Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.

O Maria, o Maria.
Virgo prudentissima.

Mater clementissima.
Ora pro nobis.

Intercede pro nobis.
Ad Dominum Iesum Christum.
Traduzione :
Tutta bella sei, Maria,
e il peccato originale
non è in te.
Tu sei la gloria di Gerusalemme,
tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo,
tu avvocata dei peccatori.

O Maria! O Maria!
Vergine prudentissima,
Madre clementissima,
prega per noi,
intercedi per noi
presso il Signore Gesù Cristo.

Beata Vergine Rosario

Beata Vergine Rosario

“Beata Vergine Rosario: la preghiera che illumina il cammino della fede.”

INTRODUZIONE
La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il titolo “Beata Vergine del Rosario” si riferisce specificamente alla devozione al Rosario, una preghiera che commemora i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa devozione è stata promossa in particolare dall’Ordine domenicano, che ha attribuito alla Vergine Maria la vittoria nella battaglia di Lepanto nel 1571. La Beata Vergine del Rosario è considerata una protettrice e un’intercessora potente per i fedeli che si rivolgono a lei con fede e devozione.

La storia del Rosario e la sua importanza nella devozione mariana

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che ha una lunga storia e una profonda importanza nella devozione mariana. Questa preghiera è centrata sulla meditazione dei misteri della vita di Gesù e della Beata Vergine Maria, e viene recitata utilizzando una serie di grani o perle che rappresentano le Ave Maria e i Padre Nostro.

La storia del Rosario risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera come un’arma spirituale contro l’eresia e come mezzo per la conversione dei peccatori. San Domenico obbedì alla richiesta della Madonna e iniziò a predicare il Rosario in tutta Europa.

Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici. Papa Pio V, nel 1571, attribuì la vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto alla recita del Rosario da parte dei fedeli. Questa vittoria fu considerata un segno della potenza e dell’intercessione della Vergine Maria, e il Papa istituì la festa di Nostra Signora della Vittoria, che in seguito fu rinominata Nostra Signora del Rosario.

Nel corso dei secoli successivi, il Rosario continuò a diffondersi e ad essere amato dai fedeli cattolici. Papa Giovanni Paolo II, nel suo pontificato, ha sottolineato l’importanza del Rosario come preghiera per la pace e per la famiglia. Ha anche introdotto i misteri luminosi, che si concentrano sulla vita pubblica di Gesù, per arricchire la meditazione durante la recita del Rosario.

La devozione al Rosario è profondamente radicata nella spiritualità cattolica. Questa preghiera offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. Attraverso la recita del Rosario, i fedeli possono riflettere sui misteri della fede e sperimentare la presenza di Dio nella loro vita.

Il Rosario è anche una preghiera che unisce i fedeli in comunione. Quando i cattolici recitano il Rosario insieme, si crea un senso di unità e di preghiera comune. Questa preghiera può essere recitata in famiglia, in parrocchia o in gruppi di preghiera, creando un legame spirituale tra i partecipanti.

La recita del Rosario può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana. Può essere un’occasione per staccarsi dal trambusto del mondo e per concentrarsi sulla presenza di Dio. Molti fedeli trovano conforto e consolazione nella recita del Rosario, e lo considerano un modo per trovare pace interiore e forza spirituale.

In conclusione, il Rosario è una preghiera amata e importante nella tradizione cattolica. La sua storia risale al XIII secolo, quando San Domenico di Guzman ricevette una visione della Vergine Maria che gli chiese di diffondere questa preghiera. Nel corso dei secoli, il Rosario è diventato sempre più popolare tra i fedeli cattolici, ed è considerato un mezzo per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. La recita del Rosario offre un modo per meditare sulla vita di Gesù e di Maria, e per entrare in comunione con loro. È una preghiera che unisce i fedeli in comunione e può essere un momento di pace e di riflessione nella vita quotidiana.

Come pregare il Rosario correttamente e i suoi benefici spirituali

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che si rivolge alla Beata Vergine Maria. Questa preghiera ha una lunga storia e una profonda spiritualità, ed è considerata un potente strumento per la meditazione e la contemplazione dei misteri della vita di Gesù.

Pregare il Rosario correttamente richiede una certa pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Iniziamo con il segno della croce e la recita del Credo. Questo ci aiuta a concentrarci e ad aprire il nostro cuore alla presenza di Dio. Poi recitiamo un Padre Nostro, tre Ave Maria e un Gloria al Padre. Questa sequenza viene ripetuta cinque volte, corrispondendo ai cinque misteri del Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi e luminosi.

I misteri gaudiosi ci invitano a meditare sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio. Questi misteri ci ricordano la gioia che possiamo trovare nella presenza di Dio nella nostra vita quotidiana.

I misteri dolorosi ci portano a riflettere sulla sofferenza di Gesù durante la sua passione e morte. Questi misteri ci invitano a unirci spiritualmente a Gesù nel suo dolore e a contemplare il suo amore infinito per noi. Ci ricordano anche che la sofferenza può avere un significato più profondo e può portarci più vicini a Dio.

I misteri gloriosi ci conducono alla risurrezione di Gesù e alla sua gloria. Questi misteri ci ricordano che la morte non ha l’ultima parola e che la speranza e la gioia possono sorgere anche dalle situazioni più difficili. Ci invitano a confidare nella promessa di Dio di una vita eterna con lui.

I misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002 e si concentrano sulla vita pubblica di Gesù. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla sua predicazione, i suoi miracoli e l’istituzione dell’Eucaristia. Ci aiutano a comprendere meglio il significato della nostra fede e ci incoraggiano a vivere in modo più autentico il Vangelo.

Pregare il Rosario regolarmente può portare molti benefici spirituali. Innanzitutto, ci aiuta a concentrarci e a trovare un momento di pace e silenzio interiore. La ripetizione delle preghiere ci aiuta a entrare in uno stato di meditazione e a lasciarci guidare dalla presenza di Dio.

Inoltre, il Rosario ci aiuta a riflettere sui misteri della vita di Gesù e a imparare da lui. Ci invita a contemplare il suo amore, la sua misericordia e la sua saggezza. Ci aiuta anche a riflettere sulla nostra vita e a chiedere a Dio di guidarci nel nostro cammino spirituale.

Infine, pregare il Rosario ci unisce alla comunità dei fedeli in tutto il mondo che pregano questa antica preghiera. Ci collega alla tradizione della Chiesa e ci ricorda che non siamo soli nella nostra fede.

In conclusione, pregare il Rosario correttamente richiede pratica e familiarità con la sequenza delle preghiere e dei misteri. Questa preghiera ci invita a meditare e contemplare i misteri della vita di Gesù e ci porta molti benefici spirituali. Ci aiuta a trovare pace e silenzio interiore, a imparare da Gesù e a unirci alla comunità dei fedeli in tutto il mondo. Quindi, se stai cercando un modo per approfondire la tua vita spirituale, il Rosario potrebbe essere un’ottima scelta.

Le apparizioni mariane legate al Rosario e i messaggi della Beata Vergine Maria

La devozione al Rosario è una pratica molto diffusa nella Chiesa cattolica, e molte sono le apparizioni mariane che sono state legate a questa preghiera. Tra queste, una delle più famose è l’apparizione della Beata Vergine Maria a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo, nel 1917.

Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto ai pastorelli di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Ha anche rivelato loro tre segreti, di cui il terzo è stato reso pubblico solo nel 2000. Questo segreto riguardava la persecuzione della Chiesa e il tentativo di assassinio del Papa.

Ma Fatima non è l’unica apparizione mariana legata al Rosario. Ci sono molte altre apparizioni in tutto il mondo in cui la Madonna ha incoraggiato la preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione.

Ad esempio, a Lourdes, in Francia, la Beata Vergine Maria è apparsa a una giovane ragazza di nome Bernadette Soubirous nel 1858. Durante queste apparizioni, la Madonna ha chiesto a Bernadette di pregare il Rosario e di fare penitenza per i peccatori. Ha anche rivelato a Bernadette di bere da una sorgente che avrebbe avuto proprietà curative. Questa sorgente è diventata famosa per le sue presunte proprietà miracolose e migliaia di pellegrini visitano Lourdes ogni anno per cercare guarigione e conforto spirituale.

Un’altra apparizione mariana legata al Rosario è avvenuta a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina, nel 1981. La Madonna è apparsa a sei giovani e ha chiesto loro di pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori. Queste apparizioni sono ancora in corso e attirano migliaia di pellegrini ogni anno.

I messaggi della Beata Vergine Maria durante queste apparizioni sono spesso incentrati sulla preghiera del Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La Madonna incoraggia i fedeli a pregare il Rosario quotidianamente e a meditare sui misteri della vita di Gesù e di Maria.

La preghiera del Rosario è una pratica molto antica nella Chiesa cattolica. Si basa sulla recita di una serie di preghiere, tra cui il Padre Nostro e l’Ave Maria, mentre si meditano i misteri della vita di Gesù e di Maria. Questi misteri includono la nascita di Gesù, la sua morte in croce e la sua risurrezione.

La preghiera del Rosario è considerata una preghiera potente perché unisce la preghiera vocale con la meditazione sui misteri della vita di Gesù e di Maria. Questa combinazione di preghiera e meditazione aiuta i fedeli a concentrarsi sulla presenza di Dio nelle loro vite e a chiedere la sua grazia e protezione.

In conclusione, le apparizioni mariane legate al Rosario sono un segno dell’amore e della misericordia di Dio per l’umanità. La Beata Vergine Maria ci invita a pregare il Rosario come mezzo per ottenere grazie e protezione. La preghiera del Rosario ci aiuta a concentrarci sulla presenza di Dio nelle nostre vite e a chiedere la sua grazia e protezione. Quindi, prendiamo l’esempio dei pastorelli di Fatima, di Bernadette a Lourdes e dei giovani a Medjugorje e dedichiamo del tempo ogni giorno per pregare il Rosario.

Il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come meditarli durante la preghiera

Il Rosario è una preghiera molto amata nella tradizione cattolica, che coinvolge la recitazione di una serie di Ave Maria e Padre Nostro. Ma cosa rende il Rosario così speciale? Qual è il significato simbolico dei Misteri del Rosario e come possiamo meditarli durante la preghiera? Scopriamolo insieme.

I Misteri del Rosario sono divisi in quattro gruppi: i Misteri gaudiosi, i Misteri dolorosi, i Misteri gloriosi e i Misteri luminosi. Ogni gruppo rappresenta un momento significativo nella vita di Gesù e di Maria. I Misteri gaudiosi ci invitano a riflettere sulla gioia dell’Annunciazione, la visita di Maria a sua cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la presentazione di Gesù al Tempio e la ritrovamento di Gesù nel Tempio.

I Misteri dolorosi ci portano a meditare sulla sofferenza di Gesù durante la sua Passione. Questi misteri includono l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, la flagellazione, la coronazione di spine, la via crucis e la crocifissione. Meditando su questi misteri, possiamo riflettere sul grande amore di Gesù per noi e sulla sua volontà di sacrificarsi per la nostra salvezza.

I Misteri gloriosi ci conducono alla gioia della Risurrezione di Gesù e dell’Ascensione al cielo. Questi misteri includono la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione, la discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione di Maria al cielo e l’incoronazione di Maria come Regina del cielo e della terra. Meditando su questi misteri, possiamo rallegrarci per la vittoria di Gesù sulla morte e sulla promessa della vita eterna.

Infine, i Misteri luminosi sono stati aggiunti da Papa Giovanni Paolo II nel 2002. Questi misteri ci invitano a riflettere sulla vita pubblica di Gesù, compresi il suo battesimo nel fiume Giordano, il suo primo miracolo alle nozze di Cana, l’annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione e l’Istituzione dell’Eucaristia. Meditando su questi misteri, possiamo approfondire la nostra comprensione del ministero di Gesù e della sua presenza reale nell’Eucaristia.

Durante la preghiera del Rosario, è importante non limitarsi a recitare le preghiere meccanicamente, ma cercare di meditare sui Misteri. Ci sono diverse tecniche che possono aiutarci in questo processo. Ad esempio, possiamo immaginare le scene dei Misteri nella nostra mente, cercando di visualizzare i dettagli e di immergerci nella storia. Possiamo anche riflettere sul significato spirituale di ogni Mistero e su come possiamo applicarlo alle nostre vite.

Le frasi di transizione sono un ottimo modo per guidare il lettore attraverso l’articolo. Ad esempio, possiamo utilizzare espressioni come “inoltre”, “in aggiunta a ciò”, “inoltre”, “in conclusione” per collegare le diverse sezioni dell’articolo. Questo aiuta a mantenere il flusso del testo e a rendere l’articolo più coerente.

In conclusione, i Misteri del Rosario hanno un significato simbolico profondo e meditarli durante la preghiera può arricchire la nostra esperienza spirituale. Ogni gruppo di Misteri ci invita a riflettere su un aspetto diverso della vita di Gesù e di Maria, e ci offre l’opportunità di approfondire la nostra fede e la nostra relazione con Dio. Quindi, la prossima volta che pregherai il Rosario, prenditi il tempo per meditare sui Misteri e lascia che la loro bellezza e profondità ti guidino nella preghiera.

Conclusione

La Beata Vergine del Rosario è una figura venerata nella tradizione cattolica come la madre di Gesù Cristo. Il Rosario è una preghiera che si recita meditando sui misteri della vita di Gesù e della Vergine Maria. La devozione al Rosario è diffusa in tutto il mondo e molti credenti trovano conforto e ispirazione attraverso questa pratica spirituale. La Beata Vergine del Rosario è considerata un modello di fede e di devozione per i fedeli cattolici.

La Madonna del Rosario è festeggiata il 7 ottobre. Nata dal ricordo di una vittoria militare cristiana, questa festa divenne un momento fondamentale nel culto della Vergine e nella pratica del Rosario

Ottobre è il mese del Rosario, ed è impossibile parlarne senza soffermarci sulla figura della Madonna, che di questa devozione molto amata è simbolo e ispiratrice. Infatti fu lei stessa a consegnare nel 1208 il primo Rosario a San Domenico da Guzman, padre fondatore dei frati domenicani, indicandolo come l’arma più efficace contro le eresie e come strumento di fede e conversione non violenta. La Madonna del Rosario è diventata nel tempo una delle raffigurazioni più ricorrenti di Maria Vergine, soprattutto dopo la Controriforma. L’apparizione a San Domenico ha dato anche origine al culto della Madonna del Rosario, ricordata dalla Chiesa il 7 ottobre, giorno in cui, nel 1571, ebbe luogo la Battaglia di Lepanto, in cui la flotta della Lega Santa sconfisse quella dell’Impero ottomano.

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Che cosa lega il mese autunnale con quella che è forse la forma devozionale più importante e diffusa al mondo? Ottobre…

Anche l’iconografia della Beata Vergine Maria del Rosario è inconfondibile: ammantata da una luminosa veste azzurra, con una corona del Rosario tra le mani, spesso con il Bambino tra le braccia, Maria è affiancata da San Domenico di Guzman e Santa Caterina da Siena.

Uno dei principali centri del culto della Madonna del Rosario è il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, dove ogni anno milioni di devoti da ogni parte del mondo si recano in pellegrinaggio per pregare la Madonna e invocare il suo intervento per una grazia. La prima pietra del Santuario venne posta l’8 maggio del 1876, e in quell’occasione viene recitata la supplica scritta da Bartolo Longo come atto d’amore e devozione per la Madonna del Rosario di Pompei. La stessa supplica viene recitata anche il 7 ottobre, giorno della festa della Madonna del Rosario.

La Madonna di Pompei

Il beato Bartolo Longo non fu solo l’autore della supplica alla Madonna di Pompei, ma anche un grande propagatore della devozione del Rosario. Pugliese di origine, visse nella seconda metà dell’800 e per molto tempo lavorò come avvocato, portando avanti idee anticlericali e la passione per lo spiritismo. Solo in un secondo tempo abbracciò la fede e aderì al Terzo Ordine di San Domenico. Sposò la contessa Marianna Farnararo De Fusco, ricchissima vedova della quale era divenuto amministratore dei beni e precettore per i figli. Mentre esplorava dei possedimenti che la moglie aveva presso Pompei udì una voce misteriosa che gli intimava di diffondere il Rosario, per ottenere la Salvezza. Ispirato da quella voce, Longo iniziò a predicare la devozione al Santo Rosario della Madonna di Pompei. Fu sempre lui a recuperare il quadro della Madonna del Rosario di Luca Giordano, che gli venne donato da suor Maria Concetta de Litala e al quale vennero attribuiti molti miracoli e un grande potere taumaturgico. Questo gli permise di raccogliere il denaro necessario per erigere il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Ben tre papi moderni si sono recati al Santuario di Pompei: Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.